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Autore: BuFr    23/11/2016    1 recensioni
Il poliziotto integerrimo. L’artista cool. Il cattivo ragazzo. E un adolescente dotato di ingombranti poteri sovrannaturali, pronto a sconvolgere la loro quiete.
Un mondo normale, e un altro che è un totale delirio.
E un triangolo d’amore e desiderio persino troppo aggrovigliato. Tanto aggrovigliato, da avere quattro vertici.
****
Raccolta di missing moments e frammenti ex novo collegati alla saga "Clover", edita da Centauria Libri.
Alcune parti sono riprese dalla prima stesura di Clover, ovvero FOUR, feuilleton nato e cresciuto proprio qua su EFP.
Genere: Fantasy, Introspettivo, Romantico | Stato: in corso
Tipo di coppia: Shonen-ai, Slash
Note: Missing Moments | Avvertimenti: nessuno
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Raramente Will poteva gustarsi il piacere di fare colazione tardi, a casa. Leggere il giornale aperto sul tavolo, imburrare il pane e mangiarselo per bene con un succo di frutta. Gli bastava poco, per rilassarsi. Accanto al tavolo rotondo, sulle sue gambe, si strusciava un bel gatto certosino che lui aveva chiamato Magritte, come il suo pittore preferito.

Un po’ di serena quiete, finalmente.

Non appena ebbe finito di pensarlo, il silenzio fu rotto dall’aprirsi della porta. Una ragazza con i capelli tinti di biondo saltellò allegra in casa, facendo cadere rumorosamente le chiavi sopra il ripiano vicino alla porta. Will sospirò. A differenza di lui, Brenda non era mai stata capace di produrre o di godere del silenzio.

Entrò nel suo campo visivo, e invadendo il suo spazio la ragazza si infilò tra il braccio che teneva la fetta di pane e il corpo di Will per sedersi sulle gambe di lui, stringendogli le braccia attorno al collo.

“Buongiorno. Ti sono mancata?”

“Ti sei svegliata presto” sorrise lui, posando la fetta di pane imburrato sul suo piatto, per evitare il rischio di sporcarle il vestito.

“Sei tu che ti sei svegliato tardi” sottolineò lei, chiudendo le palpebre su occhi azzurri tanto quanto quelli di Will.

“Oggi ho la mattina libera, dammi tregua” le ricordò lui. “Riprendo il turno alle tre del pomeriggio.”

“Visto che viviamo insieme, potresti però almeno cercare di sincronizzarti un po’ ai miei orari. Sei o no l’uomo di casa?” disse lei, senza nessuna vena polemica.

Lui socchiuse gli occhi, guardandola dal basso, e la canzonò: “Agli ordini, futura signora White Winter.”

Lei gli diede uno schiaffetto sulle spalle con entrambe le mani, e si alzò in piedi voltandogli la schiena, permalosa: “Smettila di prendermi in giro, con questa storia. E poi, mi pare evidente che dopo il matrimonio mi chiamerò White, e basta.”

Lui non fece una piega, tirando su il giornale dal tavolo e fingendo di continuare a leggere. Poi, dopo una pausa, domandò distrattamente: “A proposito, come sta Steve? L’hai visto ieri sera?”

Il sorriso di Brenda si addolcì subito: “Tutto bene, a parte che praticamente vive in ospedale. Vorrebbe che accelerassi i tempi della convivenza.”

Will, stupito, alzò lo sguardo su di lei: “E perché non gli dai retta? Metà degli scatoloni sono pronti.”

Lei esitò, indecisa; poi arricciando la bocca in un modo infantile disse: “Lasciare solo il mio fratellino mi dispiace un po’.”

“Me la cavo egregiamente” disse lui neutro, scorrendo le righe del quotidiano.

“Sono passati quasi sette mesi da quando Seth ti ha lasciato e sono venuta io ad abitare con te. Speravo che in questo periodo ti trovassi una nuova storia; sei così bello, che credevo sarebbero bastate poche settimane. Dovrei già avere uno sostituto in questa casa. E invece…”

“La Centrale e i turni di pattuglia mi portano via tutto il tempo che ho” replicò asciutto Will, sempre con lo stesso atteggiamento. “E mi sta bene così. Non voglio frequentare locali, non è proprio il mio genere. Se deve capitare di incontrare qualcuno, capiterà.”

“Non puoi pensare di farti sempre scegliere” lo rimproverò lei, aggrottando la fronte ma sorridendo.

Lui sembrò rifletterci: “Mah, non è tanto questo. In ogni caso, mi sono abituato alla mia autonomia e mi ci trovo più che bene. Sinceramente, al momento non ho così voglia di trovare qualcun altro che mi comandi a bacchetta come Seth. Lui ha deciso che dovevamo stare insieme, ha deciso che dovevamo vivere insieme, non si è mai fatto problemi ad invadere i miei spazi e alla fine ha deciso, sempre lui, che ci lasciassimo. Fine della storia. Forse è andata meglio così.”

La voce di Will era così impassibile, che persino Brenda faticava a scavarvi dentro, e capire se ormai il fratello minore parlava con l’indifferenza nel cuore, o se la fine della storia con Seth era ancora una ferita bruciante. Cercò di tirarlo su, con un mezzo sorriso malizioso.

“Magari, hai bisogno di qualcuno da comandare tu, a bacchetta. Forse ti sarebbe più congeniale.”

Lui si sporse dalla sedia per prendere in braccio il suo gatto e, tenendoselo sulle gambe e accarezzandolo, dopo una lunga pausa commentò, scettico: “Non credo di essere il tipo.”

“Scherzi?” rise lei. “Ti sei mai visto con la divisa indosso? Con il tuo sguardo glaciale, incuti una soggezione terribile. E scommetto che un po’ ti piace.”

“Pensi che io metta soggezione?” disse lui, stupito da quell’idea. Pensò alle sue ultime giornate di servizio, e per qualche motivo ad un certo punto balenò improvvisa, davanti ai suoi occhi, l’immagine di Christian.

Si adombrò, in una sensazione di fastidio. Rivedeva chiaramente nella sua mente l’animosità dello sguardo del ragazzo mentre chiedeva il suo aiuto. E rivedeva pure la mortificazione segnalata dal suo intero corpo quando l’aveva rimproverato, l’ultima volta. Gli occhi di chi non è capito e non sa spiegarsi.

Avvertì una morsa di tedio nello stomaco, e sapeva perché. Sentiva di aver esagerato, con Christian. Era solo un ragazzino. Ma aveva in qualche modo il potere di spazientirlo, con l’assurdità dei suoi comportamenti. Sembrava portasse sulle spalle il peso del mondo, e quello non era certo compito suo; lasciasse alla polizia l’onere di quei problemi.

Will ridisegnò nella memoria l’angusta sala del pub, la ragazza svenuta nel bagno, lo spavento nello sguardo di Christian. Voleva spronarlo; era in un’età difficile in cui si fa fatica a distinguere tra comportamenti giusti e sbagliati. Forse era capitato in un brutto giro.

Invece, Will aveva finito per rimproverarlo e basta, lasciandosi trascinare dai suoi personali sentimenti, dal disagio in cui Christian lo sapeva mettere. Lui da sempre era abituato ad avere il controllo sulle cose, e invece non riusciva a inquadrare quello strano soggetto in nessuno schema.

Forse, Brenda aveva ragione.

“Che c’è?” disse lei preoccupata da quel silenzio e dalla strana ombra negli occhi del fratello, accostandosi a lui per accarezzargli la fronte: “Qualcosa non va?”

“Perché?”

“Avevi una faccia serissima.”

Riprendendo improvvisamente il contatto con la realtà, Will scrollò le spalle e disse: “No, niente. Un po’ di preoccupazioni sul lavoro.” Il ragazzo rimuginò ancora, poi vago aggiunse: “Sai, Brenda, facendo quello che faccio io ti trovi ogni giorno di fronte alle debolezze umane, e impari che tutte le persone tendono a mentirti, anche quando la loro espressione sembra delle più candide e sincere. A volte vorrei imparare di nuovo a fidarmi e prendere le parole degli altri per buone… Credevo di essere ormai scafato contro le menzogne, ma col tempo invece definire i contorni diventa sempre più difficile.”

“Le persone sincere esistono eccome” cercò di incoraggiarlo lei. “Magari, purtroppo, non sono quelle con cui tu ti trovi più a che fare quando indossi una divisa, ma al mondo ce ne sono tante.”

Lui sorrise, lasciandosi cullare e, quasi per proprietà transitiva, coccolando Magritte sulle sue gambe: “Vorrei tanto poterti credere, e fidarmi.”

Ma per quanto lo volesse, Will sapeva che non ci sarebbe riuscito. Perché pensare che uno come Christian fosse veramente puro e innocente, come la sua apparenza urlava in ogni parte, rimaneva troppo bello per essere vero. Le azioni parlavano chiaramente, e lui avrebbe costretto se stesso a non farsi abbindolare. Non lo faceva mai, e non avrebbe iniziato adesso; su questo, non c’era dubbio alcuno.


 

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