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Autore: Rozenberry    08/07/2012    6 recensioni
Storia di una dea che si innamora di una mortale. E' originale (purtroppo LOL) e non è tratta da alcun video. U.U Sebbene Luka sia la dea e Miku la mortale, anche i gemellini avranno il loro ruolo. Spero vi piaccia XD
*♥*♥*
“Mia Dea, grazie – cantava – a te devo la mia vita.
Se non fosse per te io non sarei qui.
Oh Dea, grazie: danzerò per te
Finché tu mi lascerai viva, io ti canterò.”
Una piccola fanciulla danzava leggiadra, spargendo fiori raccolti dal vento.
Cantava, ballava finché non le mancava il respiro
e solo allora si fermava e tornava a casa.
Cantava allegra le lodi alla sua Dea, ringraziandola ancora, ancora e ancora.
Ballava, volteggiava finché il vento finiva
e allora smetteva di saltare armoniosamente.
“Finché tu mi lascerai viva, io a te apparterrò”
Genere: Drammatico | Stato: completa
Tipo di coppia: Shoujo-ai | Personaggi: Luka Megurine, Miku Hatsune
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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L’invidia di una Dea e la storia di una mortale.
 
 
 
 
 
 
“Mia Dea, grazie – cantava – a te devo la mia vita.
Se non fosse per te io non sarei qui.
Oh Dea, grazie: danzerò per te
Finché tu mi lascerai viva, io ti canterò.”
 
Una piccola fanciulla danzava leggiadra, spargendo fiori raccolti dal vento.
Cantava, ballava finché non le mancava il respiro
e solo allora si fermava e tornava a casa.
 
Cantava allegra le lodi alla sua Dea, ringraziandola ancora, ancora e ancora.
Ballava, volteggiava finché il vento finiva
e allora smetteva di saltare armoniosamente.
 
“Finché tu mi lascerai viva, io a te apparterrò”
 
 
***
 
 
 
 
“Mia Dea che siedi tra i fiori nell’Olimpo, sotto un cielo terso ed azzurro,
accetta i fiori che ho portato per te,
prendi questa frutta che ho raccolto per te.
Oh mia Dea, ascolta la mia preghiera, solo a te io posso aprire il mio cuore.
Per lui, mia signora, per lui sto soffrendo:
il mio cuore è stato rapito da lui!
Per lui, oh signora, per lui sto pregando:
ti prego, fa che ricambi il mio amore.
 
A te, oh mia Dea, lascio le mie lacrime
perché tu, premurosa, possa asciugarmele via,
A te, mia padrona, affido il mio cuore:
ti prego, fa che ricambi il mio amore.”
 
 
 
La Dea, nell’Olimpo, udì la sua voce. “Non balli, fanciulla?” pensò tra sé e sé. La risposta arrivò lì a breve, quando la ragazza dai capelli color cielo posò i fiori e la frutta sull’altare per poi cadere in ginocchio disperata.
 
Non danzò, quella volta, non danzò per la Dea.
 
“Mi preghi? Non serve, non avrà il tuo cuore, tu appartieni a me e soltanto a me.
Credi forse che qualcuno più di me meriti il tuo amore?
Tu sei mia e resterai mia.
 
Dal giorno in cui sei riuscita a reggerti in piedi balli e canti solo per me.
E’ così forte il tuo dolore che non riesci a sostenerti?
Nessuno ti avrà e, comunque, per sempre mi apparterrai.”
 
 
 
Giorni dopo, all’altare, tornarono doni: fiori e frutta matura quasi sul punto di essere marcia.
Il dolore ancora più forte della fanciulla le impedì di restare in piedi, ancora.
Così cadde a sedere e strinse le mani in una preghiera.
 
 
“Mia Dea che osservi tutto potente, sotto un cielo rosso dall’odio e il rancore,
accetta questi fiori che ho trovato per te,
accetta questi frutti che ho salvato per te.
Oh mia Dea, ascolta questo mio canto, spezzato, purtroppo, dal forte dolore.
Per lui, mia signora, per lui sto morendo:
è in guerra, lontano, a combattere per la gloria!
Per lui, oh signora, per lui sto cantando:
ti prego, salvalo e donagli il mio cuore.
 
A te, oh mia Dea, lascio il mio tormento
perché tu, premurosa, possa mandarlo via,
A te, mia padrona, affido il mio amore:
ti prego, salvalo e donagli il mio cuore.”
 
 
 
E la Dea, ancora, la udì cantare preghiere come mai l’aveva vista fare. Seduta, rannicchiata, come una bambina, pregava disperata, dimenticandosi anche di danzare e ballare.
 
La Dea, amareggiata da questo suo forte amore che di certo, sapeva, non era per lei,
 scoppiò in lacrime, disperata e così i suoi begli occhi
divennero tanto luminosi da sembrare specchi.
 
Se un dio piange, male sia per gli uomini!
Così, impotenti, subirono la sua collera:
ad ogni lacrima di dolore che la dea versava
un mortale, in guerra, lasciava la sua vita.
 
 
Nonostante ciò lui non morì, passarono mesi e lui ritornò. La fanciulla allora pianse felice di gioia e presto quasi non si dimenticò di lei.
 
Lui sembrava amarla, tanto era premurosa; così lei non ebbe più bisogno della Dea.
I due si fidanzarono e lei aveva tutto ciò che una fanciulla poteva desiderare.
 
 
 
La Dea, nell’Olimpo, livida di gelosia, volle punire la fanciulla empia che, per amor di un mortale, aveva trascurato la Dea che nutriva amore nei suoi confronti.
 
“Mi dimentichi? Non serve, non avrà il tuo cuore, tu appartieni a me e soltanto a me.
Credi forse che qualcuno più di me meriti il tuo amore?
Tu sei mia e resterai mia.
 
Dal giorno in cui sei riuscita a reggerti in piedi balli e canti solo per me.
E’ così forte il tuo amore che non puoi più cantarmi?
Hai infranto le tue promesse e così verrai punita.”
 
 
 
La Dea, nell’Olimpo, piena di collera, mandò a chiamare i suoi messaggeri: due angeli, gemelli, dai capelli biondi che obbedivano ad ogni suo ordine.
 
“Andate tra i mortali, miei messaggeri, e consegnate ad Ade chi ha rapito il mio amore.”
 
E poi aggiunse, sul punto di lasciarli andare:
“Guardatevi dal torcere lei anche un solo capello: sarà punito più di lui chiunque, mortale o immortale, oserà farle del male. Ella è mia, a me appartiene quindi il diritto di decidere della sua sorte.”
 
 
I due messaggeri, raccolta la polvere magica che blocca il tempo e fa sprofondar chiunque in un profondo sonno, si diressero tra i mortali, scorgendo, fra tante, la casa in cui gli sposi si accingevano ad abitare. Erano entrambi lì, felici ed entusiasti di mettere in ordine la loro dimora per la prima notte.
 
“Eccoli – fece lei– la dea vuole che lo uccidiamo.”
“Spargerò questa polvere e così si addormenteranno e, al loro risveglio, lui sarà morto.”
 
Il messaggero alato soffiò la polvere dorata dalle sue mani e questa fece fermare il tempo; il sole anche, alto nel cielo sereno, si addormentò. Nulla rimase in vita o desto, tutto fu buio, se non i luminosi occhi dei due angeli mandati dalla dea i quali si avvicinarono alla coppia giacente sul terreno.
 
Tra i due vi era una cornice, una cornice dorata che, per la sua natura, rifletteva le luci: i messaggeri, posti ai lati dei due corpi, lasciavano così che questa illuminasse la scena.
 
Il fratello prese tra le mani il capo di lui, pronto ad ucciderlo; la gemella, credendo che quello fosse uno specchio e null’altro, fu pronta ad uccidere la testa che aveva tra le mani.
 
Così il messaggero che soffiò uccise il giovane mentre, sua sorella, credendolo solo il suo riflesso, uccise nel buio, la fanciulla.
 
Finito il potere della polvere, il sole ritornò sveglio e così il tempo ricominciò a scorrere. Ella ebbe allora la possibilità di accorgersi che quella era solo una cornice e non uno specchio.
 
“Potenti dei! Cosa ho fatto! Ho ucciso la donna verso cui la dea nutriva amore!”
Urlò, incredula, osservando le mani scarlatte che avevano ucciso la fanciulla.
“Ci aveva chiaramente avvertiti della sua importanza. – rispose suo fratello– Di sicuro non le basterà punire te per quello che hai fatto, ma punirà anche me che non ti ho fermato.”
 
Così i due non fecero più ritorno dalla dea, tanto erano terrorizzati dalla sua minaccia. In questo modo, tuttavia, si condannarono da soli ad un triste ed eterno esilio.
Anche se sapevano che la giustizia divina prima o poi li avrebbe colpiti.
 
 
Quanto alla dea, pare sia stata l’unica ad essere punita in tutto ciò.
Che la giustizia colpisca gli uni e gli altri, senza riguardo!
Lei che voleva privare una donna del suo amato, è stata privata della donna che amava.
“Volevo solo riavere per me tutto il tuo amore.”
 
Ma queste parole non giustificano i tuoi sentimenti e la tua cieca gelosia!
Accolta sia la proposta di punirti!
Che il fato, lo si ricordi, sovrasta anche gli dei.
 
Nulla fu fatto per evitarlo e nulla può annullare ciò che è scritto.
Morte sopraggiunse sul suo esile corpo: mai vide la morte del suo amato.
Fu vittima ingiusta dell’invidia di una dea, o almeno lo sarebbe stata se i due messaggeri gemelli non fossero stati tanto simili da parere l’uno il reflesso dell’altra.
 
Lei ora riposa nell’Ade col suo amato per l’eternità.
L’unica destinata alla sofferenza è stata la dea!
 
I suoi occhi si colmarono ancora di lacrime, parevano ancora frammenti dello specchio che l’aveva tradita.
Era lì, con uno sguardo straziato, nella folla accorsa alla sepoltura.
Bella e addolorata, graziosa e potente, eppure invisibile agli uomini.
Forza non aveva neppur per fuggir nell’Ade a cercarla, tanto il rimorso le aveva stretto il cuore.
Tutto ciò che poté fare fu piangere, piangere e versare lacrime velenose su tutti coloro che, a dispetto suo, erano amati ed amavano viceversa.
E fu infatti ciò che fece.
 
Dopo quella cerimonia, di lei non si seppe più nulla. Pianse e pianse in eterno, e forse piange tutt’ora. Ogni volta che una bambina viene alla luce, spera ancora che si tratti di lei, rivede e risente ancora nei suoi gemiti infantili la voce di colei che perse la vita senza diventare sua.
 
Ogni volta che una bambina sta per venire al mondo, ella la osserva. Più e più madri morte giovani durante il parto e, tristemente, più e più neonate lasciate morire nei loro grembi senza vita lasciò la dea.
Mai più la sua grazia riuscì a salvare, come fece in passato, alcuna bambina.
Perché, ad ogni parto disperato, sentiva la voce di lei cantare:
 
“Mia Dea, grazie, a te devo la mia vita.
Se non fosse per te io non sarei qui.
Oh Dea, grazie: danzerò per te
Finché tu mi lascerai viva, io ti canterò.
Finché tu mi lascerai viva, io a te apparterrò”
 
 
E se qualcuno mai avesse avuto il coraggio di chiederle perché potesse permettere un tale strazio, lei di certo avrebbe risposto:
“Non voglio che nessuno abbia la sua sorte, potrei innamorarmi della sua gratitudine e morirne dentro per la sua empietà, come è successo con lei.
Ho già sofferto troppo per la sua perdita e mai questo dolore potrà essere colmato.
E giacché io sono eterna, il mio dolore durerà eternamente.”
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

Spazietto Autrice. ♥
E riecco finalmente (per chi?LOL) Hikari! Dopo un periodo di relativa assenza è di nuovo tra voi. †
 
*segno della croce generale*{??}
 
Vabbè, cosa dire su questa shot. L’ambientazione arcaica mi piaceva molto e mi attirava; era da parecchio che volevo scrivere qualcosa del genere, anche se pensavo, più che altro, ad una RinxLen. Poi però è venuta fuori questa roba qui XD
Esatto, Luka è la dea e Miku è una ragazza nata durante un parto molto difficile. Probabilmente le avranno spiegato che è grazie alla dea se non è morta con la madre, per cui le è così devota. *probabilmente? Non l’hai scritta tu la shot? °A°*
 
Ad ogni modo, sentivo di dover scrivere qualcosa riguardanti la mitologia =w= Sul tema “cristianesimo”, che pure mi piace parecchio, abbiamo alcune cose come tipo “Witch Hunt” e poi… *blocco*… e vabbè, ce ne saranno altre LOL Ah sì! Out of Eden dei Kagamine U_U Poi c’è la saga dei peccati capitali, anche se non è poi così legata alla tradizione cristiana {?}. Insomma, non ricordo di aver mai visto canzoni sulle divinità dell’Olimpo, così ho inventato un mito {????}.
 
Farà sicuramente schifo, domando scusa >A< All’inizio poi doveva essere una semplice Luka x Miku… già, mi sono fissata con ste due pervertite, che posso farci?
 
Incesto+Yuri=Hikarièperversa!
 
Non è colpa mia se sono così eccitanti se mi piacciono tanto. U/////U
 
Colgo inoltre l’occasione per salutare tutti gli scrittori e lettori di questa sezione!! Checchan, Sefirieru-kun, Alicchan e Giucchan, Kicchan, Micchan, Kilacchan, C Sama e poi anche Sapphire-chan, che so adora la MikuxLuka quanto me. <3 (Sefirieru-kun è l’unico senza il –cchan LOL *stupide osservazioni di una scrittrice fuori senno 2 – la vendetta*)
 
Adesso vi lascio, ma ci sentiremo presto. U_U Probabilmente pubblicherò il primo capitolo di Vocaholiday, scritto sullo stampo di Random Items. LOOL. DEMENZA A NON FINIRE.
 
Un bacio a tutti e grazie mille per aver letto! <3
 
Hicchan<3

   
 
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