One of the Boys

di calime7
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-Che aria! Si soffoca- .
Queste furono le prime parole che Rory pensò, appena mise piede sulla moquette rossa dell'hotel. Fuori, a Philadelphia, si gelava mentre adesso sembrava di essere a Miami, mancavano solo qualche cocktail in più e frotte di anziani abbronzatissimi e plastificati. La testa le faceva male; troppi spostamenti, troppe persone da incontrare, troppi pezzi da scrivere. Era stanca, ma felice. Seguire la campagna di Obama le aveva permesso di essere quella che aveva da sempre sognato; una giornalista impegnata, seria, con le idee aperte e progressiste. Accanto a Rory, davanti alla porta scorrevole, c’era una giovane coppia: lei stava protestando, non voleva che lui le portasse le valigie. Vestivano in maniera elegante e scanzonata; Rory, d’istinto, guardò le loro dita dove, puntualmente, trovò due fedi brillanti. Sembravano felici; pensò a Logan, avrebbe potuto diventare la moglie di Logan, ma non si era mai pentita, nemmeno per un secondo, della scelta che aveva fatto. Sapeva che, se non avesse preso la sua strada, probabilmente non avrebbe avuto tutte le possibilità di crescita che gli stava dando seguire la campagna di Obama. Certo Logan le mancava, era ad un passo così importante con lui...l’uomo della sua vita.....no, non lo era, non avrebbe buttato via tutti i sogni per fare “la moglie di” in California in attesa di un impiego.
A Rory non piaceva la California, che trauma la California.....quel posto così caldo e con le palme; le attrici, Breston Ellis e ragazzi scapestrati alla ricerca del proprio padre....già il rapporto con il padre, padri spariti o che ritornano quando vogliono....anche quello aveva in comune, con uno dei quei ragazzi scapestrati, insieme ad un mare di altre cose, pur con personalità completamente diverse.... si chiama Jess quel ragazzo, non è vero? Quanto le piaceva pronunciare il suo nome; era come scivolare e la cosa la turbava.
Chiese alla receptionist la chiave della stanza “Rory, dopo andiamo a prenderci una birra, vieni?” era Katy la cameraman, insieme a George, responsabile fonico appena entrato nella hall. Infine chiudeva il quadro Mike, l’altro aspirante giornalista politico, fresco di laurea a Princeton. Loro erano la sua squadra, le persone con le quali condivideva la giornata in giro per l’America “On the Road” e alla fine sarebbe dovuta andare in California, che agitazione la California. “No, sono stanca o meglio, preferisco raggiungervi, devo prima finire delle cose” “Ce la fai di sicuro....smetti di fare la perfettina” bofonchiò Mike ovvero il primo signor “perfettinY” con la Y (nomignolo inventato in collaborazione telefonica con la creatrice di nomignoli più brava del mondo: Lorelai) .
Rory salutò i suoi colleghi e salì in ascensore. Aprì la porta e aspettò qualche secondo prima di accendere la luce: il buio della stanza, il buio della città, i suoi capelli neri e lo sguardo malandrino...chiuse la porta e si avvicinò ai bagliori tenui che filtravano dalle finestre. Scostò le tende e incontrò le luci al neon degli altri palazzi....Jess.




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