Sii felice, fratellino.

di __Sapphire_
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** Un triste risveglio. ***
Capitolo 2: *** Hershel Layton ***



Capitolo 1
*** Un triste risveglio. ***


CAPITOLO 1: UN TRISTE RISVEGLIO

Il mattino è ormai giunto, il sole splende e illumina la grande casa, ormai vuota, nella quale vivo. Qualche raggio di sole entra dalla finestra semichiusa della stanza in cui dormo. Io sto con gli occhi semichiusi nel mio lettino.  A stringermi il torace, con le sue piccole braccia c’è il mio fratello minore, Theodore. Dorme e respira profondamente, non turbato da tutto ciò che sta succedendo attorno a lui. I suoi piccoli occhi chiusi, quelle mani che delicatamente stringono il mio pigiama e quell’espressione calma e innocente mi rendono più difficile quel che sto per fare.
Oggi è il triste giorno dell’adozione. Dopo che degli uomini armati sono entrati in casa e ci hanno strappato via i genitori, tocca a noi due fratelli andare via. I signori Layton sono infatti stati chiari, per quanto siano stati rattristati nel darci la notizia: la possibilità di essere adottati è solo per uno di noi.
All’asilo ho sempre goduto di un ottima fama. “Hershel Bronev è un piccolo genio!” è questa la frase che mi ripetevano spesso le insegnanti. Forse è per questo che i signori Layton hanno fatto il mio nome all’orfanotrofio che si occupa di noi due. Il fatto che sia intelligente non so se è vero o no. So solo che sono dovuto maturare prima del tempo perché, a differenza degli altri bambini, non ho più i genitori.  Sto dedicando anima e corpo all’archeologia. Ascoltavo spesso i miei genitori parlare dell’antica popolazione Aslant e di quanto, una certa organizzazione di ricercatori chiamata Targent mirasse a conquistarne l’eredità. Sono convinto che sono gli uomini di quel gruppo di fanatici che hanno portato per sempre via papà e mamma.
Chiudo gli occhi e scuoto la testa nella speranza di levarmi via tutti i pensieri: non c’è tempo da perdere. Con delicatezza arruffo i capelli a Theodore, che ancora dorme beato, gli stacco le manine dal mio pigiama e, poggiandomi su un gomito mi alzo dal letto e mi guardo attorno.
La stanza che un tempo mi era familiare, nella quale papà giocava con me e mamma mi aiutava nello studio, era più fredda del solito. Tutti i miei libri preferiti, i miei vestiti e i miei giocattoli erano chiusi in una grande valigia. Fisso l’orologio nella speranza che il tempo si sia fermato, anche solo per darmi il tempo di prepararmi. Sono le sette e mezza. I signori Layton non arriveranno prima delle 12:00, il che mi da più tempo a disposizione per attuare il mio piano.
Facendo leva sulle mani, salto giù dal letto e, dopo essermi infilato le mie morbide pantofole copro Theodore affinché continui a dormire. Immediatamente corro in cucina. Nel frigo c’è una bottiglia di latte e nella dispensa qualche biscotto secco. Quando c’erano i miei genitori mangiavo di più, ma ora mi accontento di quel che l’orfanotrofio passa. Metto il latte in un pentolino e lo lascio sopra i fornelli (non che non li sappia usare, ma preferisco riscaldarlo poco prima che il mio fratellino si svegli). Dopo aver posizionato la tovaglietta e due tazze, lascio il pacco di biscotti sul tavolo e vado subito in bagno. Mi sciacquo la faccia.
Scorgo di fronte allo specchio il mio viso: capelli ricci e castani, occhi color marrone che un tempo erano vispi e attenti. Non faccio a meno di pensare a mamma e a tutte le volte in cui gridava il mio nome ordinando di far veloce a vestirmi. Chiudo di nuovo gli occhi e scuoto la testa. Dopo averli riaperti fisso la mia immagine nello specchio e bisbiglio: “Hershel non sei più tu.” . Noto che i miei occhi iniziano a diventare lucidi, così mi asciugo immediatamente la faccia e mi avvio nella camera dove il mio fratellino dormiva prima che i nostri genitori fossero rapiti.
Ci sono ancora i suoi abiti, le lenzuola stropicciate e, sopra di esse poggiato il suo libro preferito: “Il richiamo dello Spettro”. Mi passano per la mente i ricordi delle serate in cui, muniti di una torcia, nel piccolo salotto buio di casa, lo leggevo ad alta voce. Theodore non sapeva leggere, così ero io a narrare. Mi guardava stupefatto, si spaventava quando una nuova minaccia incombeva sulla città e si entusiasmava quando lo spettro compariva e, con l’aiuto della ragazza salvava la situazione. L’abbiamo riletto non so quante volte.
Stringo il libro a me e decido di nasconderlo sotto delle lenzuola: quel libro rimarrà con me e in un futuro, spero mi riunirà al mio fratellino.
Dopo essermi accertato che Theodore sta ancora dormendo inizio a lavorare per donare un futuro felice, almeno a lui. Apro la valigia nella sua stanza, vuota, ancora per poco e, inizio a riempirla delle sue delle sue magliette (mi si inizia a sfocare la vista), dei suoi maglioncini (sento gli occhi bagnarsi), dei suoi pantaloni (chiudo gli occhi) dei suoi scarponcini (le lacrime lentamente iniziano a scendere lungo il volto). Piango.
Rannicchiato su di me e su quella valigia verso tante lacrime. Evito di gridare, non voglio svegliare Theodore. Separarmi da lui. Dirgli addio per sempre. Non poterlo più rivedere. E’ davvero così dura la vita?
Cosa abbiamo fatto di male per guadagnarci questo ingrato destino? Maledico la Targent. Maledico gli Aslant. Se non fossero mai esistiti forse, ora, non mi ritroverei a esser solo, a dover dire addio all’unica persona con la quale abbia mai legato.
Inizio a battere i pugni sulla valigia con forza. Chiudo gli occhi e inizio a piangere. Urlo. Non riesco più a trattenermi. Sono completamente disperato quando, all’improvviso sento dei lievi passi avvicinarsi a me.
“Hershel, perché shei qui e shtai piangendo?”
Quella voce tenera e familiare. Alzo la testa e vedo, di fronte all’uscio della porta, con la sua copertina stretta tra le mani, Theodore che mi guarda con aria preoccupata.
 

L’angolino dell’autrice:
E’ la prima fanfic che pubblico. L’ho scritta ascoltando l’OST Kind Feelings dell’Eredità degli Aslant. Se c’è qualcosa che non va nella grammatica o nello stile da me adottato spero di ricevere consigli su come migliorare nella scrittura. Ringrazio chiunque è arrivato a leggere il capitolo fino alla fine. °>° Vedrò al più presto di scrivere la seconda parte.

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Capitolo 2
*** Hershel Layton ***


CAPITOLO 2 : HERSHEL LAYTON

Theodore si avvicina a piccoli passi verso di me. Non ha ancora imparato a camminare per bene, ma fa il possibile. “VA’ VIA! Non ti riguarda!” gli urlo contro. Vedo lo vedo rattristarsi mentre si avvicina a me ancor di più. Sbaglio a prendermela con lui, e lo so. I veri responsabili qui sono solo la Targent e gli Aslant, ma, non riesco a controllarmi. Si mette in ginocchio vicino a me e, con la sua manina mi da alcune pacche delicate sulla schiena. Dai suoi occhietti neri si intravede preoccupazione. Non voglio che se ne vada ricordandomi in questo modo. Lo abbraccio rassicurandolo che è tutto apposto. Theodore è ora stretto a me e ricambia l’abbraccio un tantino impacciato. Mi ritrovo a desiderare che questo momento duri per sempre. Qualche lacrima continua ancora a scendere dai miei occhi, ma stringo i denti per farmi forza.
Il rumore di una macchina che passa a tutta velocità dalle strade vicino a casa nostra mi riporta alla realtà: il tempo vola e non starà di certo ad aspettare che io smetta di piangere per separarmi dal mio fratellino. Mi alzo in piedi, e lo prendo per mano. Penso rapidamente a qualcosa per distrarlo dalla situazione.
“Oh, mi brontola lo stomaco! Andiamo a fare colazione!” è ovviamente una bugia. Non ho voglia di mangiare, ma devo fingere per Theodore. Con la sua mano stretta nella mia ci avviamo verso la cucina. Verso il latte nella sua tazza ed esco alcuni biscotti. Pare essere ritornato tranquillo e mi fissa con attenzione sgambettando, seduto sulla sedia. Divora tutto rapidamente. E’ da giorni che non facciamo un pasto decente. Sorrido nel vedere come cambia facilmente d’umore e come a gli importi solo il presente. Forse dovrei riuscire anche io a prenderla più alla leggera, come lui, ma non riesco. Proprio quando sto per immergere il mio ultimo biscotto nel latte, Theodore pone una domanda che mi fa sobbalzare facendo cadere il biscotto nella tazza. “Hersh, cosha ci facevi nella mia stanza?” il suo tono è innocente, pare non sospettare di nulla e non aver capito nulla. Lo fisso con amarezza. E’ troppo piccolo per capire tutto ciò che sta succedendo. Prima o poi, nell’arco della mattinata avrei dovuto dirglielo. Stavo preparando i bagagli perché desideravo che andasse lui al posto mio con i signori Layton. Dopo un attimo di scombussolamento gli rispondo nel modo più calmo che posso. Devo dimostrarmi forte:“Fratellino, non hai capito? Da oggi tu andrai a vivere coi Layton!” Theodore pare bloccarsi. Mi osserva con sguardo confuso. Lo conosco sin troppo bene per affermare che, non ha capito ancora nulla. Continuo ad osservarlo fisso nei suoi piccoli occhi. Spero che comprenda, perché non so spiegarlo con altri termini. Guarda verso il basso. Pare rassegnato. Rassegnato lo sono anche io. Non voglio piangere. Non DEVO piangere. Guardo verso il basso anche io e scendo dalla sedia dove fino a poco fa stavamo mangiando.
“Vieni, Theo, andiamo a prepararci.” Gli faccio cenno di seguirmi ma rimane immobile senza guardarmi negli occhi. Non so più cosa dirgli, come convincerlo. Quel silenzio pesante che riempie la casa sembra parlare al posto mio e il mio fratellino annuisce tristemente e mi segue.
Nel giro di pochi minuti Theodore è vestito e pronto per uscire. Lo fisso trattenendo le mie lacrime e stringo i miei pugni. E’ probabilmente l’ultima volta che lo vedrò e non voglio dimenticare nulla di lui.
Prendo la valigia e un piccolo zaino per inserire dentro quei pochi abiti che sono ancora rimasti fuori. Assieme decidiamo di dirigerci verso l’ingresso. Sono ormai le 12:00 e i signori Layton dovrebbero arrivare a momenti. Do una mano al mio fratellino a scendere le scale. Non ostante la sua mano sia molto più piccola, cerca di stringere la mia il più possibile. Nemmeno lui vuole lasciarmi, e anche se non trova le parole per esprimerlo, lo fa capire coi piccoli gesti.
Mi siedo sugli ultimi scalini e, senza guardarlo negli occhi inizio a preparare il suo zainetto. All’improvviso Theodore mi smuove un braccio. Cerco di ignorarlo di proposito, qualcosa mi dice che non riuscirò a mantenere un aspetto sereno e pacato per molto tempo.
“Ma io—io non voio andare via!” dice con una vocina imbronciata e leggermente tremolante.
“Avanti, non essere sciocco, vivrai con la famiglia Layton da oggi in poi.” Mi concentro su quel che sto facendo. Piegare e sistemare l’ultima felpa nello zaino. Non devo distrarmi. Non devo piangere.
“Ma… Hershel! Io voio restare con te!” (Ancora quel nome…) La sua voce ora è grave e allarmata. Mi abbraccia e cerca di smuovermi. Capisco così quanto mi sia comportato male nei suoi confronti. Decido di affrontarlo e guardarlo negli occhi. Li ha parecchio lucidi e intravedo qualche lacrima. Devo fingermi poco turbato, se non tranquillo. Devo infondergli fiducia e prepararlo a lasciare questa orribile casa. “No. Non chiamarmi così. Hershel sei tu ora. Hai capito?”
Sta per ribattere, ma non trova le parole. Gli poso il mio indice sulla bocca e gli faccio cenno di calmarsi. Sono pochi gesti, pochi istanti e il mio fratellino comprende la situazione. Capisce ciò che provo io per lui. Si asciuga le lacrime e rimane fermo.
I signori Layton hanno suonato. Mi alzo e lo prendo per il braccio perché altrimenti so che rimarrebbe immobile e mi avvicino alla porta. Non appena la apro Theodore mi abbraccia la vita con delicatezza. Mi impedisce un po’ i movimenti, ma lo capisco e poso la mia mano sulla sua spalla per far capire che gli sono vicino. Osservo i volti dei due individui all’ingresso. Una signora e un signore leggermente anziani ma con un aspetto gentile e affettuoso. Proprio come li avevano descritti. Capisco che il mio fratellino si troverà in buone mani. Tiro un sospiro e cerco di fingere un’espressione serena e calma quanto più posso, poi inizio a parlare.
“Buongiorno signora e signor Layton, vi presento mio fratello Hershel.” Theodore mi fissa come se volesse contraddirmi, ma capisce lui stesso che non deve dir nulla e lascia che i suoi nuovi genitori si avvicinino a lui. E’ leggermente allarmato.
“Sei tu il famoso Hershel, allora! Ci hanno detto che sei un bimbo molto intelligente!” esclama il signor Layton con affetto e soddisfazione.
“Molto piacere, piccolo Hershel!” dice la signora Layton e poco dopo gli accarezza il capo con affetto.
Hershel mi fissa. Non riesce a trovare le parole ma dai suoi occhi si può comprendere tutto. Pare chiedere ai suoi nuovi genitori di adottare anche me. Mi rendo conto che l’anziana ha anche lei compreso i suoi sentimenti. “Lo sapete, no? Purtroppo non possiamo prendermi entrambi…”
“Sì, ma so che Hershel sarà contento! “ esclamo sorridendo. Infondo è questo il mio obbiettivo. Rendere felice il mio fratellino.
“E tu che farai?” Theodore abbassa la testa. Qualunque cosa dica lui sa che è una bugia ed è dispiaciuto per me, che rimarrò solo in questa casa.
“Oh… niente paura! Andrò da un’altra famiglia del villaggio…i Pheeps!” La sua piccola mano si stringe attorno al mio gilè con forza e noto che si avvicina a me. Lui non vuole perdermi, io non voglio perderlo.
“Allora capisco. Beh, è stato un piacere conoscerti!” Mi rendo conto che ormai il momento dell’addio è vicino. Pochi minuti e tutto sarà finito.
“A-a-nche per me!” Esclamo. Cerco di prendere tempo. Voglio stare ancora con lui. Voglio insegnarli tante cose. Voglio rileggere con lui il libro “Il richiamo dello Spettro”. Voglio vendicare con il suo aiuto la scomparsa dei nostri genitori…
Non mi passa altro per la mente.
La signora Layton abbraccia Theodore amorevolmente e fa cenno di andare. Io e lui assieme ci teniamo le mani congiunte. Lui non vuole lasciare le mie. Decido di lasciare la stretta per fargli capire che è tutto apposto.
Pochi secondi e lo fisso da lontano, mentre cammina lentamente ed entra nella macchina dei signori Layton. L’auto parte. Posso lasciarmi andare. Le lacrime scendono lentamente dagli occhi. Non voglio chiudere la porta. Voglio seguire con lo sguardo quell’auto fin quando posso.

Sii felice fratellino, da oggi per te inizia una nuova vita. D’ora in poi sarai Hershel Layton!


L’angolino dell’autrice:
Mi scuso con tutti coloro che hanno aspettato a lungo questo capitolo. Ho avuto un blocco, se così si può definire, e non avevo idee su come impostare il finale della fanfic. Se ci sono errori grammaticali o volete dare consigli scrivete pure. Come nel precedente capitolo, grazie a chi è arrivato a leggere la fanfic fino alla fine. Un grazie speciale va a GreenBlood_, butterfly_heart e MidnightLady per aver letto e recensito il primo capitolo. A presto. :3

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