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Autore: andirivieni    04/01/2017    0 recensioni
C'era una volta una donna che aveva quattro illusioni.
Genere: Malinconico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Passarono le stagioni, passarono gli anni. La donna che aveva perduto la speranza di Dio iniziò a desiderare il mondo. Tappeti di Persia, incensi, arazzi, dipinti, abiti ricamati e tutto ciò che è bello riempivano le sue stanze e le sue giornate. Niente che fosse prezioso le era indifferente. La brama di cose belle non le dava pace; anche se nessuna di esse riusciva a ricordarle le sensazioni che aveva provato un tempo, quando si lasciava scaldare dalle sue perle di morbido pelo.

Una notte venne a strusciarsi sulle sue gambe un gatto. Era un gatto molto bello. Il gatto più bello che avesse mai visto. ‘Sei molto bello’, gli disse la donna, e lo accarezzò.

Il gatto si lasciò accarezzare. Aveva tra le fauci la carcassa di un pesce.

‘Un gatto così bello non dovrebbe toccare un simile abominio’, osservò la donna.

‘No?’ chiese il gatto.

‘No. Sei troppo bello, e quel pesce è brutto’.

Il gatto non sapeva di essere bello, prima che lei glielo dicesse. Si lasciò accarezzare ancora a lungo.

‘Vieni via con me’ disse lei dopo un po’, ‘vivrai in una bella casa e mangerai solo cose belle’.

Il gatto fece le fusa. ‘Mi ami?’ chiese.

Ma la donna scoppiò a ridere. ‘No, ti trovo bello. Vieni con me, così ti potrò sempre ammirare’.

Il gatto allora voltò la testina e la guardò con disgusto. ‘Tu non hai quello che vuoi da me’ disse, e se ne andò via.

Spaventata dalle ultime parole del gatto, la donna si alzò e tornò di corsa a casa. Si precipitò nella stanza più segreta della casa, dove c’era un baule che non apriva mai. Era il baule in cui teneva nascoste le ultime due illusioni che le restavano. Con le mani che tremavano, la donna lo aprì… e inorridì quando vide che l’interno era vuoto.

Scese al piano di sotto, a cercare conforto nei suoi dipinti: ma nessuno di essi le diede la minima emozione. Raccolse intorno a sé i suoi abiti migliori, i tappeti più preziosi, le porcellane e le orchidee fiorite e si accorse, con orrore, che ai suoi occhi tutte quelle cose non erano più belle, ma inutili. 

Non ebbe bisogno di arrivare davanti allo specchio per sapere che anche la sua bellezza era svanita, insieme alla capacità di apprezzare quella del mondo.

‘È la vecchiaia’ pensò, ‘che mi ha inaridito il cuore. La vecchiaia cancella tutto, anche la vita e la sua bellezza, la suprema illusione’.

Quella notte pianse a lungo prima di addormentarsi.

 

Nell’oscurità del sonno il suo cuore ritrovò un po’ di pace. Poi, una figura si staccò dalla nebbia indistinta e si fece avanti, verso di lei, con passi lenti.

Lo riconobbe dalle sue mani. Il giovane che aveva amato tanto tempo prima. Avvertì un nodo crescerle in gola, mentre mormorava: ‘Come sei fortunato, amore mio. Sei ancora così giovane e bello’.

Ma il ragazzo non sorrise. ‘Non sono giovane. Non lo sono più neanche i vermi che ho nutrito’.

‘Oh’, fece lei. ‘Dunque sei morto’.

‘… non avevo più illusioni’.

Lei sorrise, triste. ‘Anche io ho perso tutte le mie, sai?’

‘Tu credi?’

‘Ma sì, sì. Non c’è più neanche l’ultima nel baule. Ho controllato prima di cena.’

Lui la guardò con tristezza. ‘Cerca ancora’, disse.

 

Lo sognò anche la notte successiva.

‘Dimmi come sei morto’, lo pregò. ‘Te ne sei andato lungo il mio viale e da allora non ho saputo più nulla di te’.

‘Non c’è altro’ rispose lui.

Lei chinò il capo. ‘E ora, dove sei?’

Il giovane le sorrise dolcemente. ‘Qui con te, no?’

Si fermò per un po’ a guardarla. Poi continuò: ‘Hai trovato quello che ti ho chiesto di cercare?’

Lei si agitò. ‘Anche l’ultima mi ha lasciato, te l’ho detto. La prima l’ho uccisa. Un’altra si è trasformata in oro. La terza l’ha rubata il gatto e l’ultima… forse, non c’è mai stata’. 

Egli sostenne il suo sguardo. ‘Sono sicuro che c’era’.

A quelle parole, ella rabbrividì tra le coperte. ‘Portami con te’, lo pregò. ‘Lascia che io venga con te questa volta’.

Lui le sorrise, ma aveva gli occhi bagnati di lacrime a sua volta. ‘Dimmi la verità… non l’hai neanche cercata’. 

Asciugò le sue ciglia grigie, accarezzò la sua guancia grinzosa. Poi le prese la mano e le permise così di andare incontro alla quinta grande illusione.

  
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