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Autore: Star_Rover    02/09/2016    8 recensioni
Nel 1934 Peter O ‘Brian, un giovane scrittore sostenitore degli ideali nazionalisti dell’IRA, decide di dedicarsi alla biografia di un soldato repubblicano morto durante la guerra civile. Ricostruendo la vita di James Connor egli ripercorre gli anni più duri e violenti della Storia irlandese e ben presto si rende conto che riportare alla luce verità destinate ad essere dimenticate non è un compito semplice.
“La neve di Dublino non è né pura né candida, è rossa come il fuoco e il sangue degli innocenti”
Genere: Drammatico, Guerra, Storico | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Il Novecento
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PROLOGO

 
Quando iniziai le mie ricerche e si diffuse la voce che volevo scrivere la storia di un soldato repubblicano tutti credettero che intendessi creare il mito di un eroe della guerra civile. In molti mi accusarono di voler soltanto diffondere gli ideali nazionalisti pensando che il mio racconto si sarebbe trasformato in un manifesto di propaganda per l’IRA. Se avessi avuto queste intenzioni certamente non avrei scelto di dedicarmi alla biografia di James Connor.
 
La prima volta che sentii parlare di lui fu nell’inverno del 1934, tutto ebbe inizio con l’incendio che distrusse il pub di Sam. In una notte il simbolo della gioventù dublinese venne ridotto ad un cumolo di macerie.
In molti erano certi che fossero stati gli inglesi ad appiccare il fuoco e alcuni ragazzini pensarono di vendicarsi lanciando uova marce ai soldati britannici. Personalmente ho sempre creduto che si fosse trattato davvero di un incidente, ma vedere gli inglesi marciare per la città nelle loro divise puzzolenti mi divertì abbastanza da farmi ignorare chi avesse torto o ragione.
Quella storia finì nel nulla, io e i miei compagni privati del nostro solito punto di ritrovo cominciammo a riunirci in uno scantinato polveroso trasformato in un locale clandestino.
Quel luogo non era l’ideale soltanto per giovani ribelli che volevano infrangere il coprifuoco, presto iniziò ad essere frequentato anche da gruppi di organizzazioni più o meno segrete. C’erano comunisti e anarchici, ma i più interessanti erano certamente i militanti dell’IRA. L’Irish Republican Army aveva ottenuto un grande consenso dopo il trattato del 1922 ed erano in molti ad essersi uniti alle loro cause durante la Grande depressione.
Fu così che conobbi Jackie Donovan, il leader dei nazionalisti dublinesi. Egli mi aveva preso in simpatia ed ogni sera mi permetteva di sedere al suo tavolo per raccontarmi aneddoti della guerra civile.
Jackie aveva circa quarant’anni, era un uomo alto e di bell’aspetto. Il suo fisico da soldato e il suo sguardo austero contribuivano a renderlo ancora più severo e autoritario. Egli aveva combattuto nel Cork, poi a Dublino si era dedicato alla politica ed infine era tornato ad organizzare la milizia dell’IRA nella capitale.
Jackie mi raccontò spesso di James, ogni volta che lo nominava il suo sguardo si rattristava e i suoi occhi si inumidivano. Pensai subito che quel ragazzo dovesse esser stato davvero unico e speciale per riuscire a far commuovere un uomo del genere.
Non ricordo esattamente il momento in cui decisi di voler conoscere l’intera storia di James Connor, probabilmente l’avevo sempre pensato senza rendermene conto. Una sera mi presentai al tavolo di Jackie con carta e penna e gli domandai di raccontarmi tutto quello che sapeva di lui. Nell’ultimo foglio in cui veniva narrata la sua morte scrissi una nota: questa notte ho visto Jackie Donovan piangere come un bambino, se mai decidessi di raccontarlo nessuno mi crederebbe.
 
La mattina dopo convinsi il mio amico Tommy ad aiutarmi a cercare la tomba di James Connor. La trovammo ricoperta di neve in una zona dimenticata e deserta del cimitero di Dublino. Per leggere l’epitaffio dovetti raschiare via il ghiaccio dalla pietra.
Tommy si strinse nella giacca per ripararsi dal vento: «siamo nel posto giusto?»
«Sì, è lui»
«Aveva soltanto ventotto anni quando è morto» commentò abbassando lo sguardo.
Cercai di ripulire meglio la lapide per vedere la fotografia, James aveva le labbra sottili e gli zigomi sporgenti. Il suo sguardo era caratterizzato da due occhi chiari e brillanti, dall’immagine in bianco e nero non potevo esserne certo, ma supposi che fossero verdi.
«Vuoi davvero scrivere di lui?» mi domandò Tommy dubbioso.
Sfiorai la lapide con le dita e un brivido gelido mi percorse la schiena: «sì, tutti devono conoscere la verità. Devono sapere chi era James Connor, per cosa ha combattuto e perché è morto»
Lui si sistemò il cappello coprendo i suoi ricci biondi, aveva un’aria perplessa.
«Che hai?» domandai notando la sua espressione.
«Niente, sono contento che questa storia ti stia a cuore, ma ho paura che finirai per rimanere deluso»
Mi rialzai: «è un rischio che devo correre»
Sulla strada del ritorno cominciarono ad affiorare i primi dubbi, ma Tommy pensò a distrarmi iniziando una battaglia di palle di neve. Ci rincorremmo per tutto il viale e finimmo a sdraiarci a terra come quando eravamo ragazzini.
«Hai intenzione di sostenermi in questa impresa?» domandai.
Sul volto lentigginoso di Tommy comparve un enorme sorriso: «ma certo Peter! Lo sai che puoi sempre contare su di me»
Devo davvero ringraziare il mio migliore amico per la sua fiducia e il suo incoraggiamento, probabilmente non avrei avuto il coraggio di continuare ad occuparmi di questa storia senza il suo aiuto.
Il passo successivo fu trovare un testimone disposto a raccontarmi la sua versione dei fatti. Jackie mi aveva fornito tutte le informazioni che riguardavano la vita di James durante la guerra civile, ma non era abbastanza.
Dopo alcuni giorni di ricerche stilai una lista di persone che avrebbero potuto essermi utili. Al primo posto c’era Michael Connor, fratello minore di James. Dalle informazioni che avevo in mio possesso egli doveva vivere ancora a Dublino. Mi ritrovai a sfogliare un enorme elenco di indirizzi dalle pagine polverose e giallognole alla ricerca di tutti i Michael Connor della città. Per fortuna Tommy ebbe pietà di me e mi aiutò a trovare quello giusto. Scrissi una lettera molto formale in cui chiedevo umilmente di poter incontrare il signor Connor e specificai di essere interessato alla storia di suo fratello. Dissi di essere uno scrittore e mi dimostrai talmente disperato da essere disposto anche a pagare per delle informazioni.
«E’ decisamente patetica» commentò Tommy rileggendola.
«Non sono riuscito a fare di meglio. Esiste un modo migliore per chiedere di ficcare il naso nella vita di qualcuno?»
«D’accordo, proviamoci» si arrese lui richiudendo la busta.
Le settimane passarono ed io cominciai a perdere le speranze. Ero già pronto a rassegnarmi quando inaspettatamente ricevetti una risposta.
La lettera di Michael era molto breve, diceva soltanto che era disposto ad incontrarmi e che ovviamente non voleva essere pagato. Mi domandai per quale stupido motivo non avevo dato retta a Tommy cancellando quella frase. In ogni caso ero contento, entro pochi giorni avrei potuto parlare di persona con il fratello di James Connor.
 
Michael viveva nel quartiere operaio di Dublino, quando mi presentai alla sua porta mi venne ad aprire un bimbo di cinque anni dai capelli rossi. Non ero molto a mio agio ad interagire con i bambini, così seguì qualche istante di silenzio in cui io non sapevo che dire e lui mi guardava incuriosito con i suoi grandi occhi verdi. Per fortuna poco dopo giunse sua madre a salvarmi da quella situazione.
«Lei è Peter O ‘Brian?» mi domandò prendendo per mano il piccolo.
«Sì, mi dispiace per il disturbo signora Connor…»
«Può chiamarmi Mary se vuole»
Sorrisi: «bene. Volevo ringraziare lei e suo marito per avermi concesso di rubare un po’ del vostro tempo»
Mary mi lasciò entrare e richiuse la porta: «volevo avvertirla che per Michael non è stato semplice decidere di incontrarla. Diventa molto suscettibile quando si tratta di suo fratello, credo che dovrà avere molta pazienza con lui»
«Lo terrò presente, non si preoccupi» dissi mentre venivo accompagnato nel piccolo salotto.
«Può aspettare qui? Le chiamo subito mio marito»
«Certamente» risposi osservando Mary e suo figlio sparire sopra le scale.
Mi guardai intorno, mi riscaldai davanti al camino acceso e mi affacciai alla finestra che dava direttamente sulla strada. Osservai le foto di famiglia poste sui mobili, mi soffermai su quella che ritraeva Michael e Mary il giorno del loro matrimonio. Si poteva intuire dai loro sguardi che dovevano essere davvero innamorati. Lei era una donna bellissima, in abito da sposa e con i lunghi capelli intrecciati sembrava un angelo.
Michael assomigliava molto a James, in quel momento mi accorsi che non c’era nemmeno una sua foto.
Ero immerso in quei pensieri quando sentii dei passi avvicinarsi, mi voltai nel momento in cui Michael entrò dalla porta.
«Mi scusi per l’attesa, prego, si accomodi» mi disse indicandomi il tavolo al centro della stanza.
Avrei voluto dire qualcosa, ma mi limitai a sedermi ed osservare il mio nuovo interlocutore.
Michael Connor era un uomo che si era arreso al proprio destino, poco più che trentenne aveva il volto segnato dalle rughe del tempo e della fatica. Aveva il viso coperto di cenere e i capelli, un tempo ricci e rossi come un vero irlandese, stavano ingrigendo precocemente. 
Mentre io mi sistemavo Michael si avvicinò alla finestra con la sigaretta che gli si consumava tra le dita, rimase immobile ad ammirare il paesaggio innevato. I fiocchi cadevano lentamente sui tetti e per le strade di Dublino. Alcune voci risuonarono in lontananza, poi la città venne invasa dal silenzio.
Michael rimase in piedi e senza distogliere lo sguardo dalla finestra iniziò a pormi qualche domanda.
«Quindi lei è uno scrittore?»
«Sì» affermai.
«E ha scritto dei libri importanti?»
«Ehm, no. In realtà vendo i miei racconti ai giornali»     
Michael si voltò osservandomi sempre con indifferenza: «posso darti del tu, vero?»
Annuii rimanendo in silenzio, fino a quel momento egli era stato estremamente freddo e distaccato nei miei confronti, ciò iniziava a rendermi nervoso. Nessuno in Irlanda voleva parlare di certe cose, tutti desideravano dimenticare, invece io ero giunto nella casa di uno sconosciuto per rievocare dei ricordi che erano destinati a rimanere sepolti. Improvvisamente realizzai che stavo commettendo un errore, credetti di essermi sbagliato, volevo solamente andarmene e lasciar perdere. Non avevo il diritto di intromettermi nella vita di quell’uomo, avevo paura di essere frainteso. Stavo per alzarmi e inventare qualche scusa banale per andarmene, ma in quel momento Michael decise di sedersi al tavolo di fronte a me e mi offrì una sigaretta.
Rifiutai pensando ancora a rinunciare, lui mi soffiò una nuvola di fumo in faccia: «allora, vogliamo iniziare?»
«Io…veramente non saprei…» cercai di rispondere mentre tossivo.
«Hai detto di voler conoscere la storia di James»
Pian piano tornai a conquistare sicurezza: «sì, ma prima vorrei porle una domanda»
Egli spense il mozzicone nel posacenere: «cosa vuoi sapere?»
«Perché ha accettato di incontrarmi?»
Michael mi fissò con il suo sguardo vacuo: «è passato molto tempo, non ho mai parlato con nessuno di James, nemmeno con mia moglie. Mio figlio non conosce il volto di suo zio. E’ questo che ho fatto fino ad ora, ho semplicemente finto che mio fratello non fosse mai esistito. E’ rimasto come un fantasma imprigionato nella mia memoria, credo sia giunto il momento di liberarmi da tutto questo»
«E’ sicuro di voler raccontare la sua storia ad uno sconosciuto?»
«Non è la mia storia e tu non sei uno sconosciuto. Si tratta della Storia d’Irlanda e tu sei un irlandese»
Rimasi sorpreso da quella risposta, Michael si rivelò essere molto diverso da come avevo immaginato.
«C’è un’ultima cosa che vorrei dirti» continuò lui.
Alzai lo sguardo rivolgendogli la mia attenzione.
«Se sei qui per scrivere di un eroe della guerra civile caduto in battaglia allora puoi andartene anche subito»
«Non si preoccupi signor Connor, io sono qui soltanto per la verità»
Michael mi sorrise, con quel semplice gesto mi stava dimostrando la sua fiducia ed io dentro di me giurai di non deluderlo.
   
 
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