Io e Pandora

di Keyrim
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Stanca.

Non so perché lo sono, non so quando e come tutto questo è iniziato ma so che ormai non sono più me stessa.
Sono solo un corpo che si trascina, l’ombra di ciò che ero un tempo che mi appare passato da millenni eppure così vivido nella mia mente.
Ormai quelle poche volte che mi sospingo fuori dalla porta di casa mia subisco passivamente qualsiasi evento, ogni spintone, ogni risatina, ogni frastuono ma, allo stesso tempo, i miei occhi osservano e catturano tutto ciò che mi è possibile vedere.
Ho anche iniziato a riconoscere le persone come me, spogliate di tutto e che appaiono trasparenti agli sguardi degli individui “normali”.
Noi per gli altri esistiamo e non esistiamo allo stesso tempo.
Avevamo ambizioni, interessi, sogni irrealizzabili ma comunque agognati, desideri, bisogni, pregi, difetti.
Avevamo tutto ciò che ogni altra persona aveva.

Raggiungo il mio banco di scuola dove mi lascio cadere sulla sedia, nessuna delle mie coetanee pare notarmi, tutte continuano la loro routine, il loro chiacchiericcio che risuona distante nelle mie orecchie.
Le lezioni iniziano e nemmeno i docenti mi prestano attenzione della quale non sento né reclamo il bisogno.
All’improvviso la porta si apre e una donna dai corti e mossi capelli bruni entra nella stanza con passo deciso.
«La signorina Tiara Mander è pregata di seguirmi.» afferma e io mi alzo portando con me la mia borsa a tracolla.
Usciamo dalla porta principale senza essere considerate da nessuno.
Dieci passi più avanti c’è un’altra donna seguita da un giovane come me e riesco a sentire chiaramente i passi di altre due persone dietro di me alla stessa distanza.
Ci fermiamo davanti ad un pullman dove la trentenne mi fa segno di entrare ed io salgo senza porre domande.
Rimango immobile un secondo all’inizio del corridoio, ci sono giovani come me e altri coetanei diversi ma simili.
Una ragazza di quest’ultimi mi osserva sorridendomi e sposta il suo zaino dal sedile accanto al suo facendomi segno di raggiungerla.
Le mie gambe si muovono mentre con la schiena lievemente incurvata mi avvicino alla giovine.
Mi lascio cadere sul sedile che da sul corridoio del bus e mi volto verso di lei.
«Come ti chiami?» Mi domanda rompendo il silenzio assoluto che regnava su quel veicolo.
La fisso.
«Tiara Mander.» Rispondo passivamente.
«È un bel nome.
Io mi chiamo Pandora esattamente come la ragazza del mito.» Dice sorridendomi.
«Come stai?» Mi chiede.
Rispondo aprendo la bocca e richiudendola, lei annuisce lievemente.

Ha davvero capito?

Le porte si chiudono e la donna sulla trentina consegna ad ognuno dei presenti una catenina di metallo dalla quale pendeva una piastrina dello stesso materiale sul quale era inciso in rilievo il proprio nome.
La osservo facendola penzolare davanti al mio viso quando, improvvisamente, Pandora me la toglie delicatamente dalle mani.
Lei si mette la mia e mi fa indossare la sua sorridendomi.
Il bus inizia la sua corsa verso destinazione ignota mentre lei sorride rigirandosi la piastrina tra le dita.


Lei ha un qualcosa di diverso dagli altri, non è come me.




Ciao a tutti^^ questo è il primo capitolo di una progetto che spero possa piacervi.
Sarei davvero lieta di leggere una vostra recensione, ogni critica e consigli sono ben accetti. 




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