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Autore: Rozenberry    11/07/2012    5 recensioni
Ed ecco finalmente che arriva la commedia estiva dei Vocaloid! Un esilerante viaggio {?} in loro compagnia! Kagamine di 5 anni, Megurine+Hatsune... YurixYaoi... insomma! Spazio alla pazzia quest'estate!
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Così, alla luce di questi malinconici ricordi, Gakupo scosse ancora quella scompigliata capigliatura viola, non poteva permettere ancora uno strazio del genere; Meiko fece qualche passo indietro, quella storia non le piaceva, no-no (e poi le mancava il suo Sakè, quindi, lentamente, se ne sarebbe svignata in cucina); Miku rotolava ancora ed ancora e sembrava fosse sul punto di esplodere in ogni momento; Rin e Len si avvicinarono di più perché, in quella riunione di adulti, loro non ci capivano un granché e preferirono parlare di quello smalto magico; Kaito… Kaito, paralizzato da quella caduta dall’amaca, non poté far altro che arrossire smodatamente, scuotendo la testa come fosse una maracas.
«No! No! Luka-san mi ha smontato un braccio dopo quell’episodio! Non voglio! Non voglio! »

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Spero sia di vostro gradimento! Buona lettura ♥
Genere: Commedia | Stato: in corso
Tipo di coppia: Shoujo-ai | Personaggi: Kaito Shion, Len Kagamine, Miku Hatsune, Rin Kagamine, Un po' tutti
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Random I ~ Preview

 
 
 
 
 
 
 
Il sole splendeva alto in cielo, gli uccellini cinguettavano allegri e tutto era in pace ed in armonia quella giornata. Sembrava una di quelle domeniche che, benedette dal Signore, vedono un’alba tranquilla ed un tramonto meraviglioso; invece quel giorno non era né domenica e né  ebbe un tramonto meraviglioso. Tutto quello che ebbe di bello fu solo l’arco di tempo che dalla mattina arriva alle tre di pomeriggio. A quell’ora infatti in casa regnava, come al solito prima di un tornado, una pace surreale: nell’ampio ed ombrato giardino, sull’amaca, vi era steso-addormentato-sfinito Kaito, munito di orecchie da coniglietto e, nel sonno, reggeva con una mano un vecchio libro delle favole e, con l’altra, un grazioso angioletto dai capelli biondi (anche lui sfinito dopo lunghe ore di battaglia che, oltre ad essere oggetto delle favole erano anche vissute e combattute sulla schiena di un baldo-coniglio-destriero). Entrando invece in casa subito si veniva investiti da un rumore così forte da sembrare quello di un’industria: decine di ventilatori (alti, bassi, piccoli, grandi) erano sparsi qua e là per l’ambiente, appostati in punti strategici. Alcuni erano sui mobili, altri negli angoli, altri ancora per terra ed, infine, altri erano appostati come riflettori accanto alle porte. Insomma non si può certo dire che quello non fosse un ambiente ben ventilato. Inoltrandosi ancor di più nella casa, beh, non sembrava esserci nessuno (a parte le ventole industriali); in realtà, nelle camere della villa, vi erano gli altri Vocaloid, caduti addormentati come per una magia in un sonno profondo.
 
In verità, non erano tutti appisolati come orsetti: per esempio, una piccola presenza si aggirava silenziosa nella camera delle due amanti. Sebbene spinta qua e là come una bandiera da quei potenti ventilatori (e sì, una bimba di cinque anni è molto piccola e leggera), Rin svolgeva un arduo compito che sarebbe stato impossibile anche per un adulto: come si poteva dipingere il polipo della Luka Onee-san con un solo flaconcino di smalto rosa? E tutto questo senza contare che era difficile, in mezzo a quelle correnti, mantenersi in piedi e, soprattutto, era difficile svolgere un compito del genere senza svegliare la sorellona che, dopo dolorose (e per davvero) battaglie era stata costretta a mettere lo smalto giallo (che stona sia con i capelli rosa che con le iridi celesti) e che infine, sfinita dalla stanchezza, si era addormentata. Inoltre non si doveva neppure disturbare Gakupo Onii-san che, da capofamiglia, doveva svolgere dei noiosi e burocratici lavoracci. Meiko navigava silenziosamente su internet, chattando con tutti gli estranei che vedeva e controllando incuriosita la cronologia: ogni volta che Luka usava il pc la cronologia era stracolma di siti hentai e yuri e questo, pensava Meiko, poteva essere oggetto di ricatto in momento di bisogno. La sorellona Gumi, invece, si concedeva un bagno rilassante (ovviamente in bagno)  mentre Miku era uscita a ritirare la posta. Si dà il caso che questa non fosse arrivata né quel giorno, né il precedente, né quello prima ancora… insomma, era da parecchio che nessuna lettera veniva imbucata nella cassetta dei sintetizzatori vocali più amati al mondo. Inoltre, ciò che più di ogni altra cosa li preoccupava, era la lettera della loro casa discografica che avrebbe finanziato le loro vacanze estive!
 
Già, da parecchio ormai tutti in quella casa erano stressati, non era da nulla badare a due piccini, rispondere ai fans, tenere concerti, partecipare ad assurde e tormentate registrazioni... Questa vacanza sì, se la meritavano proprio! Avrebbero finalmente avuto il tempo di dedicarsi ai loro passatempi: Gakupo avrebbe dimenticato per un po’ quegli odiosi documenti e contratti cartacei che doveva leggere dalla prima all’ultima sillaba (già una volta sono stati fregati ed hanno dovuto cantare durante le festività natalizie, firmando un documento in cui dichiaravano di rifiutare le vacanze per lavorare); Miku e Meiko si sarebbero finalmente sfidate alla Wii dalle sei di mattina fino al giorno dopo, o almeno fino a che i loro occhi non si sarebbero bruciati davanti a quello schermo; Luka si sarebbe dedicata ai suoi hentai tutto il giorno  ed avrebbe speso tutto il suo tempo per cercare bei giochi erotici da fare con Miku, oppure per cercare bei completi intimi da donare a Miku, oppure per comprare bei giocattoli da usare su Miku, oppure per sco-… amoreggiare con Miku (bisogna compatirla, certe punizioni di Miku prevedono l’astensione da atti osceni anche per una settimana e ciò la fa soffrire davvero… anche se qualche volta se le merita); Gumi avrebbe tentato di scoprire se in realtà i suoi sentimenti erano per Gakupo oppure no, dato che in quella sua testolina da adolescente vi era un’enorme confusione (e certe volte si chiedeva come Miku avesse fatto a capire che sesso amare e, soprattutto, chi amare in maniera così rapida, nonostante abbiano la stessa età) ed avrebbe letto tutta la lita di manga yaoi (hard, molto hard) che si era proposta di leggere; Kaito, invece, avrebbe finalmente avuto diritto ad un minimo di svago (o, comunque, ad almeno alcuni di quelli che sono i diritti inviolabili dell’uomo) che non si era mai potuto permettere a causa dei due bimbi (e, fatalmente, vi anticipo che questo suo desiderio resterà appunto solo un desiderio: credete davvero che qualcun altro si occuperebbe di loro?); i Kagamine… beh, per loro è sempre vacanza!
 
Ma ora ritorniamo in camera di Luka. La piccola aveva sul suo volto un’espressione estasiata e soddisfatta: sorrise graziosamente battendo le manine per poi avvitare, alla meglio, il flaconcino di smalto ed ammirare felice la sua opera. Non poteva crederci: il polipo era venuto davvero bene! E così, assorta nelle sue contemplazioni e beatitudini infantili (e, non dimentichiamoci: spinta a destra e a manca da un forte maestrale) rimase lì impalata accanto alla Luka Onee-san.
 
Intanto, Miku era di ritorno dalla posta: correva furiosa per la strada, sbatté il cancello quasi rompendolo, nella corsa tirò così tanto vento con sé che fece rovesciare l’amaca su cui era sdraiato Kaito (che cadde quindi a terra, di botto, salvando però il piccolino che nemmeno si accorse di essere caduto); subito, all’ingresso, aprì la porta con tanta furia che quasi non si staccò, ma colpì appieno un ventilatore, scaraventandolo lontano. Questo comportò una serie di drammatici e catastrofici eventi dato che le spine erano tutte collegate, intersecate e dannatamente ingarbugliate tra di loro. A farla breve, tutte le spine si staccarono e presto il sistema di refrigerazione andò in fumo, ma questo non fu l’unico problema. Infatti presto si udì un urlo straziante provenire dalla stanza di Luka: Rin, che faceva tanta forza per reggersi alla corrente, al suo svanire, si ritrovò a cadere inevitabilmente. Eh no, l’urlo non fu di Rin, ma di Luka, sulla cui tetta la bimba era caduta a sedere.
 
«Gomen nasai, onee-san…» mormorò dispiaciuta la piccola saltando in piedi, mentre i suoi occhi diventavano lucidi per i sensi di colpa per ciò che le era accaduto.
Luka la guardò di traverso, si tirò su e, massaggiandosi la tetta che le aveva provocato quel brutto risveglio, si avviò in cucina perché si era accorta che il sistema di raffreddamento brevettato dava qualche problema.
«Questa casa è un inferno! Chi ha spento i ventilatori! » urlò arrabbiata dirigendosi sinuosamente fuori dalla camera mentre una minacciosa aurea nera iniziò a circondarla (ma mai minacciosa quanto quella di Miku).
Ma non vi fu risposta, così corse nell’ingresso, dove Miku, affannata ed assatanata, prendeva a calci una parete. Appena le due furono l’una di fronte all’altra, le loro reazioni furono immediate: Miku si bloccò, sì, rimase immobile a fissare il volto di Luka, come fosse quello di un alieno. Non parlò né fiatò, solo rimase incantata a scrutarla mentre Luka, impressionata da quell’attenzione, sfoggiò uno sguardo minaccioso.
«Cos’hai da guardare così attentamente, mh? » domandò tra l’irritata e la curiosa.
Miku non rispose; la sua aurea nera sparì e, soltanto, scoppiò in una fragorosa risata, piegandosi su sé stessa e ridendo come se avesse visto un clown, Gumi nuda (le pareva quasi una lolicon) oppure… oppure come se avesse battuto Meiko al più difficile dei giochi (il che, tra l’altro, le provocava anche una gran soddisfazione). La sua risata fu tanto forte che tutti presto si radunarono nell’ingresso: Kaito a gattoni, con un paio di vertebre danneggiate, seguito da Len che invece (ironia della sorte) camminava in piedi con i suoi cinque anni suonati; Meiko, dopo aver chiuso la cronologia ed essersi tolta da dosso tutte quelle pezze bagnate che il calore la costringeva a tenere; Gumi avvolta in un candido asciugamani che la copriva dal seno fino alle ginocchia (anche se lasciò una lunga e saponosa scia umida che collegava il bagno al luogo di riunione); Gakupo, con tutti i capelli fuori posto dal disumano lavoro forzato a cui era sottoposto mentre in casa la temperatura era di 40° ed infine Rin, con il flaconcino rosa, ovverosia, la prova del delitto.
 
Presto Miku cadde a terra, in preda a spasmi e a dolori addominali provocati da quelle nevrotiche risate, rotolando e non riuscendo, tuttavia, a placarle. Intanto Luka non capiva cosa davvero stesse succedendo: si lisciò un po’ i capelli, temendo di essere ridicola appena sveglia (anche se Miku non aveva mai riso a quel modo quando erano appena sveglie a letto). Dopo non molto, incuriositi, anche gli altri Vocaloid si misero ad ispezionare il volto di Luka. Alcuni scoppiarono a ridere, altri invece cercarono di trattenere le risate perché la povera Luka era diventata tutta rossa di vergogna.
«Onee-san ha un polipo sul volto! » urlò Len, indicando con le sue piccole manine la faccia della sorellona, anche se, a dir la verità, rossa com’era aveva quasi nascosto la fisionomia dell’animale marino che Rin aveva tanto faticosamente cercato di immortalare.
«Sì! Con lo smalto per unghie! » specificò la sua gemellina, alzando in aria l’arma letale.
Luka si portò rapidamente le mani al volto, bollente, coprendoselo, e fuggì via, in bagno, a levarsi quella roba. Non ebbe nemmeno il coraggio di guardarsi allo specchio, solo prese dell’ovatta piena zuppa di acetone (solvente per unghie, mica per viso) e cominciò a strofinarselo a dovere, fin quasi a provare dolore.
 
Intanto le risate generali si erano calmate (a parte quelle di una Miku agonizzante al suolo) e tutti ormai avevano incentrato la loro attenzione su, appunto, Voce dal futuro. Se c’era della posta, cosa diceva; se fossero andati in vacanza, dove sarebbero stati! Costantinopoli? Sidney? Costa azzurra? Honolulu? Caraibi? Quale meravigliosa meta attendeva degli splendidi cantanti come loro? Nessuno stava più nella pelle, bisognava che smettesse di ridere per sparare finalmente la notizia.
«Miku-chan? Miku-chan, stai bene? » iniziò a dire Gumi, chinandosi leggermente verso di lei.
Gakupo scosse la testa: no, avrebbero dovuto prendere decisioni drastiche.
«Non abbiamo altra scelta purtroppo. » sentenziò Gakupo, ricordandosi una delle più tragiche crisi di risate di Miku mai viste.
Era stato un paio di anni fa, quando Luka stava cambiando il pannolino a Len e lui, improvvisamente, si lasciò andare ai suoi bisognini, inondando di pipì la faccia di lei. La crisi di risate di Miku, che invece lo stava cambiando a Rin (e non aveva di questi problemi), durarono per tre ore, quindici minuti e ventisei secondi. Non avrebbero potuto aspettare ancora tutto questo tempo e lasciare che la crisi da volto-di-Luka-ridicolo sparisse da sola!
«Cosa dovremmo fare, Gakupo? – chiese Gumi tirandosi su e sistemando le ciocche di capelli gocciolanti – Non penserai mica di far denudare di nuovo Kaito? » e l’espressione di Gumi divenne terrificante: sul suo volto si dipinsero tante strisce blu e, nel ricordarsi di un altro episodio del genere finito in questo modo, un brivido di terrore la scosse tutta che quasi l’asciugamani non le cadde a terra.
 
Insomma, chi poteva dimenticarsi di quella volta in cui Luka aveva sbagliato tinta per capelli ed i suoi erano diventati azzurri-come-un-cielo-primaverile? Miku no di certo (e nemmeno gli altri che dovettero subirsi la sua crisi nevrotica, eh): era stata una delle risate più penetranti e fragorose che mai la piegarono a terra, a rotolare come una matta fino ad entrare, sempre rotolando, nel bagno (la porta era chiusa, ma in quell’esatto momento, Kaito l’aprì per uscire). Caso volle che la zip non fosse tirata su a dovere e che ancora il giovanotto si stesse abbottonando i pantaloni… spaventato dalla vista della sua strana rolling girl, lasciò andare gli indumenti che cercava di sistemarsi e questi, beh, scesero al suolo, mostrando ciò che invece dovevano nascondere.
E fu solo alla vista di ciò che Miku smise di ridere… anche se poi si spaventò e si vergognò così tanto da urlare “Maniaco esibizionista! Kaito è proprio un maniaco esibizionista!” correndo per tutta la casa (per i vani, sui divani; per le scale, sui balconi: in ogni dove si udiva il suoprofetico annuncio apocalittico) spaventata da questo occulto lato maniaco del fratellone. In compenso la crisi isterica di risate finì (anche se ne cominciò subito un’altra: sembrava avesse visto un fantasma e ci vollero diciotto bicchieri d’acqua per farle passare lo sgomento), ma il povero Kaito ci rimise la pelle dovendo subire l’ira della già irata Luka.
 
Così, alla luce di questi malinconici ricordi, Gakupo scosse ancora quella scompigliata capigliatura viola, non poteva permettere ancora uno strazio del genere; Meiko fece qualche passo indietro, quella storia non le piaceva, no-no (e poi le mancava il suo Sakè, quindi, lentamente, se ne sarebbe svignata in cucina); Miku rotolava ancora ed ancora e sembrava fosse sul punto di esplodere in ogni momento; Rin e Len si avvicinarono di più perché, in quella riunione di adulti, loro non ci capivano un granché e preferirono parlare di quello smalto magico; Kaito… Kaito, paralizzato da quella caduta dall’amaca, non poté far altro che arrossire smodatamente, scuotendo la testa come fosse una maracas.
«No! No! Luka-san mi ha smontato un braccio dopo quell’episodio! Non voglio! Non voglio! » urlò per poi scoppiare a piangere spaventato, riempiendo di tenerezza i cuoricini dei due bimbi.
«No… povero Kaito Onii… non voglio che si faccia fare la bua da Polipo Onee-san! » aggiunse con lo stesso angoscioso tono Rin, determinata a salvare il suo magico pony alato.
I due gemellini subito si appostarono ai lati di Kaito, scoppiato in un pianto nevrotico almeno quanto le risate di Miku lo fossero, a mo’ di angeli custodi, e lo abbracciarono deliziosamente con tutta la loro tenerezza.
«Io non lo tocco. » asserì Meiko, con gli occhi spalancati come due cancelli elettrici, e, con questa frase, fece la sua uscita ad effetto dall’ingresso, fuggendo al suo nascondiglio di Sakè.
«Povero Kaito – aggiunse Gumi carezzando la chioma di Rin – certo che non si farà fare la bua da Polipo Onee-san. A meno che non ci provi con Miku, ovvio. » aggiunse poi, con un ghigno tra il sadico e il malizioso, per poi scoppiare in una risata malefica.
 
Adesso la situazione davvero stava collassando: Meiko era fuggita, chissà in quale landa, chissà su quale mattonella della casa, ad ubriacarsi con il Sakè; Miku stava ridendo e rotolandosi come una forsennata, sfracassandosi la testa a destra e a sinistra sul pavimento; Luka si stava sciogliendo la cute del viso con il diluente per unghie (e questo le fece venire idee per una nuova canzone a base di amori yandere-psicopatici che finiscono in tragedie per colpa di acidi o diluenti);  Gumi… si stava abbandonando ad una risata malefica, perché, oltre ad immaginare gli eventi che scaturiscono dall’equazione Miku+Kaito=yandereLuka, le era improvvisamene venuta in mente (e senza nessuna ragione che fosse comprensibile ad alcun essere umano normodotato) una passionale scena in cui Gakupo, per consolare Kaito, lo porta via, in una camera vuota, e gioca con lui fino allo sfinimento, con l’audace ed eccitante un’unica regola dei dieci minuti di intervallo-ricarica. Sì, a dire il vero questo era diventato l’unico motivo della sua risata malvagia, ma naturalmente nessuno in quel luogo poté accorgersene perché solo una fan girl A. innamorata di suo fratello maggiore/sempai di scuola e B. assatanata maniaca dello yaoi poteva capirla.
 
E chi manca al riepilogo? Ah, sì! Gakupo, che ora si trovava solo a dover fronteggiare una tale emergenza e poi i Kagamine, appartati in un angolo dell’ingresso, pronti a giocare insieme dopo la rassicurazione di Gumi, come se Kaito fosse oramai fuori pericolo (e così lo abbandonarono). Nessuno si accorse né di loro, né del fatto che Len stesse per assaggiare il tossico e denso liquido colorato contenuto nella boccetta.
«E’ a fragola! Vero Onii-san? » chiese Rin, avvicinandosi a Kaito e tirandogli una ciocca di capelli blu, giusto per farlo girare e per permettergli di guardare quello che nessuno aveva notato.
Aveva… aveva visto giusto? Quello era Len e stava  mordicchiando il tappo dello smalto? Ed ora… ed ora lo aveva aperto?? E adesso… e adesso… stava per assaggiarlo!?
In questo punto, esattamente in questo momento, iniziò una scena che, per essere goduta al meglio, sarebbe bene guardare al replay.
Spalancò tanto i suoi occhi che quasi non uscirono fuori dalle orbite, si tirò subito in piedi (e le sue vertebre tornarono al loro posto per magia) e corse da Len evitando il peggio. Grazie al suo prontissimo istinto fraterno-paterno-materno (chiamatelo come volete, ma infondo ci siamo capiti) riuscì a salvare il bimbo, strappandogli violentemente (non lo avesse mai fatto) quel velenoso mix dalle manine.
«E’ cacca! » urlò audacemente nel mentre compiva il suo eroico salvataggio, prendendo il bambino in braccio e Rin per mano, allontanandoli dal luogo dove sarebbe avvenuto lo scoppio.
Ed infatti, come una grossa bomba atomica (ma adattata in scala) la boccetta di vetro translucido si scaraventò al suolo e si frantumò in mille pezzi, riversando il monocromatico cosmetico che avrebbe avvelenato il pancino di Len. I due piccini, spaventati, mostrarono prima un visino impaurito per poi piangere terrorizzati dal tono (e dalla violenza) di Kaito e dallo scoppio della bomba at-… della boccetta di smalto.
Poi la scena a rallentatore terminò.
 
Gakupo fu costretto a mettersi un attimo da parte, che la sacra triade, nuovamente riunita da quel rumore, si fece spazio tra la folla, avvicinandosi minacciosamente a Kaito il quale, fiero del suo gesto eroico, si aspettava finalmente ringraziamenti e riconoscimenti. Ma niente, il destino di quella minoranza sessuale in quella casa era segnato.
 
D’un tratto, mentre ognuna delle tre era assorta nei propri doveri (alias: rotolamento-sbiancamento-ubriacamento), il loro istinto materno si risvegliò improvvisamente: quale sporco maniaco stava minacciando la vita dei loro due piccoli angeli? Subito Miku, ritornata più nera della sua ex-aurea, strappò dalle sue braccia il piccolo Len, stringendolo a sé come la madonna stringeva Gesù e lanciando a Kaito uno guardo inquietante; Luka, invece, oramai tornata come nuova e dimenticato tutto il suo rancore per la sorellina, la tirò verso di sé e la strinse calorosamente come... come la lupa protesse Romolo e Remo (esatto, con la stessa violenta premura) e riservò a Kaito il più odioso degli sguardi odiosi; Meiko, infine, non ebbe molto da tirare a sé e proteggere, così colpì con violenza la guancia di Kaito.
Subito i suoi occhi si colmarono di lacrime: cosa ho fatto questa volta!, pensò.
 
«Ti abbiamo sentito! Ho sentito come hai sgridato il piccolo Len e come gli hai colpito la mano, brutto cane! » urlò Miku additandolo ed asciugando le guancia rosate dell’angioletto che si era accoccolato a lei.
«I-i…?» non ebbe neppure il tempo di pronunciare il primo pronome personale che la raffica di insulti continuò (mentre con una mano si toccava la guancia colpita da Meiko).
«Maniaco! Usare la violenza sui bambini! Non ti vergogni neppure un po’! » continuò Meiko, muovendo un po’ la mano che, all’impatto così forte, era diventata indolenzita.
«C-Cos…?» e nemmeno ora finì, dato che subito la parola passò a Luka.
«Sei un ignobile cane, ecco cosa sei! E chissà cosa fa alla piccola Rin mentre noi non ci siamo! » completò l’accusa, carezzando la chioma della piccola terrorizzata dal loro furore.
«M-ma…!» e stavolta neppure… no, stavolta riuscì a mettere insieme una parola, che non aveva però molto senso: pazienza, non ebbe tempo di continuare.
«Pedofilo! Kaito è un pedofilo! - gridò Miku minacciosa, memore della volta in cui lo beccò nudo a girare per casa,mentre in realtà era lei ad essere entrata in bagno – Ammettilo! Qualche volta hai avuto pensieri ignobili come te, eh? »
Oramai neppure più tentava di parlare: la loro fantasia era decollata, era da tempo che non si combatteva una bella tre contro uno e, da giorni, sedersi non era più doloroso.  Sì, si rassegnò, era tempo di prenderle di nuovo.
«Che sia allestito il Sacro Tribunale! » e Meiko, nel pronunciare questa frase, mise sul capo una parrucca da giudice, tirata fuori chissà da quale canzone di Mothy.
Gakupo, da vigliacco e codardo che era (ma come biasimarlo? Quando quelle tre si univano erano invincibili, specie se allestivano il Sacro Tribunale) se la svignò, aiutato da quelle solite e banali scuse di Gumi.
«Ehm… Gakupo Onii-san, ti do una mano con quei contratti? » intimò Gumi avvicinandosi a lui con la solita aria da onii-san svignamocela finché ne abbiamo la possibilità.
Gakupo, dopo un’iniziale situazione di turbamento, annuì rapidamente.
«Sì! Ho tanto lavoro da fare, andiamo! Quei contratti non si firmano da soli! » asserì con un sorriso patetico e così i due fuggirono ancora, pronti e desiderosi di evitare il peggio e, soprattutto, desiderosi di non vedere ancora quel povero Kaito vittima dei loro soprusi.
 
Mentre il tribunale era allestito, Kaito fu fatto legare (senza opposizioni, tanto sapeva che erano tutte inutili) e per la stanza, ehm, Corte di Giustizia, aleggiavano già i primi rudimentali pareri sulla sua condanna.
«Per me dovrebbe morire flagellato! » propose Luka, ancora con Rin stretta tra le braccia.
Ma la piccola subito scoppiò a piangere a quelle parole. Voleva molto bene a Kaito e non voleva gli si facesse del male! Così tutte e tre si guardarono: avrebbero dovuto allontanare i piccoli, testimoni viventi delle violenze, durante il processo? No, non potevano, così Luka voltò Rin verso di lei e la guardò fissa negli occhietti, asciugandole le lacrime.
«Perché piangi, Rin? » chiese Luka, preoccupata, stranamente, da quel pianto.
Magari Rin aveva qualche altra idea e, anche se mai l’avrebbe accolta (lei era, in ogni santo processo, la punitrice mascherata), voleva comunque sentirla. Invece la bambina, con il suo grazioso visino arrossato, scosse la testolina e, disperata, urlò:
«Non voglio che Kaito Onii-san muora nel gelato
 
 
 
 
 
 
 
 
 
… TO BE CONTINUED
 
 
Note di un’autrice una regista impazzita totalmente {???}
Giornalista: Allora, Hikari, cosa ne pensa di questa scena?
Hikari: Niente, penso solo che non è stato un granché, Kaito era troppo penoso, Miku troppo impazzita e Luka ha degli sbalzi d’umore esagerati. =A=
Giornalista: O_O Ohhh, bene!
Luka: IO-HO-COSA? Come osa lei dire che ho degli sbalzi d’umore esagerati? MH? Non è stata facile la scena della tetta, sa? E mi fa ancora male! E___E
Hikari: Guarda che ti sbatto fuori e prendiamo Gumi per fare la coppia yuri D:
Gumi: O_O NON-SIA-MAI: a me piace lo yaoi, signora regista çAç
Rin: *saltellando con il copione in mano* Tetta! Tetta! Bua alla tetta della Polipo Onee-san! *O*
Hikari & Luka & Gumi: O_O
Miku: Daaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaai; *si appoggia sulla spalla di Luka* Che vuoi ti abbia fatto una bimba piccola come lei… *mette mani dove non dovrebbe infilandole nella magliettina di Luka* … te lo faccio passare io… ❤
Luka: -w-  Mmmhhh… grazie Miku, mi eccitano sempre le tue manine su-
Giornalista: AAAAAAAAAAHHHHHHHHH!!! *fugge via imbarazzata dalla scena*
Hikari: Non sono ancora maggiorenne! Cavolo! Quando lo sarò la prima cosa che scriverò sarà una shot erotica su voi due… ma ora, lascia in pace le tette di Luka!! *le separa*
 
Sclero dello sclero END.
 
Dunque, spero vivamente questo sclero vi sia piaciuto XD (FAQ: la prima o la seconda parte? O_O /// E’ pacchetto completo LOL). All’inizio avevo una miriade di idee, però poi mi sono dilungata troppo e non sono riuscita a scrivere tutto. Infatti questo doveva terminare con la partenza, ma, essendo vicina alle 4000 parole, ho deciso di fermarmi al pre-processo *-*
 
Cosa dire, speriamo che sia almeno un po’ divertente XD
 
Ringrazio particolarmente tutti i lettori di Random Items, da cui questa long-fic è stata ispirata Tutti tutti! Siete tutti tanto dolci < 333
 
La prossima volta che mi vedrete comparire sarà o per il secondo capitolo, oppure per una fan fic angeli e demoni, chissà XD Okkei, stop note LOL.
 
Grazie mille per aver letto *-*
 
A presto, baci, Hicchan♥

   
 
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