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Autore: Lileas    14/01/2017    2 recensioni
Questo è il seguito della storia "Collegi - La storia del Numero 1".
Sono passati alcuni anni da quando il Numero 1 ha detto addio alla sua amata Aurora e, nonostante alcune volte l'abbia rivista in gran segreto, non le ha mai più potuto parlare.
Ma sta per succedere qualcosa che potrebbe farli riunire o che rischia, invece, di dividerli per sempre.
Genere: Sovrannaturale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Capitolo 1

Stavo nuovamente sognando. Ne ero quasi certo perché quel sogno si ripeteva da parecchi mesi, ormai.
Sempre lo stesso paesaggio, le stesse parole pronunciate, con tristezza, dalla mia amica.
Mi ritrovavo, tutte le volte, all'interno di un giardino in una giornata invernale, fredda e nevosa. Gli alberi che ci circondavano erano spogli, intorno a noi c'era soltanto neve.
E c'era Aurora.
In piedi, di fronte a me che, con occhi tristi, mi osservava senza parlare.
Ogni volta che cercavo di avvicinarmi, lei faceva qualche passo indietro allontanandosi sempre più da me, fino a quando, ad un certo punto, spezzando quel silenzio surreale, ripeteva quelle quattro semplici parole:
“Ti prego. Non odiarci”
Mi svegliai di colpo, come sempre accadeva quando arrivavo a quella parte del sogno. E, come tutte le altre volte, mi chiesi a chi si riferisse con quella frase.
Io, di certo, non odiavo Aurora, ma la sua richiesta era formulata al plurale.
Chi è che non avrei dovuto odiare?
Se stavamo a cercare il pelo nell'uovo, io odiavo un sacco di persone, forse più di quante ne amassi. Anzi, senza il forse. Odiavo davvero un sacco di gente.
E Aurora lo sapeva.
Quindi, non poteva essere un pochino meno criptica e un tantino più specifica?

Guardando fuori dalla finestra, vidi che ormai era l'alba, perciò non aveva senso rimettersi a dormire. Scesi dal letto e andai a fare colazione.
Nel castello, la servitù era già all'opera da un bel po', ed infatti, quando raggiunsi la cucina alcuni servitori vennero immediatamente a portarmi la colazione.
Oggi sarebbe stata una giornata impegnativa.
Fuggire dal castello di mio padre e dalle sue guardie non era mai una cosa semplice, seppur non impossibile.
Anche oggi, come avevo fatto periodicamente da quando avevo lasciato il mondo degli umani, sarei tornato sulla terra.
Sarei tornato da lei.
Erano trascorsi cinque anni terrestri dal giorno in cui le dissi addio ma, da allora, lei non era affatto cambiata, così come non erano cambiati i miei sentimenti nei suoi confronti.
Ha intrapreso una carriera da assistente investigatrice (coronando così il suo grande sogno di diventare la nuova Sherlock Holmes) al servizio del Commissario e delle sue strane forze dell'ordine.
Gira di collegio in collegio, risolvendo gli strani casi che la normale polizia non riesce a spiegarsi.
Sembra infatti che sia un'abitudine adottata da parecchi di noi, quella di infestare i collegi dei terrestri.
E pensare che io mi sono sempre ritenuto un tipo originale!
Comunque, tornando a lei, in questi ultimi anni pare abbia rimpolpato di molto le celle speciali del Commissario.
Una di quelle (la numero 2, per la precisione), addirittura, è occupata da mio cugino che, curioso di conoscere questa fantomatica Aurora di cui spesso gli ho parlato, ha deciso di trasferirsi in uno dei collegi che lei pattugliava.
Inutile dire che, dopo poco tempo, Aurora l'ha smascherato e sbattuto in cella.
Nightmare, l'inseparabile gatto di mio cugino, sembra essersi affezionato tantissimo ad Aurora, ed essendo che non aveva alcuna voglia di seguire il suo padrone in gattabuia, ha deciso di farsi adottare da lei ed ora vive sulla terra in sua compagnia.
E poi, non venite a parlarmi di lealtà felina!
Anche mio cugino Kraylos (questo è il suo vero nome) è diventato un grande amico di Aurora, nonostante lei l'abbia sbattuto in galera.
E, visto che lui non è in grado di uscire da solo da quella prigione, vi è rimasto per un bel po' di tempo, prima che mi accorgessi della sua assenza e andassi a liberarlo.
Nel frattempo, Aurora è andata spesso a trovarlo e, così, hanno potuto conoscersi meglio.
Essendo che Kraylos è decisamente un tipo molto più socievole ed espansivo di me è successo che, quando Aurora ha scoperto quanto fosse semplice ricavare informazioni da lui sul mio conto, ne ha approfittato subito facendosi raccontare tutto ciò che non era mai riuscita a sapere prima da me.
Lui, naturalmente le ha spifferato ogni cosa.
E poi, non venite a parlarmi di lealtà famigliare!
Anche il Commissario, alla fine, si è dimostrato un elemento piuttosto simpatico. Persino quando si incavolava a morte con me, ogni volta che mi beccava a far evadere Krylos dalla prigione.
Sì, perché quell'idiota di mio cugino, si diverte un sacco a vivere nel mondo umano e quando lo liberavo, dopo pochi mesi trascorsi a casa, si annoiava e tornava sulla terra dove inevitabilmente Aurora lo scovava e lo arrestava.
A me, invece, gli umani non mancano affatto. Sono sempre dell'idea che siano esseri inutili e che servano solamente (come mi ripete spesso mio padre) a toglierci qualche sfizio culinario ogni tanto.
Non fosse per Aurora, non mi darei certamente la pena di tornare in quel mondo così frequentemente.
Ma quello di vederla almeno una volta ogni tanto, è diventato per me un bisogno quasi viscerale.
Non la vedo spesso e non le ho mai parlato durante le mie visite (anche se lei ne è a conoscenza grazie a quel chiacchierone di mio cugino) perché, se dovessi farlo, a parte il fatto che non sarei più in grado di lasciarla, rischierei comunque di scatenare le ire di mio padre.
Così come l'organizzazione del Commissario era riuscita a spiarmi senza che me ne accorgessi, anche le spie di mio padre potrebbero fare altrettanto.
E, visto il suo odio immenso verso il genere umano, non credo approverebbe questa mia nuova amicizia.
Se mai scoprisse che provo simpatia per una ragazzina umana, sono convinto che darebbe di matto e sfogherebbe la sua ira su di lei (e poi anche su di me).
Per evitare tutto ciò, mantengo le dovute distanze dalla pietra dello scandalo, anche se continuo a vederla di nascosto e a chiedere sue notizie a mio cugino.
Ma mi manca ogni giorno di più il poterle parlare, ridere e scherzare con lei. Mi manca vedere il suo viso che s'imporporava ogni volta che la stuzzicavo, e vedere come s'indignava per la mia mancanza di umanità e senso del bene.
E poi, c'è quel sogno.
Ogni volta mi sveglio con la smania sempre maggiore di rivederla.
Il fatto di non riuscire a coglierne il significato, mi fa andare ancor più fuori di testa.
Spesso, nel mio mondo, i sogni sono visti come premonizioni o come semplici messaggi dell'anima. Solo che questo sogno in particolare, per me rimane un mistero che non riesco a decifrare.
Ma forse, si tratta solo di questo: un sogno senza alcun significato recondito.
Intanto, dopo aver terminato la colazione, il castello stava cominciando a rianimarsi. Ormai, tutti si erano svegliati e le stanze pullulavano di servi e sudditi, ognuno con la propria mansione da svolgere, e anche le guardie del Re erano in fermento.
Se volevo svignarmela, avrei dovuto affrettarmi. O sarei rimasto invischiato in qualche lavoro da fare o, peggio ancora, sarei finito con qualche guardia reale incollata alle costole.
La rivolta che aveva portato mio padre a far terminare la mia punizione e a ricondurmi nel regno, era stata ormai soppressa. Dopo più di un anno di guerre, i rivoltosi erano stati catturati e giustiziati.
Ora sembrava essere tutto tranquillo, anche se le spie di mio padre riportavano voci che alcuni capi dei rivoltosi erano riusciti a fuggire e che stavano preparando una nuova sommossa.
Da qui, il fatto che fossero state intensificate le ore di guardia al castello... e al figlio del Re.
Mi era sempre più difficile muovermi senza ritrovarmi circondato da una schiera di guardie che mi seguivano passo passo.
Inutile far notare a mio padre che comunque non ero una donnicciola indifesa ma che, oltre ad essere il principe, ero anche un guerriero addestrato a combattere fin dalla più tenera età.
Per lui, vista la mia scarsa propensione all'obbedienza e alla disciplina, ero perlopiù uno scansafatiche ed un immaturo, di certo non in grado di difendersi da solo in caso di attacco.
E, tanto per non smentire le sue aspettative, oggi me la sarei svignata da sotto al suo naso per andare a vedere la mia amica terrestre.
Per attraversare lo spazio dimensionale, dovevo però assolutamente uscire dal castello in quanto, l'enorme quantità di energia che serve per aprire un simile varco, sarebbe stata avvertita da una grande distanza e, prima ancora di uscire dallo spazio neutro, sarei stato circondato da una mezza dozzina di guardie reali pronte a riportarmi indietro al castello e da mio padre.
Il luogo migliore per fare questo salto, era sicuramente l'immensa foresta che si estendeva dietro alle mura del maniero. Essendo lei stessa impregnata di un'enorme quantità di magia, avrebbe sicuramente coperto quella sprigionata da me per aprire il varco.
Ero quasi riuscito ad uscire dal portone principale, quando la severa voce di un uomo alle mie spalle mi bloccò ogni possibilità di fuga.
“Buongiorno, Principe. Che bello vederla già in piedi alle prime luci dell'alba.
Sono sicuro che sarete pieno di energie da spendere nel vostro allenamento mattutino.”
“Buongiorno a voi, Maestro d'armi” risposi, voltandomi verso quella figura imponente che era, oltre che il Capitano delle Guardie Reali, anche il mio personale Maestro d'armi.
“Veramente, avrei delle commissioni urgenti da fare”. Aggiunsi velocemente, sperando così che mi lasciasse andare per la mia strada.
“Tutte cose, ne sono sicuro, che possono aspettare” mi rispose con voce pacata. “Sapete anche voi quale periodo difficile stia attraversando in questo momento il vostro regno. Vostro padre vuole sapervi preparato e pronto a combattere.
Potrebbe succedere qualunque cosa al Re, in qualsiasi momento e voi sareste l'unica guida che rimane al vostro popolo.”
Lo guardai leggermente accigliato. Quest'ultima frase mi era suonata quasi come una minaccia rivolta al sovrano.
Ma no, mi sbagliavo. Il Maestro d'armi era sempre stato uno dei più fedeli servitori di mio padre ed era uno degli uomini più forti e coraggiosi di tutto il regno.
Nonostante fosse ancora così giovane, era già a capo delle guardie reali e tutti sapevano che la sua più grande ambizione era quella di diventare, un giorno, Consigliere personale del Re.
Carica, peraltro, vacante ormai da diversi anni, da quando cioè, l'ultimo uomo che l'aveva ricoperta, aveva tradito la fiducia di mio padre fuggendo sulla terra per poter vivere con un'insignificante umana.
“Allora, Principe. Volete seguirmi nella sala degli allenamenti?” domandò il Maestro.
Non avendo comunque altra scelta, decisi di seguirlo e di sbrogliare al più presto questa fastidiosa incombenza per potermi poi dedicare con calma al mio progetto di fuga.

Dopo tre ore di colpi di spade, coltelli e artigli però, l'allenamento sembrava ancora ben lontano dal finire tanto che, ad un certo punto, non resistetti più e decisi di interrompere l'addestramento senza aspettare che fosse il Maestro a decretarne la fine.
Una grave mancanza di rispetto verso una figura del suo rango, lo sapevo ma, in quel momento, me ne infischiavo deliberatamente del protocollo di corte.
Volevo andare da Aurora.
Erano settimane che non la vedevo e niente e nessuno mi avrebbe impedito di recarmi da lei quel giorno stesso.
L'espressione del Capitano era a dir poco furibonda.
Non amava che gli si mancasse di rispetto, neanche se chi lo faceva era il principe in persona.
Dopo averlo informato che mi ero decisamente stufato di quegli allenamenti, lanciai a terra la spada e mi allontanai dalla sala, lasciandolo là a bollire nella sua rabbia.
Quando fossi tornato dal mio viaggetto sulla terra, mi aspettava sicuramente una bella strigliata da parte di mio padre.
Pazienza, una più, una meno, non erano certo le sue innumerevoli sfuriate a cambiarmi la vita.
Ma non avevo ancora raggiunto il fondo del corridoio, che una forte esplosione squassò l'aria facendo tremare le mura del castello.
Mi ritrovai scaraventato dalla forza d'urto contro la parete e, una volta ripresomi dallo shock, rialzandomi in piedi, vidi un sacco di gente che correva in ogni verso, e guardie che urlavano ordini in ogni direzione.
Cominciai a correre facendomi largo in quella calca per raggiungere le sale delle udienze.
Mio padre doveva sicuramente trovarsi lì, a quell'ora della giornata, per ricevere i suoi sudditi e discutere dei problemi riguardanti il popolo.
Più mi avvicinavo alle scale, però, più c'era presenza di fumo e, quando finalmente raggiunsi la sala delle udienze, vidi enormi lingue di fuoco uscire da là dentro.
Cercai di bloccare qualche guardia che stava passando di corsa accanto a me per chiederle cosa fosse successo e dove fosse finito il sovrano.
“Non lo so, Principe. Siamo sotto attacco. Credo ci fosse una bomba nella sala delle udienze. Mi spiace, ma non so nulla del sovrano.” e subito dopo riprese la sua corsa.
Dovevo assolutamente entrare lì dentro per trovare mio padre. Non potevo lasciare che bruciasse all'interno della sala.
Ma quando stavo per buttarmi tra le fiamme, venni trattenuto per le braccia da un paio di mani che mi impedirono di proseguire.
“Non siate sciocco, Principe!” Era il Maestro d'armi. “Ci sono le guardie che stanno cercando di spegnere le fiamme e faranno di tutto per portare in salvo il sovrano. Ma l'attacco non è ancora terminato. Dovete venire via e rimanere sotto la nostra protezione!”
Non avevo nessuna intenzione di abbandonare il campo, ma quando cercai di liberarmi, una nuova esplosione fece tremare le pareti della sala e tutto cominciò a crollare attorno a noi.
Qualcosa mi colpì alla testa e persi l'equilibrio, finendo a terra. Prima ancora che riuscissi a rialzarmi, altri colpi risuonarono per tutto il castello e una grandine di terriccio e pietre mi ricoprì completamente.
Il fumo ormai aveva invaso ogni angolo del castello e non riuscivo più né a vedere né a respirare.
Persi i sensi senza neanche accorgermene.

Ancor prima di aprire gli occhi sapevo già che, qualsiasi cosa fosse successa quella mattina, ormai era tutto finito.
C'era un silenzio assoluto che avvolgeva ogni cosa e, quando finalmente mi decisi a guardarmi intorno, vidi subito che mi trovavo in camera mia nel mio letto.
Non c'era nessun altro nella stanza e nessun rumore proveniva dal di fuori della porta.
Ricordavo perfettamente tutto quello che era successo e il mio primo pensiero fu rivolto a mio padre.
Cosa gli era successo? Era ancora vivo? Erano riusciti a portarlo in salvo? Perché non c'era nessuno, lì nei paraggi, che potesse darmi qualche informazione? Dove erano finiti tutti quanti?
Una violenta fitta alla testa, pose fine all'infinita lista di domande che mi turbinavano nella mente. Dovevo assolutamente uscire da lì e scoprire cosa fosse successo a tutti quanti.
Mi alzai con cautela, tenendomi stretto la testa tra le mani, per paura che mi si sgretolasse da un momento all'altro e mi rotolasse a terra lontano dal corpo. Per fortuna, non accadde nulla di tutto ciò.
La mia testa rimase al suo posto e, dopo un attimo di immobilità in cui attesi che il mondo smettesse di ballarmi attorno, mi incamminai ed uscii, un po' barcollante, dalla stanza.
Percorsi i lunghi corridoi che mi separavano dalla zona centrale del castello, osservando le macerie e il degrado che ora regnavano al suo interno.
Alcuni servitori erano intenti a ripulire o, almeno, cercavano di porre parziale rimedio a quel disastro provando a dare una parvenza di normalità a tutto quel caos.
C'erano persone ferite che ne sorreggevano altre, ed era come se tutti vagassero confusi senza saper bene cosa fare o dove andare.
Raggiunsi la sala del trono, dove due guardie stavano piantonando la porta d'ingresso (sul momento mi stupii davvero molto che esistesse ancora una porta da piantonare).
Dopo avermi rivolto un saluto militare, si scostarono da una parte e mi fecero entrare.
All'interno, erano riuniti i maggiori membri del Consiglio con il Maestro d'armi e stavano discutendo animatamente su alcune questioni riguardanti l'attacco subito.
Non appena mi videro entrare, tutta la sala si zittì. Il Capitano fu l'unico a muoversi e, avvicinandosi, disse:
“Principe, siamo tutti molto felici di rivederla in piedi. Non sapete...”
“Sì, certo.” Lo interruppi bruscamente.
Non mi interessavano per niente le sue frasi di rito.
Volevo delle risposte.
“Dov'è mio padre?”
Di nuovo calò sulla sala un silenzio quasi palpabile.
“Be', ecco. Lo abbiamo cercato ovunque.” si decise infine a rispondere il Capitano. “Ma purtroppo, una volta che siamo riusciti a domare le fiamme, nella sala delle udienze, non c'era più nessuno.”
Rimasi a fissarlo, allibito e senza sapere cosa rispondere.
“Non può essere sparito. Siete sicuri di averlo cercato ovunque? Forse era già riuscito a fuggire e non si trovava più lì dentro quando finalmente voi siete entrati.”
Non aveva senso che non una persona lo avesse più visto da nessuna parte.
“Le giuro, Principe, che abbiamo cercato ovunque. E le ricerche stanno continuando tutt'ora. Ma...”
A quel punto tacque e mi fissò dritto negli occhi. Sapevo cosa voleva dirmi, ma non ero disposto (non ancora, almeno) a sentirmi dire quelle parole.
“Niente ma!” ribattei quasi urlando. “Il re deve essere vivo. Nessuno affermerà il contrario, almeno finché non verrà ritrovato il suo corpo o una prova certa della sua morte.”
Tutti i Consiglieri chinarono il capo in segno di obbedienza.
“Principe, esiste anche un'altra possibilità” s'intromise ancora il Maestro d'armi.
“Ti ascolto” gli dissi.
Ero disposto a vagliare qualsiasi ipotesi, pur di ritrovare mio padre.
“Potrebbe essere stato catturato dai ribelli”
“I ribelli?” Chiesi, sbalordito.
“Già, sembra che questa volta fossero meglio organizzati. Anche perché sono stati aiutati.”
Tutta questa storia, non aveva alcun senso. Perché mai i ribelli avrebbero dovuto far prigioniero il Re? E poi, erano stati aiutati da chi?
Ma il Maestro d'armi sembrava davvero convinto di ciò che stava dicendo.
Gli chiesi quindi di spiegarsi meglio.
“Sappiamo da fonti sicure che ultimamente i ribelli avevano intrecciato fitte relazioni con i terrestri. Questi ultimi potrebbero essersi alleati con loro offrendogli aiuto nella sommossa, in cambio di informazioni scientifiche a loro ancora sconosciute.”
“Questo è plausibile. Ma perché rapire anche il Re?” Chiesi, ancora non del tutto convinto.
“Forse”, rispose “per obbligarlo a proclamare il suo nuovo successore.”
Rimasi a lungo in silenzio a riflettere su questa possibilità. Anche questo era più che plausibile.
In caso di morte del Re io sarei diventato, per diritto di nascita, senza alcun dubbio il legittimo successivo sovrano.
Ma finché il Sovrano era in vita, avrebbe potuto decidere in qualsiasi momento di nominare un nuovo erede al trono e, a quel punto, io sarei stato fuori dai giochi.
Se i ribelli volevano davvero mettere sul trono uno di loro, avrebbero dovuto avere l'approvazione del Re in persona, o il popolo non lo avrebbe mai accettato come proprio sovrano.
Se fosse stato invece nominato dal Re stesso, come suo legittimo successore, nessuno avrebbe mai avuto nulla da ridire riguardo a quell'incoronazione.
Su una cosa però ero del tutto certo.
Mio padre non avrebbe mai ceduto a nessun ricatto e a nessuna tortura. Sarebbe morto, piuttosto che accettare una simile cosa.
Nonostante avesse sempre dichiarato che per lui ero come una spina nel fianco, non aveva mai e poi mai messo in dubbio la mia posizione di erede al trono.
“Principe” la voce di uno dei Consiglieri mi riportò al presente. “Comunque stiano le cose, dobbiamo intervenire al più presto.”
“Stiamo rimettendo in sesto le truppe.” S'intromise il Comandante delle Guardie.
“Aspettiamo solo un vostro ordine e, quando vi sentirete pronto, dichiareremo guerra ai terrestri.”

   
 
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