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Autore: Rozenberry    12/05/2012    0 recensioni
Il sole sorse alle sei del mattino nella calda città orientale e, lasciata la carovana in un luogo ben a riparo sotto la guardia di altri suoi compagni, il mercante era già giunto nella città, avvolto da un mantello blu e un turbante dello stesso intenso colore.
[...]
« Gakupo guarda qui! Questi tulipani sono diventati così alti! » l’urlo di Rin fu tamponato dal velo, mentre carezzava con le dita la delicata corolla variopinta.
I contorni delicati dei fiori erano, a quest’ora, tinti del rosso del tramonto: la forte luce calda avvolgeva con il suo tepore ogni cosa ed ogni cosa assumeva il suo bel colore mentre il sole spariva dietro le dune.
Gakupo, ancora imbronciato, non fece altro che annuire, con le braccia incrociate, escogitando un modo per ricattare quella piccola peste che comunque tanto teneva a cuore.
Dopo un po’ Rin si voltò verso di lui e, con gli occhi celesti che spiccavano tra i lembi di stoffa del velo prese a fissarlo e a sorridergli.

Ho ambientato questa storia in un contesto medievale, ai confini del mondo arabo e cristiano... come al solito è Kagamincest. Spero vi piaccia, buona lettura *w*
Genere: Avventura, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Gakupo Kamui, Kaito Shion, Miku Hatsune, Un po' tutti | Coppie: Len/Rin
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Chapter 1 ~ Omaggio dal mercante

 

 

Il sole era sceso lento dietro il deserto, oltre quell’orizzonte rosso. Adesso era scesa lenta la notte, la calda notte orientale e le candele profumate rischiaravano l’aria della camera di Rin. Lei era seduta, attenta, senza fiatare, afferrando ogni singola parola di Gakupo; ogni singola parola di quell’odiosa lezione di filosofia. Sapeva che si era comportata male, il fatto che fosse scappata e fosse corsa a vedere quell’infedele la rendevano colpevole, per cui in cuor suo non se la sentiva di far capricci oppure di ribattere. Aveva paura che, se si fosse lamentata della sua noia, di sicuro Gakupo l’avrebbe ripresa anche per la sua disobbedienza, per cui se ne stette zitta e muta per tutto il tempo finché non fu proprio lui ad interrompere la spiegazione.

«Può bastare così, per oggi, Rin.» proferì chiudendo quel pesante volume che già dall’aspetto ispirava noia.
Poi si alzò e Rin, lentamente, fece lo stesso. Finalmente sentiva di aver pagato il piccolo pegno per le marachelle di quella giornata. Si sistemò la veste e, con lui, abbandonò la stanza. Attraversarono un lungo corridoio esterno dove il vento notturno soffiava leggiadro, toccando piacevolmente quei pochi tratti di pelle nuda che le era concesso tener fuori.
Una volta all’altro lato del castello, nella sua vera camera, Rin si fece vestire e preparare per la notte, mentre Gakupo aspettava fuori. Quando le giovani serve terminarono di preparare la principessa, lasciarono la stanza, ed al loro posto entrò il suo precettore.
Lei era già seduta sul suo enorme letto a baldacchino, ornato d’oro e di pietre preziose; ricoperto di veli e di sete pregiate. Era tanto piccina lei che, in quel letto enorme, poteva quasi mimetizzarsi tra le coperte e i cuscini che spaziavano dal bianco al porpora. A questo punto, avendo il coraggio di guardare di nuovo il suo maestro negli occhi, gli rivolse la parola.
«Gakupo…?» lo chiamò e lui, che aveva già chiuso la porta dietro di sé, attraversò la camera camminando sui tappeti.
«Sì Rin? » rispose con un tono intraprendente.
Gakupo conosceva bene la sua pargoletta, sapeva che adesso stava per nominare l’infedele. Infatti Rin, da quell’istante, non aveva fatto altro che pensare a lui e a fantasticarci su. Da dove proveniva? Cosa sapeva? Perché era venuto qui? Ci mise un po’ a formulare la domanda, non sapeva che parole utilizzare e questo la poneva un po’ in imbarazzo. Ci pensò e ci ripensò, accennando a qualche parola o, meglio, borbottio. Poi alla fine si decise a parlare.
«Era… era un infedele quello di oggi?» domandò incuriosita.
Gakupo si avvicinò a lei e si sedette accanto al suo letto, su un morbido cuscino. Prese un lungo respiro e poi si decise a risponderle, in maniera precisa sperando che quella conversazione non sarebbe durata a lungo.
«Sì, Rin. Era un infedele. Portava con sé degli oggetti. Probabilmente si tratta di un semplice mercante, ma potrebbe anche essere qualche spia dei cristiani: è arrivato subito qui al castello deciso ad incontrare il sultano.» spiegò tenendo gli occhi fissi nelle iridi celesti di Rin illuminate dalla fiamma della piccola candela accanto al letto.
La principessa sembrava incantata da quelle parole: un infedele era entrato nel castello e lei aveva visto i suoi occhi. E lui aveva visto i suoi. Avrebbe voluto porgere altre domande a Gakupo, ma questo sorrise e si mise in piedi, prima che potesse riuscir ad aprir bocca.
«Le guardie stanno perquisendo il suo carico e la sua carovana. Se non avrà nulla di sospetto lo lasceremo tornare aldilà dell’oceano. Adesso non temere, Rin, nessuno entrerà mai nel castello e nessuno ti farà mai del male, te lo posso garantire.» le disse con dolcezza, rimboccandole le coperte.
Il suo tono così dolce la dissuase quasi dal parlare; ma lei aveva così tante domande ancora… voleva sapere su di lui, provava interesse riguardo quel mondo ed era ciò che più l’affascinava. Sin da piccola, per il suo precettore, non era mai stato un problema insegnarle del mondo oltre l’oceano, di come vivevano gli infedeli. Sapeva che lì le donne potevano camminare con il volto scoperto, che ogni uomo poteva avere una sola sposa e che, addirittura, a parte consanguinei e precettori, non c’era nessuna legge che vietasse a maschi di toccare o parlare ad una ragazza! E tutto ciò agli occhi di Rin sembrava così strano… sapeva che i castelli erano diversi lì, che i fiori che lei aveva, i bellissimo gigli e i gelsomini, lì erano una rarità: lì erano diffusi altri tipi di fiori e di aromi.
Sembrava così bello, il mondo dall’altro lato. Tutti quei libri letti con Gakupo… tutte quelle storie e favole di principi a cavallo e principesse dai capelli biondi l’avevano fatta sognare sin dalla sua infanzia. E qualche volta, intimamente, giocava a fare la principessa dai capelli biondi, figlia dell’imperatore, che attendeva un principe vestito d’azzurro cavalcante un purosangue bianco.
Naturalmente questo non lo sapeva nessuno, era un gioco che poteva benissimo fare da sola. Guardandosi riflessa, infatti, non aveva potuto fare a meno di notare che lei aveva i capelli biondi, ed era l’unica in tutta la corte ad avere i capelli di questo colore. E gli occhi color cielo.
«Gakupo, possiamo dare un’occhiata alle sue merci? Potrebbe esserci qualche cosa di interessante… come la spilla che mi inviò l’arcivescovo quando ero ancora bambina.» lo pregò, con una voce tenera ed infantile, spalancando al massimo le palpebre e abbozzando uno sguardo triste.
Gakupo fece per scuotere la testa, ma la voce di Rin rimbombò ancora nelle sue orecchie.
«Ti prego… per favore! Di cosa hai paura?» domandò ancora, con un misto di rabbia e curiosità.
Il suo precettore chinò lo sguardo riflettendo, poi lo portò di nuovo su di lei.
«Va bene Rin, ma ad una condizione:» iniziò lui, con un tono solenne.
«Mi dai la tua parola da principessa, figlia di Sua Maestà il Sultano, che non disobbedirai mai più quando ti ordinerò qualcosa per il tuo stesso bene?» continuò poi con la stessa sacralità.
Rin, ovviamente, copiò la sua stessa espressione, come se i due dovessero firmare un patto.
«E sia. – rispose convinta – Hai la mia parola che non accadrà più.»
Infatti lui l’aveva scoperto, ma non ne aveva fatta parola: c’era sempre il momento giusto per fare una cosa e parlarne in quel momento non gli sembrava uno di quelli.
Allora le sorrise di nuovo e, aiutatala a sistemarsi sotto le lenzuola, annuì con un lieve cenno del capo.
«Allora se le merci non saranno considerate pericolose, domani gli pregherò di mostrartele. Adesso però dormi.» e soffiò sulla candela, la cui fiamma andò a spegnersi e il bagliore improvvisamente abbandono l’aurea notturna «Buonanotte Rin.»
E Rin sorrise contenta. Era riuscita a convincerlo e non poteva crederci, l’indomani avrebbe visto da vicino l’infedele, gli avrebbe mostrato quanto brava fosse in latino e poi avrebbe acquistato le sue merci. E Gakupo non si era opposto.
Per la bella e piacevole sensazione che provava, non ci mise molto e cadde addormentata in un sonno profondo, mentre i suoi pensieri si abbandonavano e lentamente, sfuggivano al suo controllo.
 
La prima notte al fresco, pensò. Non era mai stato in una cella prima d’ora, né nel suo regno né in quello dei saraceni. Chissà cosa avrebbero fatto delle sue mercanzie, chissà cosa ne sarebbe stato dei suoi compagni o, peggio, di lui stesso. Probabilmente lo avrebbero lasciato libero, infondo il popolo arabo non attaccava se non si sentiva attaccato. Cosa voleva fare di male?
Dopotutto era un povero mercante.
Se ne stette tutto il tempo seduto in un angolo della cella, con le spalle poggiate al muro freddo e umido (cercando un po’ di fresco) e con la testa poggiata su una spalla. Durante tutto il tempo in cui fu sveglio non fece altro che pensare e ripensare alla piccola ragazzina che aveva visto spiarlo mentre veniva condotto qui. Era insolito (o probabilmente non aveva visto bene)… ma i suoi occhi sembravano troppo chiari per essere del posto e i suoi abiti troppo raffinati per essere una serva straniera. Si domandava, soprattutto, che fine avesse fatto il sovrano del posto. Era così misteriosamente sparito? Strano anche questo.
Però, pensò dopo ore ed ore di riflessione, pensarci e restare troppo tempo su questi interrogativi non avrebbe giovato a nulla; meglio usare queste ore al fresco per riposare. La sete non era ancora arrivata, ma comunque si era anche un po’ abituato, quindi non c’era problema.
Chiuse gli occhi, poggiò la testa contro il muro sperando che al suo risveglio lo avrebbero lasciato andare via.
 
Quando si svegliò, un caldo raggio di luce illuminava un lembo del letto e le riscaldava una caviglia. Era molto presto, per questo nessuno era ancora venuta a svegliarla: chiamò subito delle servitrici che si occuparono di vestirla e sistemarla, per poi lasciarsi pettinare ed uscire dalla camera, in cerca del suo precettore.
Si mise a girovagare per il palazzo in cerca di Gakupo, ma stranamente quel giorno non riusciva a trovarlo nei soliti posti da lui frequentati; né  nella biblioteca, né nel salotto, né nelle camere dedicate allo studio. Era strano, non usciva mai fuori mentre Rin era dentro… eppure era lì che poteva essere. Con un misto di euforia e curiosità, si mise alla sua ricerca e dopo aver girato per un quarto d’ora a vuoto per gli ambienti della casa, decise di chiedere a qualcuno di lui. Scese rapidamente le scale e si diresse in cucina dove le cuoche le preparavano la colazione. Ancora con il fiatone si avvicinò alla porta e, dopo un rapido saluto, lei pose la sua domanda.
«Dov’è il precettore?»
Queste si scambiarono un’occhiata tra di loro; chi era intenta a preparare il pane, chi il pranzo, chi ancora stava preparando dei dolci per il mattino. Rin restò fiduciosa ad aspettare una loro risposta che non tardò molto.
«E’ fuori, è uscito presto stamattina… e vedo che anche la principessa si è svegliata alle prime luci dell’alba.» rispose una di loro tra le cui mani sporche di farina teneva un vassoio pieno di dolcetti al miele e sesamo «Siediti e nel frattempo che lo aspetti, mangia qualche cosa.» le propose dolcemente poggiando il piatto pieno di fragranti pasticcini sul tavolo.
Rin sorrise e si sedette: quei dolci erano i suoi preferiti ed aspettare l’esito della perquisizione (intanto aveva capito che lui non era in casa perché stava ancora perquisendo il carico di merci) con quelli sarebbe stato il massimo! Divorò in fretta ciò che c’era… era davvero ansiosa che Gakupo tornasse! Non stava quasi più nella pelle.
E finalmente Gakupo arrivò. Entrò nella cucina e con un cenno invitò Rin a seguirlo, quando avesse finito. E questo, naturalmente, avvenne in un attimo. Intanto aveva scorso sul suo volto un’espressione serena e per questo motivo era quasi certa che lui non l’avrebbe delusa.
Infatti, quando furono fuori dalla cucina e mentre passeggiavano per i corridoi diretti in camera, Gakupo le diede la bella notizia.
«Ah! Davvero!? E quando? Tra un po’?» chiese entusiasta saltando di gioia tanto era felice di poter vedere cosa c’era per lei dal lontano occidente.
«Gli ho ordinato di andare a prendere le sue merci adesso e, appena sarà arrivato, verrà qui da noi per mostrartele.» le rispose, contagiato dal suo entusiasmo.
Era la sua piccola principessa e renderla felice era il suo dovere, anche se il suo dovere maggiore era tenerla al sicuro. Per questo, anche se l’infedele si era dimostrato innocuo ai suoi occhi, non avrebbe di certo abbassato la guardia e, sicuramente, sarebbe stato molto attento a quello che sarebbe potuto accadere.
 
Il sole sorse anche per lui; le porte della cella vennero aperte e fu strattonato fuori.
«La principessa vuole vedere cosa hai da offrirle.» gli disse duramente, quasi con disprezzo, un uomo più grande di lui, alto e con dei lunghi ed eleganti capelli viola tenuti legati in un codino.
Fu per questo quasi salvato dal desiderio della principessa, come se avesse ricevuto una grazia. Infondo sapeva che sarebbe uscito di lì e poi, diciamocela tutta, un mercante come lui doveva avere la coscienza apposto ed infatti lui ce l’aveva.
Tutte le merci della sua carovana furono lasciate lì dov’erano e lui fu lasciato libero di andare sul posto (ovviamente sorvegliato) per darsi una sistemata prima di incontrare la principessa e per scegliere il dono da portarle. Si diede una lavatina generale e poi si cambiò gli abiti; i capelli sotto il turbante restavano apposto perciò non ci fu bisogno di aggiustarli. Portò con sé uno specchio e un fermaglio, sapeva che per conquistare una principessa bisognava far leva sulla sua vanità.
Fu poi scortato, una volta pronto, allo stesso palazzo del giorno precedente; le palme rigogliose offrivano ristoro e l’aria luminosa e calda profumava perennemente di fiori. Attraversato l’immenso giardino variopinto fu presto all’interno del castello e fu condotto nella stanza dove la principessa lo avrebbe ricevuto.
Entrò meravigliato, attraversando quegli splendidi corridoi esterni pieni di luce e sole abbagliante, ed in ogni angolo di quella meraviglia riusciva a vedere l’immensa ricchezza del sultano, il che lo riempiva di gioia. La scorta lo seguiva ancora, facendogli strada fino alla stanza che trovò al secondo piano del castello, in fondo ad un lungo corridoio. Entratovi trattenne il fiato meravigliato, mai aveva visto una cosa simile: c’erano tappeti e tappeti ovunque, di stoffe e tessuti pregiati ed un grosso lampadario pendeva dal soffitto lasciando che la forte luce solare creasse uno spettacolare arcobaleno sul bianco; un lungo, lunghissimo mobile alto forse un metro o meno correva lungo quasi tutto il muro alla sua destra e su di questo erano posti numerosi oggetti d’oro e d’argento di inestimabile valore. Al muro era infissa una pergamena, con delle scritte in arabo che lui seppe decifrare solo in parte in quanto si trattava del più complesso linguaggio coranico.
Ma la cosa più affascinante di tutto questo fu una giovane ragazzina, una piccola e graziosa ragazzina che, avvolta in un pesante abito rosso rifinito in oro, se ne stava beatamente sdraiata sui tappeti e su dieci (o venti) cuscini ricamati a mano. Il suo bel viso era coperto da un velo intonato con il vestito, per cui tutto ciò che riuscì a vedere furono solo  i suoi occhi.
Sì, era lei la ragazza del giorno prima, la ragazza con gli occhi celesti.
Accanto a lei c’erano cinque altre ragazze, vestite alla stessa maniera, ma con abiti meno raffinati, che, lanciando occhiate percepite come languide e sensuali al mercante, si davano da fare procurando vento con delle larghe foglie alla principessa.
«I miei omaggi, oh principessa.» disse inchinandosi con un largo sorriso, sfoggiando in quel modo il suo arabo orgogliosamente.
Rin sotto il velo sorrise, ma lui non poteva accorgersene e tutto ciò che vide fu un gesto della mano di lei che ricambiava il saluto.
«Ho per te qualche cosa dall’occidente, un dono che spero potrà piacerti.» disse, ancora sorridendo e lanciandogli uno sguardo adulatorio, per poi girarsi verso il suo borsone, alla ricerca dello specchio.
Questo era avvolto all’interno di una fodera di seta verde, insieme al fermaglio, ma l’oggetto era davvero delicato. Il viaggio era stato lungo e probabilmente si era rovinato perché, nell’aprire la fodera, non trovò null’altro che frammenti di vetro e d’oro. Sbiancò rapidamente cambiando colore, non poteva essere vero: la principessa era dietro lui ed aspettava il suo dono… adesso cosa avrebbe potuto fare? Sembrava una situazione senza via d’uscita, non aveva nulla indietro con sé oltre quello. Sarebbe stata una pessima figuraccia tornarsene a casa e soprattutto abbandonare così la figlia del sultano.
Quegli attimi gli sembrarono eterni, non trovava una via di uscita, quando poi, d’un tratto, non si ricordò della collana che teneva al collo. Ma non poteva donargliela, quella collana possedeva dei poteri magici. Infondo non aveva altra scelta. Si voltò verso di lei e, sorridendo, si portò le mani dietro al collo slacciando la collana con il ciondolo.
«Questa, mia principessa, non è una semplice collana.» proferì mentre il suo sorriso nascondeva in realtà la preoccupazione di una grave perdita.
Rin lo guardò incuriosita… voleva forse donargli quella collana?
«E’ molto più di una collana… questa è una collana magica, con dei poteri magici.» continuò, sorridendo con malizia e con carisma, tanto era convinto di ciò che diceva.
La sua collana infatti non era per niente un semplice gioiello ordinario, racchiudeva un qualcosa di speciale e forse… beh, avrebbe potuto tenerla per sé, no? No. Dopotutto nemmeno lei sembrava una principessa ordinaria. Esatto, più la guardava, più si accorgeva che in lei c’era qualcosa di straordinario e di diverso e che lei, più di chiunque altro, avrebbe meritato quel dono. Così glielo porse, chinando il capo in segno di rispetto ed attese che una sua serva lo prendesse, per poi darlo a lei, che accettò il dono.
«E quali sarebbero questi poteri, mercante cristiano?» domandò mentre, affascinata, esaminava quel regalo che veniva da tanto lontano solo per lei.
«Non mi è dato saperlo, Sua Maestà.» rispose umilmente con un grosso sguardo sorridente. «So solo che funzionerà solo al collo di una principessa diversa dalle altre; una meravigliosa principessa dalla bellezza straordinaria la quale siete voi.»
 







Note d’autrice.
Ed ecco che ho appena finito di scrivere il primo capitolo di questa loooong!! YEAH! Kaito mi piaceva molto {?} Anche Gakupo in veste da precettore mi fa impazzire. =A= *pervertautress*
Ad ogni modo, nel prossimo capitolo faranno la loro comparsa nuovi personaggi… tra cui indovinate un po’ chi? MA SI! Proprio lui! Il fratellino incestuoso per eccellenza… LEN! <333
Naturalmente anche altri personaggi nuovi e, soprattutto, ci sarà un cambio di scenario!!
Spero che vi stia facendo appassionare a questa storia. (: E grazie per le recensioni! In particolare grazie a Sefiriel ed a Mystery Key che hanno recensito e poi a chi l’ha inserita tra le seguite. *-*
Siete grandissimi <333
 
Un bacio e a presto con un nuovo capitolo, Hikari.♥

 

   
 
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