Moron

di Lunixia_96
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In quegli ultimi istanti, sullo scoglio dell’orco scemo, Moron ripercorse tutta la sua vita. Ogni attimo, da quando ricordava. Rivide ogni cosa. La sua infanzia brutale di bambino non amato, la casa degli orfani, dove tutti avevano qualcuno da ricordare, meno lui. La morte di Yorsh, l’ultimo elfo e il più potente, che lui stesso aveva venduto per realizzare il suo sogno di diventare armigero, che poi si era rivelato un fallimento. Una stupidaggine. Un’idiozia delle peggiori. Perché non gli era rimasto niente. L’onore che sperava che avrebbe avuto era stata solo una crudele illusione. L’ avevano trattato come un nulla qualsiasi, tutti. Perché di essere un nulla lo sapeva, però non un nulla qualsiasi. Improvvisamente, mentre l’alta marea iniziava ad alzarsi, che si rese conto di una cosa. Lui non sapeva amare, perché nessuno l’aveva mai amato. Odiava la piccola Erbrow perché aveva quello che lui non aveva mai avuto, quel sogno che aveva imparato a tenere nascosto nel profondo dell’anima, come aveva imparato a reprimere le lacrime. Una madre e un padre che le volevano bene, che non la riempivano di botte quando faceva qualcosa di sbagliato e non la gettavano in un orfanotrofio sudicio e freddo perché la casa era piccola e le persone troppe. Pensò agli orchi, forse era così anche per loro, forse tra gli orchi, almeno tra loro, un po’ di considerazione l’avrebbe avuta. Forse sarebbe stato qualcuno. Almeno come soldato. L’acqua gli arrivò silenziosamente ai polpacci, accarezzandoli. Moron si lasciò andare al suo abbraccio, l’unico che avesse mai ricevuto.





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