Storie originali > Romantico
Segui la storia  |       
Autore: Hijikatasouji    15/12/2016    1 recensioni
Trama: "Se questa vita ha un senso, dimmelo tu. Dimmelo tu che sei un'altra causa dei miei dolori...come quella dei miei sorrisi, delle mie lacrime di gioia, dei miei timori per te". La storia di tre ragazze, amiche per la vita, che trovano il loro amore e imparare a conviverci.
Genere: Drammatico, Erotico, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: Lemon | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Scolastico
Capitoli:
   >>
Per recensire esegui il login o registrati.
Dimensione del testo A A A
Prima di lasciarvi alla lettura vorrei fare un analisi dei personaggi che vi invito a leggere:

RAGAZZE (16 anni)
-Zoe Kenuryos: Ragazza orgogliosa, cerca di nascondere sentimenti come il dispiacere e l'amore. Situazione familiare complicata che affronterà con coraggio. Ha i capelli ricci castani, occhi marroni tendenti al verde e la pelle leggermente abbronzata.
-Evita Cascari: Ragazza che nasconde le lacrime, molto unita a Zoe anche per la vita difficile che le accomuna. Difficilmente piange proprio perché addestrata a questo. Ha i cappelli lisci castano scuro, occhi dello stesso colore e pelle leggermente più chiara di Zoe.
-Daphne Abigaile: Ragazza timida come una bambolina, mostra la sua spontaneità solo a Zoe e Evita. Costretta dalla madre a non uscire se non per andare a scuola, ma non si lamenta per questo né si ribella. Ha i capelli lisci castano scuro, occhi dello stesso colore e pelle bianca come il latte, più bassa delle sue amiche.

RAGAZZI (18 anni)
-Itan Zosimos: Ragazzo scherzoso e orgoglioso. Non ha il padre, vive solamente con la madre che spesso lo fa arrabbiare. Ha i capelli biondo scuro, mossi, occhi marroni scuri e pelle tendente al chiaro.
-Christian Evdilai: Ragazzo anche lui orgoglioso e sempre chiacchierone, ma in amore è un po' insicuro e romantico.  Ha i capelli castani, occhi scuri e pelle chiara.
-Mirko Marangiolo (16 anni): Ragazzo diretto, spontaneo e fa il pervertito per far ridere. E' fatto per far dannare le persone. Ha i capelli castani, occhi scuri e pelle leggermente abbronzata.

CAPITOLO 1°: "Incontri turbolenti"

< Zoe
'Se questa vita ha un senso, io devo saperlo. Quello che mi è accaduto e che mi sta accadendo non può essere normale, frutto di un'esistenza messa da parte per opprimerla con questi ostacoli...questo sono io, e non ce la faccio davvero più'
Chiudo il diario quando mia mamma mi chiama dicendomi che sto facendo tardi a scuola. Lo prendo velocemente e lo metto in borsa insieme al mio cellulare, mettendomi la cartella sulle spalle. Esco da casa correndo, bisognosa proprio di andare a scuola, di incontrare chi veramente è in grado di capirmi. Mi chiamo Zoe ed ho 16 anni e, beh, la mia vita non è rose e fiori, come quella di nessuno suppongo. Ma è diverso il pensarlo da come invece lo vivi, ovviamente. Avere i genitori separati non è una passeggiata e soprattutto quando litigano per me che intanto vorrei non essere sotto la custodia di nessuno e scappare. Vorrei raggiungere quelli che se la passano come me e fuggire con loro. Mi guardo indietro per avere soddisfazione vedendo la mia casa che diventa sempre più piccola ad ogni mio passo. Il problema è che avrei dovuto guardare avanti. Sbattei contro una persona e tutti i libri si sparsero per terra e anche il mio dolce peso si aggravò al suolo. Guardai chi oggi mi doveva fare arrabbiare, anche se la colpa era stata mia che non avevo guardato. Era un ragazzo capellone che mi guardava indeciso tra il ridere e l'aiutarmi, mi fa imbestialire gente come questa che sta lì come un palo ferma aspettando la risata che arriva. Oltre al fatto che si permise di fare tutt'altro. Mentre stavo raccogliendo le mie cose, non mi accorsi del diario che casualmente era caduto proprio ai suoi piedi. Esso lo prese e cominciò a leggerlo cercando di non farsi vedere da me. Quando me ne accorsi, glielo strappai dalle mani dandogli un ceffone. Non può permettersi di frugare nei segreti di una ragazza che non conosce nemmeno poi, mah!
-Come osi, non toccarlo più!- Mise le mani in vista come se gli stessi puntando una pistola contro.
-Ok, stavo solamente scherzando- Ma che razza di scusa era questa?!
-Adesso devo andare a scuola, quindi scusami tanto ma non posso perdere tempo qui con te-
Ripresi la mia cartella con la borsa e me la misi a tracolla prima di correre via certa che un tipo simile non lo avrei più incontrato. Eccole, proprio là che mi aspettavano...per colpa di quel contrattempo dovevamo entrare a scuola e non ebbi il tempo di raccontare il fatto. Non volevo aspettare la ricreazione e quindi, mia intelligente idea, mi misi a scrivere su un bigliettino per passarlo almeno ad Evita che distanziava solo un banco da me.
"Sai che oggi ho incontrato un ragazzo..."
Tanto era l'ora di musica teoria, non mi interessa la storia del flauto che suono nelle ore di pratica, o la vita di musicisti defunti. Lei stessa è sonata! Apro il bigliettino di risposta.
"Davvero? Com'era? Chi è? Forse lo conosco"
Evita conosce quasi tutta la gente che vive in questo villaggio quindi potrebbe averlo sentito nominare, il problema era solo una cosa, io non conoscevo il suo nome.
"Sì, davvero. Aveva i capelli biondi, occhi puntati sul mio diario...gli ho tirato un ceffone e sono andata via. Non conosco il suo nome, non gliel'ho mica chiesto ad uno sfacciato come..."
Sento che il bigliettino mi viene strappato dalle mani e mi prende un sussulto vedendo che è la professoressa che ha uno sguardo serio, senza una vena di scherzo, e mi pare ovvio.
-Si degnerebbe di seguire la lezione come tutti gli altri, signorina?-
"Non vede che gli altri dormono?" Non risposi. Lasciai che lei mi fissò per qualche altro secondo prima che se ne andasse sospirando, che donna! Questa volta fui costretta a rompermi ascoltando quella là mentre ogni tanto lanciavo occhiatine ad Evita e a Daphne. Ad un certo punto bussano alla porta. Finalmente quella la smette di parlare di morti, si avvicina alla porta e la apre. Vidi un ragazzo che stava sulla porta che non avevo mai visto. Era alto quanto Daphne più o meno.
-Ah, ragazzi, mi sono dimenticata di dirvi che oggi sarebbe arrivato un nuovo compagno. Mi perdoni ma non mi ricordo come si chiama, si presenti alla classe- Quest'ultimo si mise davanti a noi guardandoci un po' tutti prima di parlare.
-Mi chiamo Mirko Marangiolo, posso andare a sedere, adesso?- Disse con la fretta di uscire di scena.
-Non vuoi raccontare qualcosa di te alla classe? Chessò...-
-Guardi, meglio di no, rimarrebbero traumatizzati a vita- Quel suo sorriso ebete mi fece ridere, finalmente uno che gliene cantava quattro! Anche Evita trattenne le risate mentre Daphne non dimostrava il minimo cenno di divertimento.
-Signore!- Si stava arrabbiando la professoressa.
-Non sono sposato, posso sedermi?-
-Meglio, guardi! C'è un posto vicino alla signorina Abigaile, se ha così tanto desiderio di accomodarsi- Esso si sedette aprendo la cartella più vuota che piena. Daphne lo guardava con aria abbastanza stizzita, ma appena lui si voltò con uno sguardo a "Ma che vuoi!?", essa ritornò con gli occhi puntati alla lavagna senza nemmeno presentarsi. Per fortuna arrivò la ricreazione! Che il Dio renda merito a questi 15 minuti di pausa! Sia io che Evita eravamo curiossissime di conoscere Mirko, quindi il discorso di quel disgraziato lo rimando a dopo. Andiamo ai loro banchi.
-Ehi, ho già rimorchiato- Ci "accolse" lui mentre Daphne stava zitta.
-Sogna pure, comunque io sono Zoe e lei è...-
-Evita, ma perché sei qui, in questa scuola?-
-E dove dovrei essere, al quartiere a luci rosse? A parte gli scherzi, mi sono appena trasferito e credo che mi dobbiate sopportare entrambe, e pure questa qui accanto a me-
-Io ho un nome!- Intervenne Daphne nella conversazione cercando tra tutto il suo imbarazzo di fare spazio alla rabbia. Vedendo che non riusciva ad andare oltre, mi misi in mezzo io.
-Si chiama Daphne, comunque...-
DRIIIIIIIN!!!!!
Suonò la campanella e fui costretta a tornare a sedere come Evita. Il resto del giorno non fu particolarmente interessante. Quando uscii dalla scuola, vidi Gianna, la mamma di Evita, che la stava chiamando dicendo che dovevano andare a casa immediatamente. Nemmeno in quell'occasione trovai il tempo per raccontarle tutto...pazienza.

EVITA<
Salii in macchina già pregustando un problema. Non chiesi niente a mia mamma, non so perché, ma preferii stare zitta. Quando entrammo in casa, stavo per posare la cartella quando una figura si materializzò davanti a me che non riconobbi alla prima. Alzai lo sguardo e non potevo crederci. Quello era mio fratello, non lo vedevo da tanto tempo per il suo passato non proprio casto. Si drogava e mia madre non ha più voluto sapere di lui, e nemmeno io...quindi neanche adesso.
-Ciao, Eve, come stai?- Allungò la mano per posarla sulla mia spalla ma io mi discostai.
-Non mi toccare- La sua espressione era pentita ma io non potevo fare finta di niente e saltargli in braccio. Anche lui, che cosa si aspettava?
-E' tuo fratello- Intervenne mia madre, come se non lo avessi capito.
-Anche quando lo cacciasti di casa, lui era pur sempre tuo figlio- Riaprii la porta e scappai fuori. Ora ci si doveva mettere anche lui, perché? Non si è mai comportato come un fratello, sempre occupato con gli aghi. Un tuono e inizia a piovere. Come potrebbe andare peggio? Cos'altro ancora deve andare storto? Volevo correre via, non mi importava dove ma dovevo andare molto lontano, tornare quando dormivano tutti. Due fari si stavano avvicinando a me pericolosamente ma le lacrime e la pioggia mi offuscavano lo sguardo. La paura salì certa che non sarebbe arrivata in tempo al suo limite. Ad un certo punto due braccia mi tennero stretta e mi sollevarono prima di farmi ritoccare violentemente il suolo. Aprii gli occhi e vidi un viso pallido, i capelli castani fradici, gli occhi scuri che mi osservavano e il fiato corto. Era un ragazzo. Ero felice che mi avesse salvata ma ricominciai a piangere, forse per lo spavento. Ad un certo punto non sentii più le sue braccia e infatti, quando riaprii gli occhi, vidi solo la pioggia che ancora cadeva, ma lui no. Dove sei? Mi chiesi. Come hai fatto a sparire così? Una persona si stava avvicinando preoccupata, mi rialzai dall'asfalto e le dissi che stavo bene. Senza aspettare la sua risposta, ripresi a correre. Non potevo tornare a casa soltanto perché ero scampata ad una morte certa. Mi recai da Zoe, l'unica che sicuramente mi avrebbe considerata. Non ero nemmeno certa se fosse da sua madre. Infatti il destino volle che non fosse a casa sua, ma a quella di suo padre e non potevo correre fino a laggiù. Daphne stava vicina alla casa di Zoe, avrei potuto andare da lei, anche senza preavviso non me ne fregava niente. Suonai al campanello, fu proprio Daphne a rispondere al citofono, segno che sua mamma non c'era. Ogni tanto una botta di culo, oh!

DAPHNE<
Appena la vidi, quasi mi spaventai: era bianca in volto, gli occhi rossi e fradicia dalla testa ai piedi.
-Cosa è successo?- Le chiesi mentre accesi la stufa per farla mettere vicino.
-Sapessi, oggi va tutto storto- Prima di sedermi dovevo farle una domanda d'obbligo.
-Ora ti ascolto, ma vuoi qualcosa da bere?- Non rispose, scosse leggermente la testa e a quel punto potei sedermi. -Allora?-
-Oggi è tornato mio fratello, un ragazzo che fino a poco fa si drogava e dice che ha smesso ed io non so se crederci. Mia madre l'ha sbattuto fuori di casa quando ero piccola e adesso si ripresenta qui come se niente fosse e pretende lo stesso di recuperare i rapporti. Così sono scappata e sono venuta qui e durante la strada stavo per essere investita da una macchina...ma...-
-INVESTITA DA UNA MACCHINA!? E stai bene?- Domandai preoccupatissima anche se non la vedevo lesa da nessuna parte.
-Ho avuto paura, ma un ragazzo mi ha soccorsa ed è grazie a lui che sono sopravvissuta- Un ragazzo? L'ha salvata? Che bello! Ero euforica per il romanticismo della scena.
-Davvero? E come si chiama? Lo sai?- La vidi sospirare, segno di no.
-Putroppo non lo so, però  mi ricordo ogni dettaio del suo viso che anche se me lo dovessi ritrovare davanti tra 10 anni lo riconoscerei. Dopo avermi salvata, è sparito senza lasciare traccia-
-Un fantasma- La vidi ridere e fui più sollevata, la pelle riprese il suo colorito, presi il phon e cominciai ad asciugargli i capelli bagnati. Chissà perché, ma non riuscivo a togliermi dalla testa Mirko, mi immaginavo io al posto di Evita e lui che mi salvava, ma io non lo sopporto! Forse lo sto pensando proprio perché lo vorrei più maturo come persona e non un pervertito che farebbe bene ad andarsene al quartiere a luci rosse davvero piuttosto che venire a rompere accanto a me! Mah, non lo so, vedremo come andrà...per ora sono sicura che non cambierà mai.
---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------
Nota dell'autrice: Salve a tutti, questo è il primo capitolo e sinceramente non so nemmeno se la continuo perché intanto vorrei sapere che ne pensano gli altri anche se dal primo capitolo non si può capire. Comunque io spero lo stesso che vi sia piaciuta.
By Hijikatasouji <3
   
 
Leggi le 1 recensioni
Segui la storia  |        |  Torna su
Cosa pensi della storia?
Per recensire esegui il login oppure registrati.
Capitoli:
   >>
Torna indietro / Vai alla categoria: Storie originali > Romantico / Vai alla pagina dell'autore: Hijikatasouji