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Autore: cristina21    24/08/2016    1 recensioni
Era come tornare a quella famosa notte, i suoi occhi celesti, che si fecero più scuri, gli occhi di lei grigi in tempesta e una strana attrazione portarli l’uno verso l’altro. Sentirono un rumore provenire fuori dalla porta che chiuse bruscamente quel capitolo. Isabell aprì la porta e trovo Tom. “Credo che abbia ragione la mamma la competizione si fa più interessante!” scherzò Mattew guardando i due con divertimento e lasciando la stanza. Tom rimase fermo, immobile, severo, taciturno. “Mi piace quando siete cosi….. docile!” ironizzo Isabell. Tom la spinse dentro la stanza, trascinandola per un braccio e chiudendo la porta dietro di sè. Il suo volto fremeva, era iroso, occhi verdi scuri che lampeggiavano. “Io e Mattew siamo amici” rispose Isabell. “Gli amici non si intrattengono in tal modo” ribattè a denti stretti, i pugni serrati dalla rabbia. “Beh neanche in questo di modo!” fece notare Isabell in modo serafico. I due si scambiarono uno sguardo di sfida. ”Vi odio quando fate così! Siete imperturbabile, permalosa, impertinente e..” stava elencando Tom con fervore. Avanzo verso di lei con passi ......
Genere: Mistero | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Cross-over | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Età vittoriana/Inghilterra
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Futuro:
Era li davanti all’enorme casa, desolata, silenziosa, vuota, spenta, sporca, imbrigliata dall’edera verde e folta, che la avvolgeva, inghiottendola al proprio interno. Lei, davanti a quell’enorme casa, il cui colore era indefinito, un bianco lucente che ormai non aveva nessun ricordo di quell’antico splendore. Era li, il suo cuore le batteva forte dentro  quasi le fuori usciva dal petto, il suo respiro si faceva sempre più corto, i suoi occhi lucidi dal freddo pungente e dal ricordo che le sfiorava la mente come piccole lame affilate. La continua impetuosità del vento riempiva quel silenzio assordante  e le sfiorava il viso e la rabbrividiva continuamente, era avvolta in un caldo mantello, ma nulla poteva contro il vento e il gelo che la stava permeando da dentro e fuori. Il tempo non lasciava spazio ad una luce più soffusa, calda, ma solo ad un manto grigio fango di nuvole che tempestavano sopra il cielo e lei li ad ammirare una casa desolata lasciano vagar la mente ai ricordi più amari. Fu raggiunta da un uomo in rendigote nero, alto, fluente, ben vestito le si accosto e le disse con voce profonda, morbida, calda, la risveglio e la riporto li alla realtà, ”Possiamo entrare!” lei si voltò, il suo sguardo era freddo, bianco, le sue labbra rosse tremavano dal freddo ma cerco di non far trapelare nulla se non li necessario per non far preoccupare il suo accompagnatore, si alzo leggermente il vestito e si incammino con passo deciso, lascio indietro il tentennare, i ricordi, il dolore.
“Cercate ovunque” disse una voce baritona maschile, c’erano degli uomini in divisa nella casa che cercavano qualcosa, perlustravano la casa come piccole formiche operaie, mettevano sottosopra gli armadi, i letti, i cassetti, i libri, ogni cosa che potesse nascondere un segreto utile.
“Lei è giù?” chiese un uomo alto, dalla figura imponente, spalle larghe e robuste, una figura greca nei suoi lineamenti scolpiti e affusolati, occhi tempestosi, impetuosi di avere la gioia di poter rivedere una vecchia figura a lui cara; ultimava la sua toiletta nel mentre che parlava con il suo maggiordomo ”Si signore! Lei ha dato l’ordine e il permesso”, rispose quest’ultimo, rimanendo alla porta, in piedi, impostato e pronto a ricevere gli ordini e a rendersi utile, come un soldato attendeva il suo comandante, ”Alfred! è la signora della casa, rispettala”. “Mio signore non posso tollerare che non si rispetti la dimora di un gentiluomo”, brontolò il maggiordomo. ”Alfred, i signori stanno facendo il loro dovere”. ”Chiamerò qualcuno che mi aiuti a rimettere tutto in ordine”. ”Visto che devi, chiamala! la trovi al lodge”. ”Va bene!” ultimò Alfred.
“Il tempo può passare ma tu rimani ferma immobile, nulla può scalfirti, Lady Isabell Wells”. Tom scendeva le scale con disinvoltura, le conosceva attentamente, era la sua casa dopo tutto e dopo tutto erano le sue specialità le entrate ad effetto; mostrava il suo miglior sorriso e scrutava, analizzava lei.  ”Lord Lockwood questo è il mandato se lo vuole vedere” si intromise un uomo,”Voi chi sareste?” chiese senza un interesse preciso ”Lord Grey”. ”Lieto di conoscervi. Isabell potevi fare senza, sei la benvenuta”. La osservava, l’accarezzava con lo sguardo, non poteva farne a meno, era davanti a lui e ne godeva il momento. “Posso offrirvi una tazza di te?”. ”Lady Isabell questo è per voi”, interruppe un uomo in divisa portando un messaggio. Lo prese e lo lesse, non disse nulla, non saluto, non fece nulla, era ferma come una statua, i suoi sentimenti si erano annullati improvvisamente, non sentiva nulla, era vuota, i suoi occhi erano privi di vita, di sentimento, lesse il biglietto per poi passarlo al suo accompagnatore; quest’ultimo commentò: ”Abbiamo tutto”, e se ne andarono, lasciando che quella casa venisse rivoltata come un calzino, e il suo abitante venisse risucchiato da quella ispezione.
“Ti ha detto qualcosa?”. ”Nulla! credo che sia la sua statua….. la cosa con cui ho parlato, non ha  mosso nulla nemmeno una palpebra...Si può sapere cosa le è successo, dove è lui?”. ”E’ morto due anni fa!”, rispose malinconicamente, ogni volta che ci pensava, le saliva la tristezza negli occhi, nel cuore, le segnava il viso, quel viso che era sempre stato felice, che ancora in quel tempo lo era ma pensare a quel piccolo fatto le provocava del dolore. ”Oh, non sapevo nulla. Suo figlio?”. ”Con il nonno, sta bene”. ”Lord Wells ha fatto qualcosa?”. ”Non riesce a penetrare la statua come la chiami tu”. ”Ma ci ha avrà provato?”. ”Si più volte, ma alla fine lei gli ha chiesto di occuparsi del ragazzo e di andare via”. ”Chi è Lord Grey?”. ”Di chi state parlando?”. ”Un uomo di bell’aspetto, giovane, dallo sguardo vissuto, posato, dai lineamenti alteri e spigolosi  …”, ”non saprei. So solo che non vive più con nessuno, è sola in una casa enorme”. ”Beh le mie fonti dicono il contrario. Vive con Frankestain e  Lord Grey. Sono suoi ospiti”. ”Da chi lo avete saputo?”, ”La mia casa è diventata di sua proprietà. Alfred ogni tanto va nella casa principale per aiutare. Lui è la mia fonte”, ”Come è la casa?”. ”Non vi preoccupate! E’ in ottime condizioni, anzi mi dicono che nulla è stato toccato dall’ultima volta. Come se il tempo si fosse fermato, come se non scorresse, non ci fosse vita, ma che la stessa vita sia sospesa o ingabbiata in un barattolo di cristallo perfetto, infrangibile”. ”Il suo cuore si è spezzato!”, ”E’ l’unica cosa che sappiamo per certo”, ”Dobbiamo salvarla, almeno noi!”. ”Sei venuta per me o per lei?”, chiese Tom. ”Tu sei in prigione per un crimine che non hai commesso e sono sicura che lei lo sa. Una volta appurato questo, rimane lei!”, ”l’allieva che supera la maestra”. ”Tu non perdi la tua verve”, ”Lei avrebbe risposto cosi!”. ”Si! Vorrei non vivere del ricordo di chi era ma di chi è”. Era in prigione, niente luce, a parte quel mozzicone di candela che era stato lasciato dal vecchio inquilino, buia, umida, fredda, deprimente, piccola, scarna della più piccola comodità, lui  è il suo mantello erano le uniche possibilità di sopravvivenza.
“Come è andata la perquisizione?” chiese una voce maschile, nascondendo una certa curiosità, aspettativa, impazienza; si era appena alzato quando senti rientrare qualcuno. Isabell si tolse i guanti con delicatezza, il capello, si osservò allo specchio di ingresso e poi prese un respiro, si girò verso colui che le aveva posto la domanda, “Avevo ragione, era inutile!”. ”Lui è l’ultimo che l’ha vista!”. ”Avevano una relazione, ciò non significa nulla. Chiunque di noi può averla uccisa”.
”Il movente c’è! E lo sai” disse l’uomo nervosamente, testardo... non capiva perché lei si ostinava a difendere quell’uomo.  Lei rispondeva tranquillamente, non era per nulla sconvolta dagli eventi, era una normale giornata di lavoro, non era per nulla stanca, si sedette, ordino il te e poi con quietezza chiese al suo amico di sedersi ”Victor siediti!”, lui si sedette, non accettava la difesa di Isabell, ammetteva di essere testardo, ma sapeva di aver ragione a non eliminare Tom dai sospetti. “Non è il padre del bambino. La ragazza frequentava da poche settimane il nostro caro sospettato”, disse sorseggiando il te. Victor rimase di stucco, si lasciò andare nel divano, seduto scomposto, dalla stanchezza e dalla delusione. “Quindi dobbiamo ancora cercare!”. ”Si! ma non è detto che si possa rivelare utile al caso. Hai scoperto qualcosa dell’alcaloide?”. ”Nulla mi servono più libri!”, disse fregandosi  i capelli corti castani con frenesia. Ogni ricerca, ogni risultato risultava un buco nell’acqua, non riusciva a capire, brancolava ogni giorno nel buio più totale e questo ultimo tentativo andato a male non faceva che peggiorare la situazione, si sentiva sempre più abbattuto e depresso, aveva bisogno di scoprire qualcosa. Isabell, invece, era tranquilla, quieta, normale, non mostrava per nulla nessun sentimento, tranne quando era nella sua stanza segreta... in quel luogo la si poteva udire colpire, urlare, maneggiare ogni tipo di arma, era la sua valvola di sfogo.
Da quando la conosceva, non l’aveva mai vista cosi pacata, serena, viveva la giornata come la qualunque delle signore dell’alta società, proprio lei che non sopportava la monotonia, la ricchezza, le regole, era sempre stata una ribelle cosciente di chi era e da dove veniva e delle sue abilità. I suoi modi spigolosi, i suoi modi di rimproverare, di commentare, di essere sarcastica, competitiva, erano latenti ma spesso delle volte era annullati dai recenti avvenimenti, come se avesse perso se stessa anzi è come se avesse messo la maschera migliore di se stessa. Lord Wells ne sarebbe orgoglioso, di questa figlia che segue le regole, che non fa parlare di se, vive una vita riservata, lontana da tutto e tutti eppure lui vedeva qualcuno che non voleva vedere. Lui la conosceva, sapeva chi era, ma non poteva fare nulla. Calibano era il suo più caro amico e nemico, lui osservava la piccola Isabell, era molto più alto rispetto ad un essere umano, di grandi proporzioni i suoi lineamenti, la sua fisionomia era deformante quasi da far paura se non per il suo  sguardo all’eterna ricerca di amore e di accettazione, un essere umano qualsiasi che muove i suoi primi passi. Alto, enorme, una voce profonda, rauca, tenebrosa, denti sporchi poco curati, occhi neri pece, una pece ancora calda fiammante, i suoi occhi fiammeggiavano ad ogni sguardo inconsueto, dalle enormi mani, i capelli neri e lunghi raccolti da un fioco alla francese. Si muoveva in quella casa attentamente senza rompere nulla, un elefante in cristalleria. Isabell lo accolse con dolcezza, non aveva avuto paura, anzi ne era estasiata, era l’unica che scorgeva le necessità di quell’uomo, quell’amore, quell’amicizia, quell’accettazione che lei vide dal primo sguardo che si scambiarono e dalla stretta di mano piena di calore che gli aveva riservato. Trovò in lei un’amica, una cara amica, con cui confidarsi, ma quella donna era ancora un mistero per lui; vedeva un velo che nessuno, nemmeno il più coraggioso degli uomini era riuscito a togliere, a parte lui, quell’uomo che non c’è più. Si occupava della casa, dai lavori manuali, come la manutenzione del cammino, dei tubi d’acqua, alla stalla degli animali con cui aveva legato dal primo giorno. Vagava in quella casa come un fantasma dalle grosse dimensioni ma da un tocco leggero quasi invisibile, poco percepito, poco notato. Lord Grey era l’abitante più rumoroso che quella casa abbia mai visto. Un uomo dai lineamenti chiari, amabili, affascinanti, angelici, alto, snello, atletico, damerino, sguardo furbo e vispo, occhi castani sul verde; abitava in quella casa da poco più di un anno, ospite gradito, amico recente di Andreij, per Isabell era una distrazione  rumorosa piacevole; gli piaceva commentare, comprare quadri di infinità bellezza, amava la bellezza, era la sua droga, non poteva farne a meno, poi le donne che non portava a casa, i cavalli, un vasto conoscitore del mondo o come lo definiva Isabell “Vasto conoscitore di tournure”. I due erano diventati amici, poco alla volta, anche grazie al lavoro che lei faceva, e di cui quest’ultimo trovo il suo nuovo svago. “Torno in laboratorio!”, disse con voce dimessa Victor. “Victor, per favore...Vai a riposarti. Ne hai bisogno”, invitò gentilmente Isabell; si alzò e andò da lui, lo prese per un braccio e lo accompagnò di sopra. Alla fine si era lasciato convincere. Quando tornò in salotto trovò Lord Grey, intento a bere la sua consueta tazza del te delle 17. “Ditemi la prossima mossa”, chiese lui con curiosità; lei si sedette, si versò un’altra tazza e rispose: “Per quanto vi piaccia questo hobby, per voi è solo questo. Beh, per adesso non c’è nulla da fare se non aspettare“, l’uomo appoggiò senza indugio la tazza, osservò lei e poi ribatte: ”Isabell vi conosco!“, ”Pochi possono avere questo onore, Lord Grey!”. ”Siete ambigua!”. Lei non rispose, anzi socchiuse gli occhi lasciandosi andare al turbinio dei suoi pensieri.
“Sai dovresti indossare l’altro vestito”, commentò un uomo alto, dal volto aquilino e intenso, pieno di amore e di venerazione, i suoi occhi chiari non esprimevano altro se non amore. Lei si scrutava allo specchio, si voltava, si osservava attentamente, nel vestito che le era stato confezionato, la sarta cercava di sistemare e di definire l’altezza della gonna, lei più si guardava, più non era convinta, “Mio caro, il blue non mi fa apparire"..., ”la regina Nefertiti?” disse con un sorriso velato di ironia innocente, ”Si mio caro, hai centrato il punto! Il colore delle perle non mi convince!” disse in un sussurro controllandosi allo specchio, “Lady Isabell le stanno d’incanto. Vedrà sarà la più bella di tutti!”, commentò la piccola sarta. ”Non deve essere la più bella, ma la bella è arrivata”, commentò l’uomo puntando il suo sguardo intenso verso Isabell che si stava guardando allo specchio. E poi si senti un rumore, un cigolio, un rumore sordo e poi eccola di nuovo sveglia nel salotto con il cammino ancora acceso.
 
  
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