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Autore: miaar    07/12/2016    5 recensioni
Lei l'acqua santa;
Lui il diavolo.
Lei pura e innocente come un agnellino;
Lui abituato ad essere il lupo cattivo.
Eppure, nonostante le differenze, hanno qualcosa che li accomuna, che li rende affini.
Lui non è il bravo ragazzo della situazione, il principe azzurro che combatte i draghi per salvare la sua principessa. No, lui è la peggiore scelta che qualcuno potrebbe fare, perché si diverte a distruggere tutto ciò che tocca.
Lei lo sa, lo vede, ma non può restare ferma ad osservare. Lei crede, lei è convinta che anche un mostro del genere possa essere salvato e, soprattutto, sa che dentro di lui c'è ancora qualcosa per cui vale la pena battersi.
Così, cercando di salvare lui, salverà se stessa, scoprendo di essere molto più forte di quanto non avesse mai pensato.
Genere: Drammatico, Introspettivo, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon, Lime | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Contesto generale/vago, Universitario
Capitoli:
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- Questa storia fa parte della serie 'BF Series'
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01 Chelsea.



Più la osservo, più dettagli noto nella parete di fronte ai miei occhi. Eppure non riesco a sopportare la vista di qualcosa di più complesso delle lievi venature del muro, del modo in cui la vernice, così vecchia da non essere più bianca, ma grigia, mette in rilievo i puntini del gesso decorativo, vecchio di almeno vent’anni.

Non sopporto nulla. Mangio perché devo, ma per il resto, credo siano almeno tre giorni che mi trovo in questo stato semi vegetativo, ad osservare il muro contro cui è poggiato il mio letto.

È uno spettacolo desolante e, quando non ne posso più, mi porto le coperte sopra la testa e lascio che il nulla mi catturi, sperando di non fare incubi.

Un incubo, per essere precisa.

Fino a tre giorni fa, avevo una vita incredibilmente pacifica e non avevo mai vissuto troppi dispiaceri. È vero, sono cresciuta senza madre, ma ero troppo piccola e non me ne ricordo. Ho solo una foto a mostrarmi com’era, oppure mi posso guardare allo specchio.

Da lei ho preso tutto, tranne i capelli e il fisico. Mentre lei aveva una bellissima chioma riccia di capelli biondi, io ho i capelli castani e lisci e, mentre lei era meno formosa, anche subito dopo aver partorito, io sono un po’ più in carne. Eppure, nonostante queste differenze, io e lei eravamo uguali. Stessa forma degli occhi, sebbene non sabbia se anche i suoi avessero la stessa sfumatura color malva, stesso viso ovale, stesso naso, stessa bocca, con il labbra carnose e ben delineate e stessa altezza.

Siamo così simili che, per una vita, mio padre mi ha convinta che, indossando i suoi vestiti smessi, stessi benissimo.

Parliamo di pantaloni a vita alta, maglioni a coste e un sacco di altre cose degli anno ’80.

Ero convinta di stare bene con me stessa, sebbene sentissi di essere diversa, ma pensavo che fosse solo per il fatto che mio padre è un pastore anglicano e che sono cresciuta all’interno della chiesa, in un ambiente religioso e morigerato.

La mia vita è cambiata quando ho conosciuto Meredith O’Connel, una bellissima ragazza dai capelli rossi con cui condivido il bagno.

All’inizio mi intimoriva, perché andava in giro per i corridoi come se le appartenessero, con sicurezza e forza. Dopo averci parlato un po’, mi sono sentita ancora più inferiore, ma non perché lei abbia fatto qualcosa per farmi sentire così, ma semplicemente perché mi sono resa conto che mi sarebbe piaciuto essere come lei.

Erano passate un paio di settimane quando, finalmente, ho preso coraggio e le ho chiesto se potevo uscire con lei. Effettivamente, non mi aspettavo che dicesse di sì. Pensavo che mi avrebbe squadrata con un espressione disgustata in volto e avrebbe detto di no, che non ci facevo niente con lei.

Invece lei mi ha guardata, quasi con pietà, ma non per la persona che sono, ma per quello che ho sempre pensato fossero vestiti che mi stavano bene.

L’ho vista sgranare gli occhi e dispiacersi, quando le ho detto che, effettivamente, erano proprio vestiti appartenuti a mia madre, proprio come aveva detto lei.

Ora posso ammettere, in tutta libertà, che tutto il mio look era pessimo. Non che sia un’esperta di moda ora, ma dopo il suo corso intensivo, ho capito che genere di cose mi stanno bene senza farmi sembrare una pornostar.

Dopo quella serata surreale, dopo che mi sono lasciata andare a domande anche piuttosto private e non capisco come sia potuto succedere, la mia vita al campus è migliorata notevolmente.

Non venivo più guardata come un alieno o una cavia da laboratorio. Mi sono sentita uguale a tutti gli altri, finalmente invisibile e non più continuamente osservata e sbeffeggiata.

Meredith mi ha aperto gli occhi su molte cose, mi ha aiutata a rimettermi in sesto e a conoscere meglio me stessa.

Ho scoperto che mi piace prendermi cura di me stessa, di quei piccoli dettagli che solitamente sembrano insignificanti, ma che in realtà fanno la differenza, eccome.

Abbiamo iniziato dai capelli.

Il biondo paglia è stato sostituito da un bel castano e anche la permanente, che mi aveva ridotto i capelli in condizioni pessime, è stata eliminata.

Certo, non ho più i capelli lunghi come prima, perché il parrucchiere è stato costretto a tagliarmene via un bel pezzo, ma ammetto che ora sono decisamente meglio e più facili da gestire.

Inoltre, sono finalmente riuscita a liberarmi di quei fastidiosissimi occhiali.

Quasi non ci credo, ma le lenti a contatto sono di una comodità unica. Ho sempre pensato che mettersi qualcosa negli occhi fosse dolorosissimo e Meredith ha dovuto insistere parecchio prima di riuscire a convincermi ad andare dall’ottico, per farmi dare le lenti giuste per me.

Non smetterò mai di ringraziarla per quello che ha fatto per me, sebbene scoprire la vera me stessa abbia procurato problemi su un fronte che avevo sempre pensato sicuro.

Mentre la mia vita scolastica procedeva alla grande, a casa, da mio padre, le cose hanno iniziato ad andare sempre peggio.

All’inizio erano piccole critiche, cosa stupide, ma poi è diventato sempre peggio, tanto che andare la Domenica in chiesa non era più un piacere.

Durante il sermone, c’erano sempre una o più frecciatine al mio indirizzo, frasi costruite ad arte per farmi sentire una peccatrice, una serva del demonio.

Mio padre ha cercato di convincermi in tutti i modi a lasciare il college e tornare a casa, a ricominciare ad indossare i vestiti che ho chiuso in un paio di scatoloni e messi in soffitta. Ha cercato di annullarmi, riportarmi sotto quello che lui riteneva il suo controllo, l’ordine giusto delle cose.

Io ero sua figlia, SUA, e dovevo solo fare come mi veniva detto.

Volevo bene a mio padre, pensavo fosse un sant’uomo, uno di religione, devoto, ma ho scoperto, in un paio di mesi, che la sua era solo una farsa, una maschera che nascondeva una bestia.

Il culmine della follia lo ha raggiunto il giorno dopo quello del Ringraziamento.

Non so se sia stata la “santità” del giorno o un ultimo, disperato tentativo di non mostrare il suo vero essere ad impedirgli di rovinare il 24 Novembre, ma non avrei mai immaginato che si sarebbe accanito in quel modo contro di me, credevo di averla “scampata”.

Gli volevo un bene sincero, era la persona che più amavo e rispettavo al mondo, e il suo tradimento, la sua violenza, hanno lasciato una profondissima ferita dentro di me, un baratro che non so come fronteggiare, perché io sono solo una debole e stupida ragazza che, da sola, non è in grado di affrontare il mondo.

Il fatto che, tranne che per andare in bagno, io non mi sia più alzata da questo letto, dopo che, non so come, ci sono arrivata, è una prova lampante di quanto io sia debole ed inutile e di quante preoccupazioni dia al prossimo.

Meredith mi è stata vicina. Non m’importa che per la religione lei stia commettendo dei peccati, avendo dei rapporti sessuali prima del matrimonio, per me andrebbe santificata. Dovrebbero farle una statua o qualcosa di simile, perché dubito che un'altra persona si sarebbe comportata allo stesso modo.

Per fortuna ho avuto lei a cui chiedere aiuto, che ha avuto la brillante idea di mandare Adrian, uno degli amici di suo fratello.

Non pensavo che esistessero ragazzi così imponenti, ma allo stesso tempo belli, perché, nonostante tutto quello che mi ha detto Meredith su di lui, non posso negare che sia di una bellezza sconvolgente. Lei lo ha definito un Bufalo, un termine che ha sentito da Kayla, una ragazza che conosco a malapena, ma trovo che sia molto adatto.

Quel ragazzo è davvero alto, anche se non come i suoi amici, e ha una quantità di muscoli spaventosa, tanto che mi sono chiesta, la prima volta che l’ho visto, come faccia a non avere il collo taurino.

Come se ciò non bastasse, ha un viso davvero troppo bello, sormontato da occhi di uno colore strano, grigio-blu mi è sembrato, ma non mi sono mai soffermata troppo sul suo aspetto, intimorita da quasi tutto il genere maschile, in particolare da quelli che hanno praticamente tatuato sulla fronte la parola GUAI.

Eppure sono stata davvero felice di vederlo e ho lasciato che mi aiutasse a rimettermi in piedi e, dopo aver recuperato tutte le mie cose, perché in quella casa sapevo già di non voler tornare mai più, ho lasciato che mi accompagnasse alla sua macchina, tenendomi saldamente per il gomito

Prima di quel momento, non avevo mai lasciato avvicinare così tanto un uomo; Mai, ma gli ero così dannatamente grata, non solo per l’aiuto, ma per non avermi giudicata e non aver fatto caso al mio pianto disperato.

Allontanarmi dalla casa in cui sono cresciuta è stato un sollievo, ma anche estremamente doloroso, lacerante.

Tutta la mia vita l’ho vissuta tra quelle pareti. Ho giocato in salotto e ho imparato a fare il pane al melone insieme alla governante in quella cucina. Ho fatto tutto lì e non è stato facile capire, realizzare, che quei giorni felici e spensierati non torneranno più.

Il naso inizia a pizzicarmi, mentre altre lacrime mi scivolano lungo le guance.

Eppure credevo di averle finite.

Ho pianto più di quanto pensavo fosse possibile ed ero convinta che i miei occhi non potessero più produrre alcun liquido.

Li sento gonfi, pesanti ed affaticati. Ogni volta che sbatto le palpebre, mi sembra che qualcosa stia raschiando il tessuto delicato, provocandomi intense ondate di bruciore.

Non mi sono mai sentita così male in vita mia.

Dei rumori, dall’altra parte del muro alle mie spalle, mi fanno rizzare a sedere.

Fino a pochi secondi fa regnava il silenzio, dato che in tutto il complesso credo che ci siamo solo noi, e ora sento uno strano chiacchiericcio arrivare dalla camera di Meredith.

Mi sembra arrabbiata, sebbene non riesca a sentire le parole che pronuncia.

Subito dopo, segue la voce di un ragazzo.

Immediatamente sento un ondata di panico sommergermi.

E se fosse mio padre? Se fosse venuto a cercarmi qui? Che cosa dovrei fare? Rimanere qui e sperare che non mi venga a prendere?

Sì, potrei fare così, ma se dovesse fare del male a Meredith per colpa mia? Non me lo perdonerei mai.

Con le gambe che tremano e il cuore che batte a mille, esco da sotto le coperte e mi infilo le mie comodissime ciabatte rosa shocking e, con passo malfermo, entro in bagno, cercando di fare meno rumore possibile.

La porta che conduce nella sua camera è leggermente socchiusa e nel buio della stanza si vede una sottilissima striscia di luce che filtra.

Con attenzione, spingo la porta, fino a creare uno spazio abbastanza largo per poter sbirciare dall’altra parte.

Temo che il rumore del mio cuore possa sentirsi anche all’esterno, perché mi sta assordando, tanto batte in fretta.

Quello che vedo mi lascia senza parole.

Meredith, la bellissima e fortissima ragazza che conosco, sta piangendo tra le braccia di un ragazzo che non conosco, ma che la tiene stretta con estrema dolcezza, come se volesse sollevarla da qualsiasi problema e farle da scudo con il proprio corpo.

Mi chiedo se non sia il ragazzo con cui mi ha detto che va a letto, ma la sua voce, rotta dal pianto, mi paralizza.

Non avrei mai voluto sentirla o vederla stare così male.

“Aveva paura ad andare a casa per il Ringraziamento, ma non ne ha voluto sapere di venire da Josh e Kayla. Sapevo che sarebbe finita così. Avrei dovuto insistere di più!”

Mi sembra di assistere a qualcosa di estremamente privato ed intimo, sebbene riguardi anche me, ma quello che più mi sconvolge è il senso di colpa.

Per la prima volta, vorrei liberarla dalla sofferenza che percepisco nella sua voce, ma sapere di non poterlo fare, che sta così perché non sono stata abbastanza lungimirante, è davvero doloroso.

Richiudo la porta, perché non voglio e non posso assistere alla sofferenza di Meredith, inoltre è un momento privato tra loro due e non voglio mettermi in mezzo, creare ancora più problemi.

“Stupida, stupida, stupida!”

Mi ripeto queste parole per un bel pezzo, appoggiata contro la mia porta del bagno, ora chiusa.

Come ho fatto a non pensarci, a non capire che lei, che in tutti i modi ha dimostrato di tenere a me e di considerarmi un’importante amica, avrebbe sofferto della mia situazione?

Perché sono stata così stupida ed egoista?

Avrei evitato tutto ciò se le avessi dato retta, se non mi fossi intestardita e non avessi deciso di fare di testa mia, convinta che mio padre non potesse essere il mostro che in realtà è.

Avevo avuto il sospetto che non fosse più l’uomo che conoscevo, il mio papà amorevole, ma non pensavo che davvero sarebbe arrivato a tanto, non un uomo di chiesa.

Invece lo ha fatto e al solo pensiero la guancia ricomincia a bruciarmi.

Non so per cosa essere più addolorata; se per il suo comportamento, se per la sofferenza che ho causato a Meredith o se per quello che ho scoperto, il segreto che, per tanti anni, mio padre ha avuto con me, la menzogna nella quale sono cresciuta.

Forse è tutto l’insieme e, stavolta, non posso chiedere a Meredith di aiutarmi. Non posso causarle altro dolore, altre preoccupazione. Ora riguarda solo me e le risposte devo trovarle da sola.

Non so da dove cominciare, dove chiedere, dato che sono senza lavoro e, se non mi do una mossa, i soldi che ho messo da parte finiranno presto.

La prima cosa da fare sarebbe trovarsi un lavoro, ma non h nessun tipo di esperienza. Non so fare nulla di particolare e non so quante persone siano disposte a dare un lavoro ad una persona senza la minima esperienza.

La seconda da fare, una volta ottenuto il lavoro, trovare qualcuno in grado di aiutarmi, anche se non saprei nemmeno da che parte iniziare.

Per quello che ne so, potrebbe non chiamarsi più MarySue e non vivere più qui a Denver, ma io la devo trovare, devo sapere perché se n’è andata, perché mi ha abbandonata, lasciandomi con un uomo del genere.

Perché sì, la cosa più sconvolgente di tutte, è stato scoprire che mia madre, che credevo sepolta nel cimitero poco fuori Denver e sulla cui tomba vado a portare i fiori ogni domenica, non è mai morta. Lei è viva, da qualche parte, e ora voglio sapere come ha potuto abbandonare sua figlia.

Eccoci quì, con il primo capitolo di questo nuovo libro e dove iniziamo a conoscere un po' meglio Chelsea, rivivendo, sebbene da lontano, quello che è successo con suo padre. Come ho anticipato, cercherò di portare questo libro in contemporanea con l'altro e, se riuscirò ad aggiornare una volta a settimana, è molto. Ovviamente l'altro ha la precedenza e, se non dovessi aggiornare, è perché proprio non sono riuscita a conciliare il lavoro con la scrittura. Spero che il capitolo vi sia piaciuto e spero di leggere al più presto le vostre impressioni. KissKiss 


   
 
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