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Autore: Sara_grover    16/09/2015    0 recensioni
~Dal testo~
Sono un ragazzo normale. Nel senso che non sono un alieno, né un supereroe o un mago, un allevatore di draghi o qualsiasi tipo di assurdità si trovi nei fantasy e nei fumetti. Non sono nemmeno quel tipo di personaggio che si trova nei romanzi Non sono il belloccio, né il "cattivo ragazzo", quello insicuro, poetico, curioso, con drammi familiari degni di una telenovela e nemmeno il classico protagonista neutro, totalmente solo e indifferente. Non sono nulla di tutto questo. Quindi, scusate se vi deludo, ma per quanto mi riguarda potete anche chiudere qua e smettere di leggere.
Genere: Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: Lime | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Avete presente quando state ore e ore rintanati in casa a pensare ai fatti vostri, con le tapparelle serrate, le tende tirate, nella più totale oscurità, nella speranza che, non riuscendo neanche a vedere la punta del vostro naso riuscirete a concentrarvi solo sui vostri pensieri e, magari, a capirci qualcosa? E quando inspiegabilmente, nel disordine assoluto della vostra mente, affiorano solo immagini che vi sembrano così assurde e insignificanti, volti di persone di cui siete sicuri non vi importi nulla, eventi banali e irrilevanti? Avete, quindi, presente, anche quell'istante in cui vostra sorella di sei anni irrompe nella stanza urlando come un'ossessa, tirando tutte le tende e cadendo per poi scoppiare a piangere, rovinando il vostro angolo perfetto? Ecco, quella è la parte che detesto di più. Ammetto che in quel momento Alfred ha dovuto davvero tirarmi per i capelli per impedirmi di strozzare quella marmocchia frignante. 
Oh, ma suppongo che voi non sappiate chi è Alfred. Forse dovrei ricominciare tutto dall'inizio. Ho sempre fatto piuttosto pena nei temi in classe, non perché faccia particolari errori di grammatica, sintassi o quelle cavolate lì, insomma, mica sono stupido, e so anche far valer bene le mie ragioni, eccome. Solo che divago sempre, o do alcune cose per scontate, anche se in realtà non lo sono, come la questione di Alfred qui sopra. Parto col parlare dei cuochi francesi e finisco raccontando dei pacifisti in India. Ora, io mica voglio insinuare che i pacifisti siano poco interessanti, ma se io compro un libro sui cuochi voglio che poi si parli effettivamente di quello, non trovate? 
Lo sto rifacendo, lo sapevo. Okay, giuro che ce la faccio.
Mi chiamo Giacomo Feltrinelli e ho 16 anni. Tanto per cominciare odio il mio nome, solo mia madre mi chiama così e già è di troppo. Per amici, conoscenti e chiunque mi voglia rivolgere la parola, sono solo Jack. Giacomo mi ha sempre ricordato una certa affinità con il dentifricio, non so perché. Trovo sempre affinità assurde con le cose e non credo sia normale, ma dovrete farci l'abitudine se volete ancora parlarmi. Secondo appunto, no, non sono figlio, né parente con il signor Feltrinelli fondatore della casa editrice. Al contrario suo io sono decisamente senza soldi e odio i libri. Non fatene un dramma, sento già le voci delle ragazzine nerd che dicono che i libri sono vita e stupidaggini simili, ma a me sembrano solo uno spreco di tempo. Se dovessi andare da mia madre a chiederle anche solo dieci euro per uno di quei cosi, per me sarebbe come fregarla, voglio dire, mio padre guadagna sette euro l'ora, davvero ne vale la pena? 
Be' per ora vi basti sapere questo di me. Sono un ragazzo normale. Nel senso che non sono un alieno, né un supereroe o un mago, un allevatore di draghi o qualsiasi tipo di assurdità si trovi nei fantasy e nei fumetti. Non sono nemmeno quel tipo di personaggio che si trova nei romanzi. Non sono il belloccio, né il "cattivo ragazzo", quello insicuro, poetico, curioso, con drammi familiari degni di una telenovela e nemmeno il classico protagonista neutro, totalmente solo e indifferente. Non sono nulla di tutto questo. Quindi, scusate se vi deludo, ma per quanto mi riguarda potete anche chiudere qua e smettere di leggere. Vi racconterò semplicemente la mia storia, di Giacomo Feltrinelli, un ragazzo normale nel vero senso della parola. Se non vi piace, nessuno vi obbliga a restare, se no... Be' forse dovrei ringraziarvi, perché mi ascoltate eccetera eccetera, ma non è nel mio stile. E a dirla tutta, non mi interessa se sono ascoltato, chiamatelo pregio o difetto, non m'importa, ma io vivo e parlo a prescindere da se qualcuno mi stia ascoltando. 
   
 
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