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Autore: RiyelaAlelita    14/07/2016    2 recensioni
Linda decide di scappare dall'orfanotrofio in cui ha sempre vissuto per scoprire cosa si cela dietro l'incubo che, di notte, la sveglia sempre più spesso.
I due fratelli Cecilia e Francesco, che convivono con lo stesso incubo da quattordici anni, partono per mare in cerca di una risposta e delle loro origini.
Un ragazzo misterioso sembra sapere qualcosa...
Le storie di questi quattro ragazzi si incroceranno tra incontri notturni e scontri a colpi di magia. Già, perché i quattro elementi sono sotto il loro controllo...
Genere: Avventura, Fantasy | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Prologo: Incubi ricorrenti


Era una calda notte di fine giugno. La luna, ormai all'apice del suo ciclo, illuminava una piccola città sul mare con la sua luce che, quella notte, non aveva nulla da invidiare ai lampioni quanto a potenza. Le poche stelle che riuscivano a farsi vedere nonostante tutta quella luce osservavano come sempre il sonno delle persone, indifferenti ai loro problemi e preoccupazioni.
Nella periferia di questa cittadina si ergeva una vecchia villa che fungeva da orfanotrofio. L'edificio mostrava tutti i segni di un'incuria che andava avanti da molti anni, con l'intonaco caduto in più punti del muro e l'edera che aveva preso possesso di esso e dell'inferriata che delimitava il cortile.
In una stanza di questo orfanotrofio, in cui dormivano una trentina di ragazze tra i 12 e i 17 anni, una ragazzina pallida e minuta si agitava nel letto, i capelli mori che brillavano alla luce della luna erano sparsi intorno alla testa, come un'aureola di tenebra che sembrava esprimere tutta l'angoscia che lei provava per quell'incubo.
Correva ansante in un corridoio bianco, un arco nella mano destra e una faretra appesa alla vita. I suoi piedi nudi producevano leggeri tonfi sul parquet scuro. Una luce bianca, intensificata dai muri candidi fino a diventare quasi fastidiosa, proveniva dai neon sul soffitto.
Improvvisamente, un urlo di ragazza risuonò in quella casa che sembrava totalmente vuota.
È vicina.” pensò. Una volta arrivata in fondo al corridoio svoltò a sinistra, e lì si fermò, poiché si trovò davanti due ragazzi, un maschio e una femmina: lui aveva i capelli castano chiaro raccolti in una coda sulla nuca e tratteneva contro il muro una ragazza bionda e riccia, che aveva gli occhi sbarrati dalla paura. Notò che entrambi avevano le orecchie a punta. Appena la videro arrivare, il ragazzo spalancò gli occhi dallo stupore per un attimo prima di riprendere il controllo; estrasse una spada blu che teneva alla cintura e la appoggiò alla gola della ragazza bionda.
-Non ho idea di come tu abbia fatto a liberarti- disse lui -ma non credevo che saresti tornata indietro per salvarla. Ti avevo valutata male, Linda.-
-Senti, tappati quel buco che ti ritrovi e lasciala andare.- replicò Linda, incoccando una freccia.
Il ragazzo scoprì i denti in un sorriso tutt'altro che amichevole: -Fossi in te, non lo farei. Altrimenti saresti venuta per niente.-
Un rivolo di sangue colò dal collo della ragazza, sottolineando la minaccia.
Merda!” Strinse più forte l'arco per cercare di mascherare il tremore che le aveva preso le mani.
-Non la ucciderai! Ti serve!- rispose Linda, cercando di ostentare una sicurezza di cui, in quel momento, aveva bisogno.
-Troverò qualcun altro che prenda il suo posto. È facilmente rimpiazzabile.-
La ragazza sentì il cuore fermarsi: come si poteva uccidere una persona con quella calma?
-Non preoccuparti, poi mi occuperò anche di te.- aggiunse il ragazzo, senza perdere il suo sorriso.
La ragazza aprì di scatto gli occhi castano scuro, che parevano quasi neri. Dopo aver calmato il respiro si sedette sul letto e guardò il cielo fuori dalla grande finestra lì accanto. Ancora quell’incubo. Era già qualche mese che ci conviveva, anche se di solito capitava una volta in trenta giorni: dall'inizio di giugno, invece, era già la terza volta che la svegliava. Spesso si chiedeva se potesse essere un sogno premonitore, aveva sentito che poteva succedere, ma, in tal caso, non aveva idea di dove potesse trovarsi quel corridoio bianco, né conosceva quei due ragazzi, anche se lui sembrava conoscerla abbastanza bene.
Non credevo che saresti tornata indietro per salvarla” aveva detto, e in effetti di solito non cercava di aiutare degli sconosciuti, perché nessuno aveva mai aiutato lei. L'unica cosa che avevano fatto era stata metterla in quell'orfanotrofio in cui non era altro che un'altra bambina tra gli altri. Nessuno si era preoccupato di aiutarla veramente, neanche i suoi parenti, dopo quella notte...
Scosse la testa per scacciare il pensiero e ricacciò indietro le lacrime che le stavano già appannando la vista. Voleva andarsene da lì, voleva essere lei a scegliere la sua vita.
Salì in piedi sul davanzale e una leggera brezza le scostò i capelli dalla fronte. Stavolta era decisa: la notte seguente se ne sarebbe andata da quel posto per non rimetterci più piede.
+ + +
Poco distante dalla stessa cittadina, nella mansarda di una villetta sul mare, due fratelli, Cecilia e Francesco, si svegliarono quasi contemporaneamente, per colpa dello stesso incubo. Non succedeva molto spesso che lo sognassero insieme, di solito accadeva in momenti diversi della nottata, o, ancora più raramente, capitava che uno dei due, o entrambi, riuscisse a dormire fino al mattino: questi erano i giorni migliori per loro.
Si guardarono negli occhi senza dire parole, perché ormai non ne avevano più bisogno, dopo 14 anni in cui niente sembrava cambiare. Le immagini erano sempre le stesse: uragani, tsunami, terremoti, eruzioni che illuminavano tetramente una città e le persone che scappavano. Anche i rumori di edifici che rovinavano a terra, delle persone che urlavano e cercavano di salvarsi, degli elementi naturali che sembravano voler distruggere il mondo restavano invariati. Nel sogno di Cecilia c'era, però una differenza rispetto a quello del fratello, qualcosa di più: di fronte a lei c'era un uomo, sospeso a mezz'aria, che la guardava, sebbene non riuscisse a riconoscere i dettagli del viso per l'incendio che divampava alle sue spalle.
-Anche stanotte.- disse Francesco con un filo di voce, portando le ginocchia al petto.
Cecilia annuì, e i ricci biondi che le incorniciavano il viso accompagnarono quel movimento.
-Credi che prima o poi finirà?- chiese ancora il ragazzo, alzando verso di lei i suoi occhi di un verde scuro così intenso da sembrare quasi innaturale.
-Quasi tutti gli psicologi da cui siamo andati hanno detto che potrebbe essere stato un trauma di quando eravamo piccoli e non ce lo ricordiamo.- rispose la sorella -Forse, se riusciamo a ricordarcelo, smetterà...- il suo tono, però, non era molto convinto.
-Sì, ma se fosse successo davvero qualcosa che è successo il mondo dovrebbe essere stato distrutto! E allora noi non lo sogneremmo nemmeno!- fece Francesco, lasciando intendere benissimo il significato implicito di quell'affermazione. La sua voce si era alzata un po' di volume, e nel silenzio totale che regnava in quella stanza risultava quasi assordante.
-Shh, a bassa voce!- lo riprese subito Cecilia, sperando che nessuno si fosse svegliato. Il fratello chinò la testa, come a dire “mi dispiace”.
-Forse è solo una metafora, o come si dice, in realtà non è proprio quello che è successo, oppure...- fece una pausa prima di esporre un'ipotesi a cui aveva pensato, che all'inizio le era sembrata totalmente assurda, ma che non era riuscita a scartare. Inspirò a fondo. -Era un altro pianeta.- disse tutto d'un fiato, alzando i suoi occhi azzurro cielo a guardare quelli del fratello.
Francesco rimase senza parole per almeno un minuto, poi si riscosse: -Impossibile! Vorrebbe dire che veniamo da un altro mondo?! Non è possibile...- la sua voce era andata attenuandosi sull'ultima frase, mentre si rendeva conto del perché sua sorella lo avesse pensato.
-Ci sei arrivato, vero? Non siamo come gli altri, e questo lo abbiamo visto da subito.- sollevò i capelli, rivelando delle orecchie a punta, come quelle degli elfi nei libri fantasy, e come quelle che suo fratello non riusciva a nascondere altrettanto bene sotto i capelli neri e lisci e che non cercava di lasciare allungare per provare a coprirle.
-Beh… potresti avere ragione…- ammise, pur senza riuscire a convincersi del tutto.
-E poi..- una fiammella si accese sul palmo di Cecilia, illuminando la stanza. Era una cosa che riusciva a fare solo lei, ma che era convinta che anche il fratello ne avesse la possibilità: riusciva a controllare gli elementi (acqua, aria, fuoco e terra), a volare e a teletrasportarsi. Non citò, però, il fatto che, sebbene avesse ormai 16 anni, il suo corpo aveva appena iniziato a mostrare i cambiamenti tipici dell'adolescenza che tutte le sue compagne avevano già sperimentato.
-OK, va bene, mi hai convinto.- il tono che usò, però, sembrava quasi seccato, forse per quell'abilità che avrebbe voluto avere anche lui. -Ma che pensi di fare?-
-Voglio vedere se c'è qualcun altro come noi, quindi partiremo e viaggeremo finché non l'avremo trovato.-Aveva sulle labbra un sorriso compiaciuto.
-Aspetta un attimo! Io non vado da nessuna parte, non parlare al plurale.- non avrebbe seguito sua sorella per un viaggio del genere. -Mamma e papà non ci lasceranno mai andare.-
Cecilia fece un sorriso che sembrava dire “proprio non ci sei arrivato?”. E Francesco afferrò al volo: -Vuoi scappare?!-
-Certo- disse come se fosse la cosa più logica del mondo -e tu verrai con me.-
-Non se ne parla neanche.-
-Parli tanto di volere un'avventura come quelle dei tuoi libri, e quando arriva la rifiuti?- Cecilia sapeva di averlo messo all'angolo.
Francesco la guardò malissimo, poi sospirò: -Va bene, ti accompagno, ma portiamo i miei libri.-
-Sapevo che avresti accettato, Legolas.- disse Cecilia, utilizzando il soprannome che usavano i compagni di Francesco.
Lui si sdraiò di nuovo, dandole le spalle. -Ti odio.- fece a bassa voce, sebbene non lo pensasse davvero.
+ + +
Un ragazzo si risvegliò di colpo nel suo letto disfatto, fradicio di sudore. Il cuore stava rallentando i suoi battiti, ma gli occhi scuri non mostravano alcuna paura, semmai stanchezza. Era una notte veramente calda, per niente mitigata dalla leggera brezza di mare che entrava dalla grande finestra. Il ragazzo si tolse la maglietta, cercando un po' di sollievo e rivelando un fisico eccessivamente magro, su cui si riuscivano a distinguere tutte le costole, e la carnagione pallida su cui spiccava un ciondolo scuro a forma di spada. Scostò dalla faccia i capelli castani lunghi fino a oltre le spalle e, dopo aver preso il libro che stava leggendo, “Il signore degli anelli”, dal comodino, si diresse verso la finestra, contemplando per un po' il mare illuminato dalla luna. Era uno spettacolo davvero stupendo. Si sistemò sul davanzale, con una gamba penzolante all'interno, e aprì il libro; l'ultima volta aveva finito di leggere il prologo, quindi passò al primo capitolo: Quando il signor Bilbo Baggins di Casa Baggins annunziò che avrebbe presto festeggiato il suo centoundicesimo compleanno…” Era la terza volta che rileggeva quella frase, così come l'intero libro.
La sua mente, però, era altrove.
“Dovrebbe essere domani.” pensò, guardando la luna quasi piena.
Anche lui si era svegliato a causa di un sogno, ma ne conosceva la vera natura, quindi non lo considerava più un incubo come tempo prima, quando si alzava gridando nel letto. Si era svegliato soltanto per una ragione: era un sogno premonitore, e il futuro non può mai essere rivelato completamente. Volente o nolente si svegliava sempre, anche quando cercava di sapere qualcosa di più su ciò che sarebbe stato. Aveva imparato a non temerli, quei sogni, ma mai a controllarli.
“Ma perché sognare il futuro, se poi non si può fare niente per cambiarlo?”
Se lo chiedeva spesso, ricordando quante volte aveva provato a evitare che un sogno si realizzasse, senza mai riuscirci; così aveva capito che non serviva a niente sforzarsi, e aveva imparato ad accettare il futuro.
“Basta con queste domande, hai un compito da svolgere.”
Scese dal davanzale e con un gesto portò i capelli dietro le orecchie a punta. Lasciò il libro chiuso lì, tanto non era possibile che cadesse. Prese un respiro profondo, concentrandosi. Una luce azzurra iniziò ad avvolgerlo, prima fioca, poi sempre più intensa, fino a nascondere il ragazzo. Ad un tratto, un'ondata di luce partì tutt'intorno a lui e si propagò per tutto il pianeta, facendo scomparire le nuvole sul suo cammino.
Quando la luce si dissolse, il ragazzo era a terra, svenuto.

Eccomi qui con un'altra storia! :D
Bene, per iniziare, voglio dirvi che è una storia a cui tengo molto, la sto portando avanti ormai da otto anni (credo), ed è nata già influenzata da alcuni videogiochi della serie "Final Fantasy", soprattutto i capitoli 5 e 4.
La storia sarà raccontata in terza persona, secondo il punto di vista dei quattro personaggi descritti qui nel prologo. Ogni tanto potrebbero essere presenti un po' di parolacce, soprattutto quando il punto di vista narrato sarà quello di Linda: ha una bella lingua, la ragazza...
Ok, qui ho finito. Grazie per la lettura, e ci si vede al prossimo aggiornamento. ^-^
   
 
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