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Autore: Manny_chan    08/05/2016    0 recensioni
C’era qualcosa, nel modo in cui tutte le altre costruzioni sembravano stare alla larga dalla cattedrale, che lo inquietava nel profondo. Era come se una barriera invisibile avesse impedito ai costruttori di avvicinarsi a essa.
Incubi, divoratori di sogni, creature oscure attorno alle quali girano voci di ogni sorta. Un legame apparentemente insensato lega Raven, malinconico abitante dell'antica cattedrale, a un giovane appartenete all'alta borghesia la cui tristezza sembra attrarlo sempre di più...
Genere: Angst, Dark, Malinconico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Noi siamo gli antichi, esistiamo da quando gli uomini calcano la terra.

O forse siamo sempre esistiti, già da prima, ma non ne conserviamo la memoria…

Fin dagli albori della sua razza l'uomo ha sempre cercato una spiegazione per quel che accadeva, per le gioie e i dolori, in qualcosa che non riusciva a vedere. Spiriti, divinità, in essi riponeva la propria fede, li pregava, faceva dei sacrifici.

Di tutto ciò noi ci siamo nutriti per secoli, da un piano superiore, fino al momento in cui l'umanità ha smesso di avere fede.

Non sappiamo bene cosa sia successo ma lentamente l'idea che ci sia fosse qualcosa oltre a loro è lentamente svanita.

Senza più l'energia che essi mettevano nella preghiera, senza quell’intensa fede a sostenerci abbiamo dovuto adattarci; con le nostre ultime energie siamo riusciti a lasciarci scivolare sul loro stesso piano materiale, creandoci dei simulacri in cui rinchiudere la nostra entità.

Nulla è più stato semplice da allora, avevamo ancora la nostra connessione con il piano superiore dal quale eravamo fuggiti, ma non certo l’aspetto di qualcuno a cui gli umani avrebbero donato la loro energia di spontanea volontà.

Quell’energia che nemmeno loro sapevano di possedere, quella forza emotiva, rabbia, speranza, dolore… tutto quello di cui ci eravamo nutriti fino a quel momento.

Per questo motivo abbiamo dovuto palesarci, instaurare con loro un rapporto, offrire loro qualcosa che, nonostante la repulsione che provavano, li spingesse a venire da noi.

Ci hanno sempre costretto a vivere quasi reclusi, nascosti, tuttavia ha funzionato; molti, i disperati, da allora ci cercano e offrono tutto quel che hanno per l’unica cosa che possiamo dare loro.

La felicità.

Un piccolo, breve istante di felicità che per molti è meglio di nulla…

 

♢♢♢

 

Edain sollevò lo sguardo, i suoi occhi si posarono per la prima volta sul grande edificio dalle facciate esposte, rose e circondate da cavi e impalcature che la facevano assomigliare a un mostro dai lunghi tentacoli. Pareva solo aspettare che qualcuno le passasse abbastanza vicino da afferrarlo e divorarlo. “Cos’è quel posto, mamma?”, la sua voce era incerta. Al centro della piazza, circondato da uno spazio vuoto, quel rudere sembrava spaventoso. “Fa paura!”

“Quella è la vecchia cattedrale, tesoro.”

“Cos’è una cattedrale?”

La donna si fermò, lanciando uno sguardo sfuggente alla chiesa abbandonata, quasi temesse che un’occhiata più lunga potesse in qualche modo risvegliare qualcosa di oscuro. “Non è facile da spiegare”, disse infine. “C’era un tempo in cui la gente sentiva il bisogno di credere in qualcosa di superiore, ma quando ero bambina già ne rimanevano solo gli ultimi strascichi, qualche setta, nulla di più.”

“Cos’è una setta?”

“Sai, credo tu sia troppo piccolo per questi discorsi.”

Il bimbo fece una smorfia di disappunto, sporgendo il labbro inferiore, però la sua attenzione tornò subito all’edificio. Non era mai stato in quella parte della città e, istintivamente, se ne sarebbe tenuto alla larga anche in futuro. Non che fosse particolarmente impressionabile, adorava le storie di fantasmi e magia, tuttavia c’era qualcosa, nel modo in cui tutte le altre costruzioni sembravano stare alla larga dalla cattedrale, che lo inquietava nel profondo. Era come se una barriera invisibile avesse impedito ai costruttori di avvicinarsi a essa. “Non mi piace”, mormorò. “È come se le altre case ne hanno paura”

La donna sorrise, accarezzandogli i capelli. “Non dire sciocchezze, Edain. Sono edifici, non persone. Semplicemente non era sicuro costruirci vicino, è pur sempre un luogo pericolante”, il suo sguardo si adombrò. “Promettimi che tu e i tuoi amici non ci entrerete mai, per nessun motivo.”

Il bambino sgranò gli occhi. “Perché dovrei entrare?”, chiese esitante, lanciando di nuovo un’occhiata timorosa alla grande porta scura. “Non mi piace.”

“Perché so che è il genere di cose che fanno i bambini curiosi, fanno prove di coraggio e scelgono i posti peggiori”, la voce della donna tremò, per un istante. “Quei posti attirano i disperati, i criminali, i falliti… e con essi le creature che si nutrono di loro.”

A quelle parole Edain sussultò. “Gli incubi?”, bisbigliò. Quella parola era sufficiente a riempirlo di terrore. Nessuno sapeva da dove venissero quelle creature, ma tutti erano concordi sul fatto che fossero da evitare.

Lanciò uno sguardo colmo di paura al vecchio edificio, stringendo la mano della madre e lasciandosi trascinare via più che volentieri.

“Non ti avvicinare mai a un incubo o ti risucchierà tutta la felicità e di te non rimarrà altro che un essere pazzo per la rabbia e il dolore.”

Erano parole che più di una volta aveva sentito pronunciare dagli anziani del quartiere.

Per quanto non ne avesse mai visto uno, Edain non era certo ansioso di farne la conoscenza.

Mentre si allontanava non riuscì a togliersi di fosse, nemmeno per un istante la sensazione che tra gli spiragli delle assi che coprivano alcune delle vetrate, ci fosse qualcuno che lo stesse spiando...



   
 
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