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Autore: Tipregofammiprovare    26/07/2015    2 recensioni
Le ispirazioni sono difficili.
A volte il mondo ci sembra una scatola piena di ricordi, che nasconde migliaia di ispirazioni nella quale ci immergiamo bendati. Una scatola come quella che Maria Luisa, una scrittrice in crisi, trovò nella sua soffitta in una notte insonne.
Una scatola, nella quale Maria Luisa trovò un antico raccogli pensieri, che celava un'antica promessa: quella di scrivere una favola, per i suoi amici.
Così, tra una tazzina di caffé e i mille ricordi, Maria Luisa cominciò a scrivere, ma si accorse, dalle prime tre pagine, che qualcosa non andava...
Dal Capitolo 11:
Jaco ebbe un sussulto: come aveva fatto a capire?
"Solo una domanda, poi non ti chiedo più nulla" disse Maryblu, con un sorriso "Perché mi state aiutando? In fondo sono un'intrusa.".
"Non ti stiamo aiutando, ti stiamo proteggendo." rispose Jaco cercando di dissimulare l'imbarazzo creatosi prima.
"Da cosa?"
"Dall'ira del Re.." disse secco.
Genere: Avventura, Azione, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Raccolta | Avvertimenti: Contenuti forti
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Prologo

Camminava trascinandosi i piedi, buttandoli uno dopo l'altro come se fossero pesi. Camminava con lo sguardo basso, e la testa china, come chi camminava alla deriva della propria vita. Ebbene, lei non era alla deriva della sua vita, no. 
Maria Luisa era solo stanca della solita successione monotona dei giorni che le trascorrevano addosso senza che lasciassero il segno. Sospirava in cerca di un'illuminazione, un'ispirazione. Qualcosa che potesse mettere radici nella sua testa e che potesse espandersi a poco a poco in tutto il corpo; voleva un cancro che sapesse di fantasia. Voleva dare una svolta al suo stile di scrittrice e ancora non sapeva, suo malgrado, in che modo bizzarro ci sarebbe riuscita.
Stanca di camminare a vuoto per la città, decise di ritornare a casa.
"Ancora nessuna ispirazione?" le chiese premuroso il suo ragazzo nonché coinquilino Alessio, che le venne incontro e che l'aiutò a togliersi la giacca nera.
"Nulla, niente di niente, ho girato in lungo e in largo, ma niente da fare... Non so come riuscirò a scrivere un libro entro il mese prossimo..."rispose mortificata.
"Oh amore mio, non scoraggiarti, tu sei bravissima in quello che fai e vedrai che se non ci pensi troppo su, l'ispirazione arriverà da sola. Ora siediti e rilassati." 
Obbedì senza obiezioni e si lasciò andare alla chiacchiera piacevole del suo coinquilino.
"Sai chi sono venuti a trovarci mentre tu eri fuori?" 
"No, chi?" chiese curiosa Maria Luisa sorseggiando il caffè caldo. 
"Emma e Luigi". Lei sgranó gli occhi per lo stupore e sorrise. "Sul serio? E che ti hanno detto? Come stanno?"
"Stanno veramente molto bene. Sono passati perché Emma doveva fare shopping e Luigi ha dovuto accompagnarla... Poverino!  Ah voi donne!! Ti cercavano ma gli ho detto che non potevo contattarti: so che quando sei fuori in cerca d'ispirazione non vuoi essere disturbata, se non nei casi urgenti"
"Che memoria di elefante che hai amore" gli disse sorridendo "Cosa hai da dire sulla donne scusa?" lo rimbeccó divertita
"Dovresti saperlo ormai, che io le cose importanti e le ricordo, a differenza di qualcuno che conosco!"
Rise di gusto, sicura che il ragazzo amasse i suoi difetti: "Ma Luigi ha ancora paura di me? Chissà quante gliene ho date" scherzò.
A casa, circondata dall'aura amorevole che Alessio emanava, si sentiva al sicuro da quel mondo geloso che non le prestava ispirazioni, protetta da quell'editore irrispettoso che non capiva le sue esigenze. E così, dopo aver soddisfstto i bisogni carnali del suo ragazzo che oramai si era addormentato, pensava e ripendeva di essere felice, di essere fortunata ad avere una casa accogliente, una persona che l'amava profondamente, e degli amici di vecchia data che di tanto in tanto si facevano sentire. 
Eppure, nonostante ogni fibra di quella casa, di quella stanza, di quel letto, ispirasse tranquillità, c'era qualcosa che la turbava. Qualcosa di piccolo ma fastidioso, come una cimice, la costringeva a girarsi e a rigirarsi in quelle lenzuola sudate. Pensava alle splendide giornate trascorse sotto il sole, sotto la luna, sotto la pioggia, a ridere o a piangere in quel parco di cui non ricordava neanche il nome.
Sentì la malinconia pungergli l'anima
Sentì, ricordò che in quell'epoca la leggerezza della mente l'aiutava a scrivere tanto, veramente tanto. Forse troppo. Sentì il bisogno imminente, insaziabile, di guardare quelle immagini, ora così lontane, ora così sbiadite.
Si alzò esausta, sudata, con i capelli scompigliati e le palpebre pesanti.
Salì in soffitta e accese quella piccola luce che serviva ben poco ad illuminare la sua anima malinconica. Cercò tra i vecchi scatoloni che mai erano stati disfatti dall'ultimo trasloco. Stracciò lo scotch, le aprì e sentì l'odore del vecchio, del chiuso, di pagine ingiallite di qualcosa di vissuto.
Prese in mano quelle foto, tremava, sorrideva al dolce ricordo. Accarezzava con le sue ruvide mani, quelle foto invecchiate con lei, che la ritraevano ora in un abbraccio con Maria, ora in un bacio con Alessio, ora in una foto di gruppo, ora in un contesto scherzoso con Domenico, povera vittima della manesca Maria Luisa di quel tempo.
Quanto tempo era passato e lei non se n'era nemmeno accorta. 
Continuò a sfogliare con le lacrime agli occhi, colmi di malinconia e come suo solito se le asciugò subito col dorso della mano, rimproverandosi per quel suo piccolo momento di debolezza. Continuò a sfogliare per un tempo indeterminato, quei ricordi così cari, finché anche l'ultima foto fu fuori dallo scatolone. La guardò, la scrutò bene e fu proprio quella a segnarla. Eppure non era nulla di che: la ritraeva su di una giostra insieme a tutti i suoi amici e lei, sorrideva come una matta. 
Solo che quella foto, mangiata ai bordi dalla muffa, le riportò alla mente il ricordo di una data importante. Era il giorno del suo diciassettesimo compleanno, se lo ricordava bene. Si ricordava la sua solita ostinazione, che per anni l'ha accompagnata, a non voler festeggiare il giorno del suo compleanno.
"Niente torta! Niente regali! Voglio solo star con voi..." diceva convinta.
E poi si emozionò.
Nel trovarsi quel diario, quel raccogli pensieri con la copertina decorata dalla rappresentazione di una sirena che aveva ricevuto come regalo dai suoi amici. Quello stesso diario che, in quel momento, stringeva tra le mani che a poco a poco lo liberavano dalla polvere. Era come se il passato le avesse fatto un regalo. Aprì con cautela quel piccolo oggetto che sapeva di vissuto e lesse mentalmente quella poesia che tanto l'affascina va: "poiché tentar non nuoce". La sapeva a memoria e ancora la recitava.
Sfoglió quel diario, ma si rese conto, come ricordava, che era vuoto. Non era mai riuscita a scrivere nulla in quel diario: aveva paura che essendo distratta e maldestra avrebbe finito col rovinarlo. Era soave la voce di quel diario che le sussurrava all'orecchio il ricordo di quel giorno e la promessa non mantenuta. .
Sì, aveva promesso ad i suoi amici che per ringraziarli, avrebbe scritto una favola in loro onore... Ma poi, presa dal tempo,dalla velocità e dalla vulnerabilità dei suoi pensieri se n'era completamente dimenticata. Forse era per questo che era salita in soffitta.
Forse il destino le aveva dato un'altra chance per mantenere la promessa ed anche se era scettica quando si trattava del destino, decise che forse, era giunto il momento di mantenerla lo stesso.
Così prese quel diario, scese in cucina, si preparò un caffè, migliore amico degli scrittori e cominciò a scrivere pur non sapendo da dove iniziare, ma non le importava. Anche se non era il suo stile, per una volta decise di far scegliere alla storia quale sarebbe stato il suo sviluppo e la sua fine.
Travolta da un'onda d'energia, scriveva una parola dopo l'altra e senza esitare, in meno di mezz'ora le prime cinque pagine erano già riempite dalla sua calligrafia disordinata. Si fermò per prendere un sorso di caffè e nonostante fossero le tre di notte, non aveva sonno per via dell'adrenalina che le scorreva in corpo. Rilesse mentalmente ciò che aveva scritto, ma con sua enorme sorpresa, si rese conto che qualcosa non andava:
In quelle cinque pagine, c'erano frasi, interi paragrafi che non erano stati scritti da lei, ma che avevano la sua calligrafia. Non ci fece caso, diede la colpa alla stanchezza e continuò a scrivere.
Non si era mai sentita così viva, così presa a scrivere una storia, una favola, e mentre scriveva miliardi di ricordi le attraversavano la mente, stimolandola, commuovendola, cercando di rimanere concentrata a non fare errori di ortografia, spremendo le meningi quando le parole, correndo veloci, quasi le sfuggivano o si nascondevano nei meandri della sua mente.
Quella notte riuscì a scrivere ben quindici pagine. Rilesse di nuovo, tutto da capo, minuziosamente, per vedere se quella storia scritta tutta d'un fiato avesse un senso logico ed una struttura grammaticale corretta.
Ma il problema che riscontrò all'inizio, si ripresentò: i personaggi parlavano da soli e la voce narrante andava per fatti suoi, il tutto scritto con la sua calligrafia. Era come se il diario scrivesse da solo quella storia, aggiungendo voci fuori campo inopportune, rendendo però il contenuto brioso e divertente...


 

  
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