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Autore: Crateide    19/11/2016    5 recensioni
"- Perché mi hai condotta qui?
- Per parlare. Per conoscerti. Per... – e sospirò, affranto – ...perché il mio cuore, il mio vecchio e duro cuore, palpita d’amore per te, Fanciulla.
A quella parole, Kore avvampò. Forse, in un’altra circostanza si sarebbe indignata, ne sarebbe rimasta disgustata e, invece, udire quella frase dalla voce profonda di Ade le provocò un moto di piacere che le scaldò il cuore."
Genere: Angst, Sentimentale | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Movieverse, What if? | Avvertimenti: Incompiuta
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Prompt: come in una favola, lascia semi di melograno sul suo cammino per ritrovare la strada di casa.

Pagina facebook: we are out for prompt.

Numero parole: 1120.

 

 

 

 

 

 



 

 

Kore spalancò gli occhi con un rantolo.

Si sollevò sui gomiti e, ansando, si guardò spasmodicamente intorno. La stanza dalle pareti nere e granulose vorticava intorno a lei confusamente. Il respiro le si spezzava nel petto a causa del forte odore di zolfo che appestava l’aria e che le faceva dolere la testa, bruciandole la gola.

Dov’era? Cosa le era accaduto?

Solo il rombo del cuore le riecheggiava nelle orecchie, strepitando nel silenzio assordante che avvolgeva ogni cosa.

Kore abbassò lo sguardo sul letto dalle lenzuola di seta nera, mentre una gocciolina di sudore le scivolava lungo la guancia pallida pallida. Strinse la stoffa sotto di sé, mentre le immagini di ciò che era accaduto le tornarono lentamente alla memoria.

Stava giocando insieme alle sue amiche ninfe, quando il terreno si squarciò con un boato assordante e un carro trainato da cavalli neri ne venne fuori, guidato da un dio tremendo. La fanciulla si sentì sollevare da una forza portentosa. Cielo e terra si mischiarono e, infine, il buio l’avvolse.

“Sono stata rapita” pensò, risollevando il capo dorato, con lo sguardo d’ametista a rifletterne il terrore che le sgomentava l’animo. “Ade, il Signore degli Inferi, mi ha strappata alla Vita e alla Luce del Sole!”.

Kore gettò le lenzuola da un lato e si rimise in piedi. Barcollò, preda di un capogiro, per poi tornare salda sulle proprie gambe.

Non perse tempo e si lanciò contro la porta, aprendola. Di fronte a lei, un lunghissimo corridoio si perdeva nell’oscurità, avvolto da una bruma azzurrognola. Raccolse il coraggio a due mani e, passo dopo passo, si avviò. Strida tremende battevano contro le pareti, facendola sussultare. Rombi, gorgoglii, tremolii del terreno erano fonte di rinnovato terrore per lei, che prese a correre come una forsennata, in lacrime.

La vista le si appannò e si rese conto di essere entrata in un’enorme stanza ottagonale solo quando ne raggiunse il centro, dove troneggiava un lungo tavolo imbandito con ogni prelibatezza.

Kore si fermò e la sua attenzione, prima di scivolare sulla presenza oscura che troneggiava al di là di quel ben degli dèi, si soffermò alcuni istanti su un gustoso frutto di melograno, i cui chicchi erano talmente lucidi che poteva specchiarvisi sopra.
- Benvenuta, Kore.

La voce bassa e un po’ roca di Ade la fece trasalire.
- Benvenuta? È così che accogli chi rapisci? – ribatté, acida. Aveva paura, ma stava cercando in tutti i modi di non farsi dominare da quel sentimento.

Il dio si espose alla luce dei candelabri, mostrando una bellezza inaspettata. Lunghi capelli corvini incorniciavano il volto pallidissimo, su cui troneggiavano due profondi e intensi occhi azzurri screziati di verde e d’oro.
- Ti chiedo perdono per i modi bruschi con cui ti ho condotta qui – rispose e parve quasi imbarazzato – volevo solo discorrere con te.
- E di cosa?
- Come trovi il mio Regno?
- Mi fa paura e ribrezzo.

Ade si accigliò.
- Anch’io?

Kore si morse il labbro inferiore, colta di sorpresa. Si pentì immediatamente per aver pronunciato tali parole. Era stata perfida, ma fu l’ira ad aver parlato per lei. Un’ira che, pianamente, stava scemando.
- Beh... no-non ti conosco – rispose infine.
- Vorresti?

Kore avvampò. Cos’era quell’attrazione che provava nei confronti del dio? Era come se, finalmente, avesse incontrato una creatura a lei affine e in grado di comprenderla. Ma come poteva il Signore dell’Oscurità toccare la sua anima di Luce?

“Luce e Ombra non possono vivere l’una senza l’altra, ricordalo!” le sussurrò una voce atavica e indistinta nella mente.

Kore si volse in ogni direzione, ma non vide nessuno. Chi le aveva parlato?
- Hai udito? – chiese.
- Cosa?
- Una voce...
- Non dire altro – Ade alzò la mano destra – gli Inferi hanno voluto comunicare con te ed è giusto che ciò che ti hanno detto rimanga un segreto.

Si fissarono per un lungo istante. Infine, fu Kore a parlare.
- Perché mi hai condotta qui?
- Per parlare. Per conoscerti. Per... – e sospirò, affranto – ...perché il mio cuore, il mio vecchio e duro cuore, palpita d’amore per te, Fanciulla.

A quella parole, Kore avvampò. Forse, in un’altra circostanza si sarebbe indignata, ne sarebbe rimasta disgustata e, invece, udire quella frase dalla voce profonda di Ade le provocò un moto di piacere che le scaldò il cuore.
- Da quanto tempo lo sei? Da quanto tempo mi ami? – chiese, curiosa, facendo tre passi in avanti e venendo subito raggiunta dal profumo invitante del cibo imbandito.
- Da quando ti ho vista la prima volta giocare presso il lago Averno a me sacro – rispose, penetrandola con il suo sguardo di ghiaccio – eri poco più di una fanciulletta all’epoca e mai avrei pensato di rapirti, nonostante fossi rimasto affascinato dalla tua grazia e dalla tua bellezza...
- Perché mi hai rapita proprio ora?
- Perché adesso sei pronta.
- Per cosa?

Ade le sorrise.
- Per divenire mia moglie, se lo vorrai.

Kore prese aria e si impose di non arrossire.
- E se non volessi? – chiese, sollevando il mento.
- Sarai libera di andare via – le rispose sorprendentemente Ade, per poi continuare – ma è meglio che ti sbrighi se vuoi andare, prima che il cibo degli Inferi ti seduca e ti trattenga qui per l’eternità.
- E... se volessi rivederti? – chiese di nuovo, questa volta in un labile sussurro.

Il dio sorrise e il suo sguardo si addolcì. Prese fra le mani il melograno al centro del tavolo e glielo offerse.
- Allora lascia dietro di te una scia di chicchi, così che tu possa ritrovare da sola la strada per tornare da me – sospirò – io attenderò con trepidazione quel momento.

Kore s’inumidì le labbra e afferrò il frutto. Per un breve e intenso istante, le loro pelli si sfiorarono, provocandole un brivido lungo la spina dorsale.
- Tornerò – disse infine.
- Ne sei certa?
- Sì.

Ade la scrutò in viso.
- Perché?
- Perché voglio parlare con te. E conoscerti, Signore degli Inferi – arrossì – non sei tremendo e spaventoso come ti hanno sempre dipinto gli uomini.

Ade accennò un sorriso sghembo.
- Allora attenderò il tuo ritorno. Ora va.

Kore s’incamminò. Non si volse, ma sentì lo sguardo del dio addosso come una veste, finché non sparì oltre le porte.

Mentre camminava e attraversava l’Erebo, lasciò cadere i chicchi di melograno dietro di sé, quasi meccanicamente. Infine, quando giunse di fronte all’uscita e alla flebile luce solare che da essa prorompeva, scacciando le tenebre, guardò il frutto che ancora stringeva fra le mani e vide che erano rimasti solo sei chicchi.

Si volse indietro e, sorridendo all’oscurità alle proprie spalle, li mandò giù uno dietro l’altro.
- Adesso dovrò tornare per forza, Ade.

E svanì in un raggio di Sole.

 

 

 

 

 

 

 

 

Angolino dell’autrice:

Ciao a tutti!

E no. Non riesco proprio a star lontana da questa sezione né tanto meno da questa coppia, che mi perseguita anche nei sogni.

Non scrivevo nulla da mesi, sapete? Eppure, guardate un po’, è bastato un solo prompt su loro due e sono tornata a scrivere, sono risorta dalle mie ceneri come una fenice. Forse, la Musa non mi ha più in odio?

Cosa dire? Come sempre, spero che la breve OS vi sia piaciuta e che mi lasciate il vostro pensiero, sia esso negativo che positivo.

 

Grazie!

Elly

 

 

 

   
 
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