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Autore: Bathin Raksha Dolorosa    24/01/2017    3 recensioni
- Non volevo che loro ti portassero via da me, io ti amo e non voglio altro che stare con te per sempre, mi dispiace così tanto averlo fatto... ti prego perdonami-
Genere: Angst, Dark, Introspettivo | Stato: completa
Tipo di coppia: Shoujo-ai
Note: nessuna | Avvertimenti: Tematiche delicate
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L’amavo così tanto e l’amo tuttora... quei suoi splendidi capelli rossi e boccolosi, i suoi occhi gentili e scuri, quel suo sorriso dolce ed accattivante.
Non sapevo come avrei potuto vivere senza anche solo vederla.
Non sono una stalker, non ho nulla a che vedere con quel tipo di persone, a me non occorreva seguirla dappertutto, non mi serviva spiare quando andava al parco o al bar per una tazza di the caldo, perché quei luoghi li frequentavo anche io e senza nemmeno volerlo la incontravo e da lontano fissavo il suo bel viso incorniciato dai suoi bellissimi capelli.
Un giorno però non ressi più, mi avvicinai al suo tavolo e timidamente la salutai, lei contraccambiò sfoggiando un sorriso che in quel momento era solo per me... esclusivamente per me, quanto l’amavo.
Ci presentammo e mi invitò a sedermi con lei e quando i the ordinati arrivarono iniziammo a sorseggiarli ed in quel momento lei si scottò, facendo cadere delle timide cocce lungo il suo bel mento, istintivamente presi un tovagliolo ed allungandomi la pulii.
Era così carina quando arrossì, quelle gote rosse la rendevano ancora più desiderabili.
Ci incontrammo anche altre volte; al parco presso lo stagno, al chiosco di zucchero filato, alla sala da the... quei momenti furono pura magia e mi si spezzava il cuore quando una volta finite le uscita dovevamo tornare ognuna alla propria casa.
La volevo tutta per me, volevo che i suoi occhi guardassero solo me, volevo che i suoi sorrisi fossero solo per me, volevo che respirasse solo per me.
Facevo in modo di vestirmi sempre Lolita quando ci incontravamo, perché a lei piacevano tanto i miei vestiti e farla felice era tutto ciò che volevo, ma quel giorno... non l’avrei lasciata andare via mai più.
-Ti va di venire a casa mia? Abito da sola e mi farebbe piacere avere un po’ di compagnia, così magari ti faccio provare anche i miei vestiti, se vuoi-
Lei accettò entusiasta, io ero felicissima perché sapevo che non l’avrei mai più fatta uscire da lì, sarebbe stata con me per sempre, proprio come desideravo dalla prima volta che la vidi.
Ci incamminammo verso il mio quartiere arrivando dopo poco a casa mia, chiusi subito la porta a chiave e mentre lei esplorava l’abitazione con la sua dolce curiosità io andai in cucina e quando fui sicura che lei fosse in un’altra stanza presi un coltello avvicinandomi silenziosamente a lei.
Le tagliai i tendini della caviglia destra ed una volta caduta a terra passai alla sinistra, le sue grida spezzarono il silenzio che si era creato, ma non volevo che anche i vicini la sentissero, così presi un canovaccio dalla cucina e glielo misi in bocca, per tappare le sue urla che nonostante tutto amavo.
Non potevo lasciare che si dissanguasse, quindi presi il kit di primo soccorso e mi apprestai subito a curarle le ferite, le disinfettai bene e le bendai con delle garze... lei continuava a piangere agitandosi come un agnellino, un piccolo e dolce agnellino mandato al macello.
 
Passarono settimane, lunghe settimane in sua compagnia ed io ero così felice, ma per una ragione che non capii... lei non lo era; passava il tempo a piangere, ad implorarmi di liberarla che non avrebbe detto a nessuno cosa era successo... non capivo perché lei non fosse felice e questo mi rendeva molto triste.
-Io ti amo... ti prego dimmi che mi ami che tu- le dissi quasi in lacrime, non potevo sopportare che lei non provasse gli stessi sentimenti per me.
Non rispose, rantolò soltanto; ne rimasi molto delusa così decisi di mettermi a giocare con lei, presi un taglierino e feci scattare tre lamette, l’avrei resa ancora più bella di quanto non lo fosse già.
La spogliai e legai le mani dietro la schiena, poi mi misi ad incidere sul suo bel corpo immacolato... incisi dei fiori, poi dei rovi, incisi tante tenere roselline leccando via il sangue che colava, anche il suo sapore era meraviglioso, tutto di lei era perfetto.
Con il passare del tempo si calmò ed iniziò a piangere sempre di rado finchè non smise completamente, io ne fui contenta... significava che iniziava ad essere felice di stare con me, tornò a sorridermi ed io fui la persona più felice del mondo, così fortunata nell’avere tutta quella meraviglia tutta per me.
 
Un giorno però alla televisione vidi che qualcuno aveva denunciato la sua scomparsa, come avevano potuto fare una cosa del genere? Lei stava bene, era felice con me! Chi può aver mai fatto una cosa così orribile e se la polizia fosse arrivata? L’avrebbero portata via per sempre... avevo paura, avevo il terrore di perderla, non mi importava della galera, io volevo solo che lei stesse con me per sempre e forse c’era solo un modo perché fosse così.
Non facevo altro che piangere abbracciata al suo grembo, piangevo come una bambina e lei mi accarezzava timidamente la testa, anche lei aveva paura, ma non della polizia... aveva paura di me ed io non capii mai il perché, facevo di tutto per lei perché continuava ad avere paura?
Capii che c’era solo una cosa da fare.
Un giorno decisi di cucinare una bella torta al cioccolato, la farcii con della marmellata di pesche e la ricoprii di pasta di zucchero, proprio come piaceva a lei, quando fu pronta scoppiai a piangere perché non volevo che finisse in quel modo, volevo stare sempre con lei in casa mia... ma avevo troppa paura di venir scoperta, così mi sentii obbligata a fare quello che avevo fatto.
Le tagliai una bella fetta di torta ed anche io me ne presi una, ma aspettai a mangiare... volevo che lei fosse la prima.
Quando ebbe finito la sua parte si guardò intorno sentendosi strana, tossì rantolando ed agitandosi chiedendomi che cosa ci avessi messo dentro.
- Non volevo che loro ti portassero via da me, io ti amo e non voglio altro che stare con te per sempre, mi dispiace così tanto averlo fatto... ti prego perdonami-
Scoppiai a piangere abbracciando la sua testa mentre il veleno prendeva lentamente possesso del suo corpo.
Morì tra le mie braccia espiando in un’espressione candida e vuota, la baciai e poi mangiai la mia parte di torta; caddi a terra insieme a lei, soffrendo ed agonizzando per tutto il topicida che avevo messo nel dolce e quando finalmente giunse la morte per venirmi a prendere... ella aveva il volto della ragazza che tanto amavo.
E non potei esserne più felice.
   
 
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