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Autore: miryam19    29/01/2017    2 recensioni
"Siamo nate per essere questo, viviamo per la natura, senza non siamo più ninfe... "
Genere: Drammatico | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Era dicembre e la neve ricopriva ormai ogni centimetro del bosco. Quello sarebbe stato un inverno difficile e proteggere gli alberi era da sempre compito delle ninfe, immortali servitrici della natura. Una in particolare, la più giovane del gruppo, faticava a mantenere l'attenzione sui suoi compiti. Persino adesso che le era stato affidato la cura di una vecchia quercia, lei preferiva lasciare le impronte su quella ghiacciata coperta bianca. In quel periodo, la natura dormiva ed erano le custodi ad occuparsene, mantenendola viva e al sicuro da possibili minacce. Nonostante venisse spesso sgridata per la sua poca concentrazione, la ninfa si vantava di avere un carattere istintivo e coraggioso, e un giorno decise di dimostrarlo, osando fare qualcosa che nessuno prima di lei aveva tentato.
Attirata dall'idea di indagare su cosa vi fosse al di là del bosco, si avviò quindi silenziosamente verso la sua meta, sicura che se non avesse trovato nulla sarebbe tranquillamente tornata indietro.
Mentre camminava, le radici si tendevano verso di lei sotto la terra, ma non poteva incoraggiare quel desiderio. Era troppo presto e sarebbero morte se il gelo le avesse toccate.
La fanciulla proseguì tra gli alberi, godendosi della bellezza che la circondava, e quando finalmente arrivò al confine della sua dimora, si sentii incerta.
Avrebbe potuto trovare qualsiasi cosa là fuori, ma invece di spaventarla, quel pensiero servì solo a infonderle ancora più curiosità.
Non si sarebbe mai aspettava di scoprire un enorme lago ghiacciato a pochi metri dalla sua dimora. La ninfa si guardò attorno stupita. Tutto le sembrava brillare, dalla brina sui rami, al cristallo che ricopriva l'intera superficie dell'acqua.
L'affascinava soprattutto quello specchio gigante e senza pensarci vi si avvicinò subito, osservando quella figura riflessa che le assomigliava tanto. A differenza del suo colorito caldo, lei che se stava là sotto, aveva la pelle pallidissima e gli occhi quasi bianchi. Si toccò i suoi capelli mossi e nocciola mentre l'altra donna sfiorò una chioma liscia e azzurra. Erano due opposti. La ninfa protese una mano fin quasi a toccare quella che le veniva rivolta, ma un suono alle sue spalle la fece sobbalzare.
Un umano le si era avvicinato silenzioso e ora, era solo a pochi passi da lei.
«Non avere paura» le disse lui, fermandosi sul posto. «Allontanati da lì o potresti finire in acqua. Il ghiaccio è molto sottile» le porse una mano coperta dalla stoffa e la ninfa esitò nell'afferrarla.
«Ti prometto che non ti farò del male» e con quelle parole la convinse a fidarsi.
L'uomo la strinse e la tirò lontana dalla sponda, che cedette appena la ninfa si spostò. L'aveva salvata e non la conosceva nemmeno.
Fu il turno della ninfa adesso di studiare il suo protettore: aveva gli occhi verdi come la terra in primavera e quei capelli rossi le ricordavano le foglie dell'autunno. Le piaceva il modo in cui la guardava, così incuriosito e gentile. Non appariva per niente come i mostri che le erano stati descritti.
Sgranchì la voce «Io sono Filippo, ma puoi chiamarmi Fill se ti fa piacere»
La ninfa sorrise «Marienne»
Indicò il suo vestito di fiori e lacci di foglie «Non hai freddo con solo quello addosso? Dovresti coprirti o congelerai»
Lei scosse la testa «No»
«Per favore indossa almeno questi» le porse la stoffa che prima gli copriva le mani.
Piegò la testa di lato, indecisa se accettare quel dono «Cosa sono?»
«Guanti, non li hai mai visti?»
«Da noi non esistono. Sono molto morbidi» commentò lei raggiante non appena li ebbe provati.
Fill rise della sua ingenuità, ma alla risposta di lei sul perché non li conoscesse, sul suo viso apparve la stessa sorpresa.
Le promise che non avrebbe rivelato a nessuno il suo segreto e Marienne non faticò a fidarsi dell'umano. Fill aveva lasciato la sua casa alcune lune fa, e non si era mai pentito di aver intrapreso la vita del viaggiatore. La ninfa era affascinata dal suo coraggio, ma ancora di più la stupiva la sua sete di conoscenza.
«So che le ninfe non possono allontanarsi dal bosco»
Lei annuì «Infatti è così. Le mie sorelle mi sgridano per questo, ma io vorrei solo sapere più cose»
«Se proprio desideri imparare, posso insegnarti io»
La sua proposta la colse di sorpresa «Non so, dovrei andare adesso» iniziò a indietreggiare, consapevole di aver appena infranto una delle regole più importanti della sua razza.
L'umano abbassò il capo «Ti rivedrò?»
Marienne sentii il viso arrossire «Domani, qui alla stessa ora, e ti darò una risposta» e così dicendo sparì tra gli alberi.
La ninfa sentì il cuore esplodere nel suo petto ad ogni passo che l'allontanava da Fill. Era stato un incontro strano e se da una parte l'aveva turbata, dall'altra le faceva desiderare di vedere di nuovo quell'umano. Al pensiero di quello che Fill avrebbe potuto raccontarle, si sentii felice come non lo era mai stata, ma quel sentimento non durò abbastanza.
Esisteva una sola legge per le ninfe e per quanto le risultasse piccola la sua casa, non era pronta a lasciarla.
Decise allora per un compromesso: avrebbe rivisto Fill ancora una volta e ne avrebbe approfittato per fargli più domande possibili. Poi si sarebbero detti addio.
Convinta di aver fatto la scelta giusta, alle prime luci dell'alba, la ninfa ripercorse lo stesso tragitto del giorno prima, e come promesso, trovò Fill ad l'attenderla impaziente ai piedi del lago.
«Sei tornata» esultò, quando lei gli andò incontro.
«Hai detto che volevi insegnarmi, per questo sono qui»
«Sono contento che hai accettato. Ti ho portato una cosa» frugò in un sacco che teneva sulle spalle e le porse uno strano oggetto.
La ninfa se lo rigirò tra le mani, e Fill, notando la sua confusione, le spiegò di cosa si trattava.
«È un libro, per leggere. Vedi queste sono frasi e queste sono immagini»
Marienne accettò il regalo con timidezza «È bellissimo, ma io non so leggere»
«Lo farò io per te e col tempo imparerai»
La ninfa avrebbe voluto confessargli che sarebbe stato impossibile, ma si tenne per sé quella triste verità. Sorridente pregò Fill di cominciare e lui l'accontentò. Sedettero insieme su una coperta spessa, distesa sopra la neve e soffice come il manto di un animale. Alla ninfa venne un terribile presentimento.
«Hai ucciso una creatura del bosco per questa»
Ma Fill la rassicurò «È fatta con la lana delle pecore, ma non occorre togliere loro la vita per averla»
La ninfa riuscì a rilassarsi, e mentre Fill leggeva le prime parole, lei facilmente si abbandonò al suono della sua voce. Sapeva di commettere uno sbaglio, eppure in quel momento non le riuscì di allontanarsi da lui. Le piaceva sentirlo citare quelle poesie così belle, e si divertiva quando lui le raccontava le storie della sua infanzia, dei posti che aveva visitato e di quelli che stava progettando di vedere.
La faceva sognare, ma un sogno non dura per sempre e la ninfa a malincuore gli disse che il tempo era scaduto.
«Devo tornare ora» si alzò svelta e salutato Fill con un cenno, fuggì verso gli alberi.
«Ti aspetterò per la prossima lezione» le gridò mentre si allontanava.
Marienne non riuscì a trattenersi dall'incontrare Fill il giorno dopo, e anche quello seguente. Sapeva cosa stava rischiando, ma il legame che era nato tra di loro le dava la forza per disobbedire alle sorelle. La loro amicizia andò avanti per tutto l’inverno, finché una mattina l’umano non le confessò che presto sarebbe dovuto partire. Era rimasto in quella terra troppo a lungo e adesso era il momento per lui di riprendere il cammino verso nuovi villaggi. La ninfa si rattristò perché non poteva negare a sé stessa di aver temuto a lungo quella notizia. Il pensiero di non poter più passare del tempo con Fill le spezzava il cuore.
«Vieni con me»
La sua richiesta le fece tremare le gambe. Nessuna ninfa aveva mai osato abbandonare il bosco e sei ci avesse provato, cosa le sarebbe successo? Una volta sua sorella le aveva detto “Siamo nate per essere questo, viviamo per la natura, senza non siamo più ninfe".
Se avesse lasciato la sua casa, non sarebbe più stata una ninfa e questo le faceva paura.
«Non posso»
Fill guardò fisso il lago, l'unico testimone dei loro incontri. «Lo capisco. Non puoi lasciare la tua famiglia»
«E tu non puoi rinunciare ai tuoi sogni» sospirò Marienne, guardando lo stesso punto.
«Partirò domani, domani sarà l'ultima lezione che potrò darti»
Lei annuì e con sua sorpresa qualcosa di caldo le bagnò le guance.
Fill la strinse tra le braccia, e fu la prima volta che la ninfa sentii un calore più piacevole di quello del sole. Rimasero in quella posizione a lungo finché lei non si scostò imbarazzata.
«Devo andare» quegli occhi la scrutarono nell'anima, e lì sarebbero rimasti, perché lei non li avrebbe mai dimenticati.
«Non partire senza salutarmi» lo pregò un'ultima volta prima di tornare nel bosco.
Mentre camminava, la terra sotto i suoi piedi le parve improvvisamente fredda, come non lo era mai stata prima. Stava provando quella sensazione che Fill le aveva descritto molte volte nelle poesie, si chiamava nostalgia, e non aveva cura. Il cuore soffriva perché lui non era con lei, e quando se ne rese conto, si accorse che la natura stessa appassiva durante il suo passaggio.
Non era più la ninfa spensierata di un tempo, adesso il suo spirito era ferito e confuso. Come l'avrebbe nascosto alle altre?
Appena giunse al centro del bosco, vide che sei ninfe la stavano aspettando. Le confessarono di averla seguita, ma non erano intervenute perché speravano che il buon senso le avrebbe ridato la ragione. Visto che non era successo, non potevano più restare in silenzio.
«Non devi vederlo mai più o perderai te stessa» le disse la maggiore, che più di tutte, teneva a Marienne.
«Io non capisco, Fill non mi ha mai ferita ne ha cercato di rapirmi. Non è cattivo»
I suoi tentativi di convincere le altre furono inutili.
«Ricorda la nostra legge, siamo nate per la natura, viviamo solo per lei. Senza non siamo più ninfe» recitarono in coro le sei donne come se fosse un giuramento. Allora Marienne realizzò cosa volessero dire quelle parole.
«Sei cambiata ormai, Marienne, la natura lo sente. Rivedere quell'umano ti distruggerà»
«Voglio solo dirgli addio» le pregò con le lacrime agli occhi.
Incapace di affrontare quegli sguardi d'accusa, la ninfa fuggì via. Senti le sorelle gridargli di tornare indietro, ma lei ignorò quelle urla. Loro non potevano capire.
Continuò a vagare tra gli alberi fino a tarda sera e non si rese conto di dove i suoi piedi l'avessero condotta, finché non vide davanti a sé il lago ghiacciato. La neve aveva abbandonato quel luogo da qualche giorno, ma l'acqua era ancora imprigionata.
Nel bosco Marienne sapeva orientarsi anche al buio, ma là fuori era tutta un'altra cosa. Inciampò varie volte, graffiandosi le ginocchia, ma nonostante la paura, niente le avrebbe impedito di attendere Fill.
Come se lui avesse udito il suo richiamo, una piccola luce si fece spazio in mezzo alle tenebre. Quando fu abbastanza vicina, Marienne si rese conto che si trattava di una lanterna, e convinta fosse proprio il suo umano a venirle in aiuto, corse verso quel bagliore prima che potesse scomparire.
Non fece un altro passo, che la lanterna illuminò il viso di uno sconosciuto.
«Chi va là?» gridò l’uomo con voce pastosa e prima che riuscisse a metterla a fuoco, la ninfa cercò di tornare nel bosco.
Ma qualcosa andò storto.
La terra bagnata la fece scivolare più vicino alla riva, e quando l'uomo cercò di avvicinarsi, lei fuggì nella direzione sbagliata. Fu solo nel sentire il ghiaccio spaccarsi sotto di lei che un terribile presentimento la colpì.
«Fill» riuscì a gridare il suo nome un secondo prima che l'acqua la inghiottisse.
Marienne iniziò a muovere convulsamente le braccia per aggrapparsi a qualcosa, ma se provava ad afferrare il ghiaccio era troppo difficile mantenere la presa. Lei che non aveva mai conosciuto il freddo, ora sentiva benissimo quanto fosse pungente e pesante su di lei.
Presto il suo corpo non fu più in grado di reagire, stava diventando troppo debole persino per urlare. Nel suo cuore già sapeva che non avrebbe più parlato con Fill, ne avrebbe potuto chiedere scusa alle sue sorelle. Il lago l'aveva fatta sua e non l'avrebbe più lasciata andare.
Mentre la realtà si allontanava, la ninfa rivide un ultima volta il volto di quell'umano che era stato capace di riscaldare il suo cuore. Lui sarebbe tornato l’indomani come lei gli aveva chiesto, ma stanco di aspettare, avrebbe ripreso il cammino convinto che la sua Marienne non lo volesse più incontrare.
Ostinata a ribellarsi, la ninfa poté solo immaginare un destino diverso: Fill l'avrebbe trovata sulla riva ad attenderlo e insieme, mano nella mano, sarebbero partiti al sorgere del sole alla scoperta di quel mondo, che lui le aveva tanto fatto sognare.
Con quella scena Marienne si addormentò.
 
 
   
 
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