here we stay a little thin

di GirlDestroyer1988
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Lista capitoli:
Capitolo 1: *** manotaurs, dinosaurs and sexy vampires ***
Capitolo 2: *** again thin ***



Capitolo 1
*** manotaurs, dinosaurs and sexy vampires ***


Così facendo, non meraviglierà nessuno che esista, nella regione dell’Oregon, una cittadina chiamata Gravity Falls, in cui non succederebbe niente, se non fosse un bizzarro incrocio tra dimensioni, un luogo della Terra in cui dicono che tutto possa succedere. Un autobus corre ubriaco lungo i versanti dell’Hood, verso Gravity Falls, situata ai piedi dello Jefferson. L’automezzo è il peggiore per affrontare strade concepite in quel modo, del cemento artigianale delle vecchie case cantoniere degli scoscendimenti lungo il Three Fingered Jack. Conseguentemente c’è chi ci dà dentro col vomito, mentre l’autobus, una fisarmonica concepita per Pocatello e i suoi asfalti, cerca di farsi equilibrio lungo i tornanti. Finalmente si ferma, e il primo-e tutto sommato, l’unico-a scendere è un ragazzino, Dipper Pines, Avventurandosi lungo la cittadella giunge a un posto che conosce molto bene, ma lo scarta, gira alla sua destra, atterra il suo borsone sullo zerbino rovinato dalla poca qualità e dall’aggressività degli scarponi, bussa. “Vieni dentro Dip, non posso fare un mio episodio di La guida di Mabel agli allergici alle mahonie!” “Scusamib Mabel ma ti sbagli: io sono allergico a altre berberidacee!” e il giorno dopo, all’improvviso, Gravity Falls divenne un po’ pienotta. Il vecchio e sempre troppo arzillo Fiddleford McGucket ridacchiava da solo mentre “pettinava” il fondale del lago con un immensa rete a strascicamento. Aveva raccolto diversi bei salmoni reali, scaricandoli nel serbatoio interno del suo peschereccio classe “Flaming Gorge”. A un certo punto vide l’acqua incresparsi di strane striature grigiastre. Uno squalo leuca? No, quelli vivono nel Mississipi. Alla fine emerse un grossolano Moeritherium, un antenato dell’elefante simile a un incrocio tra un ippopotamo e un tapiro, cavalcato da un eterea donna-salamandra, che si faceva chiamare Aqueria. A quello venì un mezzo accidente. “Siamo arrivati Watering. Rikuo mi ha parlato molto delle creature che vivrebbero quassù. Adesso andiamole a cercare….” “Broing Broing!” “Come dici Watering? Questo posto è accogliente?” “Brooooing Broing!” “Okay! Vedrò chi ci abita!” “Signorina” fece Fiddleford “questo non è un rifugio. Non so chi lei sia, ma….a una donna bella come lei questa stanberga non rende onore” “Non si preoccupi buon terrestre. Io vivo in una madreperla da 22 quintali laggiù!” e Fiddleford l’inventore strampalato si trovò a fare da alberghiere per la regina del lago Gravity Falls. “Avanti sfaticati! Dobbiamo raggiungere il cucuzzolo del Lassen Pek prima di mezzanotte!! E non lamentatevi della neve e del freddo! Io sono Mascolino! Nerboruto Dan e voi siete dei Nani! E i Nani sono forti. Perciò avanzate!” Dan Corduroy, il Ralph Spaccatutto di Gravity Falls, si era fatto venire il trip dell’alpinismo, mentre comandava con il pugno di ferro i nani di Jeff nell’eroica scalata del Lassen. Jeff, il pratico Carson, il pindarico Steve, l’implorante Jason (che però qui era taciturno) e l’imbecillotico Shmebulock lo seguivano mentre la tempesta ruggiva intorno a loro. All’improvviso la corda della comitiva sembrò sul punto di spezzarsi, ma i nostri vennero raccolti al volo da Beardy, il minotauro più rastafariano della tribù…..e da un enorme peluche bianco e sferico. “Salve fratelli. Io sono Barbuto, e vi do il benvenuto su queste montagne. Lui è Sasquatch, il mio amico Bigfoot” “Ciao io Basquash io seguire condotta di vita sua” “E si può sapere che razza di vita sarebbe?” “Quella di questo film fratello. Gestiamo una sauna quassù, dovresti abbracciarlo, questo stile” valentino stava strimpellando sull’ukulele trovato nel garage di Prozio Stan, cercando di cavarne qualche nota figa. Li si avvicinò un ragazzo pressappoco della sua stessa età, con capelli quasi azzurri e uno sguardo calmo e protettivo. Assomigliava a Kaworu Nagisa. “Hai un bellissimo sound, lo sai? Perché non ci mettiamo a fare una Jam Session?” nel frattempo Dipper leggeva un romanzo della biblioteca di suo prozio, Il sentiero del Dragocorno, di Matthew Ewis. Il giovane Lorr era solo nell’immensa foresta di Arbo. Le tracce che il serpentino Dragocorno, la cui ricerca era l’unica cosa che avrebbe potuto sanare l’assenza di suo padre fino a quell’anno così importante della sua vita, aveva lasciato non sembravano procedere in nessuna direzione certa. Le 13 elfe che avevano deciso di accompagnarlo in questa difficile missione, donnacce di cui normalmente nessuno si sarebbe fidato, lo dovevano già aver abbandonato. Con la testa tra le mani, Lorr pianse per essere stato tradito così, sinchè proprio il leggendario Dragocorno non apparve….” E in quel momento vide che più o meno tutti quelli che conosceva-Mabel, Stan, Wendy, Soos, ambo i padri dei suddetti, Pacifica, Waddles e Steven, con Robbie e Ford lo stavano guardando. Mabel sorrideva e “costringeva” Waddles e Steven a fare lo stesso, Stan sembrava preso alla sprovvista, Ford aveva gli occhi vitrei, Wendy era atarassica, Soos era fiero, il padre di Wendy e il padre di Soos avevano un aria minacciosa, Pacifica si guardava le unghie laccate con un espressione di insoddisfazione permanente, Robbie sembrava Zanardi, con il ciuffo nero a fare le veci del nasone da tucano, con la stessa posa cifotica, la chitarra (una Moonlander) al posto del bastone con cui picchiare chi non ci piace. E dietro di loro, un “bel po’” di Creature delle Tenebre. “E dove le mettiamo tutte queste…..cose?” domandò Stan mentre cercava affanosamente bagagli da sistemare e disfare. Nessuno ce li aveva. “Vediamo….esordì Dipper mentre prendeva un regolo calcolatore per valutare ognuno “lo yeti” “SASQUASH!” “Va bene….Sasquash è alto 160 centimetri e pesa 180 Kg, ed è troppo ingombrante. Mi dispiace Sas, ma qui non puoi stare” [Occhioni irresistibili] AAAh e va bene. Dovrebbe esserci un capanno qui da qualche parte. La donna-pesce può rimanere quassù da noi. Il ragazzino dark anche. Io ti avevo già visto all’ospedale. Com’è che ti chiamavi?” “Donovan. Donovan Baine. E questa è mia figlia, Anita Baine” nel mentre Morrigan, osservandolo, si sentì a disagio. Dipper capì che l’omone con le orecchie pendenti stava mentendo, ma lo liquidò con un “Non ti dispiacerebbe pernottare su in soffitta?” e lui inisieme alla bambina, sempre taciturna e spaventatissima, prese le scale. L’intera giornata fu spesa a decidere chi dovesse stare dove. Morrigan voleva andare “all’osservatorio di questa casa” e quando seppe che non c’era, potè però andare all’osservatorio astronomico sul monte Hood, dove, insieme a Lilith, potevano beneficiare di una bellissima visuale sull’intero Stato. Felicia chiese, forse lasciando parlare a troppa randa la sua Isola della Stupidera, chiese una lettiera con su scritto Miciotta da mettere ai piedi del letto di Stan, venendo paradossalmente accontentata. Hsien-ko invece scelse un vecchio camper risalente alla Protesta delle candele bratislava, che-dopo un lesto cambio di gomme-agganciò alla Jiangshi-mobile. Alla casa/emporio del mistero era arrivato anche un altro ragazzo dall’aspetto efebico, un certo John Talbain, che chiese di poter stare quanto più vicino possibile a Felicia. Non potendo pure lui dormire in una cuccia (Mabel ne aveva già trovata una battezzata Puffy) andò in soffitta come Morrigan quando capitò per la prima volta a Gravity Falls. Tutta la città era piena, a un certo punto, di strane creature tenebrose abili nel nascondersi agli occhi di noi umani sciocchini assumendo sembianze umane: un antico faraone teologo, protagonista di un operetta di Philip Glass? Un immigrato cairota che diceva di essere prima vissuto nel Rhode Island, e che lavorava come parrucchiere. Queen Bee (anche se sarebbe una vespa..) era invece già da tempo tornata all’alveare. Aqueria era ora la “sguattera” di Fiddleford, aiutandolo nella pesca, nella costruzione e manutenzione di imbarcazioni, e mille altre incombenze, ivi compresa la costruzione super segreta di un nuovo mecha, dopo il Gobblewonker. Victor viveva nella magione in stile mitteleuropeo del suo (per ironia della sorte) defunto creatore, Fritz. Si trovava, come aveva suggerito Lau, nello Siuslaw, nella contea di Lane. A fine giornata Dipper era ancora pieno di voglia di fare. Tenendo al guinzaglio Steven si avventurò lungo le colline che davano proprio sull’Hood, chiedendosi se GIFfany fosse o non fosse stata definitivamente messa K.O. Mentre le altere conifere cangiavano le loro foglie al “ritmo” di un lento vento che spirava, illuminando la vallata con i colori sanguigni del tramonto, accennando all’Estate che doveva essere promessa, Dipper si trovò in una zona fossilizzata della foresta. Aveva più e più volte sentito parlare di enormi tronchi trasformatisi in roccia, qualcosa di terribilmente affascinante anche perché ancora oscuro, come fenomeno. All’improvviso divenne più vicino a Steven, dal momento che, guardandosi attorno con fare furtivo, ricordandosi delle miniere abbandonate di Jack Solomon. C’erano dei tronchi fossili, oltretutto non di conifere. E dove ci sono fossili ci sono? DINOSAURI! E Dipper ebbe un flashback dello Pteranodonte dall’occhio spiritato incontrato proprio in quelle grotte. L’immenso volatile non aveva ancora tracciato la sua grottesca ombra sul suolo muschioso, quindi non doveva lasciarsi prendere dal panico. Ma appena decise Relax, take it easy (Michael Penniman) e Everything will be alright now (Good Charlotte), un immensa aquila li strappò Steven dall’incarico. Stud. E Dipper si mise alla caccia di quell’enorme avvoltoio/condor/aquila, un Argentavis, diretto in volo verso altre montagne. Dipper non era però di ferro e si sentì esausto in concomitanza di uno scoscendimento, lasciandosi ruzzolare verso valle. Sulle rive del Parker, cercando di rimettersi in piedi, nonostante la testa li sembrasse un asteroide lanciato lungo un orbita tutta sua, si sforzò di capire dove l’uccello fosse andato. Il Sole, nonostante fosse al tramonto, li sembrava battere feroce su di lui. Non appena si voltò, sentendosi la fronte scottare (non poteva ammalarsi proprio lì!) andò a sbattere contro il petto villoso di un Quetzalcoatlus. L’essere lo leccò con la sua lingua sottile, aiutando Dipper a rinfrescarsi e a rinvenire dallo sballottamento cefalico in cui ruzzolare lungo l’anca di una collina lo aveva messo, come nel moto perpetuo di una pallina rimbalzina. “Grazie…coso” li disse. Quello, per tutta risposta, lo afferrò con il becco a tronchesina e prese il volo. Per fortuna stava volando verso dove voleva Dipper, le alte montagne dove l’enorme rapace era fuggito, con una capretta imprevedibile stretta nelle grinfie. La creatura volò in una zona di foresta non segnata sulle carte di Gravity Falls, venendo distratto da un bolide volante azzurrastro. Era lo Pteranodonte dei ricordi (belli ma non lo rifarei) di Dipper! Questo significava che anche le miniere di Solomon erano vicine. Lo pteranodonte provò a attaccare in picchiata il Quetzalcoatlus, ma lui virò evitandolo. Come un tafano che cercasse di farla pagare a un aquila assolutamente indifferente alle sue cazzate, l’altro volatile tornò alla carica, ma Morrigan, veloce come un fulmine, li tagliò la testa. Eseguendo una serie di virate sullo stile di quelle di Willy il coyote in A tutta birra di Chuck Jones (quello con Il costume da Batman ACME) la succube si sistemò sulla schiena del gigante alato, mentre Dipper era sempre stretto nelle grinfie. “Dipper? Stai bene?” lui scrollò le spalle con un espressione da Are u fuckin’ kiddin me? E la lasciò parlare. “Quella dannata Black Shock mi sta ancora inseguendo. Dev’essere stata lei a lanciarti contro quell’uccellaccio. Ne ha addestrato uno che adesso le fa da guardia del corpo, odiosa…” e nel mentre il nido dell’Argentavis era ben visibile a causa della vicinanza. Morrigan tolse Dipper dagli artigli del Quetzalcoatlus e atterrò sul paglericcio, accanto alle grosse uova del teratornite. “Dobbiamo essere cauti. La madre o il padre potrebbero tornare da un momento all’altro” disse Morrigan mentre si coricava nella biada, nel fieno raccolto per appoggiare le uova su qualcosa di morbido e con un elevata coibentazione per lasciarle schiudere senza pulcini assiderati. Nell’interno della montagna la fantomatica “Black Shock”, una vampira molto sexy con la pelle color petrolio sullo stile della Regina Marziana doppiata da Tia Carrere e sontuosamente disegnata da Tony Cervone, lunghi capelli azzurri e apposite “custodie” per i suoi maestosi canini. Stava parlando con uno Huitzil, questa volta molto più simile a un idolo azteco (come quello al centro de L’oro degli inca di Clive Cussler) con anche penne verdi di quetzal sulla testa, che faceva il suo sguattero. Dipper, accocolatosi ancora di più in quella specie di buffet per tori, chiese a Morrigan nel disperato tentativo di non farsi sentire che cosa quella Black Shock le avesse fatto e se i suoi occhi stessero davvero vedendo lei in quel momento. “E’ una vampira al servizio di Demitri, Jedah, e Cipher. L’ho appreso da Lau” e mentre i due sprofondavano ancora di più nella biada, come iraci tratti in un tranello, l’Argentavis tornò dalla battuta di caccia, con nel becco un qualche ruminante sfortunato. E mentre Black Shock faceva saltare la loro copertura, un Megalania apparve all’improvviso attaccando da dietro il colossale volatile, seguito dai Minotauri, accompagnatori di diversi di quei lucertoloni. “Andategli addosso e siate irriguardosi scontentanti” disse Testosteronauro con l’occhio che uccide. La guerra è dichiarata: stavolta è personalmente da minotauri. “Ehi capo! Qui con noi c’è quella tipa blu!” disse Chutzpar indicando una Hsien-ko con degli occhiali da Sole Prada™ mentre smarmittava sulla sua Jiangshi-mobile. E emerse dal taglio dell’orizzonte anche Vanguard! Mentre Morrigan e Dipper volavano via superando Black Shock (sgusciandole dalle grinfia) e Demitri si trovò circondato, dopo essere uscito da una bara guardata a vista dalla vampira la cui pelle non veniva attraversata dalla luce del Sole. “Eh va bene. Se devo rompermi i capillari….che io vi possa prima fracassare i femori!” e nonostante le sue mani unghiute fossero veloci come il vento le mascelle dalla bava “candita” da un numero di germi così vasto da costringerti a un drinking game ogni volta che sotto al microscopio passa una cosa dopo quell’altra lo erano di più. E se anche sei un immortale di 100 e più anni una tagliola di proprzioni così grosse se ti tocca ti fa comunque un dolore atroce. E Demitri lo subì eccome. Riuscì però a afferrare il collo del bestione, ma il minotauro che lo cavalcava si gettò su di lui eseguendogli un RKO. Ouch di nuovo. Con una tonnellata di minotauri armati d’asce, Demitri ne uscì con pressoché tutte le ossa claudicanti, il vestito ridotto a cenci, e i muscoli quasi tutti violati nella pelle che li sovrasta. I minotauri erano potenti se si scatenavano in un'unica orda. Riuscì a schizzare verso l’alto trasformandosi in un pipistrello, ma Hsien-ko con le Mekanda Bolas, le bolas arpionanti con cavo protonico della sua “automobilina” li immobilizzarono le ali. Costretto a essere menato in volo trainato da 2 cavi che pur essendo luci di lampadine erano solidi come i trainanti di un ascensore come un parapendio, Demitri riuscì infine a farsi valere avvolgendosi nelle sue ali trasformandosi in una trottola che rotolò riavvolgendosi contro le due sorelle, che si salvarono rombando via di là e facendolo scontrare con il terreno con un effetto trivellante. Liberatosi, Demitri era al culmine della sollecitazione. Le due non-morte spinsero come delle disperate sull’acceleratore colpendolo con la Mekanda Frame, ma non riscuotendo nessun successo degno di nota. Per fortuna che lassù nel cielo arrivò impavido un guerriero il suo corpo di metallo splende già, come un lampo vola tra le stelle tra i pianeti, anche se è sulla Terra, Vanguard, che, con i suoi Raggi Variabili diede una “manata” alla schiena a Demitri, gettandolo addosso alla Jiangshi-mobile. Demitri era a terra, esausto, con ormai alla canotta e i mutandoni della nonna, in una situazione su cui avrebbe fatto una puntata di Paperissima, se solo non fosse stato Demitri e se solo in lui non ci fosse mai stato dell’umorismo. Lui era nato incazzato. Tornò alla carica ma i minotauri, a cavallo di possenti Baluchiterium, erano pronti a far fuoco con le catapulte. E di nuovo: puoi essere un vampiro, puoi essere più vampiro di Dracula, Wurdalak, Edward Cullen e Pepito Amadeus Von Dracula, puoi essere immortale, puoi trasformati in un Gligar gigante, puoi metterti a ruotare su di te in stile diavolo della Tasmania, ma una pioggia di macigni e dei perissodattili giganti imbizzarriti fanno male LO STESSO. E Demitri venne travolto dalla pioggia di pietre. Fuori uno. Black Shock corse verso il ciglio dell’abisso dove Demitri era precipitato sibilando come un crotalo in calore contro i minotauri. “Whakahinuhinu! WHAKAHINUHINU!” e il gigante di limonite, l’idolo azteco con le piume sacre del Serpente Alato sulla testa uscì mugghiando dall’interno della roccia, dimenando un immensa Macana come un ubriaco che dimenasse una bottiglia in preda al Delirium Tremens. Vanguard lo caricò a testa bassa, venendo però fatto inciampare da una pietra a catena dell’avversario, il quale li ruppe a metà la testa con un fendente della Macaca. Ma le Mani volanti spezzò parte delle lamelle d’ossidiana della mazza e gli perforò il polmone destro. Ancora senza mani il Vanguard venne preso e Whakahinuhinu li eseguì una Choke Slam, ma i pugni a razzo arrivarono al momento opportuno facendogli un taglio a “X” sul petto, per poi andargli a sbattere sui piedi facendolo cadere addosso a Vanguard, il quale, immobilizzandolo per le braccia, gli afferrò la testa con la gamba destra roteando poi di 180° e facendolo cadere addosso alla povera Black Shock, la quale ruzzolò giù nel pendio aggrappandosi che più fortunosamente non si poteva a un arborescenza spuntante tra le rocce carezzate da secoli di pioggia e molazione della pietra in brecciolina e in sabbia. Il mostro di roccia caricò una seconda volta, appallottolandosi come un onisco e intendendo travolgerlo come un macigno, ma oltre a essere rallentato da un Baluchiterium sacrificatosi scontrandosi lui contro in piena sindrome stoccolmese subì anche l’attacco di una pietra, il cui booster per trasformarla in un proiettile contundente furono di nuovo le Mani volanti, che lo percossero da parte a parte rendendogli oltretutto inattuabile una seconda volta la tattica dell’appallotolamento. Poi di nuovo le Mani volanti contro le pietre a catena utilizzate per accalappiare i nemici, mandandole in inutilizzabili frantumi. Il nostro Whakahinuhinu aveva però un altro asso nella manica, le ali del Quetzal, un paio di lunghe ali piumate con cui cercò di portare lo scontro nei cieli, ma li vennero disintegrate dai Raggi variabili. Precipitando al suolo Vanguard lo intercettò con le Onde elettroacustiche, non riuscendo però a danneggiarlo. Con un'altra scarica delle assordanti Onde elettroacustiche la membra del nemico cominciò a cigolare, e Vanguard lo finì prima con un Indicata pirica dalla mano destra che lo mise a ardere, poi estraendo dal pettorale sinistro la corrispettiva Lama modulare, tenendola come se fosse stata un Sai [Un tipo di lungo pugnale giapponese con una losanga in corrispondenza dell’attaccamento della lama all’elsa, dalla quale si sviluppano altre due lame, dando all’oggetto in sè l’aspetto di un tridente a manico corto] e facendo fuoco con la corrispondente Mano volante, trafiggendo senza nessun complimento il grottesco golem traditore delle origini praghesi/Israelite per un edulcorazione in salsa amerinda. Morrigan e Dipper erano riusciti a allontanarsi dal furore della battaglia, con uno “sconvolto” Steven (a quella capretta non avrebbe potuto importare di meno….) verso una Gravity Falls su cui le prime ombre della notte si stavano già allungando. “Dipper! Sia malmenato il Cielo! Che ti è successo per farti allontanare così tanto?” There I was standing/like Adam with Eve/waterfalls/at the mountains of Eden/two fools in love/so beautiful and strong/the birds in the threes/were smiling to us (me and my goat)/Back to the age of the dinosaurs/now you know in what kinda of problems I felt and land’d” “Ehi!” fece Stan dopo che Dipper smise di cantare “I Talking Heads! Sei di nuovo stato alle miniere di Solomon? Perchè per me quell posto=quella canzone!” “Sì…..diciamo che mi ci hanno portato con una certa forza….ma è pur sempre un altra storia” “Lassù” lo interruppe Morrigan “sis ta scatenando una tremenda battaglia tra minotauri e vampiri. È di vitale importanza per me che non riesca a scendere fin quaggiù!” “E io non so come fare” disse Stan. “I minotauri non molleranno mai, soprattuto se il nemico è vampiresco, quindi con il bollino di garanzia dell’irriducibilità!” “Ma è necessario che la valle rimanga tranquilla!” disse Morrigan. “A quello ci penserò io!” disse una voce familiare. Era Paul Whale rampante sulla sua Bagheera! Era da ormai un anno che non ci si beccava con lui. Nel mentre I minotauri, eradicato il problema di Demitri insieme a Vanguard, tornavano sulle stesse montagne degli Sasquatch, per celebrare in modo mascolino la vittoria da loro conseguita. Ovviamente ch’andava di mezzo anche la buona vecchia Hsien-ko, la quale però non s’infuriò perchè avessero fatto finta di nulla circa la sua presenza. Era giunta ormai la notte e con essa l’aria più fredda e tagliente. Mentre la Jiangshi-mobile attraversava le strade che nonostante la Primavera erano coperte di neve (dopotutto la quota era quella fredda da inverno perenne delle montagne più alte, se consideriamo che nello stato dell’Oregon la montagna più alta è di 3,429 metri) Hsien-ko ascoltava una compilation del 1982 per feste: Aprile con I love rock ‘n’ roll di Joan Jett and the Blackhearts, Luglio con Don’t you want me della The Human League, Ottobre con Who can it be now dei MenatWork, Dicembre con Mickey di Toni Basil. “Aaaaah Lei! Il 1982 è stata la migliore stagione per I videogiochi! Atari 2600, Cat and mouse della Zaccaria, Intellivision, Bandai Tengoku&Jigoku! Adesso I videogiochi hanno ambizioni gigantesche che stento a capire” la notte non fu nulla di particolare.

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Capitolo 2
*** again thin ***


Il mattino dopo Lau chiese di poter tenere una conferenza alla Villa Northwest, riguardo le sue teorie, e su come dalla contea di Electric Falls, nel Rhode Island, fosse stata ultimata una nuova arma Sonora caricata su un vecchio MX-774, da lanciare verso il vecchio abisso senza fondo, dove le macchine ricercatrici di Lau avevano trovato il covo di Cipher e I suoi nuovi accoliti, servendosi anche dell’aiuto dei suoi vecchi alleati (Palla n’8, Coso senza forma, Ettagonorberto, Buco-della-serratura, Kryptos, Paci-Fuoco, Fuoconica, Dentiera, Xanthar) chiamati dall’irriconoscente Cipher “traditori”. Dopo un esibizione di ballo degli “esperimenti” Lau cominciò a esporre per la prima volta in modo enciclopedico il risultato delle sue ricerche. Dopo aver spiegato quale fosse il significato delle ricerche del Professor Sterling Holloway sulle creature delle tenebre, procedeva a spiegare come queste, secondo una teoria sviluppata insieme all’evoluzionista vaticano Giuseppe Tanzella, per cui queste creature, un tempo considerate esclusivamente demoniache, possano in realtà essere un gradino successivo e migliore dell’attuale razza umana. “L’evidenza scientifica è quella di una tendenza delle organizzazioni dei viventi verso un crescente grado di complessità. L’uomo non può volare naturalmente, lo dice anche Alexander Dewdney. Ma cosa impedisce che l’uomo del futuro, così come ci è stato per esempio descritto da Olaf Stapledon in Infinito, non possa acquisire questa meravigliosa facoltà? uno degli Uomini Lunari descritti nel testo di pseudo-astronomia La grande truffa lunare di Richard Locke, nel 1835 la bellissima Morrigan la bellissima succube Morrigan Aensland [Dipper, Mabel e Pacifica sono I paggetti dell’evento, e fanno vedere una foto di Morrigan vittoriosa sulla cima dello Jefferson] e l’intera razza dei succubi sono un applicazione pratica di questa possibilità. Le sue ali raggiungono la lunghezza ideale di 2 metri per ciascun lato, e possono agire in diverse maniere: scindersi in un ammasso di tentacoli, essere utilizzate come strumenti da taglio, eccettera. Perchè poi non pensare all’ibridazione con l’animale gatto? Un essere umano con delle caratteristiche feline sarebbe 50 volte più agile, con un udito e una vista 50% volte più sviluppati, e con una protezione naturale rappresentata dal pelo, che ha permesso a questi animali di conquistare anche la fredda tundra! I protagonisti felinoidi del Ciclo di Chanur di Carolyn Cherrih una cupa illustrazione per Le donne tigri della valle delle ombre di Berkeley Livingstone Felicia disegnata alla maniera di Georges Lepape Felicia ne è la prova migliore. Grandi artigli, zampe che, come il leone marsupiale Thylacoleo, sono perfette per rimanere sia sulla terra sia sugli alberi, una coda in grado di irrigidirsi e riavvolgersi come una girella di liquirizia. E se l’uomo diventasse una macchina? Così l’uomo avrebbe numerose protesi e strumenti aggiuntivi per le incombenze. Le macchine le abbiamo estrapolate perchè ci aiutassero laddove non riusciamo a aiutarci da noi. Se queste, come per la nostra amata Hsien-ko, ci compenetrassero, avremmo un cyborg, cioè metà uomo, metà macchina. Il romanzo Steampunk L’uomo sottomarino di Jean Hire, in cui un cyborg entra per la prima volta in scena nella narrativa il romanzaccio Superbambola di Leo August, pura sexploitation ctberpunk Hsien-ko è una Jiangshi, uno zombie cinese nelle cui maniche dell’abito con cui è stata sepolta oltre a dei potenti pugni d’acciaio si nascondono diverse armi d’attacco e di difesa. È controllata dal cartiglio in cui si trasforma sua sorella Lei-Lei, che le dona una forza straordinaria unita all’invulnerabilità. Adesso passiamo a razze I cui esponenti non sono momentaneamente presenti a Gravity Falls….” Ma proprio mentre Lau stave entrando nelle cose più interessanti, le sue gambe accusarono una crisi di rigetto, proprio mentre il telefono squillava, a proposito dell’operazione anti-Cypher che stave venendo messa in essere nel Rhode Island. Il missile (con la scusa scema della spelelogia) era stato lanciato, ma Bill non doveva averla presa molto bene: infatti era scoppiato un incendio alla rampa di lancio, un incendio nato assolutamente dal nulla, e l’unico a cui poteva importare di appiccare il fuoco dopo un simile gesto era solo lui, l’odiato triangolino giallo. E mentre I tre bambini cercavano di aiutare Lau a rimettersi verticale, con le giunture delle gambe che scricchiolavano come le assi di un vecchio ponte di legno, all’improvviso un enorme mano divelse il soffitto della villa, facendo montare e poi esplodere il panico tra I presenti, I quali, come tutte le folli spaventate e confuse, si trasformarono in un indistinto branco di arieti che cercavano con la forza dell’istinto di sopravvivenza di aprirsi un varco montando tutto e tutti a testa bassa, travolgendo I tre piccolini mentre Lau giaceva in una situazione per lui assolutamente terribile: riverso a terra, le braccia che si muovevano scompostamente come maniche di un aquiline antropomorfo attraverso cui passasse il vento, le gambe dure come tronchi, rigide uguali, talmente tanto dolenti da essergli diventate insensibili. Tutto come quella notte, quando troppo tardi si accorse di quell’auto a mille all’ora, e furono le sue gambe a pagare per la sua storditaggine. Pacifica era terrorizzata dai soldi che avrebbero dovuto spendere “mammina” e “paparino” per aggiustarla, mentre I due fratelli Pines erano invece molto più preoccupati per la sorte di Lau. “LAU! LAAAAUUUUU!!!!” gridava Dipper mentre la folla lo stringeva sempre di più, impedendogli di tornare indietro, condannando il più grande alleato degli uomini e delle creature delle tenebre a morire come un cane. Infatti uno spaventoso gigante incombeva sulla villa e, di lì a poco, anche su tutta Gravity Falls: l’enorme Paul Bunyan meccanico del locale luna park, contaminata dall’irriducibile GIFfany (che adesso voleva distruggere tutto e tutti senza preoccuparsi di Soos o di Wendy) stave spaccando tutto a colpi di scure e pedate. E I tre esperimenti Vicky, Ursula e Spinnerella ci avrebbero messo troppo a raggiungere lo Jefferson per far intervenire il Vanguard. Ma quando si dice la fortuna….ma andiamo con ordine: 1) Lau era senza gambe in quell momento. Per fortuna un grosso licantropo blu con Felicia in groppa se lo caricò anche lui in groppa, correndo via. Okay, siete un pò confusi. Quell licantropo era il John Talbain, il tizio che aveva chiesto a Stan di andare a vivere su in soffitta dai Pines. Questo fu il tema della conversazione tra Felicia e Lau. Al sicuro in una delle ex caverne dei nani, Morrigan chiese di potersi prendere cura di Lau, cercando (anche se le succubi non sono famose per le nozioni di meccanica) di aggiustargli le protesi delle gambe. 2) Mentre Pacifica continuava a lamentarsi, Stan e Ford scarrozzavano I due giovani rampolli del casato dei Pines, con Steven e Waddles al seguito alla “bottega del mistero” nel tentativo disperato di non farsi ridurre in macchinine Matchbox™ dai piedoni della Pauline Bunyan GIFfanizzata, finendo però in un cul-de-sac a causa di un enorme catasta di pini schiantati dallo stesso robottone che li stave inseguendo. E mentre sia Ford che Stan maledivano santi inesistenti per le loro e non solo imminenti morti, l’enorme GIFfany meccanica venne affrontata da un esercito di minotauri vogliosi di dimostrare FINO A CHE PUNTO potessero essere virile e mascolini. E a esseri si era aggiunto anche il padre di Wendy, anche e soprattutto per farla pagare alla VERA responsabile del tentato sbudellamento della figlia, da lui appreso in ospedale da quell Soos che aveva gonfiato come un Pallone per la sfilata del 26 Novembre. Accanto all’auto dei fuggitivi arrivarono quindi anche Soos e Wendy. Entrambi erano disperati neri. “Per favore Stan e Ford! Aiutate mio padre!” “Per favore Zio n’1 e Zio n’2, aiutate il padre della mia ragazza, altrimenti è la volta che mi uccide!” “E cosa diavolo possiamo fare? Non c’è l’abbiamo noi un robot gigante simile a Rick “The model” Martel che fa l’arcangelo Michele nel presepe vivente! Guardateci! Già non sappiamo come accidenti superare questa muraglia di legname!” 3) E mentre Ford-l’ultimo a protestare contro il destino baro e bastardo-incrociava le braccia mentre Stan rifletteva sul fallimento della sua vita, Pacifica rompeva le scatole perchè “sarebbe schiattata senza essersi passata l’ombretto” e Mabel piangeva a dirotto abbracciata a Stan, Blendin, il tizio dal futuro, intervene con il suo robottone (d’altronde nell’anno 207012 chi non ne ha uno?) mettendosi a combattere contro GIFfany, intenzionato a prendersi la rivincita su Cipher, che l’ha tradito facendolo umiliare da Dipper e Mabel. Nel mentre arrivò anche Vanguard, il quale si interessò a portare I Pines al sicuro. “Un pò in ritardo eh?” disse sarcastico Ford, mentre tirava un profondo respiro di sollievo. 4) Avevamo raggiunto l’osservatorio di Hood, da dove potevano vedere il macello che si era scatenato nella vallata. Non era una stagione turisticamente interessante (per il ponte primaverile di Aprile-Maggio la meta considerate migliore era New Orleans, a causa del clima da jungla manicomiale-sul modello di Anche I nani hanno cominciato da piccoli di Herzog-che regnava dopo le 18.40) e quindi non ci si sarebbe dovuti vergognare davanti a terzi di eventi che sarebbero interessati solo a Adam Kadmon. Ciononostante I cittadini di Gravity Falls erano in pericolo, e pericolo mortale per di più. Dalle parti delle miniere di Solomon I trasferiti da Clackamas erano braccati dai più feroci predatori della preistoria. Le loro auto, delle Aixam Chatenet Stella, erano perfette esche per le capacità associative occhio-cervello degli Majungatholus, I quali, come gli squali che confondono un surfista alla deriva con una foca COSA SI VEDE COSA VEDE UN ESSERE UMANO COSA VEDE UNO SQUALO Scusa nonna…..è tutto buonissimo ma una cosa alla volta! E quelli a piedi erano presi tra scontri tra titani tra Megalania e Tyrannoraptor, mentre Gravity Falls tremava sotto le zampe di possenti Brachiosaurus in fuga disperata braccati da Sebecus, mostruosi coccodrilli “galoppanti”. “Che facciamo zio Stan? Qui è il caos più totale!” “Non preoccupatevi!” risposero gli ex alleati di Bill. “Andremo laggiù e li faremo il culo a striscie!” “La vedo dura!” rispose scettico Stan “Voi siete personaggini scartati da un diario TokiDoki di Simone Legno, quelli sono dinosauri! Secondo voi chi vince?” ma c’erano pur sempre I Darkstalkers, vecchio Stan. Infatti mentre una delle famigliole dal Clackamas si trovava a rivivere una celebre scena di Jurassic Park senza la Colonna Sonora di John Williams e “Dio crea I dinosauri……Dio estingue I dinosauri……” che per un pò fu il nuovo “Togli la cera-----metti la cera--------“ un cupo assolo di chitarra (una Rockingbird Abstract) tuonò per la vallata come un rutto dell’Incredibile Hulk. I grossi e scoglionati Abelisauridi si girarono con la bile di qualcuno a cui rovini la performance di Air Guitar più epica della storia delle cose epiche. Era quell ragazzino con più midollo osseo che actina&miosina che Valentino aveva incontrato mentre si sfogava da quanto il mondo facesse schifo con un ukulele (wow….era davvero furibondo), quell Cedrìc con una Moonlander che adesso era Lord Raptor, il rocker-zombie maledetto e….tenetevi forte perchè una volta uno ci ha rimesso il pancreas……stiamo per avere uno zombie rockettaro che uccide dei dinosauri a colpi di chitarra. È così epico che non posso continuare a raccontare vs Alex Hirsch 1985-2013 (morto per figaggine Tornando alle cose serie, la povera famigliola del Clackamass venne salvata in un modo che sembrava stato concepito da Tenacious D e Louis Gassin sotto metafetamine, e all’inizio era terrorizzata dal mostro lì davanti a loro. Non abbiate timore, viventi disse loro. Poi, indicando il più piccolino, con l’apparecchio e allergico ai piselli, li consegnò una maglietta dei Massacre, dicendogli Continua a rockeggiare…..un giorno arriverai in cima Morrigan scoppiava di gioia nel vedere le altre creature delle tenebre (alcune delle quali da lei conosciute) combattere come un branco compatto e sincero di leoni contro Bill. “Neanche voi sareste in grado di credere ai vostri occhi!” disse il succube quando uscì dalla cupola dell’osservatorio per raggiungere il gruppo d’umani, affacciati sullo scoscendimento montano, fermandosi dal ribadire l’ovvio quando vide che ognuno aveva un binocolo, un cannocchiale o persino un sestante nautico, con cui assisteva alla cosa più incredibile della loro storia. “Morry” esordì Dipper “i tuoi amichetti sono un po’……[si mette a imitare un pazzoide facendo il verso dell’uccellino del cù-cù]” “Sì sono più svalvolati di una chiave inglese volante, ma sia lodata la Tenebra! Stanno combattendo per noi!” a Dipper stavano per smontarsi le braccia, ma più dalla gioia che dalla psicosi. Mentre Blendin aveva sconfitto GIFfany cacciandola in un limbo virtuale insieme al suo “amato” Rumble McSkirmish drenava i Brachiosaurus terrorizzati conducendoli al sicuro verso il Vancouver, in città il caos non si placava. La bottega di tappeti fatti a mano dei Jimenez-famigliari dell’affermata giornalista Shandra-per cui ogni tanto il misterioso “parrucchiere cairota” lavorava tra un turno e l’altro “acconciando” i tappeti freschi di telaio era attaccata dagli alligatori fuoriusciti dal Willamette, venendo però salvati da Anakaris, la vera identità del “parrucchiere cairota”. Indossava un armatura del Dio Sobek, il dio del drenaggio delle piene fluviali e della fanghiglia fertilizzante che ne derivava, con cui a colpi di Ivalata (grosso maglio tradizionale egizio) e imponendo le mani facendo valere l’Illuminazione divina del Dio che lo rendeva Sommo Sacerdote presso loro li scacciava e sedava. “do…dovremmo ringraziarla?” chiesero terrorizzati gli Jimenez. “No. Ringraziate Ra, che vi ha protetto” “OOOOOOkkay. Allora vorrà dire che uno di questi giorni lo invito a prendere una pizza!” Felicia e Hsien-ko erano però rimaste orfane di Morrigan , mentre Lilith cercava di contenere un'altra orda di creature mostruose, dei gatti selvatici impazziti e immuni ai gomitoli di lana e le crocchette di pesce. “Fel! Ma non eri tu quella in sintonia con le palle di pelo pulciose e miagolanti?” “Sì ma non con queste! Dannazione! Non riesco a farmi comprendere da loro! Sono creature troppo brutali e primitive!” ma oltre a una carica di cani con a dorso gli gnomi, l’intervento in extremis di Morrigan si rivelò fondamentale per impedire alla casa di Stan di ridursi a un cumulo di legname fumante. “Tardi eh?” “Dovevo vedere se gli altri stessero bene!” “Con lui come faremo, dopo, a stare ancora bene?” disse un impallidita Morrigan indicando il gigantesco agglomerato di Bill, Jedah, Demitri e Pyron. “Dove Una notte sul monte Calvo di Modesto Mussorgoskyjb per quando entriamo in scena in queto modo?” dissero mentre avanzavano arando la terra, distruggendo nel fuoco eterno tutto quello che avesse osato frapporsi a loro. Morrigan aveva un espressione d’incontenibile terrore e sgomento sul volto, diventato improvvisamente bianco come la cenere del Pinatubo. “Ehilà…c’è nessuno in casa?” chiese Dipper, poco prima che si voltasse a guardare quell’immensità, pronta a sfracellarli come un utente incazzato dà un pugno alla tastiera per farla rispondere. Ma mentre il colosso (il cui comando era di volta in volta passabile da Bill a Jedah a Demitri) stava per cancellarli per sempre da questo assetto dimensionale, Victor Gederheim riuscì a raggiungerne la testa (collocata a 56 metri di quota) cercando di violarla a pugni e scariche elettriche trasmesse dalle mani, simili per quest’occasione a defibrillatori. Troppo tardi però si accorse che il gigantesco avversario aveva caricato una fiamma con cui incenerirlo, come lui aveva fatto fare a quegli Huitzil dentro lo Jefferson, ma all’ultimo Sasquatch e il patriarca dei minotauri si frapposero nel tentativo di proteggerlo. Vedendo i corpi dei due giganti essere carbonizzati e ridotti in scheletri fiammeggianti, sia Morrigan che gli altri minotauri abbandonarono fatalmente le loro posizioni per correre addosso a qualcuno che ormai non poteva più beneficiare del loro affetto, esponendosi alla furia del Tchernabog divoratore. « Vidi poi salire dalla terra un'altra Bestia, che aveva due corna, simili a quelle di un agnello, che però parlava come un drago. Essa esercita tutto il potere della prima bestia in sua presenza e costringe la terra e i suoi abitanti ad adorare la prima bestia, la cui ferita mortale era guarita.
Operava grandi prodigi, fino a fare scendere fuoco dal cielo sulla terra davanti agli uomini. Per mezzo di questi prodigi, che le era permesso di compiere in presenza della Bestia, sedusse gli abitanti della terra dicendo loro di erigere una statua alla Bestia che era stata ferita dalla spada ma si era riavuta.
Le fu anche concesso di animare la statua della Bestia, sicché quella statua perfino parlasse e potesse far mettere a morte tutti coloro che non adorassero la statua della bestia. Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioè il nome della Bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia: essa rappresenta un nome d'uomo. E tale cifra è seicentosessantasei. » (13,11-18) ed era proprio 666 il simbolo numerico che Bill, ora guida totale del gigante, mostrava fiammeggiante sul suo petto. Morrigan venne attaccata da uno dei demoni di Bill, un gigantesco calamaro corazzato, il quale la imprigionò nei suoi tentacoli, simili a smisurate e sgocciolose code di serpente, arrancando poi verso lo Hood. Nel frattempo Hsien-ko cercava come poteva di distruggerlo tramite la sua Jiangshi-mobile, ma fuoco contro fuoco non poteva farcela. Ma l’aiuto arrivò dal cielo: la triade Zemmen-Aquileion-Voltajr, con la seconda che si discostò rompendo le line per gettarsi sul cefalopode e distruggerlo a colpi di becco e grinfie. Morrigan libera! E Vanguard si unì, venendo affiancato però da degli Huitzil. Pyron “spodestò” temporaneamente Cipher per assistere più confuse che arrabbiato a quell’improvvisa diserzione. “Cos’è adesso tutto questo? Cosa volete farmi? Osate forse sfidare me, il vostro sempiterno signore?” “ Noi non identifichiamo più Pyron come nostro signore-e-padrone. Pyron è debole. È debole perchè non ha mai volute essrre sconfitto. Noi abbiamo appreso dai nostril fallimenti l’essenziale lezione di non ponderare la vittoria assoluta. Pertanto noi non sconfiggeremo gli abitanti della Terra…..ma solo Te!” e I robot ribelli si misero a lottare contro il loro ex creatore. Tutto questo permise a Vanguard di affrontare Vìs-à-vìs Bill, facendosi armare dai suoi ex amici: Palla-numero-8 divenne I nuovi occhi di Vanguard, in grado di aumentare esponenzialmente il potere dei Raggi variabili; Coso-senza-forma prestò sè stesso a agghindare la bocca di Vanguard, divenendone le zanne, deflettendo e aumentando-sotto forma di un fascio differito di raggi sonori a alta concentrazione molecolare, Ettagonorberto si mise sulla bocca di Vanguard, dandogli un paio di labbra carnose da Balrog, che con I baffi rendono Vanguard assai simile a Dudley do right , Buco-della-serratura si scisse per diventare I 2 trompe-l’oeuil da cui lanciare le Lame modulari senza perdere tempo a aprire hangar e a attivare cannoni laser (infatti qualunque oggetto che venga fatto passare attraverso il buco della serratura viene rivestito d’una barriera energetica sovrannaturale ), Kryptos si mise sulla fronte di Vanguard, dotandolo di un cannoncino laser ausiliare, Paci-fuoco si disunì anche lui, diventando I (piuttosto pacchiani) tirapugni di Vanguard, Fuoconica divenne puro trietilaalluminio, e venendo assorbito per osmosi da Vanguard, che poteva così lanciare Indicate piriche notevolmente più potenti. Dentiera, a causa del posto soffiatogli prima da Coso-senza-forma e poi da Ettagonorberto si mise in mezzo ai pettorali di Vanguard facendoli assumere l’aspetto di uno Sternosagone [Popolo fantastico che Maffeo Polo, zio di Marco Polo, racconta di aver incontrato nell’isola dell’Hokkaido, e la cui caratteristica saliente è quella di avere lo spazio tra il mento e gli zigomi nudo, con la bocca spostata sul petto, nel centro esatto, sull’osso dello sterno, ndr.], Xanthar si fuse anche lui con Vanguard, facendogli assumere l’aspetto di uno Oozaru, il gigantesco babbuino dalla forza iperumana e dalla rabbia sconfinata in cui I guerrieri Sayan si trasformano quando osservano la Luna piena (o nell’unico caso di Kha’arot anche la Terra piena, quand’è sul pianeta degli Tsufuru), nonostante un cappellino da pagliaccio in testa e due minuscole aluccie da pipistrello, rapidamente oscurate dalle possenti ali di Aquileion. “Preparati a essere terminato, Bill Cipher!” dissero all’unisono le vocine dei vari ex amichetti dell’interessato Bill, creando un unico coro Greco di vocine sottili, idealmente doppiabili da Vittorio Stagni, Riccardo Suarez, Massimo Rossi, Alan Bianchi, Riccardo Billi, Glauco Onorato, Beatrice Margiotti, Aroldo Tieri, rivolte verso Bill, di nuovo comandante del gigante (e per questo venuto a diverbio con Pyron, il quale era lui in quell momento che comandava, o cercava di farlo). “Ho dei nuovi amici, se v’infastidisce tanto! Voi eravate una dentiera parlante, una palla di fuoco ossessionata dallo shopping, un minotauro con un ciucciotto sull’ombelico, un nanerottolo color caramella all’anice scaduta con un buco della serratura in faccia, un Goblin con le scarpe da rugby e 2 palle da biliardo al posto degli occhi, un----coso senza forma, e un ottadecagono con labbra glossate e baffi a volo di gabbiano!” “Ti sei dimenticato di uno di noi, Bill Cipher!” “ANCORA? Sì okkey c’è il filone di pane all’aceto di mirtillo con braccia e gambe da gorilla, ali da pipistrello neonato e quell’imbarazzante cappellino conico che indossi quando fai il tuo compleanno A CINQUE ANNI! È poi tanto un dramma se me lo scordo?” “Ci hai sempre turlupinato con la promessa di una falsa amicizia, Bill Cipher!” “Cos’è volete mettervi a fare le streghe del McBeth? Bè io Sheakspeare non l’ho mai amato. Prendetevi un pò di Stanislaw Lem piuttosto! Perchè dopo che sarò passato io, questo sarà IL PIANETA DEL SILENZIO!” e sferrò un diretto contro Vanguard, che però lui sviò con I nuovi Raggi Variabili, emissioni d’energia solida, come una cascata ininterrotta di cemento, in grado di creare distorsioni atomiche nella materiale nell’antimateria. L’avambraccio sinistro di Bill, adesso, era sviato, zigzagante, come un imaggine televisiva magneticamente influenzata di Magnet Tv di Nam June Paik, e, sebbene ormai fosse una pura espressione di materia, Bill accusava una fitta sorda di dolore in quella zona, come se gli avessero invertito le ossa carpali. “Che voi siate maledetti…..” ma mentre stava di nuovo caricando per colpire Vanguard, gli Huitzil si frapposero ancora fra I due. “Bill!” mentre Bill combatteva quell supposto infinito esercito di automi fluttuanti Pyron lo contattò psichicamente obbligandolo a dargli retta “Lasciameli combattere! Sono loro I miei traditori!” “E quegli altri sono i MIEI traditori! IO devo rompergli le ossa! Lasciali a me! Lasciali a me!” “Scusate se vi disturbo, a voi due lassù” intervenne Jedah “Ma se non ci decidiamo su chi sia il capo e chi dobbiamo uccidere per primo, finiremo noi fatti a pezzi! Mentre noi discutiamo di questioni così puerili (modello: su quale carrozza del treno suburbano-assolutamente gratuito e che non richiede alcun biglietto e che non segue quasi nessun orario-dobbiamo salire) quelli sono tutti uniti e solidali e saranno loro a distruggerci!” “Smettila! Stavo quasi stabilendo che ero IO a fare il capo!” “No! Ero io quello che stava venendo eletto capo! Non metterti a fare il tapino!” “Ma che tapino e tapino! Sai almeno cosa significa? Meschino, miserevole, infelice! Tu sei solo cocciuto! Cocciuto e presuntuoso!” “Io sarei presuntuoso? Stai parlando a un tiranno intergalattico di 65 milioni di anni!” “65 milioni di anni che avresti fatto meglio a spendere in imparare! Madonna santa, ma non eravamo amici?” i quattro avevano voci in grado di livellare le montagne, e di conseguenza i loro battibecchi erano perfettamente udibili a Morrigan, Dipper e gli altri, che li stavano coprendo di sguaiate risate a bocca piena. “E SMETTETELA DI RIDERE!” strillarono tutti e quattro. Alla fine, scartando il gioco delle pagliuzze lunghe e corte, l’ambarabà ciccì coccò, sasso carta forbice, sardina ina ina coccodrillù là, decisero di scindersi nelle loro quattro essenze. Alla scena, Morrigan e i suoi si sciolsero le mani in ripetuti strofinamenti interpalmari. “Andiamoli a prendere!” disse Morrigan , mentre Jedah, Demitri, Pyron e Bill erano giunti all’unica soluzione di mandare a ramengo la loro unione perché “l’unione fa la forza, ma da soli si sta molto meglio!” e le loro fiamme, i loro raggi laser, erano in grado di uccidere un essere umano, ma non una creatura della notte. Anche perché metà combattevano i buoni, metà se le davano gli uni con gli altri, e così facendo non solo i tre Pines A SEDIATE misero in difficoltà Demitri, ma Morrigan, una Barbie con le curve di Deborah Shelton, che Demitri, i cui muscoli erano gli stessi dello Schwarzenegger dei tempi di Mister Universo e Commando, avrebbe potuto stuprare 3 volte di seguito e spezzarle l’osso del collo, riuscì allo stesso Demitri a aprirgli il culo per farci passare un bel trenino Lionel degli anni 40. È come se una top-model schienasse un culturista. Questo non gli impedì di afferrare la succube per il collo e minacciarle di strapparle la carotide. Ma all’improvviso qualcosa uscì da Morrigan: l’essenza demoniaca innata in ogni succube, e che avvicinava i succubi ai satanassi veri e propri. Un ghoul che attaccò l’anima di Demitri, erodendola come il mare, il vento e la sabbia sta sgretolando il forte di Macchiatonda a Capalbio nel grossetano se non verrà recuperato dall’Ente del turismo. Morrigan, raccolta da Lilith, era quasi morta, ed era davvero debole e malaticcia. “datemi un dottore….” Sussurrò con un filo di voce. “Ci siamo noi! Abbiamo già curato la tua amica con le vibrisse, con te non ci saranno problemi” disse una cinguettante Mabel. Nel frattempo Jedah stava per abbattersi su di loro, ma Vanguard con i Raggi Variabili lo abbattè a pochi metri. Ford e Stan lo approcciarono uno armato della sua vecchia-ma mai così solida-mazza da baseball, l’altro con quella da pelota, dandogliele da bravi fratelli, cosa che non avevano più potuto tanto fare nel corso della loro vita. Jedah riuscì però a ribellarsi a quel pestaggio, minacciando di sparargli due reattori di un X_3 e di un X_29 nelle rispettive facce, ma una Morrigan al culmine dei suoi poteri demoniaci l’attaccò, aprendolo in due come se fosse un manichino di cartapesta. Gli ultimi due che erano ancora in attività erano Bill e Pyron. Il primo decise di attaccare i suoi singoli ex amici, evitando di concentrarsi sul Vanguard. i nostri allora si fusero-in stile God Mars-separandosi dal robottone di Lau per colpire il demone faccia a faccia, assumendo l’aspetto dello Shacktron, un entità che riassumesse in sé le migliori caratteristiche di ciascuno, rivaleggiando con un Cipher di dimensioni colossali, bruciante come l’omonima piramide di fuoco di Arthur Machen, insidiato però, come si vedrà, da un Pyron ancora ossessionato dall’idea di dover essere lui il padrone della gerarchia. Lo Shacktron aveva un aspetto paragonabile a quello del Vanguard ma molto più pesante, bombato e muscoloso. Anche lui possiede ali come il Vanguard, ma meno svolazzanti di penne smaltate come una regina del sambodromo, dure e piatte come quelle di un Iran Air Flight 655, da cui poteva sparare i Motori transeunti, le turbine alari che agivano come falciatrici, aiutandolo così a superare la barriera di fiamme vorticanti che Bill manipolava con lo scopo di trasformarsi in un gigantesco spinello a 452 °F, rintruzzandogli anche contro i suoi stessi tizzoni, come lo psicopatico all’inizio di Arma letale 4. Mentre Bill veniva addirittura accecato dal suo stesso fuoco, Lui il cui occhio è onnisciente, Shacktron lo centrò con i suoi Raggi stabili. Un immensa lingua di fuoco venne disintegrata dall’immane sparo d’energia, che centrò poi Bill lasciandolo carbonizzato e astigmatico: infatti adesso c’erano 4 Shacktron e 4 Vanguard. “In così tanti anni….un giramento di testa così…..mai provato prima….MAI” ma, in un attimo di tregua di questa sua cinetosi riuscì a catturare i 4 Pines (6 con maiale e il ruminante), intrappolandogli in una ragnatela, tesa tra le sue mani in una situazione che a Dipper fece pensare al ponte dell’Aiguilli de Midi nell’Alta Savoia francese, il ponte più alto d’Europa e anche il più pericoloso. Ecco, si stava immaginando in quel momento su quel ponte, colto da una tempesta, e in punta di piedi sul corrimano. Possibilità di uscirne abili per recarsi poi al festival del cinema di Cannes: -0%. Ci si poteva solo fidare di Vanguard…e di quell’altro. Con il Doppio braccio di ferro lo Shacktron recise 2 altre braccia di Bill, con le mani in fuoco, pronte a schicuzzare fiamme addosso ai Pines, la punizione per averli mandato contro le sue armi. Poi, sempre con il Doppio braccio di ferro, li raccolse seguendo la tabellina del 2 (essendo 6, 6/2=3, quindi in una mano Ford, Stan e Dipper, e nell’altra Mabel, Waddles e Steven). “ Vanguard, abbine cura finché non lo avrò sistemato” e Vanguard li raccolse nelle sue manone, non come il robot piangente sulla cover di News from the world dei Queen, ma come il Migù di Mia e il Migù Non così Così Tenendoli in una manona sola, tutti abbracciati come un branco di pinguini in formazione per affrontare il gelo antartico. “Il peggio è già passato” disse Vicky attraverso gli altoparlanti esterni dell’abitacolo dello Zemmen (che normalmente, nello Zemmen configurazione astronave, erano posti sulla sommità della cabina, e che in modalità torso del Vanguard sembrava un herpes labiale). Tornati dallo Shacktron e da Bill, il quale suscitò di nuovo in sé delle fiamme, ottenute dalle riserve interne di propano, facendo uscire le fiamme dagli intersizi dei suoi “mattoncini” costitutivi Bill Cipher con i suoi mattoni evidenziati Shacktron, travolto dall’Inferno, rispose con il Cannone fotonico, rispondendo, è proprio il caso di dirlo, al fuoco con il fuoco. Poi Shacktron, rimesso a posto il Cannone fotonico tenendo impegnato Bill con i Raggi stabili li sparò contro una coppia di Missili schienali, scalfendo per la prima volta, in maniera rilevante, la struttura pietrosa di Bill. Sparò poi i Missili tendinite, indebolendogli le gambine di sassolite, facendolo inchinare. “Tu la pagherai per avermi gambizzato” ma caricandolo Shacktron se ne disfece, estraendo poi, con le braccia incrociate, le doppie Lame proprzionali, unendole poi per i manicotti come un alabarda spaziale, scagliandola contro il nemico, erodendone una grossa porzione. Poi finì la partita con i Raggi stabili, e Cipher esplose. “Oh che peccato….Bill non c’è più? Ne sono enormemente dispiaciuto. Sapete cosa farò adesso? Gli farò un bel funerale vichingo!” disse un Pyron a cui avevano amputato la ghiandola del rimorso Mentre la tua mamma ti portava in ospedale Ti diceva sorridendo Lì c'è un dottore, sai , simpaticissimo Si, però alla fine m'ha narcotizzato E le tonsille s'è fregato. I vari ex compagni di Bill (che non ci mancherà per niente) si scissero lasciando Vanguard con tutta la responsabilità sulle spallucce a sezione cilindrica. Proteggendo I Pines il più possibile perchè corressero a nascondersi, Vanguard si difendeva dai possenti pugni di Pyron ergendogli una difesa con I tricipiti a muro, per poi decider a darsi una sviluppata e reagire come I muscoli sul petto pretendono a ragione che lui reagisca. Per fare questo il Vanguard s’incazzò come un piranha e prese Pyron per le sue antenne da calabrone rosso del Delaware e li mollò due serie testate, per poi esplodere con I Raggi variabili e le Onde elettroacustiche. Poi abbracciò Pyron come Eracle contro Anteo, esercitando una pressione che passò da 10 Pa a 200 Pa in 20 minuti, per poi buttarlo in aria e attivare I Missili addominali, riempiendolo di piombo. Poi colpì Pyron con dei calci selvaggi, eseguendone due: uno doppio centrandolo in pieni polmoni dopo un salto sulle sue mani, e uno quadruplo alla testa. Pyron ebbe però modo di reagire ingigantendo uno dei suoi pugni e fracassandolo sul faccione di Vanguard. Ne caricò poi un altro e lo fece precipitare sullo scroto di Vanguard, facendolo volare contro una montagna come se l’avesse colpito Braccio di Ferro, prendendolo poi per le gambe e usandolo come un aratro per sagomare daccapo l’Oregon. Vanguard li puntò le mani al torace e sparò le Indicate piriche, rendendo Pyron un gigante di fuoco sempre più grande. “Addirittura adesso mi dai potere?” chiese sarcastico Pyron. “Posso volere, voglio potere!” rispose la Bragg, mentre, per le dimensioni, a Pyron stave cominciando a girare la testa. Poi, facendosi aiutare dal Leuthem del Lunedì, il quale li mise a disposizione I suoi defibrillatori crionici, dei generatori di temperature allo e sotto lo zero Celsius che si appoggiano all’oggetto che intendono raffreddare come dei defibrillatori, per l’appunto, appoggiandosi sul legame traverso del carpo (dove c’è il reattore delle Mani volanti), con il Vanguard che riutilizzò le Indicate piriche. Le fiamme, adesso erano al tempo stesso caldissime e freddissime (una delle numerose combo di Vanguard) e Pyron si trovò bloccato in una stasi dimensionale in cui al tempo stesso s’ingigantiva e rimpiccioliva nello stesso istante. Pyron, più immobile di una statua, vide il Vanguard dissasemblarsi e attaccarlo con questa strategia. Un Pyron più morto di Echo il cratto di Zamonia cercò di sparare alcuni lapilli a triangolo retto con ipotenusa lunghissima contro l’Aquileion, che se ne disfò con una facilità così soave da essere sadica. Zemmen tranciò entrambe le braccia di Pyron, e Voltar “prese la rincorsa” attivando la Doppia disintegrazione vorticando su sè stesso, trapassando a 1000 nodi Pyron, dissolvendolo. Italia. Reggio Emilia. Piazzale Guglielmo Marconi. Ford Pines aveva volato in solitaria attraverso l’Atlantico atterrando nell’aeroporto di quella città, in Via dell’Aeronautica, e facendosi accompagnare a un vicino parcheggio da una guida locale. Era sulla pensilina del treno diretto a Napoli, dove, in una città a 23.49 Kmh, l’aspettava Morrigan, arrivata con la notte, e abbagliata da luci lontane che le ricordavano Hollywood (era all’incirca quello che li aveva detto), e che in tutta sincerità dovevano essere quelle sbrilluccicose di Boscofangone, e che l’avrebbe aspettato ai bordi del sogno. Guardando la sua bussola da polso costruita da sè, Ford si issò sulle sue gambe, due colonne lavorate dalle intemperie e dalla vita, e sia avviò nel punto esatto dove supponeva il suo vagone, il 12;4A, si sarebbe fermato. Si fermò in corrispondenza della motrice. “Io mi sbaglio sempre; dovrei smetterla di pensare, come fanno le meduse; ci pensa la corrente marina a sbatterle per I sette mari” e rettificò il punto della banchina in cui sarebbe dovuto andare, mentre, alzando un ultimo sguardo al cielo sospeso tra la stazione parallela a Via Emilia San Pietro e gli edifici giraffeschi perpendicolari a Via Bligny vide il cielo virare in un blu cupo arricchito con grosse nuvole nere, sparendo nella carrozza, “inciampando in mille zoccoli formando una pozza vicino al Guadalquìvir delle stelle” verso il suo posto, abbassando come “rito di fondazione” il finestrino dalla sua parte e infilandovi la testa attraverso, come un cane eccitato dall’autostrada. La notte stave venendo, il treno correva, superava autostrade deserte, irrideva autogrill a ponte (come quello fiorenzuolano) sembrava davvero un diretto partito dalla ferrovia di Cheyenne verso Los Angeles….e dunque Hollywood. Le luci erano quelle vive e di quando la N.R.O.A (Nationals Railoads Of America) taglia da Cheyenne a Salt Lake City, da Salt Lake City a Carson, Nevada, da Carson, Nevada a Sacramento e da Sacramento a Hollywood. “Hollywood sto arrivando!” strillò nella sua mente Ford mentre una Luna diabolica sorgeva come una pinna d’orca dal mare di nuvole nere con il convoglio che attraccava alla stazione napoletana “Enrico Alvino”, mentre I decori della stazione, la Fontana, diventavano parte di un sogno a occhi aperti dark deco, mentre li veniva quasi spontaneo danzarvi attraverso, sebbene Ford fosse abbastanza avveduto da rendersi conto che solo lui era il sognatore là dentro, allorché la DC mini non l’avevano ancora inventata. L’autobus, uno Irizar platinato, lo stava aspettando per Pomigliano. “Bonne-soir Ford” le disse un elegantissima Aensland mentre ballava da sola nella penombra della hall, reggendo una Citröen DS 10 Wheeler Bburago™ facendola volteggiare. “Attenta a quell’affare” le disse distaccato. “Gentileeezzaaaa” disse Morrigan rimettendo al suo posto il modellino scimmiottando un robot con troppa delicatezza in corpo. “Facendo le persone serie” disse Ford “Qual è la natura dell’appuntamento? Perché siamo venuti qui?” “E’ perché ho scoperto questo comune che è il mio caleidoscopio verso Hollywood” “Hollywood? Innanzitutto hai sbagliato punto d’osservazione. Hollywood è a [pensa accuratamente alle distanze toccandosi le papille del salato] 779, 84815 kilometri. Quindi prima da qui a Pomigliano devi andare a Milano, poi da Milano a Nantes, poi da Nantes a Washinghton, e da Washinghton a Hollywood. I tuoi occhi fanno in tempo a andarsene a spasso come il naso di Gogól mentre cerchi di utilizzare questo tuo !” “Ma è ovvio che le distanze siano così grandi! Ed è altrettanto ovvio che se parti da qua, e vai a Napoli, in Via Michele Kerbaker, e alla Città del Sole chiedi un Pomigliano, quelli ti prendono e ti trasferiscono in Via Udalrigo Masoni” “Che posto è?” “Un manicomio” “Dicevo: so benissimo qual’è la realtà, ma per una volta abbandonati a quella fantasia che ti ha fatto diventare quello che sei oggi. Sali con me in camera. È la sette del settimo piano. Quando si dice magia……” di magia però la savanna campana ne suscitava ben poca. Pomigliano era stata costruita su un territorio acquitrinoso, e quell’acqua Marcia ancora esalava il suo fetore rancido nei giorni di caldo, non certo quelli novembrini. Non si sarebbero più incontrate luci di una città se non fino a Bari, dall’angolazione dell’Hotel Ferrari, la città più grande andando in quella direzione, uscendo dalla Campania e entrando in Puglia. La stanza era anonima, non era nemmeno una delle camere principali; vi si accedeva mediante un ascensore defilato ed era tra le meno garantite. C’era una puzza di sigarette e treno suburbano a Luglio da ammattire il fiato. “C’è un motivo per cui questi posti vengono considerati così infimi” disse Ford, riflettendo sui quei registi che procacciano locations anche sgradevolmente plebee per fare “realismo cinematografico”, come Federico Zampaglione o Marco Ferreri, se scendessero dal loro trono incollato a una trave pericolante e andassero laggiù anche solo a pisciare nel bagno, dove almeno si respirava deodorante alle erbe transalpine di bosco, e poi che continuino a fare I furbi. “Ma infatti, non è necessario che tutto debba sempre essere sfarzoso. E poi l’oro a 40 carati dell’Hotel Ritz ci oscurerebbero gli occhi sul sogno che noi vogliamo fare, perchè troppo oro ci appesantirebbe le ali. Addormentati, e non essere, non farci essere, come il pescatore e la moglie nella fiaba del rombo. Questa, quella, è la nostra Hollywood, per una notte sola….” Questa città non è bella Questa città non è grande Questa città non ha nemmeno vie con un buon nome Ma per una notte Anche tre notti Sarà la nostra Hollywood E Napoli era Manhattan Con i grattacieli di Porta Capuana Echi di un isola lontana L’autostrada era larga e a Boscofangone Letargivano la nottola e il visone Facevamo per idiozia Pomigliano la nostra Broadway E con la più imbecille fantasia Nola la nostra Hollywood Era Gennaio dell’ottantasei e non si sapeva ancora Dei Babau di Chernobyl Dei mafiosi di Isola delle Femmine Della Borsa bombardata e dell’Arabia dinamitata E la felicità non durò che un Epifania In un vecchio cortile lungo la via Si erano spostati al caffè Mennella di Portici, in Via della Libertà. “Se rinunciassi a questa mia curiosità innata” attaccò Ford “io diventerei pigro, un ombra che cammina, un ossobuco teso per i suoi tendini alla sua lombata, una coscia con un corno desolato” “Stai citando Lorca?” disse Morrigan, mentre i suoi occhi-di Morrigan-erano come corde di salterio tese fino all’orgasmo, con i bastoncelli che affioravano dall’occhio, nello sforzo di osservare nella maniera più profonda possibile. “Bè sì…..noi siamo persone che stanno parlando di cose che sanno…però a che ci serve? Che aggiunge a quello che vogliamo dirci? Che scopo hanno parole come queste? Sai tu forse dirmelo?” “Chiedi a me se quello che hai detto ha senso? No, se questa è la risposta che vuoi questa è: no, non ci ravvedo un senso, una coerenza, degli elementi di sensatezza qui, a Portici, in una città che gli intellettuali tanto odiano” “Senza la mia curiosità io non sarei nessuno, non avrei motivi profondi per vivere. No, continuo a essere inesorabilmente teso per colpa, e per grazia, di questa molla di tensione che continua, tesa come le corde di un clavicembalo, a scavarmi nello stomaco, facendolo soffrire per l’espansione forzata a cui questa macchina lo sottopone” “Adesso sei più calzante, metaforicamente più ispirativo. Una grossa molla….da trenino dell’isola di Wulai che è già sufficiente….che nel tuo stomaco te lo allarga cooptatamente come un forcipe, e che, a causa della punta acuminata, ti ha formato una bella coppia di polipi, per di più in cancrena. E se ti schiacci gli obliqui esterni per ridurre, comprimere quella macchina non ci riesci, vince sempre nel tornare alla sua vecchia lunghezza, stabile ma che è come se non la finisse mai di espandersi, in un qualche modo ruotando su sé stessa e con quello sperone a cacciavite aprendosi la strada nelle pillose pieghe gastriche, sparpagliando smegma insaguinato di stomaco scorticato, forfora sanguinolenta di pilli scalpellati. E più schiacci-inibendo nel bluastro del quotidiano questa tua titanica ispirazione, questo tuo insaziabile slancio ascensionale-più la molla ruota e si sdraia, si sdraia e ruota, tornando a piagarti i punti erogeni con le Grandi Domande Irrinunciabili. Mi sembra una di quelle situazioni insanabili che all’uopo descrivono un uomo il cui cammino non avrà mai fine” “La ginkana è tesa sul niente, e il niente mi attrae irresistibilmente. Quindi….tornerai a Gravity Falls? Da qui le distanze sembrano sfide allo spazio e al tempo…..all’Universo stesso” “Già. O meglio credo che Stan sia più importante laggiù che quaggiù al mio posto. Gravity Falls ha il seme dei Pines incistato così tanto in profondità che io sono di troppo. C’è un posto in particolare di questa Hollywood che t’interessa visitare?” Erano tornati a Napoli, con un grosso arrivato a sorpresa da Caserta che spingeva sulla sua fisarmonica come una macchina industriale per capire la resistenza alle spinte e agli urti di un mobile, mentre cantava una cover ‘ddu core partenopeo di Nannì Nannì di Ettore Petrolini, sotto a un maestoso portico affacciato sul porto, salendo verso il Vomero, dove Morrigan, credendosi l’immortale Giulietta Masina di Le notti di Cabiria, aveva cominciato a trattare Ford come lui, Amedeo Nazzari, la tigre di Cagliari. “Allora?” “Allora….io vado. Mi attenderanno, lassù, prima o poi. Lassù, qualcuno, mi ama” FINE Doppiaggio: a cura di Mario Brusa Gabriel lau: Massimo Gentile Vicky Bragg: Loredana Nicosia Ursula Karloff: Cinzia de Carolis Spinnerella: Alessandra Korompay 8 ball: Luca Ward Amorphous shape: Massimo Lopez Ettagonorberto: Alessandro Rossi Key Hole: Stefano Crescentini Kryptos: Paolo Kessisoglu Paci-fuoco: Mario Bombardieri Fuoconica: Antonella Rinaldi Dentiera: Dario Oppido

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