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Autore: Yuki Kiryukan    25/10/2015    20 recensioni
In un mondo in cui la nobiltà del sangue e la posizione sociale sono date dal colore degli occhi, Rylen, membro della casata reale di Yurel, viene venduto come schiavo dal suo paese ad un regno nemico.
La sua colpa? Avere gli occhi eterocromi, simbolo di maledizione e sciagura.
Considerato dalla nascita un abominio e abituato a vivere nel disprezzo, l'unica cosa che Rylen conosce è l'odio.
Ma qualcosa sta per cambiare.
Un destino messo in moto molti anni prima sta per risvegliarsi, travolgendo irrimediabilmente l'esistenza di Rylen stesso e di tutte le persone che incontrerà. La cosa più difficile: scoprire il confine tra vendetta e giustizia.
Genere: Angst, Azione, Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Yaoi, Yuri
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate, Violenza
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'Tales of Justice and Revenge'
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Salve a tutti, sono Yuki. 
Questa che sto per presentavi è una storia particolare a cui sono molto affezionata e di cui devo necessariamente fare alcune premesse. Quindi, anche se  si va un po' sulle lunghe, leggete per favore! ^^ 

“Rylen” è una storia fantasy dove ci saranno coppie het, yaoi e yuri. Praticamente di tutte le salse e per tutti i gusti!
È una storia lunga. Molto lunga. Ho superato decisamente i miei standard mentre la scrivevo e ne sono compiaciuta perché credo che una storia lunga non solo faccia avvicinare più i lettori ai personaggi ma fa in modo che le vicende scorrano senza fretta. Giusto per rendervi l'idea, “Rylen” supera i 100 capitoli e non è ancora finita. Se vorrete seguirmi in queso viaggio, vi avviso che sarà lungo ma ho tutte le intenzioni di farvi divertire, piangere (sapete che sono super sadica), e sorridere, ovviamente. Spero di riuscirci!

È divisa in 4 parti per il momento ma, considerando che non è ancora conclusa, potrebbero aumentare. Ogni parte conta almeno di una trentina di capitoli. 
Sopratutto, ci sono molti personaggi. Una delle mie sfide è stata proprio quella di gestire così tante personalità ed inserirle una per una nei loro complicati intrecci. Anche se in questa prima parte ovviamente ne vedremo solo alcuni. 
È stata una cosa sfiancante sopratutto scegliere i nomi!
Chi mi conosce sa che il mio più grande dramma è proprio quello di scegliere dei nomi adatti, altrimenti se non sono pienamente convinta non vado avanti nella scrittura.

“Rylen” è proprio il nome del protagonista. (ma dai??)  Per chi potesse avere dei dubbi, dato che diversi mi hanno chiesto come si leggesse, si pronuncia “Railen”. 

Adesso, mi ero ripromessa che non avrei postato questa storia se prima non fosse stata conclusa. Perché è un periodo in cui sono incasinata con l'università, sto facendo tirocinio in ospedale e poi sono di mio sempre in ritardo con gli aggiornamenti. Però... non ci sono riuscita. 

La faccio semplice: sono troppo affezionata a questa storia e ai suoi personaggi. Non ricordo nemmeno come sia nata, fatto sta che la sua stesura ha prosciugato tutta la mia ispirazione per le altre storie (che My Wind ed Eternity non me ne facciano una colpa. Ebbene si, è proprio per colpa di Rylen se dicevo di avere l'ispirazione da tutt'altra parte! ) 
Ne sono così affezionata che volevo potessero essere conosciuti anche dai lettori che mi avevano sempre sostenuta con le altre storie. Volevo il vostro parere su questi “figli” che mi hanno fatta dannare tanto. Quindi eccomi qui. 
A mia discolpa posso dire che questa prima parte è già conclusa e manca poco per conculdere anche la seconda. Quindi gli aggiornamenti di queste due parti dovrebbero scorrere lisci e senza intoppi, università permetta. 

AGGIORNAMENTI SETTIMANALI OPPURE OGNI 10 GIORNI. 

Una parola sull'autrice: per chi già mi conosce, qui troverà una Yuki un po' diversa. Non so se il cambiamento che ho avuto l'abbia inconsciamente riversato anche nella storia, comunque mi sento indiscutibilmente diversa rispetto a quanto scrivevo prima. 
Piccolo esempio: “My Wind” (per chi lo conosce ) vi ha fatto piangere dal dolore ma anche dal ridere, no? Ecco, in “Rylen”, per quanto alcune volte mi sia sforzata, non ci sarà un'atmosfera allegra e comica come quella che riuscivo a creare col nostro gruppetto di My Wind. Un po' perché il clima della storia è completamente diverso, un po' perché troppo allegra non lo sono nemmeno io.

Bene, detto ciò, adesso vi lascio davvero alla lettura, in trepidante attesa di sapere cosa ne pensiate su questa introduzione. Ovviamente è un capitolo d'esodio, quindi è più corto rispetto agli altri, ma ci terrei tantissimo a conoscere le vostre prime impressioni!

Un bacione a tutti!
Yuki!
 



*Dedicato a te: avrei voluto che entrassi nel mondo di Rylen insieme a me*




   
R ƴ  l  ɛ  ɳ 
                            


Prima Parte
 ̴ Il principe rinnegato ̴

 


Capitolo 1 
L'offerta di pace


Ӂ
                                          

 “La libertà è il sogno. 
La schiavitù  è la vita.”
Charles Régismanset.
   

                                                                
La prima cosa che notai fu l'odore. L’aria era satura di una strana mescolanza di aromi profumati. La gente del posto poteva considerarli un piacere sublime per l'olfatto e, a primo acchito, potevano sembrare piacevoli, ma io arricciai il naso: avevo il voltastomaco. 

Potevo sentirla: puzza di marcio.

La seconda cosa furono i suoni. Le mie orecchie allenate riconobbero immediatamente le note dell'arpa, cetra e... clavicembalo? In quella sinfonia era difficile decifrarlo e i profumi che impregnavano l'aria sembravano stordirmi.

Il mormorio delle persone che dovevano essere radunate nel palazzo nel quale venivo scortato, cessava e ricominciava più forte dopo mio passaggio. La consapevolezza che tutti fossero a conoscenza del motivo per cui ero lì, mi innervosì più di quanto avrei creduto.

Il contatto della stoffa della benda sulle palpebre 
chiuse, costrizione a cui avevo dovuto sottomettermi sin dall'infanzia, nonostante non fossi afflitto da cecità, mi provocava il solito fastidio sopportato per anni, al quale non ero ancora riuscito ad abituarmi.

L'andamento delle guardie al mio fianco rallentò; stavamo per raggiungere destinazione. Dopo un po', udii tre colpi decisi ad una superficie. Probabilmente una porta. Dopo lo scricchiolio di qualcosa che si apriva, ricominciammo ad avanzare.

Il profumo opprimente si fece ancor più intenso ma, in compenso, tutto tacque al mio ingresso. A malapena sopravvisse qualche brusio.

Seppur bendato, non facevo fatica ad immaginare che genere di sguardi dovessi avere addosso. Qual'era l'espressione che più s'addiceva ad un prigioniero? Uno schiavo? Non pietà: disgusto.

La cosa non mi scalfì. Avevo imparato a convivere con quel sentimento da tempo. Era parte di me, mi seguiva come un'ombra.  

Avanzammo di altri dieci passi circa e poi qualcosa mi colpì sulla schiena. Caddi malamente al suolo e battei le ginocchia a terra: era un muto ordine di inchinarsi.

  « Vostra maestà, re Heron »  esordì qualcuno, non troppo lontano da me. Lo riconobbi: era l'ambasciatore del mio paese. « Come da accordi » 

Passarono diversi secondi prima che una voce profonda e vibrante dicesse:  « Sarebbe lui l'offerta di Yurel? »

Già, adesso tutto ciò che ero si era ridotto a quello. Mi vendevano come si fa con un oggetto, un animale. E, cosa peggiore, il mondo in cui vivevo permetteva che venisse considerato legittimo disporre di altri a proprio piacimento.

Specialmente di un individuo come me.

  « Si, sire »  rispose l'ambasciatore.

  « Pensano che basti uno schiavo pelle e ossa per ottenere la pace? » 

Era la voce di un giovane uomo, dal tono sprezzante e carico di superbia. La odiai fin dalla prima sillaba. 

  « Yurel lo vende come omaggio, in onore del diciottesimo compleanno del principe Xander » continuò l'ambasciatore. Riuscivo benissimo ad immaginarlo chinare la testa e prostrarsi di fronte ai membri della famiglia reale di cui dovevamo essere al cospetto.

Avevo sentito, durante il lunghissimo viaggio che avevamo compiuto per arrivare nel regno di Seryan che, oltre al re, dovevano esserci altri ben cinque principi.  Il suddetto principe Xander era il penultimo. Non che avrebbe fatto molta differenza, comunque.

  « Per me? » parlò ancora la voce arrogante di prima. Fantastico, quindi era lui.  « Che me ne faccio di un altro servo? »

  « Può non sembrarlo, ma... » doveva sicuramente aver storto la bocca  « È un membro della famiglia reale di Yurel »

A quell'affermazione cadde un pesante silenzio. Poi ricominciarono i brusii. 

  « Ma davvero? » fece Xander. Scorsi ilarità mista a divertimento nella voce che già trovavo odiosa  « Un principe come schiavo? Che bel cambio di prospettiva » 

  « E perché la famiglia reale venderebbe come agnello sacrificale uno dei suoi membri? » chiese una seconda persona, con voce più composta. Probabilmente un altro principe. 

  « Lui è...emh, raro. Yurel ha tenuto nascosta la sua esistenza per... una p-particolarità curiosa »

Particolarità curiosa: bel modo di riassumere la causa per la quale ero perseguitato dalla nascita.

Sentii dei rumori che capii fossero passi. Dritti verso di me, con andamento sicuro. Lo riconobbi dalle pause tra un passo e l'altro. Ero ancora inginocchiato a terra, con la testa leggermente china e le braccia indolenzite perché non ricordavo da quanto tempo ormai fossero legate dietro la schiena.

Sobbalzai quando la voce altezzosa del principe Xander ordinò:  « Toglietegli la benda » 

Un uomo che andava dritto al nocciolo, non c'è che dire.

Udii un respiro mozzato dell'ambasciatore.  « P-prima, forse, sarebbe opportuno avvertirvi che... »

  « Ho detto di togliergli la benda » 

Dopo brevi attimi, sentii il nodo della stoffa allentarsi sulla nuca. La benda mi scivolò sul naso poi cadde a terra. In quel silenzio assordante, il suono del panno che toccava il suolo fu quasi rumoroso. La luce colpì le palpebre che tenevo ancora ben chiuse.

Non accennai a muovermi, così il principe disse, rivolto a me e solamente a me: « Guardami » 

Un ordine che non potevo declinare se ci tenevo ad avere la testa attaccata al collo. Avevo sentito dire che a Seryan la decapitazione era una pratica abbastanza diffusa. 

Chissà perché il mio cuore prese a galoppare in modo tanto frenetico. Sì che non ero abituato a mostrare i miei occhi alla luce del sole, ma ormai non avrebbe dovuto importarmi molto del destino che mi avrebbe atteso.

Avevo smesso da tempo di temere la morte.

Così obbedii e sollevai le palpebre. Non sapete cos'avete chiesto, principe. 

La sala del trono dove mi trovavo, i presenti che assistevano alla scena, il re di Seryan in persona... tutto passò in secondo piano. L'oggetto su cui concentrai il mio sguardo fu solo il principe Xander.

Era in piedi, proprio davanti a me, in tutta la sua regalità da principe ereditario. Volevo imprimermi nella memoria ogni particolare dell'uomo che sarebbe diventato il mio carnefice. Anzi, che già lo era. 

Per questo non vacillai nemmeno un istante. Con atteggiamento sicuro e deciso, quasi sfrontato, alzai la testa e puntai gli occhi ben dritti nei suoi.

Lui era proprio come mi aspettavo che fosse: i capelli biondi tipici della regione settentrionale di Seryan e gli occhi totalmente azzurri, così come doveva essere. 

Chiunque fosse di sangue nobile, chiunque appartenesse all'eletta razza Abneade, aveva le iridi color del cielo. Da essi dipendeva il diritto di primeggiare sugli altri. Erano garanzia di superiorità genetica e sociale.

Tutti tranne me. O almeno in parte.

Le sopracciglia chiare del principe prima di corrucciarono, quasi a formare un'unica linea, poi balzarono in su, dando spazio ad un'espressione di pura sorpresa e spalancò gli occhi. Xander indietreggiò, inorridito.

Sì, più o meno reagivano tutti così. Non che mi aspettassi una reazione diversa.

Da lui passai ad osservare il resto dei presenti. Come avevo già dedotto, ero nella sala del trono. Sfarzosamente, vergognosamente, esageratamente agghindata. Gli stendardi rosso fuoco di Seryan incombevano su di me come lame affilate. 

Gli altri quattro principi ereditari erano lì, proprio dove immaginavo di trovarli, spaparacchiati nei loro troni d'oro, appena più indietro rispetto a quello centrale appartenente al re. 

Tutti con gli occhi necessariamente azzurri e con i capelli sul biondo, chi più chi meno. L'ultimo membro della progenie del re era una principessa che non doveva avere massimo di dieci anni mentre quello che sembrava il più adulto aveva i capelli castani. Gli altri non mi fermai nemmeno a guardarli: sembravano fatti con lo stampino.

Ero riuscito a far assumere un'espressione sbigottita persino al re stesso. Che bella soddisfazione. Chi altro avrebbe potuto vantare una simile impresa?

La nobiltà di corte parlottava con aria sgomenta. Quale novità: mai sarebbe esistita una razza di frivoli pettegoli del par loro.

  « C-cosa... cosa diavolo sarebbe? »  mi additò il principe Xander.

Uno degli altri principi si sporse dal trono e mi osservò come fossi una bestia rara: « Occhi di colore diverso. Non credevo fosse possibile. L'eterocromia era data leggenda »

La pietra dello scandalo erano i miei occhi eterocromi, come sempre. 

Be', in un mondo in cui la nobiltà del sangue e di conseguenza la posizione sociale era assicurata dal colore delle iridi, era un fatto parecchio importante. 

Un fatto che comprometteva la vita. 

  « Non voglio questo meticcio nemmeno come servo! Mi fa ribrezzo! »  obiettò Xander  « Il suo occhio sinistro è... è verde! Ci credo che nemmeno la sua famiglia lo vuole più! È un disonore per la natura intera! »

Quante volte mi ero sentito dire quelle stesse parole? Avrebbero dovuto scivolarmi addosso ormai, invece ogni volta mi provocava una rabbia nuova e più intensa. Come se un rogo mi divampasse nel petto.

Non avrei mai potuto liberarmi del peccato di avere un occhio azzurro, come si confà ai nobili, e uno verde, appartenente alla razza considerata la più disonorevole. Peggio degli schiavi, coloro che venivano considerati nulla più di animali.

  « Sapevo che il popolo che vantava occhi di quel colore, gli Erudi, si fosse estinto anni fa » disse un altro principe  « Ormai non si vedono più persone con gli occhi verdi. Com'è possibile? » 

  « Non ne ho idea ma è disgustoso! »

  « Xander. Ritrova contegno »  tornò a parlare il re. Aveva ripreso ad essere imperscrutabile. Era molto più giovane di quello che mi sarei aspettato.

  « Questo è un affronto alla nostra famiglia, padre! » si oppose il principe biondo  « Una sporca mancanza di rispetto! Venderci questo scherzo della natura equivale a gettar fango sulla nostra stirpe e sulla nostra dignità! Non possiamo accettarlo. Attacchiamoli oggi stesso! »

  « Y-Yurel ha pensato alla fama che Seryan conquisterebbe nel possedere una simile... empietà » continuò l'ambasciatore, sbiancato dopo le parole di Xander « Non esiste al mondo qualcos'altro di simile » 

Una fama di cui Yurel era ben lieta di disfarsi, perché il suddetto obbrobrio era un membro della loro regale dinastia.

Xander fu sul punto di attaccarlo nuovamente, ma il re alzò una mano e il figlio, suo malgrado, fu costretto a tacere. I suoi occhi azzurrissimi si incastonarono nei miei. La sentenza fu:  « Accetteremo l'offerta di Yurel »

Non so cosa provai a quelle parole. Non fu sollievo, no: ciò significava l'inizio della mia nuova prigionia. Non mi sarebbe nemmeno importato se avessero raso al suolo il mio paese.

L'unica cosa indubitabile era che non si trattava certo di un atto di generosità. Il re doveva avere dei piani ben precisi in mente, di questo ero sicuro. Se non mi aveva voluto la mia famiglia, perché avrebbe dovuto farlo lui? 

Il crescente mormorio dei presenti testimoniava il loro disappunto.  « È una sciagura » sentii mormorare da qualcuno. 

  « Una cosa strana come lui risiederà a corte? »

  « Non sarà portatore di qualche maledizione? Yurel deve aver colto l'occasione giusta per liberarsene »

  « Gli Oracoli dovevano essere davvero furiosi per aver permesso la nascita di una cosa simile... » 

Nonostante ciò, nessuno osò ribattere alla decisione del sovrano. Nessuno tranne Xander:  « Ma... »

  « È tuo dovere rispettare la decisione di nostro padre, Xan » intervenne il principe dai capelli castani, quello che mi era sembrato il più adulto dei cinque. Mi sorpresi di vederlo così calmo e composto. Persino nel rimprovero, la voce era rimasta calda e gentile.

Ma Xander, imperterrito, insistette:  « Non accetto nemmeno che mi baci i piedi, un incrocio malriuscito come questo! »

Stavo per dirgli che i piedi non glieli avrei baciati nemmeno se mi avesse aspettato davvero la ghigliottina, ma mi trattenni. Non avrei sprecato fiato per qualcuno come lui. 

  « Farai meglio ad accettare l'idea, invece »  concluse lo stesso principe castano. 

Dal modo in cui Xander smise di opporsi capii che doveva essere davvero il maggiore. Ovvero, il prossimo a salire al trono. 

Un altro dei suoi fratelli, incrociando le braccia al petto, ghignò:  « Divertitevi »

Il principe di cui ero appena diventato lo schiavo, un animale degno di ingurgitare solo il letame, mi guardò come se davvero fossi un escremento.  « Slegatelo » ordinò di malavoglia ai miei accompagntori. 

Fu una gioia sentire di nuovo i polsi. I segni rossi ci avrebbero messo un po' ad andarsene.

Poi Xander esalò, col tono di una condanna a morte:  « Seguimi »

Si diresse verso un corridoio ugualmente sfarzoso e io non potei far a meno che stargli dietro, passando davanti tantissimi sguardi curiosi e pettegoli.

Non mi era consentito parlare. Non mi era nemmeno stato chiesto il nome. Non che uno schiavo dovesse averne. Uno schiavo era semplicemente uno schiavo.

Avrei fatto meglio ad accettare da subito quella realtà.



 
Ӂ


 
  
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