Giochi di Ruolo > Il Richiamo di Cthulhu
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Autore: SirMikelo    18/03/2016    0 recensioni
Una mia descrizione di Cthulhu, nulla di più.
Genere: Fantasy, Horror | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Quando i miei occhi scorsero quell’imponente creatura, un brivido mi percorse la schiena. Sentii fremere intorno a me le voci di anime fittizie, forse morte da secoli e secoli, e le loro bocche larghe e profonde si spalancarono dinanzi a me, pronte a divorare la mia faccia, strappandomi la pelle e impedendomi in ogni modo di proferire alla mia gente l’orrore a cui avevo appena assistito.
Mi pietrificai sul momento. La pazzia stava per pervadere le mie carni. Non riuscivo più a guardare quell’ammasso uniforme di terrore e oscurità senza percepire strani sintomi sul corpo e sulla mente. Non potevo ragionare con lucidità, prendere la via del ritorno, scalciando i sassolini della riva e lasciando una scia di polvere con la mia corsa disperata verso la salvezza. Potevano essere soltanto immagini costruite dal cervello, perché per quanto sforzassi le gambe non riuscivo a smuovermi da quella posizione scomposta, con i piedi uno davanti all’altro, la schiena ricurva all’indietro e gli arti tremolanti.
Era impossibile darle una descrizione. Si trattava di un essere così mostruoso da non risiedere nemmeno nei più terribili incubi. Un’entità soprannaturale, inconcepibile dalla mente umana, dimorante di universi paralleli e sconosciuti. La sua stazza era imponente, i suoi occhi brillavano di un’aura fosforescente, rossi come il sangue, e la sua pelle squamosa rilasciava un gas dall’odore immane che si protraeva in tutto il luogo, fino a intossicare il mio olfatto. Le sue fauci brulicavano di lunghi tentacoli viscidi, scossi dalla brezza notturna. Il suo busto era spesso e ghiotto di pianeti. Aveva due enormi gambe, dotate di artigli che si stagliavano per più di un metro e penetravano le rocce come si trattasse di soffice burro. Le sue braccia, corte e magre, erano inarcate all’altezza di quello che doveva essere il petto, e delle gigantesche ali si aprivano alle sue spalle, oscurando le montagne della valle.
Mi osservava dall’alto, facendo risaltare in tutto e per tutto la sua possanza, ed io, piccolo e indifeso come un coniglio circondato da un branco di lupi, diventavo sempre più rigido, quasi come se il mio corpo stesse mutando in pietra. Le suole delle scarpe si stavano plasmando con il terreno roccioso, e la mia fronte rifletteva la luce delle stelle, imperlata di un sudore freddo e puzzolente che si mischiava al gas che fuoriusciva dai pori cutanei della creatura. Poi, quando il tempo sembrava ormai essersi fermato, la bestia emesse un ruggito così forte da sferzare l’aria. L’onda del suono scompigliò le chiome degli alberi, sfregiandone i tronchi e facendo precipitare sul terreno una marea di ramoscelli. L’eco dei monti fece protrarre quel grido orripilante nell’intera valle, fino a che lo si sentì solamente riecheggiare lontano miglia e miglia, con la stessa tonalità di un sussurro, un sussurro prodotto nell’oscurità più sconfinata e sconosciuta. Quel rumore era penetrato nel mio cervello, e ogni funzione del mio organismo cessò di lavorare. Morii sul colpo, distrutto dalla follia provocata da quella visione mostruosa. 
   
 
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