Qualcosa in più

di laevanda
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-Linda -

"Perché?" Enea si libera della mia presa non poi così forte solo una volta arrivati al motorino.

"Perché cosa?"

Mi guarda con lo sguardo corrucciato. "Perché mi hai trascinato via così? Non ho nemmeno salutato Brigitta. E perché quella faccia ora?"

"Quale faccia?"

"Guardami negli occhi, Linda."

"Stavo pensando", porto involontariamente una mano al mento, assumendo una posa che fa sorridere Enea.

"E a cosa stai pensando?"

A cosa sto pensando, esattamente? Non saprei dire. Gli ultimi quindici minuti sono stati strani. Però il centro dei miei pensieri in questo momento è Brigitta. E quindi, direttamente collegato, Enea. Mi dispiace vedere Enea soffrire e se attualmente non sta soffrendo (guardatelo, si è chinato per controllare la sua adorata moto), lo farà presto. Ne sono sicura. Non ho una così grande esperienza in amore, come nemmeno ce l'ha Enea, ma la sua cotta per quella ragazza non porterà a nulla. Una volta, in prima media, Enea aveva iniziato a sedersi vicino a una giovincella dalle grossa sopracciglia scure sull'autobus. Ricordo il leggero fastidio che provavo vedendoli vicini, anche se non è che facessero granché. Stavano semplicente vicini: lei guardava fuori dal finestrino e lui guardava lei. All'epoca non capivo quale strana immatura emozione stesse provando il mio amico per quella ragazzina dalle sopracciglia folte. Pensavo che si fosse stancato di me. Un giorno non andai a scuola perché dovevo fare una visita; quello stesso pomeriggio Enea bussò alla mia porta e si precipitò in casa con la cartella sulle spalle e gli occhi lucidi. Scoppiò a piangere in corridoio. Per fortuna mio fratello maggiore era rintanato in camera al piano superiore e non sentì nulla. Il pianto di Enea durò sì e no dieci secondi. Finito di piangere si asciugò il suo viso ancora da bambino e le gote rimasero rosse rosse. Non sapendo cosa fare né cosa dire (avevo undici anni) gli tirai un pugno sul braccio. Al ché scoppiò a ridere e mi unii anch'io, ridendo in una maniera infantile e tremendamente acuta. Scoiattolo, la ragazzina così da me soprannominata (indovinate perché), si era seduta vicino ad un altro.

Ho paura che la storia possa ripetersi. Brigitta potrebbe essere la nuova Scoiattolo e andare a sedersi vicino ad un altro. Soltanto che questa volta non si potrà sistemare con un pugno sul braccio e un gelato.

"Voglio aiutarti", dichiaro alzando il mento con fare vittorioso.

"Aiutarmi con la marmitta? Non sei proprio la più esperta, Linda", scherza Enea ancora piegato.

"Ma no, ma no. Voglio aiutarti con Brigitta."

Il mio amico si alza di scatto.

"E come?"

"Ah, questo non lo so. Ti va un gelato? Offro io."

 

Seduti su una panchina, impegnati a mangiare il gelato (lui fragola e cioccolato, io pistacchio e nocciola), restiamo zitti per un po', fino a quando Enea ingoia l'ultimo pezzettino del cono (io non sono nemmeno a metà) e mi guarda, pensieroso.

"Mi sa che ho bisogno d'aiuto. Con Brigitta, intendo."

"Perché non le chiedi di uscire?"

Si strofina le mani sulle ginocchia. Lo fa sempre quando è preoccupato.

"Mi direbbe di no, con molta probabilità."

"Non è detto. Deve solo conoscerti meglio." Non lo dico soltanto perché è il mio migliore amico. Nonostante tutti i suoi difetti, è una bella persona.

"E se non volesse conoscermi?"

"È un'animalista, accetterà per pietà di un cucciolo d'uomo come te."

Scoppia a ridere mentre io finisco di mangiare il gelato.

"Andiamo."

"Dove?", mi chiede mentre si alza in piedi.

"Andiamo a far pietà a Brigitta."

 

Ritorniamo al parco circa un'oretta dopo. Molte persone sono andate via. Rimangono tutta la truppa di Brigitta e la fazione nemica, gli skater. Il ragazzo misterioso, Jeff, mi fissa. Non esagero, mi fissa con i suoi grandi occhi scuri e l'espressione perennemente indifferente. Lo fisso di rimando passandogli davanti e lui solleva in modo quasi impercettibile le labbra. È strano.

Il gruppo di amici di Brigitta non si è spostato. Li troviamo tutti seduti a parlottare e a fumare. Tutti tranne Brigitta, ovviamente. Quest'ultima solleva la testa proprio mentre ci fermiamo davanti a loro. Sorride senza mostrare i denti.

Cristina, la ragazza con la fessura tra i denti, ci saluta sbracciandosi e ci invita a sederci vicino a lei. Un po' delusi (entrambi; immaginavo un maggiore interesse) e ancora piuttosto imbarazzati, ci sediamo tra le radici di un grosso albero.

"Come stai?" chiede Enea toccandogli il braccio. Noto Enea sussultare. Enea non è il tipo di persona che rifugge dal contatto fisico, anzi, l'ho visto spesso abbracciare e essere abbracciato senza problemi (anche con chi conosce), ma per qualche ragione rifugge dal contatto di Cristina. Probabilmente preferirebbe ricevere la stessa attenzione da un'altra persona.

"Allora, Brigitta, com'è andata la manifestazione? Sapete qualcosa?", domando alzando la voce per farmi sentire. Se Enea otterrà un appuntamento mi dovrà chili di gelato, altroché.

"Bene, ma non benissimo".

"Abbiamo raccolto molte firme, è vero. Ma non sappiamo se siano sufficienti per bloccare la costruzione. " mi risponde Xo, il ragazzo asiatico. Tutto il gruppo annuisce, palesemente deluso.

"Non si può proprio fare niente, quindi?" chiede Enea, spostandosi di qualche centimetro da Cristina.

"Non sappiamo. Vedremo come andrà domani."

"Ancora qui a protestare?"

"Sempre qui a protestare", sorride Brigitta e sorridono tutti. Probabilmente è il loro motto.

"Ora è meglio se andiamo", Brigitta sollecita il gruppo e tutti si alzano, obbediendo silenziosamente al consiglio-ordine della ragazza. Ci salutano gentili e se ne vanno piano piano tutti.

"Devi chiederglielo." sussurro al mio amico nell'orecchio.

"Brigitta...", inizia tentennante Enea.

Lei si sistema la borsa a tracolla sulle spalle, spostando con la mano i capelli dietro le spalle. "Dimmi,..."

"Enea"

"Giusto"

"Pensavo... vorresti uscire con me?"

"Adesso?", sorride beffarda.

"Non adesso, no" risatina di disagio "Magari domani?"

"Guarda, non saprei..."

Accidenti.

"Vengo anche io, Brigitta! Enea intendeva: vuoi uscire con noi?", intervengo in soccorso del mio amico. Non è la migliore soluzione, ma meglio di un "no" secco.

"Ah, allora... va bene, suppongo. Decidiamo bene domani, va bene? Ora devo proprio andare. Ciao.", scappa via.

Enea la guarda allontanarsi e mi rivolge subito dopo uno sguardo di rimprovero. "Hai visto? Te l'ho detto! Non ci vuole uscire con me!"

"Ma ha detto di sì"

"Ha detto di sì perché gliel'hai chiesto tu. E poi... non so, io..."

"Cosa?"
"Non è un po' strano, così? Uscire noi tre.. È strano, ecco."

"Troverò qualcuno per non fare il terzo incomodo!!"

"E chi?"

EH.

"Esco io con lei", risponde una voce dietro le nostre spalle. Una voce così roca e imprevedibile.





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