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Autore: vero511    19/09/2016    3 recensioni
Ellie Wilson 24 anni, appena arrivata a New York insieme alla sua gioia più grande: il figlio Alex. Lo scopo della giovane è quello di ricominciare da zero, per dare la possibilità ad Alex di avere un futuro diverso dal passato tumultuoso che lei ha vissuto fino al momento del suo trasferimento. Quale occasione migliore, se non un prestigioso incarico alla Evans Enterprise per riscattarsi da vecchi errori? Ma Ellie, nei suoi progetti, avrà preso in considerazione il dispotico quanto affascinante capo e tutte le insidie che si celano tra le mura di una delle aziende più influenti d’America?
Genere: Romantico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago
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La città si muove veloce, forse anche troppo per i miei gusti, ma d’altro canto tutto ciò potrebbe distrarmi dai miei pensieri. Alex piange, probabilmente spaventato dal caos che ci circonda al quale nessuno dei due è abituato. Il nostro taxi è imbottigliato nel traffico: “Tutto nella norma signorina, ci farà l’abitudine” l’autista cerca di tranquillizzarmi e di placare la mia inquietudine. Cullo il bambino tra le mie braccia finché non si addormenta, dando così anche  a me la possibilità di rilassarmi.

Finalmente arrivo al nuovo appartamento, dopo aver pagato l'autista, prendo il mio borsone e con in braccio Alex inizio a salire le ripide scale del condominio. Sembra un luogo abbastanza angusto, con i muri che si scrostano a causa della loro vecchiaia. Il posto è piccolo e tutt'altro che accogliente, ma per ora, è il massimo che posso concedermi. Il mio stomaco brontola e fortunatamente ho avuto la brillante idea di portarmi un piatto di pasta da scaldare. Domani andrò a fare la spesa. Faccio sdraiare Alex sul letto per cambiargli il pannolino e gli do immediatamente il suo orsetto, regalatogli per i suoi due anni.     
                                                                                 
Siamo entrambi esausti dopo il lungo viaggio di oggi, così mi corico sul materasso da una piazza e mezza con il mio bambino accanto a me, che dorme beato. Quando lo guardo, a volte, penso a quanto sarebbe bello tornare ad essere piccola, senza problemi, con la mente sgombra. Poi mi rendo conto che tutto questo non è possibile, perciò non posso fare altro che riportare la mente al mio corpo di giovane donna e occuparmi di chi ha più bisogno di me perché devo essere forte, per entrambi. Indipendentemente dal dolore, dalle persone, da qualsiasi cosa.

Non ho con me molti soldi, ma domani inizierò a lavorare e di conseguenza guadagnerò quanto serve per poter concederci qualche comodità in più. Ho messo da parte qualcosa per la babysitter, non vorrei mai lasciare Alex con una sconosciuta, ma purtroppo almeno per il momento, sono costretta a farlo. Mi hanno assicurato che mi posso fidare di lei, ma nella vita ho imparato che è meglio non fidarsi di nessuno. Mentre sono alla cassa, la donna dietro al banco e le persone in fila con me mi guardano con compassione. D’altronde, loro vedono solo un bambino con gli occhi azzurri in braccio a una giovane con i capelli biondi arruffati, che annaspa nel tentativo di tenere sia la spesa che il figlio. Non riescono e non possono vedere il dolore, la sofferenza e il tormento  che  sono posati sulle mie spalle ormai da lungo tempo. Esco velocemente dal supermercato per sfuggire a quegli sguardi. Non voglio la pietà di nessuno, le lacrime e le parole spese con commiserazione non mi sono utili in alcun modo e rappresentano solamente un peso.
Mentre mi muovo verso casa, sbircio nelle vetrine nel disperato tentativo di trovare un passeggino a poco prezzo. Devo assolutamente risparmiare, ma certe cose sono indispensabili. Alex è un bambino di poche pretese, è contento con il suo piccolo orsetto di peluche e non accenna  a volere altro e io sono grata a chiunque ci sia lassù per avermi donato una così grande gioia. Mio figlio è stata una scintilla nel buio, è come una piccola fiamma che porta calore e luce, ma è ancora debole e io devo far sì che il vento non la spenga.

“Tesoro quello no in bocca!” tolgo immediatamente il pezzo di lego dalle mani del bambino. Stasera verrà a farci visita Kim, la babysitter. Non che conoscendola un giorno prima io possa fare molto, ma non voglio ritrovarmi con cattive sorprese. Mentre Alex dorme e la cena è quasi pronta, ne approfitto per farmi una doccia veloce e darmi una sistemata. Ho solo due abiti buoni e uno mi servirà domani per il colloquio di lavoro. Metto un lieve strato di trucco per coprire le occhiaie causate dalla stanchezza di questi ultimi giorni e sono pronta. Do da mangiare a mio figlio cercando di non sporcarmi per poi preparare anche lui con il completo migliore che ha. Giochiamo insieme sul divano aspettando Kim, la quale arriva con circa cinque minuti di anticipo cosa che mi fa piacere visto che, quando si tratta di bambini di cui prendersi cura, è sempre meglio essere in anticipo che in ritardo. Ha un sorriso dolce, gli occhi verdi e i capelli corti “Buonasera signora Wilson” mi porge la mano. “Oh chiamami pure Ellie, ti prego” Signora Wilson mi fa sentire vecchia e la ragazza che ho davanti avrà solo pochi anni meno di me. “E tu devi essere Alex” il piccolo alterna il suo sguardo confuso tra me e lei. Lo prendo in braccio per rassicurarlo. “Amore, lei è Kim, starai con lei mentre io non ci sono” sposta gli occhi cerulei su di lei e fa un versetto di approvazione. “Posso offrirti qualcosa?” rimpongo Alex tra i suoi giochi e porgo a Kim un bicchiere di succo. Le dico tutto ciò che necessita di sapere su mio figlio e sull’appartamento. Mi spiega che non lontano da qui c’è un piccolo parco con altalene e scivolo dove potrebbe portare Alex e le prometto di procurarmi il prima possibile un passeggino per rendere più veloci e comodi gli spostamenti.

Mi alzo prima che la sveglia suoni, ho dormito poco a causa dell’agitazione per il colloquio. Quel lavoro è fondamentale per me, se riesco ad ottenerlo mi assicurerò delle buone entrate e io ad Alex staremo meglio; in caso contrario, mi ritroverei con un pugno di mosche e dovrò trovare altro da fare, accontentandomi di lavoretti qua e là. Schiocco un bacio sulla guancia di Alex e saluto velocemente Kim prima di uscire di casa. Controllo che nessuno mi veda per scendere le scale senza scarpe in modo da essere più veloce e appena prima di uscire dal portone rindosso le mie decolté. Questo tailleur mi era stato regalato da mia madre dopo il diploma e credo sia il dono più costoso che la mia famiglia mi abbia mai fatto. È rimasto nel mio armadio per anni e questa è decisamente l’occasione giusta per utilizzarlo. Pensare a mia madre, anche solo per un momento, mi ha fatto venire le lacrime agli occhi e visto che sono in largo anticipo, decido di concedermi un caffè per ridarmi energie. C’è uno starbucks all’angolo e mentre aspetto il mio ordine mi reco in bagno per darmi una sistemata, ma quando ritorno, appena prima di allungare la mano verso il mio bicchiere, un’altra mano più grande e abbronzata della mia, mi precede e lo prende. “Scusa, questo è il mio caffè” mi faccio coraggio e sostengo il mio punto di vista. “Sono di fretta e il cameriere laggiù ha detto che questo è il MIO caffè” afferma l’uomo mentre si gira. Rimango spiazzata dalla bellezza del giovane: gli occhi azzurri di ghiaccio sono in netto contrasto con la carnagione più scura della sua pelle, un lieve strato di barba scura come i capelli gli copre la mascella squadrata e pronunciata. “Allora? Posso riaverlo?” la sua voce roca mi distoglie dai miei pensieri e torno in me. Mai cedere a un uomo. O per meglio dire, mai più.   “Come ho già detto, questo è mio e anche io sono in ritardo, quindi se ne ordini un altro” alzo la fonte impettita e me ne vado sorseggiando la mia bevanda calda. Che razza di sbruffone! Bellissimo si, ma pur sempre troppo presuntuoso per i miei gusti.

-N/A-
Buongiorno a tutti! Questa è la mia nuova storia in collaborazione con una mia amica, speriamo tanto che vi piaccia e vi preghiamo di farcelo sapere lasciando magari qualche parolina. Baci.
  
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