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Autore: Emmastory    05/09/2016    5 recensioni
Un mese è passato, e la povera Rain si scopre sola dopo la partenza per il pericoloso regno di Aveiron da parte del suo amato Stefan, che l'ha lasciata in compagnia della loro piccola Terra, di una promessa, e di una richiesta. Conservare l'anello che li ha uniti, così come i sentimenti che li legano. Nuove sfide si prospettano ardue all'orizzonte, e armandosi di tenacia e forza d'animo, i nostri eroi agiranno finchè un'ombra di forza aleggerà in loro. (Seguito di: Le cronache di Aveiron: Oscure minacce.)
Genere: Avventura, Azione, Dark | Stato: completa
Tipo di coppia: Het, Shonen-ai, Shoujo-ai
Note: Lime | Avvertimenti: nessuno
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- Questa storia fa parte della serie 'Le cronache di Aveiron'
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Le cronache di Aveiron: Miriadi di battaglie

Capitolo I

Doloroso prosieguo

Silenzio. Non c’era che questo attorno a me, e tutto appariva muto. Terra dormiva, la campagna riposava, e al contrario di me, non era attiva. Seduta nella mia stanza, alla mia lignea scrivania, ero impegnata a rileggere le bianche pagine del mio diario, mio unico strumento di conforto in questo momento. Il mattino stava per lasciare il posto all’assolato pomeriggio, e leggendo con attenzione, facevo quanto fosse in mio potere per trattenere le lacrime. Fra una riga e l’altra, avevo infatti lasciato che il mio sguardo si posasse sulla frase rivoltami dal mio Stefan ormai tempo prima. “Ho fatto una promessa.” Mi aveva detto, rassicurandomi e palesando in quel modo il suo preciso volere. Non aveva infatti desiderio dissimile dal proteggermi da ladri, assassini e gente violenta, che come uno sciame di voraci insetti o affamate locuste, stava di nuovo invadendo Aveiron alla ricerca di ricchezze di ogni genere. Questa l’unica ragione per cui era partito lasciandomi da sola con nostra figlia, a pensare e penare per lui. Senza che avessi modo di accorgermene, un intero mese era già passato, e mentre il tempo continuava a scorrere, sapevo di dover reagire. Ero sola, certo, ma Terra era con me, ed io dovevo proteggerla. Spaventata e preoccupata, non faceva che chiedere del padre, ma io, affranta, non sapevo cosa rispondere. Guardandola con gli occhi velati dalle lacrime, non proferivo parola, punendomi solo dopo averla vista andarsene dalla mia stanza. In altri termini, Stefan era di nuovo scomparso, ed io sentivo che qualcosa dentro di me stava lentamente mutando. Il dolore aveva nuovamente trovato rifugio nelle crepe del mio gentile animo, e la tristezza mi consumava, rendendomi talvolta anche estremamente nervosa. Ora come ora, la testa mi duole moltissimo, e anche se sdraiarmi non serve a molto, voglio solo dormire. Chiudo gli occhi sperando di cadere preda del sonno, ma senza successo. Spossata, non mi alzo dal letto, ma muovendo una mano, noto il mio bellissimo anello. Scintillante e prezioso gioiello simbolo del nostro amore e della nostra unione in matrimonio, che conservo gelosamente sin da quel perfetto giorno. Fissandolo, sono occupata a ricordare, e d’improvviso, qualcuno bussa alla mia porta. “Posso entrare?” chiede una piccola e angelica voce, che riconosco quasi subito. “Certo, piccola.” Rispondo soltanto, per poi sorridere debolmente. “Ti ho fatto questo.” Mi dice poi mia figlia, dopo alcuni secondi di silenzio trascorsi a fissare il pavimento, ormai consunto perché calpestato infinite volte. Allo scadere degli stessi, un bianco foglio di carta, su cui la mia amata bambina ha nuovamente disegnato la sua famiglia. Ci siamo io, lei e suo padre, e stiamo sorridendo anche se piove. Quasi commossa da quella vista, nascondo una lacrima, e guardando quel piccolo angelo negli occhi, l’abbraccio. Regalandomi un sorriso, la bimba mi lascia fare, e poco dopo, chiude gli occhi per un attimo. Questo scompare velocemente dalla mia vita, e in quel momento, un’innocente domanda scuote con violenza ogni cellula del mio corpo. “Papà tornerà da noi, vero?” un semplice quesito, ma anche una sorta di conferma. Da quell’attimo in poi, religioso silenzio da parte mia, rotto solo dal suono di tre parole. “Non lo so.” Lemmi pronunciati piangendo di fronte alla mia bambina, che versando amare lacrime a sua volta, quella notte dormì al mio fianco, sperando come me di vedere suo padre nonostante la nostra ardua vita e il suo doloroso prosieguo.
   
 
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