Recensioni per
Principe del Caos, Re del Cinismo, Imperatori del Disastro.
di NobodyUnderstandsMe

Questa storia ha ottenuto 46 recensioni.
Positive : 46
Neutre o critiche: 0


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Recensore Junior
08/07/17, ore 22:03

Quello che più apprezzo di ogni tuo singolo capitolo è che non sono mai di passaggio: ognuno ha un ruolo specifico; in ognuno di essi vi è un avvenimento che avvicina - e allontana allo stesso tempo - i due protagonisti. Niente è lasciato al caso, se non ciò che tu vuoi che lo sia: i riferimenti geografici, le descrizioni fisiche di chi non ritieni importante, il contesto politico-sociale - non vuoi appesantire il tutto: è apprezzabile.

Recensore Junior
08/07/17, ore 22:00

Questo gioco di sofismi va avanti: l'uomo sfrutta prepotentemente la sua cultura per portare il ragazzo dove vuole lui, affinché possa appurare delle verità filosofiche; il ragazzo permette il tutto all'uomo, vedendosi schiacciato dalla sua intelligenza. Non sempre. Quasi. Interessantissimo.

Recensore Junior
07/07/17, ore 21:33

Il tuo stile si evolve: veloce, afferra le influenze e le modifica a suo piacimento. E così cambia anche la tua scrittura, che, però, mantiene quel carattere di eruditismo e di aulico tipico di una scrittura di matrice aristocratica: non scrivi per tutti; forse neanche per pochi; forse scrivi per nessuno. Chissà se è un bene o un male.

Nuovo recensore
05/07/17, ore 23:13

"Spegnete il sole:
Spavaldo,
Ride di spine
Incastonate
In questo corpo
Di crisantemo
Che impallidisce." - Quando la filosofia viene riassunta nella poesia: un connubio, ahimè, micidiale. Continua così.

Nuovo recensore
05/07/17, ore 23:10

"Scusami se risulto incoerente nel mio non sapere odiarti. Scusami se ti compatisco. Scusami se, dopo queste melliflue invettive, tornerò a provare per te quella vile pulsione umana, che, lenta, divora l'animo. Scusami, padre, ma io non so odiarti. E, forse, neanche so amarti. Perché, se ti amassi, saprei dirti la verità. Dirti quanto tu mi faccia soffrire. Ma non ne sono capace. Quindi ti odio. Senza saperlo fare. Scusami." - Realistico, talmente tanto da fare male. Quello che tu chiami "equilibrio tra decadentismo e filosofia", io, personalmente, lo chiamo "realismo maledetto": vi è sempre una base psicologica realista all'interno di questo esagerare e portare all'esasperazione certe discussioni. Bravo.

Nuovo recensore
05/07/17, ore 23:06

Filosoficamente, interessante; poeticamente, eccellente: un groviglio di emozioni, di frasi gettate sulla carta in maniera cruda, di persone che si feriscono anche solo parlandosi. Interessantissimo.

Recensore Junior
02/07/17, ore 22:59

Molto interessante questo approfondimento psicologico dato dal dibattito tra i due: è vivace ed è giustificato dal fatto che l'adulto sia un prof. di filosofia. Interessante anche la poetica, sebbene tu ripeta alcuni termini in entrambi come se divenissero simboli di entrambi - è voluto?

Recensore Veterano
31/05/17, ore 20:43

Complesso, forse troppo, ma così bello da fare male: non cambierei una virgola, neanche una. Bravo: riesci a trasmettere emozioni di decadenza e malinconia in maniera esemplare. Complimenti!

Nuovo recensore
31/05/17, ore 20:40

Questo confine di poesia e filosofia, in cui la prima viene usata per esplicare la seconda, a mo' di Nietzsche, mi piace veramente tanto. Per carità, è tutto dannatamente complesso, anche quando non potrebbe esserlo, ma del resto è il tuo stile, quindi non ti si può dire niente, se non complimenti, perché scrivi veramente bene.

Nuovo recensore
31/05/17, ore 20:38

""Sbagliasti tutto. Ancor oggi, quando volgo il volto verso terre inquinate da vestigia di fiera, trema 'l core: cred'io che tu credetti che io credessi che sarei bruciato, di fianco a te, col languire del Tempo, che avrebbe infossato i sorrisi e avrebbe scavato crepe purpuree nel viso. Ma erroneamente pensasti: saremmo dovuti ardere, insieme, sotto la luce di un nuovo sole.
Forse, avrei dovuto dirti di non correre su un prato di favole da scrivere e di abbracciarti solo per te stesso - almeno allora. Forse avrei dovuto dirti di smettere di rincorrere sogni propinqui alla memoria, appassiti in quella stanza di cicatrici scavate su un corpo che non era il tuo. Forse avrei dovuto dirti di smettere di coltivare menzogne di cenere, giacché il tuo lambire le avrebbe portate via. Il tuo era un copione: le battute, sempre le stesse; le sapevi a memoria, ormai. E io le sapevo meglio di te. E sapevo anche che stavi bene, ma tu, inerme preda, non riuscivi a esserne felice - perché?" - Una delle cose più belle che io abbia mai letto. Non ne sbagli una, eh?

Nuovo recensore
31/05/17, ore 20:36

Un discorso dalle tinte luterane che risplende, poi, se paragonato a quello che mi hai detto essere il capitolo successivo. Ancora una volta, hai fatto centro.
(Recensione modificata il 31/05/2017 - 08:36 pm)

Nuovo recensore
21/05/17, ore 15:16

Bellissimo: sei riuscito a trattare un tema complesso come quello del suicidio in maniera delicata ed estremamente appropriata. Bravo, bravo, bravo.

Nuovo recensore
21/05/17, ore 08:51

Introspezione a palla? Mi piace. Soprattutto quando cadi nel poetico per esplicare i sentimenti dei nostri due guerrieri. Bravo.
(Recensione modificata il 21/05/2017 - 08:52 am)

Recensore Junior
21/05/17, ore 08:45

Una morale cristiana opposta a un'altra agnostica, se non atea. È interessante tutto ciò, e spero che questo contrasto venga sviluppato in maniera adeguata, senza scadere in un trattato filosofico.
(Recensione modificata il 21/05/2017 - 08:45 am)

Nuovo recensore
21/05/17, ore 08:43

Un capitolo delicato, a tratti composto quasi solo da sussurri che, lenti, sfiorano la pelle, per poi penetrare nelle ossa, e fare male. Ancora una volta, mi hai stupito.

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