Cupe Vampe.

di Lotharien
(/viewuser.php?uid=87972)

Disclaimer: questo testo è proprietà del suo autore e degli aventi diritto. La stampa o il salvataggio del testo dà diritto ad un usufrutto personale a scopo di lettura ed esclude ogni forma di sfruttamento commerciale o altri usi improri.


Correva, correva da giorni.

In realtà, non sapeva più se fossero giorni, settimane o mesi quelle passate a fuggire, sapeva solo di essere stanca, d'una stanchezza fatta di notti insonni o passate in dormiveglia, ad aver paura di ogni ombra o sussurro o fruscìo. Era una spossatezza mortale che la prendeva alle gambe, mentre rallentava il passo per recuperare un po' di respiro.
Scosse i lunghi capelli neri, mentre cercava di capire dove si trovasse. Ormai era molto che non incrociava un paese o una città ed aveva fame: malgrado fosse abituata ai lunghi digiuni dovuti alla sua condizione, ormai il suo fisico esile era ridotto a poco più di uno scheletro coperto di pelle; finito il poco grasso che aveva in corpo, stava bruciando i muscoli. Visualizzò mentalmente l'immagine di omini intenti a strappare le fibre dai suoi tessuti per bruciarli in una grossa caldaia, mentre qualcuno gridava «ne servono altri, ne servono altri!» e sorrise, chiedendosi se non fosse il caso di arrendersi.
D'accordo, probabilmente l'avrebbero riportata a casa, dove il suo Signore l'avrebbe prima massacrata e poi buttata in pasto ai cani, ma sarebbe stata una fine meno onorevole di quella di suo padre? Si fermò esausta e si sedette a terra, mentre sentiva l'ansia salire insieme a dei passi sempre più vicini.
Si alzò, forse con un movimento troppo brusco: con un sinistro rumore, che probabilmente era solo nella sua mente, le gambe decisero di non reggerla più e cadde seduta sul terreno, cosparso dalla neve che era caduta nei giorni precedenti e che stava ricominciando quel momento. Tentò di rialzarsi un paio di volte, ma le ginocchia non intendevano sorreggerla: costretta a stare in quella posizione, si rannicchiò iniziando a tremare per il freddo.


Era quello l'epilogo? Non riusciva a dispiacersene: la vita di una schiava è priva d'onore ed umiliante, ciò che sarebbe venuto dopo non poteva certo essere peggiore e, cosa più importante, avrebbe finalmente portato alla pace. Non che fosse triste, quindi: ormai prevaleva il senso di stanchezza su qualsiasi altra emozione, e la voglia di abbandonarsi ad essa era forte.




Questa storia è archiviata su: EFP

/viewstory.php?sid=890273