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Autore: Kira Kinohari    03/09/2015    1 recensioni
2212. Il mondo è diverso, evoluto, la quasi realizzazione della perfetta utopia, se non fosse per le nuove armi, le nuove droghe, i nuovi gruppi terroristici con le abituali manie di decimare la popolazione mondiale e di terrorizzare ogni singolo essere umano.
Astrid vive in questo mondo, nella periferia di una delle metropoli più popolate della federazione, dove l'alta tecnologia è un lusso dei facoltosi.
Astrid ha 25 anni e fin da quando ha memoria, tutto ciò che ha provato è un forte senso di estraneità, la non appartenenza a quel mondo, a quel tempo, a quelle persone. Si è sempre sentita sbagliata, ogni secondo, e la sua malattia non l'ha mai aiutata a sentirsi meno diversa, al contrario l'ha sempre resa più impopolare. Eppure, ci sono delle persone che la stanno cercando, persone che la stanno aspettando perché lei è il loro futuro.
Genere: Avventura, Fantasy, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Astrid osservò a lungo il suo volto allo specchio riconoscendo i segnali della stanchezza sulla sua pelle, sotto gli occhi. Aveva passato la notte a studiare e questo l’aveva distrutta, ma non aveva tempo per riposarsi quella mattina, aveva un treno da prendere e un colloquio da sostenere. Tutto dipendeva dal test che avrebbe svolto, una carriera di manager, proprio ciò che sognava da sempre.
L’unica cosa che temeva era l’ennesimo attacco d’ansia. Aveva creduto e sperato che fosse tutto finito dopo il trattamento che le aveva proposto il suo dottore, dopo tutto il dolore che gli aghi e i prodotti da laboratorio le avevano provocato. Non voleva ripensarci, eppure non poteva farne a meno perché negli ultimi tempi i suoi attacchi erano sempre più incontrollabili e imprevedibili.
Scrollò la testa e si lavò il viso con l’acqua gelata per svegliarsi meglio. L’unica soluzione era portare con sé le sue pillole da casa, si disse, segnandolo nella sua lista mentale di cose da fare. Nonostante tutto, in quel momento la priorità andava al caffè, possibilmente doppio.
Scese le scale per raggiungere il primo piano, sorpassò il salotto e non appena arrivata in cucina riempì la moca di acqua e caffè macinato e la mise sul fuoco. Nel frattempo farcì alcune fette biscottate con della marmellata d'arancia.
Dopo una tranquilla colazione - sua nonna le diceva sempre che la colazione era il pasto più importante e doveva farla con calma per iniziare bene la giornata - uscì di casa per raggiungere la stazione. Un treno l'avrebbe portata fino alla città, dove si trovava una sede della società per cui avrebbe fatto domanda.
La prima cosa che la colpì non appena uscì dalla stazione centrale fu l'impressionante quantità di smog che nel suo paese di periferia non era percettibile. Poi il rumore, le urla, la gente che correva senza mai prendere una pausa.
La città non le piaceva, lo aveva già capito nelle gite scolastiche e nei suoi venticinque anni di vita non aveva ancora cambiato idea. Prese il telefono dalla borsa, attivò l’applicazione delle mappe e cercò di avvicinarsi al palazzo nel minor tempo possibile. Avrebbe avuto tempo dopo il test per poter visitare qualche negozio, mentre la sua priorità del momento era essere puntuale al suo appuntamento.
Percorse le strade con la sua solita sicurezza, nonostante non conoscesse il posto. Avrebbe voluto salutare ogni persona nuova e augurare loro una buona giornata, come era usanza nel suo piccolo paese. Eppure, sapeva che gli abitanti della città non le avrebbero risposto, né avrebbero trovato cortese che lei li salutasse. Per loro, quel gesto sarebbe equivalso ad un'intrusione nelle loro vite private e frenetiche. Inoltre, si rese conto dopo aver svoltato per alcune vie, non avrebbe voluto augurare una buona giornata a coloro che passavano intolleranti davanti a persone che vivevano nella povertà e nella sporcizia.
Era impressionante la differenza tra ricchi e poveri in quella metropoli. Come poteva una via essere allo stesso tempo piena di ricchi e di limousine e invasa da una povertà disarmante e a volte anche fastidiosa - doveva ammettere che certe persone avrebbero avuto bisogno di un bagno caldo e di molto sapone - non sapeva proprio spiegarselo.
Si chinò a dare una moneta all'ennesimo questuante e poi si diresse verso l'altissimo palazzo che si situava esattamente al lato opposto della strada su cui stava camminando.
Quando entrò si diresse verso la postazione del portiere, spiegò la sua presenza e chiese come poteva raggiungere il luogo stabilito. Il portiere le diede indicazioni e la salutò cortesemente
Una volta raggiunto il tredicesimo piano, scese e si diresse verso una postazione simile a quella del piano terra. Una ragazza molto affascinante le indicò una sala d'attesa dove molte persone, giovani e adulti senza alcuna distinzione, stavano aspettando impazienti e nervosi per il suo stesso motivo.
A dieci minuti dal suo arrivo tutti i partecipanti al concorso di lavoro vennero fatti entrare in una grande stanza e sedere ognuno ad una scrivania. Successivamente, il responsabile del personale spiegò loro come dovevano comportarsi e cosa era loro richiesto in quel test. Avrebbero avuto solo venti minuti per rispondere a cento quesiti di conoscenza generale degli argomenti di economia, diritto e situazioni concrete di gestione di una equipe lavorativa.
Una volta chiarito ogni dubbio, augurò loro buona fortuna e li fece iniziare a lavorare.
Astrid indossò le cuffie in dotazione per isolarsi dagli altri, avvicinò a sé il taccuino che le era stato fornito per aiutarsi nei calcoli e nei grafici dei quesiti, poi bevve un sorso. Improvvisamente il bere le ricordò che doveva prendere le sue medicine... e subito seguì il terribile ricordo delle medicine rimaste nella credenza della cucina di casa. Aveva avuto troppa fretta nell’uscire.
Terrorizzata da quella scoperta alzò lo sguardo di fronte a sé, come in cerca di un appiglio. Riuscì a scorgere alcuni impiegati dell’azienda controllare gli esaminandi, poi accadde.  
  
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