Recensioni per
La nuova vita del professor Quasi
di The3rdLaw

Questa storia ha ottenuto 23 recensioni.
Positive : 23
Neutre o critiche: 0


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Recensore Master
03/06/17, ore 14:08

Sbuffa. Quello specchio l’ha proprio stancato. Guarda per terra, e lì trova una spada. Sorride e prende l’arma in mano, quindi torna a guardare il riflesso. Si gode ogni dettaglio del suo volto ora terrorizzato.

Ecco, questo è il momento della catarsi. Affrontare il proprio "specchio" e distruggerlo, per poi diventare qualcos'altro. Una catarsi che però viene lasciata un mistero, non sapremo mai se il Professor Quasi si è dissolto perché è morto o se si è dissolto perché i suoi problemi sono stati superati e Quasi era la somma, vivente, di quei problemi.

Una bella storia introspettiva, che fa del flusso di coscienza una lama che incide senza però tagliare fino in fondo. Gradevole e divertente da leggere.

A prestissimo
Morgengabe

Recensore Master
03/06/17, ore 14:05
Cap. 7:

All’inizio vedere che la vernice in quel secchio è diventata sangue e scoprire quei profondi tagli che ha sulle braccia gli ha fatto impressione, ma ora si è abituato a quella vista, anzi pensa che doveva aspettarselo.

Te l'avevo detto che i tagli sulle braccia erano sintomo di autolesionismo, no? :P
Detto questo: Ci siamo QUASI. Il professore cerca di coprire con il suo dolore le mancanze della vita.

Il prossimo passo è la catarsi.
Morte o Vita?

Recensore Master
31/05/17, ore 12:59
Cap. 6:

Nonostante ciò, non riesce a staccargli gli occhi di dosso. L’espressione costernata lo fa sentire soddisfatto della sua autorità, la sente un po’ come se fosse qualcosa plasmata direttamente da lui.

E qui invece si legge la mancanza di potere che il professor quasi ha o percepisce nella sua vita. Un impotente sessuale? O forse una persona con una posizione o una vita incredibilmente sotto quelle che erano le sue aspettative?

La psiche del povero quasi è un colabrodo, meriterebbe un abbraccio o una testata, non lo so.

Recensore Master
31/05/17, ore 12:42

"Quella foresta continua a farsi sempre più scura e i rovi sempre più frequenti. Neanche cerca di evitarli: non gli portano né dolore né ferite. A proposito di ferite, i tagli sulle braccia stanno ancora sanguinando, dopo tutto questo tempo… da quanto tempo ha quei tagli, in realtà? Non sa rispondersi, neanche sa se il tempo ancora esiste. Poco male: finché non prova dolore, non gli importa molto."

Qui ci ho visto un forte richiamo all'autolesionismo. Come se l'inconscio del professor Quasi fosse quello di una persona che - nel mondo reale, quello per il quale non riesce a trovare un'uscita - sia abituato al dolore fisico.

Anche qui visioni terribili, continue, domande senza risposta.
E quel "NE E' VALSA LA PENA?" risuona sordo come un tamburo nelle nostre teste.

Vado al prossimo
Morgengabe

Recensore Master
31/05/17, ore 12:39
Cap. 4:

Weird.
Il termine inglese che indica questo genere di stranezze. Manca il pulp, perché qui le vene weird si avvitano su se stesse mentre gli incubi del professor quasi sfumano all'interno del suo inconscio. Ospedali da Silent Hill, PUZZLE DI ORGANI e inseguitori armati di forbici affilate si susseguono in una sfilata da incubo.

Procedo immediatamente al prossimo capitolo
Morgengabe

Recensore Master
23/05/17, ore 14:59

Inizio a farmi una sola domanda, tra bambole giganti e vernice per cancellare parole incise nell'anima. In questo viaggio dell'inconscio, in questo luogo che è il mondo del sogno del Professore, chi è - davvero - il professor Quasi?

Recensore Master
22/05/17, ore 12:15

Questo capitolo è più riuscito del primo e più evocativo nelle parti più squisitamente horror, il paragone finale con la bambola di porcellana per esempio è davvero bello, per quanto sia un'immagine classica.

Un altro lettore dice che c'è un che di pirandelliano sul fondo del tuo racconto, come un rigurgito delle visioni del grande maestro. Io mi spingerei ad aggiungere che trovo più elementi di rimando a Kafka e alla sua metamorfosi qui: lo straniamento corporeo, letteralmente fisico, del tuo protagonista diventa poi mentale e non il contrario.

Dietro questo tuo piccolo lavoro, si vede tanta passione e tanta cultura.
Brava.

A presto
Morgengabe

Recensore Master

Ciao!

Dopo il tuo passaggio mi sono fiondato a leggere qualcosa di tuo, sfruttando questo momento di tempo buco in cui poter leggere liberamente. Ho scelto questa storia perché è tantissimo che non leggo un horror come si deve, e quindi volevo davvero assaporare che cos'è la paura per te.

Devo dire che sono rimasto soddisfatto: L'incipit molto psicologica lascia il posto al surreale, ma tratti temi molto scottanti e importanti. Parli del sé, della percezione di noi stessi, del modo in cui ci vediamo e sentiamo e nel frattempo descrivi questo terribile mondo da incubo, a metà tra Silent Hill e l'inconscio di Ozpetek!

Il tuo stile di scrittura è fluido, gradevolissimo. Scorre rapidissimo e mi piace molto, anche se diventa un po' piano nelle scene più orrende, faccio un esempio:

"Qualcosa gli dice di guardarsi solo avanti. Ad un certo punto, però, non riesce più a resistere alla tentazione e si guarda a sinistra.
Un centinaio di bulbi oculari lo stanno fissando. Si guarda a destra. Stessa cosa.
Corre. Ancora una volta, non tocca più terra."

Questa scena dovrebbe essere una delle più terribili del capitolo, dato che è letteralmente il primo incontro con il sovrannaturale. Tu descrivi "Un centinaio di bulbi oculari che lo fissano" e secondo me rischi di smontare il pathos con questa informazione così pronta e puntuale. Mi spiego: Al posto tuo avrei cercato di utilizzare delle perifrasi per indicare i bulbi oculari, in modo da fare intendere cosa fossero, senza però dare un'indicazione così precisa, così medica, che rischia di stonare in un horror surreale!

Tolti questi dettagli, davvero interessante.
Continuerò prestissimo

Morgengabe

Recensore Junior
24/04/17, ore 11:18
Cap. 6:

Wow, penso che questa sia la prima volta che il nostro caro professore parli in questa storia.
Di certo è un bel cambiamento rispetto al solito - anche se ormai sembra essere gradualmente abituato alle bizzarrie di questo modo - e lo vediamo molto più freddo, con quel "smettila" che riesce a fermare il mostro che lo stava inseguendo.
Con questo capitolo hai reso ancora più evidente il lato "oscuro" - chiamiamolo così - del professore, che per carità, si vedeva anche negli altri capitoli, ma credo che in questo lo si vede ancora di più.
Ottimo lavoro!

Recensore Junior
24/03/17, ore 18:12

E così ci apprestiamo a concludere questo viaggio splendido e curiosissimo, enigmatico, criptico e moooolto ambiguo. Purtroppo questa volta sono stato costretto a venir meno alla mia puntualità, causa forza maggiori che nei giorni scorsi non mi hanno neppure permesso di entrare su efp. Sono sicuro, comunque, che avrai atteso il mio parere, e quindi eccomi qui!
Dunque, posso iniziare dicendo che è stato un finale davvero "arcano", molto suggestivo e ricco di significati e sillogismi che, a mio modesto parere, sembrano studiati per bene... "a tavolino", no? Il nostro Quasi ha raggiunto la pace interiore, dopo un tormentato percorso che ha facilitato e ostruito la sua crescita personale e che ha forgiato in toto il suo ego, mostrandolo alla luce per ciò che veramente era; un uomo ampiamente sconfitto ed enormemente spiazzato. Il fatto che faccia il suo ritorno in un luogo a lui familiare è sinonimo del fatto che Quasi ha finalmente ritrovato la sua via - quella retta - non più tormentata da nemici o da insolite foreste senza uscita, si è sbarazzato della parte più insolita del suo corpo - impersonata dalla figura contorta allo specchio - ma è il suo posto a non riconoscerlo più ora. Quasi è troppo cambiato per appartenere a quel luogo etereo che si è lasciato alle spalle, ed ora la sua vita non potrà più essere la stessa. La sua ascesa dunque termina con la sua fine, scritta egregiamente e con molta solerzia. Il cancello che apre i suoi battenti verso un nuovo mondo, un mondo fatto di luce pura e più che bianca, è il simbolo dell'infinità che si prostra agli occhi del professore... in una scelta di percorso che lo dilania e che lo assorbe; un'altra vita, magari. Non potevi dare finale migliore a questa storia; attenendoci al livello narrativo della vicenda, con una struttura che chiude il "progresso" di crescita caratteriale e non di Quasi. 
Sicuramente tornerò a leggere la storia - magari quando sarò meno impegnato - nel corretto ordine cronologico, ma nel frattempo non posso che complimentarmi per aver mischiato i capitoli del racconto e per aver sovvertito il loro schema in questo modo: sinceramente non mi sarei mai aspettato questa tecnica, in quanto, nonostante il racconto non avesse un corretto filo logico, stava benissimo in questo modo... ma ora sono proprio curioso di capire cosa potrebbe venir fuori da una lettura più razionale e meno sognatrice. Mi piacerebbe sapere, inoltre, in che modo ti è venuto in mente tutto ciò... se posso permettermi... nel senso che adorerei sapere se ho centrato alcune teorie, se ne ho sgarrate altre, e se il viaggio di Quasi è stato scritto per rendere metaforica la crescita spirituale, terrena etc... di un uomo.
La mia curiosità mi rende insaziabile!
Che altro dire? Hai proprio ragione, ciò che ogni scrittore aggiunge alle sue opere, e che pertanto sono uniche, è un frammento del suo cuore... be', è per tale ragione che posso affermarti che tu hai saputo donarci tutta la passione messa nello scrivere di Quasi, tutto il tuo amore per questo genere e, cosa più importante, proprio il tuo cuore! 
Complimenti vivissimi; se e quando vorrai scrivere qualsiasi altra cosa del genere, io sarò sempre in attesa per darti il mio appoggio... nel mentre, perché no, potrò sostenerti in tantissime altre tue opere! Se lo vorrai, non esitare a chiedere.
Ribadisco; un viaggio coi fiocchi, una lettura piacevolissima ed uno scenario tanto poetico e suggestivo, specie nel finale, da lasciarmi molto soddisfatto!
Grazie per la storia e buon pomeriggio Law! :)
 
(Recensione modificata il 24/03/2017 - 06:16 pm)

Recensore Junior
17/03/17, ore 15:38

Wow, da dove iniziare.
Innanzitutto non oso neanche immaginare l'effetto che potrebbe avere su qualcuno il vedere se stesso ma morto, quasi mi dispiace per il nostro caro professore. Però d'altra parte è anche vero che ne ha viste di così tante che ormai avrebbe dovuto farci il callo a situazioni del genere.
Un particolare che mi ha colpito molto è quello del cuore mancante. C'è un buco, letteralmente, e se parte di me vuole credere che sia perché nella "vita reale", il nostro caro professore è effettivamente morto, l'altra ne dubita.
In questo tipo di storia è sempre difficile distinguere quello che ha un significato più profondo da quello da prendere semplicemente alla lettere, e mi piace che nonostante tutto non ci stai aiutando, come autrice, così ognuno ha modo di farsi la propria teoria e di ragionarci sopra.

Recensore Junior
16/03/17, ore 17:29
Cap. 7:

E rieccoci qui!
Ormai fremo dalla voglia di leggere questa storia, di scoprire cos'hai in progetto per noi lettori... ma devo ammettere che la situazione sta divenendo incontrollata a tal punto che dare una giustificazione coerente ad ogni azione del protagonista è allo stesso tempo strano ed impossibile.
In questo capitolo Quasi prova a rimuovere le macchie nelle pareti della sua abitazione con furia e forza, le gratta, ci passa sopra strati e strati di vernice, ma invano. Credo di aver capito però quale metafora la storia voglia fornirci con questo passaggio: Quasi vuole cancellare il vecchio sé per modificare quello contemporaneo. Egli prova e riprova a soffocare il suo ego, le sue paure, la sua instabilità... ma non riesce, perché in fondo, per quanto gli sia doloroso ammetterlo, lui è Quasi, e basta così. E' per questo, credo, che alla fine scrive rassegnato le sue parole sul muro (e lo fa col sangue!) "Come sempre"... eh già... perché non si potrà mai decidere di reprimere comportamenti e caratteri che sono propri e personali di un individuo, qualunque esso sia, senza dimezzare o spezzare la sua stessa persona.
Un capitolo che mi ha fatto riflettere molto... complimenti e buon pomeriggio!
(Recensione modificata il 16/03/2017 - 05:31 pm)

Recensore Junior
09/03/17, ore 17:31
Cap. 6:

Ciao Law!
Be', senza alcun dubbio questo "mostro" che perseguita il nostro poverissimo Quasi deve essere una qualche belva del suo più intimo animo. Chissà per quale motivo questo "esperimento" uscito male è tanto accanito con il professore! Forse, e dico forse, potrei anche rispondermi... dopotutto non c'è nessun altro in questo mondo interiore di Quasi, all'infuori delle sue paure più profonde e cruente, ed egli stesso se ne è accorto osservando gli edifici senza porta (che penso facciano riferimento ad un blocco causato, magari, dall'agorafobia o dalla claustrofobia... perché è ovvio che tutto ciò è frutto della mente di un uomo molto complesso). Il mostro in sé potrebbe essere un ostacolo della vita, la difficoltà del percorso che non è mai liscio come l'olio, ma che presenta sempre le sue più brutte bestie. E chissà che con un po' di voce, con un po' di durezza, queste paure non si possano vincere? Be', credo che Quasi stia iniziando a capirlo... tant'è che si domanda se il mostro, ora che sa, possa stargli addosso con più insistenza! Come sempre, leggere questi brevi capitoli mi piace tantissimo... è molto piacevole volar via con la mente verso teorie enigmatiche e contorte! Un grazie e buona giornata :)

p.s. ti sottolineo quest'errore di battitura: "plasmataa"

Recensore Junior
23/02/17, ore 19:06

Finalmente il nostro caro Quasi è tornato; sono davvero felice!
Che dire? Il tuo stile si mantiene ovviamente identico a quello utilizzato nelle volte precedenti, come al solito fluido, scorrevole e diretto.
Il nostro professore continua a procedere nel suo ipotetico "viaggio" ai confini della realtà e dell'inconscio, probabilmente ancora troppo lontano dalla soluzione a tutto quel grande e sfarzoso dilemma.
La tomba che vede nel percorso è sicuramente un elemento inquietante, uno dei tanti, dopotutto, ma con una vena più lugubre di qualsiasi altro elemento (che siano inseguitori assetati di sangue, bulbi oculari volanti o scritte sanguinolenti). E il fatto che sopra vi siano impresse due date [una avrà a che fare personalmente con Quasi?], che dentro vi sia un corpo senza cuore - simbolo, probabile, dell'essere privato dell'amore, del calore che lo ha reso pallido - e che ci sia il medesimo Quasi nella bara, lascia davvero i brividi nel lettore. Che strana sensazione potrebbe mai suscitare il comprendersi defunti? E quale emozione potrebbe scaturire dal vedersi in quelle condizioni? Di certo Quasi deve essersi sentito davvero in preda al panico più totale... ed è a questo punto che riprende a camminare per riscaldarsi.
Come al solito, la voglia di continuare a leggere è più grande di qualsiasi altra cosa: credo sia una di quelle cose che mi hanno fatto apprezzare quest'opera... e che mi hanno indotto a seguirla! :)
A presto Law!
(Recensione modificata il 23/02/2017 - 07:07 pm)

Recensore Junior
10/02/17, ore 17:24
Cap. 4:

Se dovessi trovare un solo aggettivo per descrivere quello che ho letto, questo sarebbe "strano". E sì, proprio così, strano e contorto, quasi come fossi all'interno di un incubo... uno di quelli che ti perseguitano per tutta la notte, finché non riesci ad aprire anche uno solo degli occhi. Credo proprio che il nostro professore si trovi in uno dei suoi peggiori incubi, e tutto ciò che vede non può che essere dettato dalle sue più remote fobie. Organi, ospedali, porte, stanze e corridoi che non finiscono mai. Non è che si tratta di un incubo da coma? Magari il nostro protagonista era in ospedale e, purtroppo, non ce l'ha fatta...
Non sai quanto fremo dalla voglia di capire cosa significhino tutte queste criptiche situazione o come e perché tutte queste contorte creature e cose (vedi i reni) interagiscono con il nostro Quasi. E se fosse la rappresentazione di una malattia o di una forma di depressione? Sarebbe triste, ma dannatamente bello, reso in maniera perfetta a mio modesto parere. Corridoi bui, senza fine, le cui uniche luci (candele e rare lampade eletrriche o a led) sono poche, e dove le tenebre non hanno mai fine. Il buco nero che lo risucchia potrebbe essere il pessimismo di uomo sconfitto dalla malattia, e gli stessi mostri potrebbero essere solo gli ostacoli della depressione. Oppure ancora ci stai descrivendo il mistero della vita, con i suoi alti e bassi, con i suoi misteri, con le sue scale in discesa, con le sue luci e con le sue tappe che, pur sembrando sempre uguali, celano ogni volta sillogismi nuovi e stupefacenti. Insomma, la mia mente frutta tante, troppe idee!
Alla prossima ^^
Makil_

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