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Autore: Rozenberry    31/05/2012    4 recensioni
Raccolta di dieci one-shot su dieci canzoni davvero belle, e soprattutto poco (o non) trattate su EFP. Spero vi piacciano. ^°^
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1. Witch Hunt ~ The redness of the setting sun burns on. Luka Megurine;
2. The little garden girl ~ That is all of the world to me. Miku Hatsune;
3. Virgin Suicides ~ Is it okay if I kill you? Kagamine Len;
4. Sorpresa! ~ Miku Hatsune;
5. Sorpresa! ~ Gumi Megpoid;
6. Sorpresa! ~ Kagamine Rin;
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Le altre sono ancora in programmazione XD Ed è probabile che alcune cambino *-* Buona lettura e se vi piacciono recensite! ♥
Genere: Drammatico, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: non specificato | Personaggi: Gumi, Luka Megurine, Miku Hatsune, Un po' tutti | Coppie: Len/Rin
Note: Raccolta | Avvertimenti: nessuno
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V I R G I N    S U I C I D E S
 
 
 
 
 
I S  I T  O K A Y  IF  I  K I L L  Y O U ?
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 































 
 
 
 
 
 
 









































 
 
 
 

 
 




























 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Ogni fiore, anche il più bello e lussureggiante, è destinato a sparire, ad invecchiare, ad appassire. Persino tu, tu che sei la luce più luminosa, l’astro più splendente del firmamento. Persino tu, un giorno, appassirai. E’ inevitabile, diventerai vecchia, perderai i tuoi colori… perché devo permettere una cosa tanto orribile? Io, che ti amo alla follia, ho il potere di spegnerti adesso, ora che sei bella ed incantevole, nel pieno della tua giovinezza. Perché solo io ti amo a tal punto da sopportare la tua mancanza per vederti stupenda in eterno. Tutto ciò che è vivo è destinato alla morte: è un lento conto alla rovescia, i giorni passano e le ore sfuggono davanti ai nostri occhi come dei treni in corsa, non puoi fermare il tempo, tutto ciò che puoi fare è subire passivamente il suo passaggio ed attendere inerme la fine dei tuoi giorni. Tutto ciò che è vivo crescerà, diventerà qualcosa di luminoso e invidiabile agli occhi di chi ci è già passato. Tutto ciò che è vivo è destinato a perire: anche la più bella orchidea perderà lentamente ogni suo petalo, ogni sua fragranza, finché non resterà che un stelo insecchito della meravigliosa natura che ha avuto in passato. Un umiliante ricordo, non credi? Contemporaneamente vedrà i nuovi germogli di altre piante sbocciare in infinite corolle variopinte, proprio accanto a lei, come per ricordarle com’era un tempo. Perché lasciarti sopportare tali angherie da parte del tempo?
E’ inevitabile, penserai.Se sono vivente, morirò anch’io prima o poi. Certo che morirai. Tutti moriamo, ma sbagli nel pensare che la morte sia qualche cosa che deve arrivare il più tardi possibile: la morte non è una condizione orribile da accettare rassegnati. E, se credi in questo modo, stupida sorellina, sei stata fregata dal tempo e adesso credi alle sue parole perché che la morte sia peggiore di lui è solo un ignobile bugia e abbocchi all’amo, giochi al suo gioco. E se lo fai, appassirai. Non credere alle sue parole, la morte non è da evitare e scongiurare con ogni mezzo, è anzi un dono. E’ l’eternità: se muori, non sarai più viva e di conseguenza non sarai più proprietà del tempo. Non subirai alcun cambiamento, né il tuo splendore risulterà alterato. Il tempo non avrà più alcun potere su di te e sarà solo allora che lo avrai finalmente sconfitto.
Fidati di me, resterai eternamente pura come un giglio e luminosa come un girasole, profumata come un fiore di pesco e rosea come una ninfea. Fidati di me e non del tempo; so che è difficile, ma sforzati: avverrà esattamente come ti sto dicendo, perché questo è totalmente inevitabile.  
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
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Un altro giorno è sorto, altre ore sono passate. Un’inebriate giornata lavorativa. In quell’ufficio il tempo si blocca, l’aria ti manca, il respiro diventa quasi un miraggio e i miei polmoni, sfiniti, vorrebbero smettere di funzionare. Stare chiuso tante ore al giorno in quella stanza non mi piace, eppure ci sono costretto ogni volta. Per fortuna che, una volta chiuso quel campo di concentramento, ci sei tu lì fuori, ad aspettarmi. Giusto il tempo di parcheggiare, dietro l’angolo della luminosa e vivace strada notturna, e poi scendo, chiudendo l’auto e il giorno trascorso con un semplice click del telecomando. Eccoti accanto al negozio di fiori; a quest’ora le serrande sono già chiuse e l’uomo da cui compri quei meravigliosi fiori con cui ti orni i capelli è ormai a casa.
 
«Sei davvero bellissima, questa sera. »
 
E’ questo il mio saluto, so che ti piace. Infondo chi potrebbe conoscerti meglio di me? Mi avvicino a te con passo sicuro e con le mani nascoste dietro la schiena, mentre la luce delle insegne accese mi permette di scorgere ogni singolo tratto del tuo corpo. Incredibile, mi è bastato passare davanti al negozio di scarpe con te e dire che mi piacciono i tacchi per vederteli ai piedi. Ti contemplo per qualche istante, nel tuo splendore, per poi nascondermi dietro di te. Lentamente e sinuosamente, con un braccio ti stringo, carezzando la tua pancia nascosta nella sottile maglietta di cotone mentre con l’altro ti mostro la rosa che ho comprato per te.
 
«E’ per te questa. »
 
Aggiungo posando le mie labbra sul tuo collo, assaporando quell’attimo che ho atteso per tutta la giornata. Appena tu, con un flebile e timido grazie, prendi il fiore, io ti stringo a me con entrambe le braccia, posando la testa sulla tua spalla, come se non avessi intenzione di lasciarti andare. Mi piacerebbe restare qui per strada, passeggiare con te mano nella mano, baciarti e baciarti per il solo gusto di suscitare scalpore tra i passanti.
 
«Len, lo sai vero? Andiamo a casa, per quanto ti ami, ma non per strada…»
 
Dici con un tono che vuole essere dolce, ma che in realtà sotto sotto è duro e cattivo, vuoi tenermi solo per te e non vuoi che gli altri lo sappiano. Vuoi che sia la tua preda. E allora io sarò la tua preda. E nessuno saprà nulla. Ti scosti, dopo un po’, guardandoti intorno, poi mi prendi la mano e mi lanci un’occhiata riprovevole, come se mi stessi comportando male. Va bene, per adesso si gioca come piace a te, quindi farò esattamente ciò che ti aspetti che io faccia. Tanto stanotte sarai tu la mia vittima.
 
«Non mi porti a casa? »
 
Insisti ancora, lasciando la presa della mia mano. Sembri felice; evidentemente ciò che piace a me piace anche a te. E questo rende anche me felice. Ci sbrighiamo a raggiungere l’auto parcheggiata dietro l’angolo e, lungo tutto il tragitto che ci separa dall’appartamento che condividiamo, non fai altro che giocherellare con la rosa che ti ho regalato. Non alzi lo sguardo neppure una volta… come mai? Forse dovrei chiedertelo, ma ho paura che tutto questo possa finire, quindi non ti chiederò il motivo per cui sei così silenziosa, a me basta essere con te. Tanto stanotte non servirà parlare, penso tra me e me e mi scappa un sorriso malizioso e tu, che fingevi di essere assorta nei tuoi pensieri, lo cogli subito ricambiandolo, forse in modo ancora più malizioso di me. Pervertita. Più pervertita di quanto pensassi se usi la nostra telepatia per leggermi questi pensieri.
 
«Eccoci arrivati. »
 
Spengo il quadro, apro il mio sportello ed arrivo da te, aiutandoti a scendere e, la prima cosa che noto sono i tuoi tacchi ed il fatto che, una volta scesa, fatichi a reggerti in piedi. Anzi, sembri quasi cadere e io ti afferro prontamente, sorridendoti e avvicinando il tuo volto al mio. Tanto qui siamo soli, siamo nel garage, e nessuno ci può vedere, no?
 
«Non saranno troppo alti per lei, signorina? »
 
Ti mormoro all’orecchio, mordendolo delicatamente. Quanto sei tenera quando cerchi di fare l’adulta, ma anche se il tuo aspetto cambia, resti solo una bambina. Scuoti leggermente il capo e sento la tua guancia calda contro la mia. Chiudo con un rapido gesto la portiera e poi ti afferro tra le braccia, sollevandoti. Chiusa la macchina, entriamo nell’ascensore del garage che ci porterà direttamente al diciassettesimo piano, dove sta la nostra casa. Imposto la destinazione e le porte ci si chiudono davanti.
 
«Allora questa volta la scorterò fin su in camera… a proposito, signorina, l’attende qualcuno in casa? »
 
Ti domando mentre tu, inerme, resti attaccata a me, stretta al mio abbraccio e mi fissi tanto intensamente che le tue iridi chiare come perle marine riflettono le mie come se nascondessero un cielo infinito. Tu allora, per non essere del tutto immobile e passiva, inizi a giocare con la mia cravatta, girandola, tirandola e poi infine rimettendola al suo posto.
 
«Mh… no, sono sola. Le farebbe piacere restare? »
 
Mi chiedi con un sorrisetto eccitante e con uno sguardo sensuale, mentre ti mordi le labbra luminose di lipstick alle ciliegie, come se volessi rendere ancora più invitanti. Ricambio il sorriso ed annuisco, facendoti il solletico sulle gambe. Se tu volessi dimenarti e ribellarti per farmi smettere, cadresti a terra; perciò adesso hai davvero qualcosa per cui morderti le labbra, sciocca sorellina alle prime armi. Fortuna per te che le porte dell’ascensore si aprono e siamo subito arrivati. Avrò tempo per divertirmi quando saremo dentro.
 
«Se me lo chiede in questo modo, non posso rifiutare. »
 
Entriamo in casa, giusto il tempo di chiudere la porta che ci fiondiamo in camera da letto, ovvero la tua camera che, da qualche sera a questa parte, è divenuta nostra. Ti poso con delicatezza sul letto, tu sei il mio fiore e devo trattarti così ed avere cura di te. Non voglio rovinare alcun petalo prima che arrivi il suo momento, voglio che il tuo splendore duri più di quanto non sia destinato a durare.
 
Adoro il tuo profumo, il tuo sapore, la tua fragranza, il tuo aspetto, il tuo modo di porti, di essere, di appartenermi. Ho amato ogni singolo istante di questi quarantacinque minuti esatti e, da gran bastardo invidioso che è il tempo, mi sono sembrati nient’altro che briciole, poco meno di insulsi secondi. Già finiti, già conclusi. Il tempo vorrebbe tenerti per sé, e come biasimarlo? Ogni volta che hai dischiuso le tue labbra mi hai fatto sentire importante, indispensabile per te.
 
«Allora? Ti è piaciuto? »
 
Ti domando mentre ti stringo forte a me, coccolandoti con dolcezza e amore, baciando le tue guancia calde e rosse perché è vero, sei una splendida amante, ma resti sempre mia sorella e questi due ruoli, messi insieme, creano un misto di sensazioni che non tutti hanno la fortuna di provare, di assaporare: quale sorella asseconderebbe a tal modo suo fratello se non fosse anch’ella consenziente? E scoprire che anche a te piaceva è stato come trovare un fiore nel più arido dei deserti. Un bellissimo fiore quale sei tu.
 
«Tantissimo…»
 
Rispondi ancora ansimando e posso sentire il tuo respiro sul mio petto, un respiro così intenso e leggero, fragile ma allo stesso tempo ritmico. Delicatamente alzi la testa e mi sorridi, con un misto di beatitudine, riconoscenza, amore e… forse non so nemmeno io, per quanto telepatico, cosa si nasconde dietro quel sorriso così immenso che va a fondersi con il mio nell’ultimo bacio che conclude, suggella quella serata, quella nottata di quarantacinque minuti esatti. 
 
 
 
 

 
 
 
 
Restiamo così, abbracciati l’una all’altro, fianco a fianco, la tua gamba sottile sulla mia e la tua chioma bionda sul mio braccio. Sei mia, mia, centomila volte mia. Eppure c’è sempre lui, quel tempo bastardo, con cui sono costretto a condividerti. Mi sembra una pugnalata al cuore, è orribile questo pensiero: a lui appartiene il tuo corpo, può cambiarti, peggiorarti, distruggerti e lasciarti deperire mentre a  me sta solo la possibilità di viverti e goderti finché lui me lo permette. E’ una condizione frustante, a me non va né di condividere mia sorella, né di sottostare alle sue leggi. Perché questo bel visino accanto al mio, perché la tua bocca deliziosa, perché il tuo bellissimo corpo sono miei, miei, e nessuno potrà distruggerli. Nessuno finché io avrò vita ti farà perire, perché io non ti lascerò perire.
 
«Sei bellissima. »
 
Mormoro, sottovoce, carezzandoti i capelli e tu, risentendomi parlare, credi eccitata che io sia di nuovo pronto a ricominciare con altri quarantacinque minuti. In realtà, in quelle mie parole, non c’è nulla di malizioso. Nonostante ciò, faremo come vuoi tu ed io farò finta che sia pronto: mi metto su di te, con le mani ai tuoi lati mi calo sul tuo volto, inumidendo le tue labbra di saliva.
 
«Veramente tanto bella… e più ti guardo, più penso che sia l’uomo più fortunato del mondo nel possedere una tale meraviglia. E l’unico mio terrore… - faccio una breve pausa: voglio davvero rivelarti la mia paura? – è quello di vederti morire, invecchiare ed appassire, tanto sei meravigliosa ed incantevole. »
 
Dico tutto d’un fiato, sperando di non ferirti e di non amareggiarti e tu sembri prendermi alla leggera, soffocando una risatina. Perché credi che in me ci sia solo malizia?
 
«Guarda che non c’è alcuna malizia nelle parole che ti ho detto, mi riferivo completamente a te e al tuo incantevole corpo…»
 
Chiarisco e tu sembri afferrare solo l’ultima parte della frase, arrossendo e sorridendomi, perché lo prendi per un complimento. Mi fa piacere però che tu la prenda in questo modo, forse anche tu vorresti essere mia soltanto e non appartenere al tempo. Sono sicuro che anche tu pensi a ciò che penso io e che ritieni che io sia la persona più giusta a toglierti a lui.
 
«A dirla tutta, non dovrei infrangere le leggi della natura e lo so, ma io voglio che tu resti per sempre così bella. Sh… è un segreto. »
 
Ti sussurro voluttuosamente, scivolando ancora lì, sulle tue labbra umide e profumate.
 
«Non vorresti restare così bella per sempre? Così bella per tutta l’eternità? »
 
Ti chiedo con un dolce sorriso sulle labbra mentre socchiudo gli occhi e ti sento annuire, un soffocato in gola, dato che non ti do neppure il tempo per rispondermi. La mia lingua affonda rapidamente tra le tue labbra, assapora quell’ultimo bacio e gioca con la tua fino a che il tuo volto non cambia gradualmente colore, i tuoi occhi si spalancano al massimo e sento qualche gemito tremolante supplicarmi di fermarmi. Allora ti assecondo, ma questa sarà l’ultima volta. Mi stacco da te e ti lascio riprendere fiato, un solo e lungo respiro profondo è il tuo. Non avevo mai dato un bacio più prolungato di questo.
 
«Allora? Cosa ne dici? Ti va bene se ti uccido? »
 
Ti intimo e poi ripiombo a baciarti, non posso lasciarti riprendere totalmente respiro. E’ questo l’unico modo che ho per ucciderti senza lasciare segni sul tuo corpo. E ti sento gemere, sussultare, le tue mani afferrano con uno scatto violento il mio viso, sembra uno schiaffo o un colpo, ma non importa, mi appezzerai dopo, quando ti avrò resa libera di essere mia e mia soltanto. Le tue gambe si muovono, cercano di scostarmi, ma io resisto prepotente su di te e il tuo ultimo disperato gesto è quello soffocare anche me: le tue mani arrivano a stringermi il collo e sento le tue piccole dita calde avvolgerlo come per lasciarmi dei piccoli segni rossi. Poi, lentamente, smetti di frignare e la presa diventa sempre meno forte, fino a che le tue mani non cedono, prive di vita, lungo i tuoi fianchi. Adesso anche io riprendo fiato, per un istante contemplo il mio lavoro: ho sottratto la mia meravigliosa sorella alle angherie del tempo. Ho reso un fiore bello quale sei tu libero dalla corruzione e dal perire. E poi, il filo rosso che ci ha tenuti uniti in vita, ce lo avrebbe spezzato lui, ma se proprio qualcuno doveva spezzarlo, quello sarei stato io. Visto? Resterai bella per sempre e tu non hai sofferto per nulla, perché il tempo ti amava e non se l’è presa che con me: a te pochi istanti di dolore, a me un’eternità senza te.

 
Bastardo ancora, ma infine ho vinto io: lei è mia e solo mia e mia resterà fino alla fine dei tempi. Ti ho sconfitto. Tu volevi avere il potere di sottrarla a me, un giorno, io invece l’ho sottratta a te per sempre e se queste lacrime sono il prezzo che devo pagare, lo pagherò, non mi importa. Scivolano calde ed acide, non di pentimento, ma di dolore e vanno a posarsi sulle ciglia dei tuoi occhi chiusi per sempre proprio come la rugiada sulla corolla di un fiore, il mio fiore sempiterno, e posso specchiarmici dentro: in questa goccia di vetro intrappolata a te riesco a vedere il nostro mondo, al rovescio, e voglio che sia per sempre racchiuso lì, in questa goccia cristallina, fino alla fine. Eppure questo dolore sembra consumarmi, corrodermi dentro anche se so di aver fatto la cosa giusta, di aver agito per te e per il bene. Sono sicuro che questa sia opera del tempo che, se non può agire su di te, lo farà su di me e, visto che siamo gemelli e che la nostra anima è una sola, divisa in due corpi, prenderà, distruggerà e lascerà perire il mio corpo con lo stesso dolore con cui avrebbe lasciato perire il tuo. E così avrà la sua vittoria. No, non può finire così. Vincerò io e non lui, te lo prometto.

 

Mi dispiace, non l’avrai vinta. Mi abbandonerò allo stesso bacio che ha spento mia sorella e mi spegnerò anch’io allo stesso modo, sulle sue labbra e così sarò libero da quella terribile realtà che mi ha afflitto, ha rovinato la mia e la sua esistenza; quella realtà che distrugge ogni cosa e che è padrona indiscussa di tutta la natura: fiori, piante, meraviglie e tesori, tutti sono suoi schiavi. Quella realtà che ti voleva tutta per sé, voleva allontanarti da colui che ti ha tanto amata da salvarti. Quella realtà orribile che viola e riguarda tutti e che tutti, comunemente, chiamano tempo.

 

 

 

 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 













 
 
 
 
 
 
 








































 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 



































 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 








 
 
 
 
Spazietto Autrice.~
Prima di cominciare questo spazietto, dedico con affetto questa shot a Sefiriel (che io chiamo Sefirieru-kun U.U) che è un mio amico. :3 Sperando ti sia piaciuta… XD
 
Adesso credo di dover spiegare il motivo per cui ho cambiato cento volte storia LOL Innanzitutto, questa doveva essere Bonus Stage, ma, sinceramente, non sapevo proprio cosa raccontare XD Poi ho detto in giro che avrei scritto una shot con il POV di Rin, invece l’ho scritto di Len… Vabbè; Rin, Len… sempre quello è, no? >w< *Miku little girl – Dear Mother Song Voice/Face mode*
Infatti doveva essere su Rin, ma poi la canzone che maggiormente mi ha ispirata è stata questa. Ah, ringrazio Fedy per averla subbata!! <3
 
Invece, riguardo la shot e la fine che i due fanno: giuro che non era mia intenzione farli morire tutti e due O.O Io volevo uccidere al massimo Rin, anche se per un attimo mi è balenata l’idea di farla scappare prima dell’assassinio… però Len ha fatto tutto da solo. Anche il suicidio, ha agito contro la mia volontà. >A<
 
Ed ecco che tra le righe di Hikari si consumò l’ennesimo Kagamicidio.
 
Va be’, a parte questo, volevo ringraziare tutti voi che seguite e recensite questa raccolta: Sefirieru-kun a cui dedico questa shot, la mia cara Checchan (che adoro <3), Giucchan che è meravigliosa… e tutti quelli che hanno recensito la prima shot e poi alla seconda sono spariti XD Grazie anche a coloro che leggono in silenzio e a tutti quelli che la seguono. <33333 Ed anche a coloro che, come Ali-chan, mi seguono in altre storie. <3 Domo arigatou! E spero che anche questa qui vi sia piaciuta<333
 
Vi mando grossissimi baci, a tutti tutti!!! E la prossima shot, credo, sarà su Miku!! <3
 
Hicchan. ♥
 
 PS: lascio a voi l'interpretazione dell'ingranaggio giallo U.U
   
 
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