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Autore: Stella cadente    17/06/2016    7 recensioni
«Ciao, Elsa.»
La voce del Preside Merman la accolse pacata e bonaria. «Vieni» le fece cenno di entrare.
«Buonasera professore» lo salutò lei, formale. «Perché mi ha convocata?»
«Siediti» le disse gentilmente, senza rispondere alla domanda. La ragazza obbedì, guardandolo con curiosità.
«Ho scelto te perché ti conosco e so che sei una ragazza affidabile» esordì Merman, gli occhi persi chissà dove. «Ma quello che sto per affidarti è un incarico molto importante – anzi, di importanza vitale direi. Tuttavia» sorrise gentilmente «non credo proprio che non ne sarai all’altezza.»
«La ringrazio, professore.»
Silenzio.
«Dovrai formare alleanze tra molti tra i compagni che conosci, Elsa.»
Aggrottò le sopracciglia.
«Per quale ragione?»
L’uomo sospirò.
«Vedi... presto ce ne sarà bisogno» disse poi.
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Sette Grifondoro intraprendenti.
Cinque Serpeverde con qualche scheletro nell'armadio.
Tre Tassorosso che non esitano a mettersi in gioco.
Una Corvonero particolarmente oscura.
Riuscirà Hogwarts a sconfiggere il nemico?
Genere: Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: AU, Cross-over | Avvertimenti: nessuno
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I.
 
2039

Settembre
 
L’aula di Divinazione era semivuota, quel giorno. C’erano solo poche persone che fossero di sua conoscenza – gran parte dei suoi amici erano a Cura delle Creature Magiche. Non si sarebbe annoiata, certo, ma stare in una classe in cui vi erano soltanto pochi visi familiari era un po’… desolante, ecco.
Pazienza, pensò, scrollando le spalle.
Esmeralda rovistò nella sua borsa e ne tirò fuori il libro, mentre la professoressa Cooman iniziava la sua spiegazione.
Trovava che Divinazione fosse una materia affascinate. Per non dire stupenda: le piaceva da morire e otteneva il massimo dei risultati in ogni test.
«Professoressa!» si sentì dal di fuori dell’aula.
Quentin entrò tutto trafelato in classe. Esmeralda scosse la testa, ridacchiando sotto i baffi: il suo migliore amico era sempre in ritardo.
«Signor Cloche, le sembra questa l’ora di arrivare?» fece la Cooman, leggermente indispettita.
«Mi scusi» disse il ragazzo, abbassando lo sguardo.
La professoressa borbottò qualcosa, poi gli fece un cenno verso i tavolini con le sfere di cristallo sparsi in tutta la stanza.
«Prego, prego. Vada.»
«Grazie»  sussurrò lui, prima di andare a sedersi nel posto libero accanto ad Esmeralda.
La ragazza ridacchiò.
«Non ridere, ti prego» disse Quentin seccato. «È umiliante arrivare in ritardo ogni volta» aggiunse, mentre si aggiustava la cravatta gialla e nera di Tassorosso dentro il maglione.
Esmeralda sorrise intenerita.
«Come mai sei arrivato in ritardo stavolta? Febo ti ha intrattenuto nei corridoi con uno dei suoi lunghissimi monologhi sul Quidditch?»
«Silenzio!» urlò la Cooman. «Trouillefou, Cloche, ma insomma!»
I due si zittirono.
«Mi scusi, professoressa» disse la ragazza con un filo di voce.
La Cooman riprese quindi la sua spiegazione, continuando a parlare della cleromanzia.
Poco più in là, abbastanza vicino ai due amici, un ragazzo di Serpeverde si voltò verso di loro, fulminandoli con lo sguardo.
Quentin fu scosso da un brivido, che non sfuggì ad Esmeralda.
Quando il ragazzo riprese a seguire la lezione, si rivolse all’amico.
«Che ti prende?»
«Quel tizio mi fa veramente paura» ammise il ragazzo. «È davvero inquietante. Solo a condividere una classe con lui ho l’ansia.»
Esmeralda si imbronciò: non poteva sul serio avere paura di quello. Eppure qualcosa le diceva che era così, dal momento che non osava nemmeno nominarlo.
«Ma chi, Claude Frollo?» ribatté. «Non dirmi che hai paura di lui, Quentin, o ti sbrano» fece con leggerezza, buttandola sullo scherzo – giusto per far rilassare un po’ l’amico.
«E perché?»
La ragazza si accigliò di nuovo.
«Lo odio» si limitò a dire.
«Beh, ma non ti ha mai fatto niente» fece Quentin.
Esmeralda lo guardò male.
«Cioè, non che io lo stia difendendo, ma, insomma...»
«È pieno di sé, crede di poter impartire ordini a tutti e si crede chissà chi solo perché è un Purosangue» lo interruppe l’amica.
Aveva detto la parola “Purosangue” come se avesse un cattivo sapore, impregnandola di sarcasmo.
«Dico, ma hai visto come si comporta con gli altri? È come se lo disgustassero. E vogliamo parlare del suo atteggiamento con i professori? Sembra che li tratti come suoi pari anziché come suoi superiori» proseguì, alterata.
Forse non avrei dovuto chiederglielo, pensò Quentin.
«E poi è un Serpeverde» concluse. «E già questo basta a farmelo odiare.»
Esmeralda, infatti, sei anni prima era stata smistata in Grifondoro: nonostante i conflitti si fossero un po’ appianati dopo la Seconda Guerra Magica, la rivalità tra le due Case non era ancora tramontata. E probabilmente non lo avrebbe mai fatto.
«Capisco» si limitò a dire Quentin. «Scusami se te ne ho fatto parlare.»
«Oh, ma figurati» lo rassicurò Esmeralda. «Non è successo niente» aggiunse, sorridendo.
E, conclusa quella conversazione, i due ragazzi presero a seguire la lezione, lasciando che l’ora di Divinazione scorresse.
 
                                           
*
 
Alla fine della mattinata di lezione, altri due amici si trovavano nel cortile del castello e stavano discutendo animatamente.
«Senti Meg, voglio essere sincero, non mi piacciono quelle ragazze con cui stai» affermò il ragazzo, alto, con i capelli chiari e dei bellissimi occhi color cielo.
Ercole sembrava quasi indignato; Megara non poteva credere che proprio il suo migliore amico la stesse rimproverando come se fosse suo padre.
«Senti, Erc» lo imitò, calcando però ironicamente sulla parola “Erc”. «Melicent ed Eris non hanno nulla di male. E poi chi sei tu, mio padre?» diede voce ai suoi pensieri.
Il ragazzo fece per replicare, ma lei lo bloccò.
«E c’è anche un’altra cosa. Se sono in difficoltà, me la cavo da sola. Non ho bisogno di te.»
Ercole ci restò male. Lui e Megara, in fondo, si erano sempre trovati in disaccordo, ma aveva come la sensazione che il fatto che lui fosse stato smistato in Grifondoro e lei in Serpeverde avesse inasprito il loro rapporto.
Non voleva perdere Meg. Eppure, ogni volta che la vedeva con quelle ragazze – Melicent ed Eris, sue compagne di Casa, che lui non aveva mai sopportato – sentiva l’impulso di spaccare qualcosa. Ed avrebbe potuto anche farlo, con tutti quei muscoli che si ritrovava; ma Ercole era buono e, quando si trattava di lei, la sua impulsività poteva anche venire duramente repressa.
Meg era troppo importante per lui.
«Dico solo che mi sembra che tu mi stia accantonando. Ecco tutto.»
«Assolutamente no. Ma potrò stare anche con altre persone, no?» fece la ragazza, incrociando le braccia sul petto.
Già, perché stava diventando così possessivo con lei?
La guardò. Sul suo viso a cuore gli occhi viola mandavano lampi, e i suoi capelli castani, raccolti nella solita coda di cavallo lunghissima e vaporosa, sembravano più brillanti del solito.
Non si era mai accorto di quanto la sua amica fosse carina.
«Ercole» lo riscosse la voce di Meg. «Cos’è, il gatto ti ha mangiato la lingua?»
Accidenti.
Si era incantato a fissarla ed era rimasto con lo sguardo sul suo viso troppo a lungo.
«No» disse subito, come per difendersi. «Stavo pensando.»
Megara lo guardò un attimo, con un sopracciglio arcuato.
«Okay» si limitò a dire, lasciando cadere le braccia lungo i fianchi. «Ehm... ripassiamo Artimanzia? Abbiamo compito tra un’ora» aggiunse, giusto per stemperare un po’ la tensione.
«Va bene» disse Ercole, con quel sorriso spontaneo.
Meg restò un attimo a fissarlo, poi si riscosse e prese il libro dalla borsa.
«Okay» fece. «Cominciamo.»
 
 
*
 
 
Quando Ercole terminò il compito di Artimanzia – ovviamente facendosi anche suggerire da Meg – si sentiva esausto ed era uscito dall’aula completamente distrutto.
«Mi sento una pezza» fece Febo de Chateaupers al suo fianco. «Quel compito mi ha distrutto.»
«A chi lo dici» replicò il ragazzo. «Fortuna che mi ha aiutato Meg.»
«Ma chi, la tua amica di Serpeverde?» chiese Febo, ammiccando.
«Sì, lei» annuì vagamente Ercole.
«Amico, non è che ti piace?» disse sfrontatamente Febo, alzando un sopracciglio.
«Cosa? No, insomma, siamo amici e lei è molto carina, ma... no.»
Il suo compagno di Casa gli rifilò uno sguardo con l’aria di chi la sapeva lunga.
«Bah, sarà...» si limitò comunque a dire.
Ma ogni altro possibile discorso venne troncato da un gran clamore proveniente dai corridoi del castello, poco più in là, davanti all’aula di Trasfigurazione.
«Brutta stronza che non sei altro!» si sentì urlare da una voce femminile ben conosciuta ai Grifondoro.
«Oh, per la barba di Merlino, ci risiamo» disse Febo, roteando gli occhi.
«Febo!» si sentì chiamare il ragazzo. Il tempo di voltarsi e la sua amica Esmeralda gli era piombata addosso, seguita a ruota da un Quentin con il fiatone.
«Esmeralda» esordì. «Cosa sta succedendo?»
Il ragazzo guardò Quentin come per chiedere una risposta, ma il Tassorosso alzò le mani.
“Non chiedermelo, perché non lo so” sembrava dire.
«Ti spiego dopo» fece l’amica, sbrigativa. «Andiamo.»
E lo trascinò via.
 
 
 
Davanti all’aula di Trasfigurazione, infatti, la voce squillante di Merida Dunbroch – una giovane Grifondoro con due grandi occhi azzurri e una criniera di folti ricci rossi –  risuonava per tutti i corridoi, e un gruppetto di ragazzi assisteva alla scena. Di fronte a lei, Eris Goddess – una bellissima ragazza di Serpeverde con dei lisci capelli neri – se la rideva di gusto sotto i baffi, mantenendo la sua solita aria gentilmente ironica.
«Tu... tu... lo hai fatto davvero? Insomma, non posso crederci!» strepitava la rossa, gesticolando furiosamente.
«Credici, Merida» fece l’altra, con il suo solito tono di voce suadente. «Come si dice? Ah, sì: “occhio per occhio”» concluse tranquillamente, lisciandosi la lunghissima chioma corvina.
Nessuno capiva un’acca di quello che le due ragazze stavano dicendo, tranne Esmeralda. La giovane Grifondoro sapeva che Merida non aveva mai sopportato Eris, e quelle due spesso si tormentavano l’una l’altra già dal primo anno. Ogni volta scoppiava il putiferio.
«Beh, se ci pensi» continuò Eris, sempre più calma. «Tu hai rifilato un filtro d’amore a Hades e io adesso l’ho rifilato a mia volta a Jehan. Non ti sembra uno scambio equo?» chiese, ridacchiando.
Esmeralda temette il peggio. Merida non le aveva ancora raccontato niente – impegnata com’era con il Quidditch non si era fermata un attimo e non avevano avuto mai tempo per parlare come si deve – ma a quanto pareva la cosa era più grave di quanto pensasse.
Un filtro d’amore.
Quelle due avevano propinato ai rispettivi fidanzati l’una dell’altra un filtro d’amore.
La ragazza spalancò gli occhi: sapeva che Merida era estremamente irascibile e vendicativa, ma non credeva che potesse arrivare fino a questo punto.
«Te lo faccio vedere io lo scambio equo» sibilò la Grifondoro, stringendo i pugni.
Sembrava che la situazione si fosse un po’ calmata; adesso varie persone stavano cominciando ad andarsene.
Eris rise della sua risata dolcemente sarcastica, guardando Merida divertita.
«Uhm» rifletté, assottigliando gli occhi marrone bruciato. «Che ne dici di un duello? Magari... stasera, subito dopo cena? »
«Dove?»
«Vediamo... vicino al Lago Nero può andare?»
«Ci sto» disse la rossa, determinata.
Eris guardò quella Grifondoro che perdeva la pazienza. Non si capacitava del come facesse; in fondo, era solo un duello. Avrebbe vinto la migliore, dopotutto. Non c’era bisogno di scaldarsi tanto. Anche se amava vedere Merida arrabbiata.
«Benissimo!» trillò con entusiasmo. «A stasera allora.»
E se ne andò, con i lunghi capelli neri che svolazzavano tutt’intorno.
«Merlino, quanto la odio» bofonchiò Merida. «Non la sopporto. Il mio era solo uno scherzo! E lei cosa fa? Dà un filtro d’amore a Jehan, ancora più potente di quello che ho dato io ad Hades. È dovuto andare in infermeria!»
«Beh», disse  Febo, «non è che tu abbia fatto uno scherzo proprio innocuo, però.»
Merida ringhiò.
«D’accordo, sentite,» intervenne Quentin «stiamo tutti calmi. Io adesso devo andare a ripassare Pozioni con Aurora, noi Tassorosso dopo abbiamo compito. Mi raccomando» disse, rivolgendosi soprattutto ad Esmeralda e Febo, dal momento che non conosceva bene Merida e gli altri. «Non fate niente di sconsiderato.»
Quentin sapeva che, dato che si trattava di una ragazza di Serpeverde, i suoi amici avrebbero potuto anche accompagnare Merida al duello e peggiorare ulteriormente le cose. Da parte di Esmeralda, del resto, veniva quasi naturale aiutare gli amici in difficoltà, anche se questo voleva dire intromettersi in questioni che non la riguardavano.
Detto questo, se ne andò.
«Mi spieghi che cosa accidenti è successo, di preciso?» chiese Ercole, rivolgendosi a Merida.
La ragazza sospirò.
«Allora» disse «una settimana fa avevamo Pozioni con Serpeverde, ricordi?»
Ercole annuì.
«Bene. E ricordi che mi è letteralmente scoppiato il calderone in faccia?»
«Oh, beh» fece il ragazzo. «Senza offesa, ma tu sei una schiappa in Pozioni. La professoressa Cecaelia è disperata.»
Merida lo guardò male.
«Scusa» disse lui. «Dicevi?»
«Quella serpe lo ha fatto apposta! Ha approfittato del fatto che io sia impedita in Pozioni per far sì che non sembrasse tutto troppo strano e mi ha lanciato un incanto Bombarda al calderone, facendomelo esplodere in faccia. Quindi io, per vendetta diciamo, ho dato un filtro d’amore ad Hades nascondendolo in un dolcetto, ma così, per scherzo. E lei, invece di prenderla sul ridere, ne ha preparato uno a sua volta e lo ha dato a Jehan il giorno della partita di Quidditch, dicendogli che era Felix Felicis! Te ne rendi conto?»
«Ciao ragazzi!» trillò una voce in lontananza, interrompendo lo sfogo di Merida.
Esmeralda sorrise.
«Ciao Anna!» disse con entusiasmo.
«Scusatemi se non vi ho raggiunto prima ma ero con Kristoff, sapete ora ha il compito di Pozioni ed è disperato, così io l’aiutavo e in più facevo da sostegno morale, ma ho sentito che è successo un casino assurdo in corridoio tra Eris e Merida e quindi sono venuta qui... che mi sono persa?»
Aveva detto tutto il suo discorso quasi senza riprendere fiato e per un attimo nessuno seppe rispondere; erano tutti confusi dal fiume di parole che era appena uscito dalla bocca di Anna.
Fu Merida a rompere il silenzio.
«Eris ha rifilato a Jehan un filtro d’amore» disse tra i denti.
Anna si portò una mano alla bocca.
«Jehan Frollo, il tuo fidanzato? Davvero?»
«Sì, lui. Ma stasera sfiderò a duello quella serpe vicino al Lago Nero e gliela farò pagare. Non ho paura di lei.»
Anna sorrise e le diede una pacca sulla spalla.
«Sono convinta che le darai pan per focaccia, a quella lì» la rassicurò, come solo lei sapeva fare.
E finalmente, sul volto tondo e roseo di Merida apparve un sorriso.
 
 
*
 
 
Quel pomeriggio Eris, Melicent e Meg si erano messe d’accordo per studiare insieme nella Sala Comune dei Serpeverde: c’era poca gente a quell’ora perché erano tutti o in biblioteca o in Sala Grande, perciò era l’ideale per ripassare.
Adesso erano in pausa, e stavano facendo felicemente due sane chiacchiere tra ragazze.
«Alla fine com’è andata con la Dunbroch?» chiese Meg, alzando finalmente gli occhi dal libro e incontrando quelli di Eris. Sapeva da sempre quanto le due si detestassero ed ogni volta era curiosa di sapere cosa aveva architettato la sua amica. Si divertiva da matti, a sentirla. Era una cosa incredibile, Eris ne sapeva una più del diavolo.
«Oh, il solito» fece lei, noncurante. «Ma ho una novità. Ci sfideremo stasera vicino al Lago Nero.»
Meg aggrottò le sopracciglia.
«Non sei tesa? Insomma, è pur sempre un duello.»
«Io? Naah. E poi stiamo parlando di Merida Dunbroch, Meg. Sono anni che mi scontro con lei in ogni modo possibile. Non ci ho mai duellato prima, ma non sembra una grande minaccia.»
«Sicura?» disse la ragazza. «A me sembra parecchio agguerrita.»
Eris ridacchiò.
«Oh, lo è. Ma io sono indubbiamente più capace e astuta di lei, e solo questo basta a mettermi in netto vantaggio» sorrise, soddisfatta, incurvando la sua bellissima bocca, rosea come petali di fiore.
«Sei sempre la solita» rise Meg.
«Esatto» disse l’amica, portandosi i lunghi capelli neri tutti su una spalla.
«Per Salazar!» sentirono esclamare accanto a loro.
Le ragazze si voltarono. L’esclamazione in questione proveniva da Melicent, che da ore se ne stava sprofondata nella lettura di un libro; era chiaro che fino a quel momento non aveva ascoltato niente di niente di quello che si erano dette.
«Cosa c’è, Mel?» chiese Eris.
«È straordinario...» continuò lei.
Meg sospirò.
«Mel!» urlò. «Cos’è che è straordinario?»
La ragazza sollevò gli occhi dal grande tomo nero che stava leggendo.
«Sapete che esiste un tipo di magia chiamato Horcrux?» chiese, con occhi estasiati.
Melicent era una ragazza alta e magra, raffinata ed elegante; aveva un viso pallido, sempre seminascosto da lunghi capelli neri con riflessi verdi, delle labbra rosse e ipnotici occhi di uno sfavillante color topazio, che in quel momento mandavano scintille.
Eris fece un’espressione interrogativa.
«E cosa sarebbe?»
«Tu fai a brandelli la tua anima e ne nascondi un pezzo in un oggetto, cosicché essa possa sopravvivere in quell’oggetto. In altre parole, non puoi morire» spiegò, chiara e concisa.
«Wow» si limitò a dire Eris.
«E com’è che si fa a brandelli l’anima?» chiese Meg.
«Uccidendo» disse semplicemente Melicent.
Le amiche la guardarono inorridite.
«Ovviamente non intendo realmente farlo, ragazze» Meg ed Eris sospirarono. «Dico solo che è interessante,  ecco. Insomma, sapete quanto mi piacciano le Arti Oscure. Dovrebbero fare un corso a scuola sull’argomento, io lo seguirei volentieri.»
Già, Melicent aveva una vera e propria passione, constatò Megara. Ne era semplicemente ossessionata.
«Comunque, buona fortuna per il duello, Eris» concluse, con la sua voce seria.
Le due amiche si scambiarono uno sguardo perplesso e stupito insieme: Mel aveva seguito il discorso per tutto quel tempo, e contemporaneamente stava leggendo il suo libro?
Assurdo, pensò Megara.
«Grazie» replicò la ragazza, senza scomporsi.
Ma anche lei si stava interrogando sul come diavolo avesse fatto Melicent a fare due cose contemporaneamente.

 
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Ed ecco che la mia fissa per la Disney si esprime in una storia!
Non so minimamente come mi sia venuta quest’idea, ma penso che più semplicemente io abbia mescolato due mie grandi passioni: Harry Potter, e i film Disney.
In sostanza, ho preso tutti i miei personaggi preferiti (cattivi compresi, come avete visto) e li ho spediti ad Hogwarts, trasformandoli in comuni studenti. I
n questo primo capitolo ci concentriamo perlopiù sulle Case di Grifondoro e Serpeverde… spero che gli smistamenti vi sembrino appropriati.
Questo (e quello dopo) sarà un capitolo… introduttivo, diciamo. Ovviamente non entreremo subito nel vivo della storia, sarà una cosa molto graduale. Per il momento ci soffermiamo sulle avventure dei nostri ragazzi e sulla loro vita alla Scuola di Magia.
Voglio far sì che in questa storia non ci sia un personaggio principale. Voglio dare la stessa rilevanza ad ognuno, perché come vedrete, prossimamente saranno tutti essenziali. Spero che vi piaccia, comunque.
Alla prossima,
Stella cadente
 
PS Merida ce la vedo un sacco a scontrarsi con una Serpeverde ogni giorno… a proposito, avete capito chi è questa astuta ragazza? Ebbene sì, è Eris, la Dea della Discordia di “Sinbad – La leggenda dei Sette Mari”. So che non è Disney, ma è un personaggio che mi piace molto, e ho pensato di inserirla :)
  
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