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Autore: grethy03    22/07/2016    1 recensioni
"-Comportandoti in questo modo non sarai simpatico a nessuno -
- Chi ti ha detto che voglia esserlo? - "
Due ragazzi completamente diversi entrano a contatto in un apparente contesto scolastico.
Alessio: il solito ragazzo disordinato e "piantagrane" che reputa la sua vita una noia, così come la scuola e qualsiasi tipo di legame con le altre persone.
Riccardo: un ragazzo, meglio definito "ragazzino", che sembra fin troppo piccolo per poter frequentare il secondo anno di liceo; al contrario del suo fisico, la sua mente è grande.
Così come ci si aspetterebbe da un ragazzo del genere, Riccardo nasconde a tutti -perfino alla sua famiglia- la vera vita che conduce ogni giorno, difficile e sconvolgente.
Un inaspettato incontro spingerà Alessio a porsi sempre più domande su quello strano ragazzo.
Come si svolgerà la storia dei due incompatibili compagni di banco?
Genere: Erotico, Romantico, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Slash
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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"A te
Che sei infinitamente tu
Che ti sei fatto rubare la vita
E poi l'hai chiesta indietro
Ma io non te l'ho data
Perché ciò che è mio
Non è di nessun altro
Ed è per questo 
Che sei ancora tu
Infinitamente tu
Che ti lasci guardare in modo così
Amabile
Che ti lasci amare in modo così
Vivo
Che poi 
Muori
E pretendi una risposta
Ma ti dirò soltanto che
Ti amo
E tu per cortesia dirai
"Anche io"
E saremo invidiati dal mondo intero
Io e te
Nel nostro esser così soli e
Dimenticati
E mi regalerai ancora un milione
Di sorrisi
Forse chiedendoti perché davanti a te
Ci sono io
E non qualcun altro
E io ancora una volta
Ti darò una risposta fuori luogo
E tu mi rivolgerai un sorriso
Sincero
Che in mezzo a tutti gli altri
Mi farà sentire vivo
Della tua vita"
Mer, 14 settembre, mattina
- In piedi! -
La professoressa aveva un'aria minacciosa, fin troppo. Possibile che fosse andata di matto già il primo giorno di scuola? 
Aprì il registro bruscamente, poi iniziò a chiamarci uno per uno; stessa classe dell'anno precedente, stessi cognomi dell'anno precedente, stessa merda dell'anno precedente. 
Stavo passivamente ascoltando l'appello in attesa che quella voce monotona giungesse all'ultimo nome, ero più che pronto a riappoggiare il culo sulla sedia, quando qualcosa stonò. 
- Buonarotti -
- Presente -
Quel cognome mi era nuovo; mi voltai alla ricerca dell'alunno che aveva parlato, finché non lo scorsi in piedi accanto alla professoressa. Lo incenerì con lo sguardo, dopodiché gli indicò un banco per due vuoto in fondo all'aula, proprio quello accanto al mio. 
Il ragazzo si avviò fra le file di banchi trascinando i piedi, il portachiavi appeso al suo zaino produceva un fastidioso rumore metallico. Era piccolo, così piccolo che quando si sedette sembrò lui stesso una piccola sedia; sistemò con cura lo zaino al suo fianco e rivolse l'attenzione alle parole dell'insegnante che lo aveva appena richiamato.
- Buonarotti! Vedi di non farti contagiare da questi animali o ti renderò la vita impossibile -
Il ragazzo annuì pigramente, d'altronde quella stronza non incuteva timore a nessuno, era semplicemente propensa a farsi odiare da tutti.
La classe si tuffò nuovamente nella vita scolastica abbastanza in fretta da lasciar credere che i tre mesi precedenti di assoluta nullafacenza non fossero mai esistiti. 
Letteratura? Poesia? Non avevo la minima voglia di immergermi fra i versi di quei poveri sfigati dell'Ottocento, consideravo le mie poesie di gran lunga migliori, sempre se potessero definirsi tali. 

"A te

Che sei infinitamente tu

Che ti sei fatto rubare la vita

E poi l'hai chiesta indietro

Ma io non te l'ho data

Perché ciò che è mio

Non è di nessun altro

Ed è per questo

Che sei ancora tu

Infinitamente tu

Che ti lasci guardare in modo così

Amabile

Che ti lasci amare in modo così

Vivo

Che poi 

Muori

E pretendi una risposta

Ma ti dirò soltanto che

Ti amo

E tu per cortesia dirai

"Anche io"

E saremo invidiati dal mondo intero

Io e te

Nel nostro esser così soli e

Dimenticati

E mi regalerai ancora un milione

Di sorrisi

Forse chiedendoti

Perché davanti a te

Ci sono io

E non qualcun altro

E io ancora una volta

Ti darò una risposta fuori luogo

E tu mi rivolgerai un sorriso

Sincero

Che in mezzo a tutti gli altri

Mi farà sentire vivo

Della tua vita"



Mer, 14 settembre, mattina

- In piedi! -

La professoressa aveva un'aria minacciosa, fin troppo. Possibile che fosse andata di matto già il primo giorno di scuola? Aprì il registro bruscamente, poi iniziò a chiamarci uno per uno; stessa classe dell'anno precedente, stessi cognomi dell'anno precedente, stessa merda dell'anno precedente. 

Stavo passivamente ascoltando l'appello in attesa che quella voce monotona giungesse all'ultimo nome, ero più che pronto a riappoggiare il culo sulla sedia, quando qualcosa stonò. 

- Buonarotti -

- Presente -

Quel cognome mi era nuovo; mi voltai alla ricerca dell'alunno che aveva parlato, finché non lo scorsi in piedi accanto alla professoressa. Lo incenerì con lo sguardo, dopodiché gli indicò un banco per due vuoto in fondo all'aula, proprio quello accanto al mio. Il ragazzo si avviò fra le file di banchi trascinando i piedi, il portachiavi appeso al suo zaino produceva un fastidioso rumore metallico. Era piccolo, così piccolo che quando si sedette sembrò lui stesso una piccola sedia; sistemò con cura lo zaino al suo fianco e rivolse l'attenzione alle parole dell'insegnante che lo aveva appena richiamato.

- Buonarotti! Vedi di non farti contagiare da questi animali o ti renderò la vita impossibile -

Il ragazzo annuì pigramente, d'altronde quella stronza non incuteva timore a nessuno, era semplicemente propensa a farsi odiare da tutti.

La classe si tuffò nuovamente nella vita scolastica abbastanza in fretta da lasciar credere che i tre mesi precedenti di assoluta nullafacenza non fossero mai esistiti. Letteratura? Poesia? Non avevo la minima voglia di immergermi fra i versi di quei poveri sfigati dell'Ottocento, consideravo le mie poesie di gran lunga migliori.

Appoggiai il viso alla mia mano, intenzionato a stare in quella posizione per le prossime due ore tenute dalla stessa professoressa e pronto a uscirmene di lì con i segni del mio stesso palmo in faccia. I miei occhi ricaddero inevitabilmente sul nuovo arrivato, più che altro sembrava uno studente delle scuole medie. I capelli lunghi gli ricadevano sul viso, abbastanza da fargli aggiudicare l'appellativo di "emo gay" per i prossimi nove mesi; lo sapevo perché ci ero passato anch'io durante il primo anno da liceale, ignaro del fatto che mi stessi volutamente infiltrando in un covo pieno di iene pronte ad ammazzarti l'autostima in un batter d'occhio con le loro risate fastidiose. 

Aveva la pelle olivastra e indossava una maglia a maniche corte la cui stampa sul petto non era visibile dalla mia posizione. Osservai attentamente le sue braccia, poi i polsi: nessun segno; mi dispiacque, in fondo le cicatrici sono la testimonianza più bella della storia di un corpo.

Muoveva ininterrottamente le gambe incrociate sotto la sedia e allo stesso tempo tamburellava sul banco con le dita. 

A un tratto si chinò verso lo zaino, fui costretto a voltare la testa per non farmi sorprendere a fissarlo. Ne estrasse un piccolo libro, lo posò sul banco e lo iniziò a leggere al contrario. 

"Ah, un manga"

Lo scrutai mentre leggeva attentamente, quella storia sembrava interessante. Con una mano si spostò un ciuffo di capelli dietro un orecchio, potevo finalmente vedere il suo viso. 

I miei occhi lo osservarono dapprima generalmente, poi si soffermarono pian piano sui vari particolari. I suoi tratti non erano per nulla marcati, perciò il viso, nonostante la concentrazione, esprimeva serenità; di tanto in tanto le sopracciglia si inclinavano leggermente, forse quando una parte della storia lo colpiva in modo particolare. Il suo labbro inferiore era stato catturato dai denti e non sembrava per nulla intenzionato a fuggire da quella prigionia; il naso era piccolo e adorabile, lo faceva apparire ancora più giovane. Il mio sguardo scese più giù, l'incavo del collo sembrava essere stato scavato da mani esperte con molta delicatezza e attenzione, era semplicemente perfetto; mi sarebbe piaciuto farglielo notare, magari non gliel'aveva mai detto nessuno. Stava lì, assorto dentro di sé, non consapevole del suo stesso "essere", perché lui era, era sicuramente qualcuno, qualcosa, ma non sapevo ancora chi o cosa fosse precisamente.

All'improvviso mi ricordai di non aver avuto l'occasione di guardare i suoi occhi, solamente essi avrebbero potuto darmi un indizio affidabile su di lui.

 "Gli occhi sono lo specchio dell'anima", giusto? 

Alzai lo sguardo e i miei occhi si ritrovarono inspiegabilmente fissi nei suoi. Il ragazzo alzò le sopracciglia incuriosito, ma che voleva? Gli dava forse fastidio se lo guardavo? Be', per essersene accorto voleva dire che mi stava guardando anche lui, no? Voltai il capo e iniziai a sfogliare il primo libro che mi capitò fra le mani, era difficile fingere di essere interessato a qualcosa di cui non sapevo neanche il significato, meiosi? Mitosi? Ma che roba era?

 

Le cinque ore passarono alquanto lentamente, fra i professori che parlavano ininterrottamente e io che tentavo in ogni modo di non lasciare che i miei occhi ricadessero su quella dannata figura, perché sì, solo una figura dannata poteva stimolare il mio interesse in quel modo. 

Il suono della campanella fu una liberazione per tutti, raccolsi in fretta la felpa e lo zaino e corsi fuori facendomi spazio con i gomiti in mezzo alla marea di studenti; il motorino mi attendeva oltre la recinzione, lo raggiunsi in un attimo e vi montai su, si abbassò sotto il mio peso. Infilai il casco e partii alla volta di casa mia. 

 

Gio, 15 settembre, notte

Mi rigirai più e più volte nel letto, ma il sonno non voleva saperne nulla di venire a farmi visita. Sentivo il telegiornale della mezzanotte al piano di sotto, mentre mio padre ciabattava nervosamente per il corridoio e sbraitava al telefono; probabilmente stava parlando di lavoro con mia madre. Nonostante fossero separati da circa tre anni, si sentivano ogni sera perché erano coinvolti nella stessa impresa. 

Doveva essere passata circa un'ora da quando mi ero messo a letto, mio padre entrò nella stanza e un filo di luce tremolante si fece spazio sul pavimento, correndo lungo il tappeto e arrivando a colpire il mio viso. 

- Non riesci a dormire? -

Scossi la testa lasciandomi sfuggire un "mh". L'uomo mi accarezzò leggermente una guancia e uscì dalla stanza.

 

Gio, 15 settembre, mattina

Fui l'ultimo a entrare in classe, ed era solo il secondo giorno di scuola. Il professore di fisica mi fulminò con lo sguardo. 

- Cantiello, stavamo aspettando solo te per l'inizio della lezione -

Mi scusai e mi diressi verso il solito banco in fondo alla classe, ma mi bloccai dopo aver notato delle differenze: il mio posto era occupato da un altro ragazzo.

Il

Mio

Posto.

Mi voltai verso il professore con un punto interrogativo enorme stampato in faccia e lui m'indicò il posto accanto al ragazzo nuovo, perfetto. 

- Prof, ma quello era il mio posto -

- Anche Buonarotti deve socializzare, e quale compagno migliore di un altro alunno introverso come te? -

- Non sono introverso -

Sbottai. Semplicemente i miei compagni di classe erano le persone che meno mi faceva piacere avere accanto. 

Gettai lo zaino a terra con noncuranza e mi sedetti trascinando la sedia rumorosamente. Il ragazzino non mi degnò nemmeno di uno sguardo.

Quella lezione fu una delle più noiose mai seguite, quindi decisi che il prossimo giovedì sarei entrato alla seconda ora. 

Presi una matita dall'astuccio e cominciai a scarabocchiare sul banco, tutto era accettabile fuorché ascoltare le interessantissime leggi della fisica. Scrissi il mio nome con caratteri grandi e colorai le lettere con la penna nera. 

- Allora è così che ti chiami -

Il ragazzino mi stava fissando in modo inquietante, o forse erano i suoi enormi occhi verdi a creare quell'effetto. 

- Già, vuol dire "protettore"-

Mi lasciai sfuggire una risatina a bassa voce. 

- Come se io avessi tempo da perdere dietro alle altre persone -

L'altro mi rivolse uno sguardo di rimprovero e mi tolse la matita di mano, riponendola nel suo astuccio. 

A fine giornata scolastica mi precipitai nel corridoio, pronto a tornare a casa e a gettare quello sporco zaino nero in un angolo, senza rivolgergli nemmeno un'occhiata fino al giorno successivo.

Avevo appena avvistato il mio motorino dietro la recinzione bianca, quando mi ricordai della matita; poteva sembrare un inutile pretesto per tornare in classe, ma ero molto affezionato a quell'oggetto.

Percorsi di nuovo il corridoio velocemente, sperando che il mio compagno di banco non fosse ancora uscito, cosa molto improbabile.

Appena entrato nell'aula, sbuffai constatando che era vuota, dopotutto perché sarebbe dovuto rimanere in classe da solo dopo il suono della campanella? Gettai un'occhiata sconsolata al banco, chiedendomi se il giorno seguente si sarebbe ricordato di riportarmi la matita; i miei occhi si soffermarono su un oggetto poggiato proprio sulla superficie del banco in fondo. Mi avvicinai, quella era proprio la mia matita, la presi e la misi subito nello zaino. Prima di andarmene guardai un'altra volta il disegno; sgranai gli occhi quando mi accorsi che c'era una scritta accanto al mio nome: "Riccardo, uomo ricco e potente". Sorrisi e finalmente mi decisi a ritornare a casa. Quel gesto, fatto forse per prendere in giro, mi lasciò comunque con un'espressione da ebete in viso per un bel po'.

 

Ven, 16 settembre, mattina

Quella mattina mi sforzai di alzarmi un po' prima, così da non fare un'altra figuraccia in classe. Arrivai con ben dieci minuti d'anticipo, quindi decisi di fare colazione al bar accanto alla scuola. 

Mi accomodai a un tavolino con un bel cornetto caldo ripieno di Nutella. Ne addentai la punta con gusto, mentre la cameriera poggiava sul tavolo la tazza di latte che avevo ordinato. Ero nel bel mezzo di una colazione con i fiocchi, quando un uomo trascinò la sedia di fronte alla mia verso di sé e vi si sedette nel verso opposto. 

- Buongiorno! -

Alzai un sopracciglio.

- Ci conosciamo? -

- Certo che no, ti pare? -

Lo guardai incuriosito.

- Che vuoi? -

Il tizio afferrò la mia tazza e ne bevve tutto il contenuto.

- Ehi! Non hai mica pagato tu! -

- La considererò come un'offerta da parte di una persona onesta e gentile -

Si protese sul tavolino rotondo e mi afferrò il colletto della maglia, poi avvicinò le labbra al mio orecchio destro.

- Ascolta bene, brutto stronzo. Provaci ancora con il mio Ro e ti taglio la testa -

Il cornetto mi cadde di mano per la troppa foga con cui mi si era gettato addosso l'altro.

- Chi?! Ma sei pazzo? -

- Mai quanto te, stai giocando con il fuoco...ragazzino -

Il tizio estrasse un coltellino dalla tasca della sua felpa scura e me lo portò alle labbra; la lama era fredda e aveva un sapore ferroso, come quello del sangue.

- Cambia posto a scuola, non ti conviene stare vicino al mio ragazzo -

Sgranai gli occhi, il suo ragazzo? Che si stesse riferendo a Riccardo? Mi portai una mano alla testa per un attimo, l'avvertii girare vorticosamente. Quando riaprii gli occhi, il tipo minaccioso era già scomparso. Mi guardai intorno smarrito, nessuno sembrava aver notato niente.

Note dell'autore:
Salve, questa è la prima storia "originale" che pubblico qui. I personaggi sono interamente inventati da me, spero che il mio lavoro vi interessi, anche se solitamente il primo capitolo è spesso noioso e non coinvolge il lettore.
La poesia all'inizio del capitolo è stata scritta da me, non odiatemi per tutte le volte che sono andata a capo.
Fatemi sapere se la storia vi sta piacendo, ci terrei molto. <3

 

  
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