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Autore: Rozenberry    01/01/2013    4 recensioni
Salve a tutti! Si, purtroppo per voi, Hikari è tornata! E indovinate con cosa? Si tratta di una long-fic scritta su Synchronicity, la saga dei Kagamine conclusa da pochi giorni e, tra l'altro, una delle mie preferite in assoluto. Sono mancata sul sito per parecchio... vedetela come regalo di Natale, dedicato alle mie autrici preferite (lo sapete chi siete, babies♥) e a tutte le new entry che spero di conoscere meglio :3 Buona Vigilia a tutti e buona lettura, sperando sia di vostro gradimento! ♥♥
D’un tratto, però, dal profondo della caverna, riecheggiò una sorta di brontolio mostruoso: il drago si era svegliato e, non vedendo più la propria Diva, si era innervosito e, così come un neonato appena sveglio con il pianto richiama la propria mamma, così lui aveva iniziato a lamentarsi per richiamare l’attenzione di Rin. Il suono le giunse amplificato ed improvviso, facendola trasalire: sobbalzò e si voltò di scatto e, nel far ciò, le scivolò la collana dalle mani. La chiave di violino nera cadde a terra, tintinnando a ritmo con l’acqua che, dal forte e fragoroso suono, aveva iniziato a tremare.
Genere: Avventura, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het | Personaggi: Kaito Shion, Len Kagamine, Miku Hatsune, Rin Kagamine, Un po' tutti
Note: Movieverse | Avvertimenti: nessuno
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Requiem of the Spinning World
 
S   y   n   c   h   r   o   n   i   c   i   t   y

 
 
 
Capitolo I ~ Destino

 

 
Dopo aver divorato un paio di mele prese da un albero lì lungo il sentiero fece via diretta verso il villaggio il quale, da lontano, dava l’impressione di essere in pieno fervore: c’erano decine e decine di persone lì e, nonostante fosse circondato da gente, si sentiva solo e spaesato.
« Hey, sparite di qui! Mocciosi! » Len si voltò di scatto verso la sua sinistra e vide correre verso di sé un gruppo di bambini, come se stessero scappando.
« Signora, avete perso questo! » urlava qualcun altro dalla direzione opposta, qualcuno di cui non riuscì a vedere il volto.
Avvertì quasi una sensazione angosciosa, come se, pensava, nessuno lo avrebbe aiutato. In realtà nessuno si curava di lui, infatti tutti avevano già troppo da fare per occuparsi di un ragazzino sbucato dal bosco.
Finalmente, almeno, avrebbe potuto barattare quel poco di denaro che aveva in qualcosa di utile. O almeno lo sperava. Tra altre urla di ogni tipo riuscì ad avvicinarsi ad una bancarella che vendeva salumi. A stomaco pieno si ragiona meglio, pensò tra sé e sé.
« Salve, giovanotto, come posso esserti utile? » domandò un uomo, abbastanza cicciottello (che sembrava adatto per il suo lavoro), che sedeva dietro al bancone.
« Quanto potete darmene… - si infilò le mani nella tasca e tirò fuori due delle monete che aveva con sé - … con queste? » chiese indicandole.
« Beh… - iniziò il venditore - … direi che potrei dartene abbastanza per un paio di giorni di viaggio. » rispose sorridendogli e iniziando a tagliare la carne che aveva lì in bella vista sul bancone.
« Grazie mille. » lo ringraziò mentre lui la incartava accuratamente.
« Ecco a te, figliolo. » gli porse il cartoccio in cui era avvolta la merce, Len lo pagò e poi gli sorrise.
Caricò il cibo nel suo sacco e poi fece per andarsene, quando l’uomo lo richiamò e lui si voltò.
« Ditemi. » esclamò sorpreso il ragazzo i cui chiari capelli biondi erano illuminati dai riflessi del sole.
« Dov’è che sei diretto? Non ti ho mai visto da queste parti. » domandò con aria curiosa.
« Abito nel bosco, non ho mai avuto il bisogno di arrivare fino a questo villaggio, dietro il bosco, infatti, c’è quello in cui sono cresciuto. – e qui fece una breve pausa - Sono giunto fin qui perché devo cercare qualcuno. » rispose con un aria dolce, come il ricordo della promessa fatta a sé stesso.
« Da come brillano i tuoi occhi mentre ne parli, si direbbe che si tratti di una ragazza bellissima. » sottolineò lui, contagiato da quell’espressione sognatrice.
« Oh, sì, signore. E’ davvero la ragazza più bella che i miei occhi possano mai aver visto e il suono della sua voce è più melodiosa del canto degli uccelli. » il suo sguardo si sciolse in un sorriso e per qualche attimo i due continuarono a fissarsi.
« Beata gioventù, magari avessi io la forza e la bellezza per mettermi alla ricerca di un’incantevole fanciulla da sposare. » sospirò sottovoce il venditore, pensando alla propria moglie che, negli anni, aveva perso tutta la sua bellezza e grazia femminile a discapito dell’arroganza e dell’insolente caratteraccio che aveva acquistato, invidiando l’eroica impresa giovanile di Len.
« Come… come dite? » chiese Len che, per colpa del caotico rumore della folla non era riuscito a sentire quel basso mormorio.
« Niente, giovanotto! – scosse la testa, tornando in sé - Ho solo detto: “Buona fortuna, allora!” » ed agitò la mano per salutarlo, sorridendogli.
« Vi ringrazio! » rispose perché sapeva, infatti, che ne avrebbe avuto bisogno.
 
Riprese il suo cammino nel villaggio sotto il caldo sole che brillava prepotente in quel limpido cielo terso. Quel semplice incontro gli aveva donato un po’ di buon umore e adesso si sentiva meglio. Proseguendo nella sua marcia si imbatté in un’insolita folla di persone, tutte addossate le une sulle altre, come se stessero assistendo ad uno spettacolo; altre persone, numerose, accorrevano, soprattutto bambini, come se stessero facendo passaparola. Non riuscendo a capire cosa ci fosse di tanto strabiliante da ammirare, Len si sforzò incuriosito di ascoltare qualche commento.
« Oh, è sparito! » gridò qualcuno.
« Guarda, lo ha fatto di nuovo! » esclamò qualcun altro.
Altri bambini accorsero, increduli e ansiosi di vedere, con i propri occhi, se il racconto dei compagni era vero oppure no.
« Ti dico che è vero! Lo ha fatto sparire davanti ai miei occhi! » ribatté una bambina dalle treccine rosse che trascinava due suoi coetanei nella folla.
La curiosità vinse Len:
« Scusatemi… cosa c’è di così interessante da vedere? »
La bambina sgranò gli occhi, come se non potesse crederci.
« Cosa? Non conosci il Mago?! » domandò strabiliata.
Len, imbarazzato, scosse la testa.
« Beh, è il mago più mago che ci sia! Fa sparire uccelli, oggetti… e poi te li rifà comparire in mano…»
« … tra i capelli… » continuò l’altra bambina.
« Un “mago”?  » e i bambini annuirono.
« Vieni, ti facciamo vedere! » esclamò uno di loro e, presolo per mano, lo trascinarono nella massa fino ad arrivare in prima fila, dove un giovane uomo, coperto da un manto blu intenso ed un turbante dello stesso colore, dava spettacolo della propria magia tra gli applausi e la meraviglia del villaggio.
« Aspettate…! » urlò Len, ma i bambini si fermarono solo quando ebbero davanti agli occhi lui, il Mago.
« Eccolo, è lui! » disse indicandolo con entusiasmo.
Len, riprendendo fiato, assottigliò le palpebre, per vedere meglio: aveva il volto quasi totalmente coperto e portava un’elegante maschera sul solo occhio destro. Con maestria raccolse del terreno dal suolo, lo sbriciolò tra le mani e poi soffiò, rivelando a tutti che la polvere nera era diventata una leggiadra polvere dorata. Tra gli applausi e la curiosità di tutti, si preparò ad un’altra magia: prese un filo d’erba e, magicamente, lo fece sparire tra le sue mani: in quel preciso momento, i suoi occhi incrociarono quelli di Len e si scambiarono un’occhiata intensa. Eccolo, pensò, è lui il ragazzo che stavo aspettando. Sul suo volto comparve un sorriso compiaciuto, mentre su quello di Len un’espressione turbata e, quasi, magnetica: non riusciva a staccare gli occhi da quelli del Mago che, sebbene fosse un perfetto sconosciuto, aveva un non so che di familiare. Questo, senza spezzare l’attrazione che legava i loro due sguardi, fece comparire dal nulla una splendida rosa rossa e, dopo averla annusata quasi sensualmente, l’allungò nella direzione di Len:
« Per voi, - Len arrossì imbarazzato, spalancando gli occhi che quasi volevano uscire dalle orbite – giovane fanciulla. Diventerete bella come questa rosa, ve lo assicuro. » staccò gli occhi da quelli del biondo ed indirizzò un languido sguardo alla bambina dalle trecce rosse che era accanto a lui.
Len si rese conto solo in quel momento della figuraccia che aveva evitato di fare; il Mago, una volta chinatosi per dare il fiore alla bambina entusiasta dal complimento, si tirò di nuovo su, riportando gli occhi su quelli azzurri ed intensi del ragazzo.
« Suvvia! – esclamò sorridendogli – Non credevi davvero che avrei dato una rosa rossa a te? » asserì con un tono quasi malizioso e con uno sguardo impertinente che era diventato difficile da reggere per quanto fosse  naturale e spontaneo.
Subito la platea scoppiò in una risata generale, divertita dalla scena improvvisata lì, davanti ad i loro occhi. Len arrossì di nuovo e poi si voltò, pronto ad andarsene per non avere neanche un minuto di più quella fastidiosa figura davanti a sé.
« Ah! Per favore, non ho tempo per queste sciocchezze. » sbraitò con la sua voce puerile  da ragazzino di appena quattordici anni e cominciò a correre via, ma la sua spalla fu bloccata dalla mano del mago.
« Ehi, guarda che hai dimenticato qualcosa. » gli intimò, mantenendo sul volto il sorriso di prima.
Len non rispose, solo si voltò con un misto di stupore e di spossatezza. Il Mago, con sua grande meraviglia, gli mostrò il ciondolo che portava al collo, nascosto dal suo turbante.
« Non è tuo, questo? » glielo avvicinò al volto, facendolo ondeggiare per un po’, finché Len non lo afferrò, stanco della sua presenza.
« Aspetta! »
« Cos’altro c’è? »
« Vorresti conoscere il tuo futuro? » ma Len non aveva voglia di restare con lui nemmeno per un istante.
Era una cosa a pelle, una sensazione da primo impatto. Per questo motivo, riallacciandosi il ciondolo con la chiave di basso al collo, si congedò.
« Addio amico. »
« Addio Len, - rispose lui, prontamente, voltandosi dall’altro lato immaginando la reazione del giovane nel sentirsi chiamare per nome – e buona fortuna per il viaggio. »
Restò immobile, come faceva a sapere del viaggio? Sì, certo, probabilmente lo aveva sentito prima, mentre chiacchierava con il salumiere… ma il nome? Come lo aveva saputo? Non poté fare a meno di voltarsi indietro di nuovo, con lo sguardo pieno di stupore, come per cercare una risposta.
« Come lo sai? » gli domandò, mentre la folla continuava ad attendere, impaziente, qualche altra magia.
Il Mago si girò verso di lui ed indicò il cielo.
« E’ scritto nelle stelle, Len. Il tuo destino è quello di viaggiare di strada in strada, sempre più lontano. Se è il caldo sorriso impresso nella tua mente che stai cercando, ti consiglio di andare alla dimora dell’Oracolo, ti sta aspettando da giorni, ormai. »
Len sgranò gli occhi: come poteva sapere del caldo sorriso… acceso nella sua memoria? E l’Oracolo… il Sacro Oracolo lo stava aspettando?
« La sua sola voce non ti basterà per ritrovarla... » scosse la testa per poi tornare nella sua direzione.
Sta volta fu Len a bloccarlo, per un braccio: non gli importava come lo sapesse, voleva solo che continuasse la sua frase.
« E cosa? Cosa mi serve, allora, per ritrovarla? » domandò, fissandolo, quasi pendendo dalle sue labbra, dalle labbra di un perfetto sconosciuto.
« Te l’ho detto: è al castello dell’Oracolo che devi andare. Di sicuro lì troverai qualcuno che ti aiuterà. » la presa di Len lentamente divenne meno stretta, fino a che non gli lasciò libero il braccio.
« E… e sai dirmi dove posso trovarlo? » chiese con un tono più mite e mansueto, come se quasi la premura del Mago gli avesse trasmesso simpatia.
Il Mago si voltò in avanti ed indicò un sentiero lungo un altro bosco, meno fitto del precedente.
« Se percorri quella direzione, entro stanotte sarai arrivato al castello dell’Oracolo. »
Len diede un’occhiata a quella strada, non sembrava difficile da percorrere.
« Grazie mille allora. » rispose dopo un attimo, serio, e si fece spazio tra la folla in cui era stato precedentemente trascinato.
« Di nulla, amico. Ci rivedremo presto. » sussurrò lanciandogli un altro dei suoi sorrisetti d’intesa che il biondino riuscì ad intravedere appena.
Lo fissò di traverso, con uno sguardo ancora sospettoso: perché mai si sarebbero dovuti rincontrare? Avrebbe voluto chiederglielo, ma ormai il Mago si era voltato e stava ritornando tra la gente, passeggiando tranquillamente con le braccia allargate verso l’alto, come se volesse, con uno sforzo solo, abbracciare tutto quanto il cielo.
 

***

 
Nel castello dell’Oracolo arieggiava un clima di inquietudine quel pomeriggio Il potere principale di quella donna era, infatti, avere tantissime informazioni, quasi leggere nel futuro. Per questo motivo doveva essere a conoscenza del legame tra l’ultima Diva e il ragazzo che sarebbe arrivato da lei in quei giorni e questo non poteva che lasciarle un filo d’angoscia, seppur minimo. Non poteva ucciderlo, lo avrebbe accolto da lei, nella sua dimora, e gli avrebbe fatto capire con le buone che la storia non andava intralciata, che il volere dell’Oracolo andava rispettato e che non avrebbe mai perso la sua sorellina. Ucciderlo si sarebbe potuto rivelare un errore, occorreva agire in maniera subdola, sottile.
« Non vorrei spargere del sangue, sai in che situazione ambigua ci troviamo – aveva spiegato, qualche giorno prima, al suo servitore più fidato – a causa del Dragonism; uccidere un’altra persona per questo Ciclo… non ne vale la pena. »
« Condivido il vostro parere, padrona. »
« E’ per questo che mi trovo costretta a mentire, ad inventare la storia. »
« Padrona, non vi seguo. » chiuse il libro che aveva tra le mani e ripose in lei tutta la sua attenzione.
Non perché davvero non la seguisse, solo che risentire quella frase lo aveva fatto sobbalzare.
« Non si tratta di seguirmi, ci puoi arrivare da solo: è solo, proprio come lo era Meiko. E’ determinato, come lo era lei. Sarebbe da stupidi metterselo contro, quando può essere con noi. Tuttavia questo potrebbe essere un obbiettivo troppo ambizioso e risultare troppo difficile da raggiungere. Per questo ci accontenteremo di tenerlo lontano da questa storia. » chiarì in maniera esaustiva, dando le spalle al proprio ascoltatore.
Il servitore rimase in silenzio, non rispose, chinando gli occhi e abbassando lo sguardo. In silenzio, come ogni volta.
Vuole “inventare la storia”? Lo farà di nuovo, –pensò – ma sta volta non starò al suo gioco. Maledetta donna, maledetto il giorno in cui ti incontrai e il giorno in cui facesti la promessa a mia madre. I tuoi occhi da subito mi colpirono, freddi ed agghiaccianti, come schegge gelide, proprio come il tuo cuore. Vuoi che io ancora menta, per te? No, questa volta non lo farò. La storia è questa, non la si può cambiare e su questo nessuno può contrariarti, ma mentire ancora e ancora per portare avanti questa tua sporca tradizione non vale tanto.
E’ per questo motivo che io, sebbene ti abbia servito con rispetto e riverenza in tutti questi anni, ti disobbedirò, per la prima volta. Quando il ragazzo sarà arrivato al castello, saprà tutto sull’ultima Diva e sul Paradiso di Luci ed Ombre.
Riaprì gli occhi, tirò un lungo sospiro e poi rialzò lo sguardo verso di lei. Era di spalle, sinuosa ed elegante, con il suo fare altezzoso andava lentamente via, per il luminoso corridoio, dopo aver impartito i propri ordini. Ignara che non sarebbero stati eseguiti come le altre volte. Ignara che questa volta la storia non avrebbe seguito il proprio corso e che, infine, sarebbe stata destinata a fermarsi, per sempre.
 
 
 
 
 
 
 
 
… TO BE CONTINUED.















Note della Kagaminautrice {?} *pazza ogni sera di più :D
 
Salve a tutti, proprio come Barbara D’Urso, entro nelle vostre case, a capodanno. Shishi. Ecco a voi il primo capitolo, mi spiace tanto farvi questo torto il primo giorno dell’anno, ma dovevo farlo. Meritate tutti una punizione. {???}
 
BASTA. Troppa Coca mi fa male. *deve fare anche la dieta, evvai :D
 
STOP, HIKARI: la gente se è arrivata fin qui è perché vuole leggere la storia (cioè farsi masochistamente - ? – del male), non per sentire i tuoi problemi. D:
OK. ;_; Vi parlerò dei problemi dell’Oracolo. ù.ù  Gakupo deve ribellarsi. {?} E sì, mica può obbedire sempre e per sempre a Luka? D: Luka cattiva ò.ò
 
Riguardo a Kaito… ahahah. LOL. Mi piace. {?} E Len shota… ahahah. Mi piace ancora di più. Si lo so, devo smetterla di fangirlare. E’ difficile… nuovo proposito per il 2013. T^^T
 
Beh, ringrazio molto le carissime tesore che mi hanno lasciato le loro stupende recensioni, tra cui Ecchan-1 che mi ha recensita per prima e ad Ecchan-2 che è la mia nuova amichetta *^* Tra l’altro scrive anche lei sui Kagamine, come si può non amarla? Bellissima, cara, la fan fic su Aku no musume e, cavolo, devo recensirti il secondo capitolo. Appena ho tempo lo farò, promesso! ❤
Ringrazio anche la cara Giucchan (anche se alla sua recensione il mio cuore ha perso due battiti, o forse tre LOL) che ha deciso di rendermi felice per la seconda volta, non solo scrivendo la sua di fan fic su Synchro, ma anche recensendo la mia; infine ringrazio Flawermoon e Mistryss, le quali recensioni mi hanno reso super felice.. ç^ç
Grazie a tutti i lettori e a tutte quelle che hanno messo la storia tra le preferite e le seguite. Arigatou. ♥
 
Giunta alla fine di queste scarne note, vi annuncio che presto aggiornerò. Sperando che questo capitolo vi sia piaciuto e che anche gli altri continueranno a piacervi, vi auguro un meraviglioso 2013 pieno di luce e di gioia. *^*
 
Baci a tutti, Hicchan❤
 
 
PS: il mio oroscopo dice che troverò l’amore quest’estate… finalmente… muhahahahahahaahh ❤

   
 
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