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Autore: Beauty    31/10/2013    19 recensioni
Donne. Ragazze, perlopiù. Principesse e nobili. Tanti volti, tanti caratteri diversi fra loro.
Tante storie, tante favole differenti.
Ma il lieto fine esiste per davvero?
1. Maria Antonietta - La bella addormentata
2. Elisabetta di Baviera - Cenerentola
3. Mafalda di Savoia - Cappuccetto Rosso
4. Erzsébet Bàthory - Biancaneve
5. Anna Bolena - La bella e la bestia
6. Giuseppina Beauharnais - La sirenetta
7. Vittoria Hannover - La Regina delle Nevi
8. Alessandra Romanov - Il nano Tremotino
9. Olga Romanov - Il principe felice
10. Tatiana Romanov - Raperonzolo
11. Maria Romanov - Il brutto anatroccolo
12. Anastasia Romanov - I sei cigni
13. Carolina Matilde di Danimarca - La piccola fiammiferaia
14. Anna Neville - Biancarosa e Rosella
15. Elisabetta di York
16. Wallis Simpson
17. Anna di Clèves
18. Berengaria di Navarra
19. Sofia Paleologa
20. Ka'iulani Cleghorn
Genere: Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Rivoluzione francese/Terrore, Periodo Zarista
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Maria Antonietta
 
La bella addormentata
 
“Appena li ebbe toccati, si addormentarono tutti, per risvegliarsi solo quando si sarebbe ridestata la loro principessa, onde trovarsi pronti a servirla in tutto e per tutto. Gli stessi spiedi, che giravano sul fuoco, pieni di pernici e fagiani, si addormentarono; e si addormentò anche il fuoco”.
 























Gioca, la regina di Francia. Gioca come una bambina, come solo la piccola Antoine avrebbe saputo fare, con la stessa fantasia e gli stessi sogni che solo una principessa d’Austria – non francese, no, le mesdamoiselles di Versailles sono così serieuses – era in grado di giocare, mentre con la mente danzava su nuvole fatte di zucchero, fingendo di prestare ancora attenzione al continuo e inutile cicaleccio della contessa Brandeiss.
Gioca, Maria Antonietta d’Asburgo, la dauphine de France. E si sente proprio come un delfino, in mezzo a quel mare solcato da onde di nastri e perline, facendo roteare la sua preziosa robe à la polonaise, ridendo in mezzo a quel tripudio di pizzo e mussola. Quello è il suo regno, quegli abiti sono i suoi giochi, le scarpine rosa pastello con fiocchi di raso le sue calzature per il ballo.
Ride e si diverte, e non le importa se il popolo oltre le mura di Versailles n’a pas du pain…Cosa dovrebbe importare a lei, se loro non possono gustare le brioche? Non vuole pensarci, Maria Antonietta, mentre gioca con le fragole e la crema dei dolciumi. Non ha molta fame, a dire il vero, ma il solo pensiero di possedere quei sapori e quei colori, la consapevolezza che quelle leccornie e quello sfarzo esistono solo e soltanto per lei, le infonde un senso di euforia.
Lei è la reine, e il mondo è ai suoi piedi. Il mondo, qualunque esso sia: se là fuori sta cambiando qualcosa, poco ha a che fare con lei. Maria Antonietta sarà sempre la degna discendente della casata austriaca degli Asburgo e l’incontrastata sovrana di Francia, come mama le ripete sempre nelle sue lettere dall’inchiostro profumato. Lettere che la piccola Antoine negli ultimi tempi non ha più cuore di leggere fino in fondo. Le fa male, Maria Teresa, quando la rimprovera e la insulta solo perché il suo troppo orgoglio le impedisce di rivolgere la parola a Madame Dubarry, o perché il suo regale marito ancora prova troppo disgusto per sfiorarla, ancora dopo quasi sette anni. Le fa male, ma non ci vuole pensare, Antoine: vuole solo chiudere gli occhi e continuare a giocare.
Vuole dormire, forse anche sognare.
Lì, sola, fra tutto quello sfarzo, finalmente libera dalla presenza rapace delle Mesdames Tantes e da tutte le dame di compagnia, può finalmente volteggiare con la sua acconciatura ormai rovinata, mentre le piume e le broche di diamanti e perle le pendono dai riccioli. Né sua madre né le cortigiane di Versailles e nemmeno la plebaglia là fuori possono sfiorarla: lei è la regina di Francia. Il suo titolo le scorre giù lungo la gola con la stessa dolcezza dello sciroppo e del miele, le fa girare la testa, l’inebria insieme a tutto ciò che la circonda.
Non vuole sentire, Maria Antonietta. Non vuole vedere, né ascoltare, e neppure pensare. Non vuole dare ascolto alle voci sibilanti e maligne contro di lei, non vuole chiedersi come mai suo marito abbia troppo ribrezzo di lei da non volerle neppure dormire accanto, non vuole convivere con la consapevolezza che là fuori, per tutti quanti lei è e sarà per sempre solo e soltanto l’Austriaca, un’intrusa in quel castello dorato e senza vita che è Versailles, abitato solo da bambole e automi senz’anima.
E lei, Maria Antonietta, Antoine, ce l’ha, un’anima? Non lo sa né lo vuole sapere, ma di certo non ce l’hanno tutti quegli individui senza nome che formano un agglomerato sudicio e rozzo nelle strade di Parigi e delle città della Francia. Loro non esistono. Non esiste nulla al di fuori di Versailles e di quella stanza, la sua stanza dei giochi, dove può finalmente spiccare il volo, danzare, ridere e divertirsi. Tutto il resto è superfluo, inesistente, e lei non vuole pensarci.
E, se per caso il pensiero dovesse sfiorarle la mente, Maria Antonietta sa che le basterà solo chiudere gli occhi e dormire, anche se fosse costretta a sognare per cent’anni. O per l’eternità.
  
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