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Autore: PsychoWitch    09/02/2017    0 recensioni
Se ci dicessero che abbiamo ereditato una fortuna da una parente sconosciuta, penseremmo ad uno scherzo. Nel viaggio per scoprire chi sia la sua defunta zia Bonnie, Vincent Carter si ritroverà ad affrontare ben più di una serie di scartoffie burocratiche. Riuscirà ad aiutare i Gatti a contrastare l'associazione dei malvagi Rettiliani, che vogliono conquistare la Terra? Per farlo, ha a disposizione un dono fuori dal comune...
Genere: Avventura, Comico, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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L'Unione Mondiale Umanità Prudente vi raccomanda di non progettare vacanze, di non andare in villeggiatura tutti nello stesso luogo e di evitare le partenze intelligenti. E' preferibile rimanere a casa, possibilmente con una qualsiasi influenza.......
 

Introduzione alla sicurezza

Se deve piovere, pioverà in un giorno di vacanza.

Questa teoria è discussa attualmente da ogni scienziato degno di
questo nome. Nel corso dei secoli, l'uomo ha sempre visto rovinati i
suoi progetti da acquazzoni torrenziali e disastri naturali di vario
genere. Nei tempi moderni, poi, questa situazione ha conosciuto un
lieve cambiamento, quando il signor Thomas Grill, mercante di
ferramenta inglese, inventò il rubinetto.

Anche Sir Hammington, nel 1500, e, due secoli più tardi, il signor
Alexander Cummings hanno una responsabilità non indifferente riguardo
a ciò che i filosofi chiamerebbero antinomia, i fatalisti destino
(quell’utile definizione per trovare giustificazioni agli errori) e i
tipi più concreti sfortuna maledetta. In altre parole: perché
l'impianto idraulico dei sanitari si rompe solamente in periodi di
ferie?

Badate bene, non parlo solo delle vostre ferie, ma anche di quelle
degli idraulici. Avete mai provato a chiamare un idraulico di
domenica? È ovviamente impossibile: la domenica è, per i cattolici, il
giorno sacro per eccellenza, e in quanto tale la cultura occidentale
lo percepisce come dí festivo intoccabile. Tutti gli idraulici devono
essere particolarmente religiosi, o particolarmente occidentali: non
uno di loro verrà a togliere un grumo di capelli dal vostro scarico di
domenica, neanche per tutte le chiavi inglesi d'oro della Terra.

Le calamità naturali, infine, seguono un calendario simile ai rubinetti
e alla pioggia. Non è chiaro se quest'ultimo sia gestito da
un'entità soprannaturale, quel Dio in cui molti credono, o se, al
contrario, le catastrofi non siano guidate da una volontà divina,
bensì dalla nostra.

Sono elementi eccezionali che accadono, almeno si spera, poche volte
in un lungo arco di tempo: questo perché, vista l'attenzione mediatica
che ricevono, gli tsunami, i terremoti e gli uragani hanno
incominciato a sviluppare un carattere che si definisce da superstar.
Non arrivano mai nel momento in cui le si aspetta, arrivano in
ritardo, cambiano improvvisamente direzione. Infine, una volta
scatenata la loro forza, scompaiono e non danno più notizie di sé,
senza una foto, una cartolina, né un tweet.

Come tutte le grandi star, le catastrofi appaiono solamente davanti a
un'audience piuttosto numerosa: e per assicurarsi più pubblico
possibile, capitano proprio nei giorni di vacanza.

Prendiamo l'eruzione del Monte Saint Helens del 1980, la cui
esplosione, che distrusse metà vulcano, accade inaspettatamente (o
forse no) domenica 18 maggio. Ahimè, ci furono alcune vittime fra i
curiosi accorsi ai primi fenomeni sismici.

Lo tsunami devastante che colpì l'Indonesia il 26 dicembre 2004 fu un
classico esempio di calamità primadonna: non a caso colpì in uno dei
periodi vacanzieri più affollati dell’anno, quello natalizio.

Insomma, ciò che si deduce analizzando questi fatti è che il tempo è
costantemente influenzato dal fattore umano: emissioni inquinanti a
parte, l'uomo ha il potere, soprattutto se agisce in branco, di
determinare se pioverà o ci sarà il sole.

Ecco risolta la questione della pioggia inopportuna. Per questo
l'Unione Mondiale Umanità Prudente vi raccomanda di non progettare
giorni di vacanza, di non andare in villeggiatura tutti nello stesso
luogo e di evitare le partenze intelligenti. È preferibile rimanere a
casa, possibilmente con una qualsiasi influenza, o un raffreddore di
vostra scelta. Nel caso non ne aveste, il Movimento Ipocondriaco
Mondiale consiglia la visione di programmi dedicati alla salute:
riscontrerete i sintomi di svariati malesseri in pochi minuti.

1.

"Sfortuna maledetta", pensò Vincent Carter riparandosi alla meglio con un giornale già fradicio. L'acqua scendeva a rigagnoli dai suoi lisci capelli biondi, facendoli attaccare in maniera fastidiosa agli occhiali che portava sul naso. Le macchine, con i loro conducenti, sfrecciavano accanto a lui indifferenti, schizzando di fango il suo vestito blu: l'uomo continuò ad avanzare nel piccolo monsone che quella domenica mattina si era abbattuto sul paese, mentre la pioggia torrenziale trasformava la sua sagoma in una grossa ombra scura. "Proprio oggi che potevo andare in bici", si disse Vincent, fulminando con lo sguardo le gocce che frustavano senza pietà un’innocente pozzanghera. Il "ciclismo amatoriale", come lo definiva lui, era l'unico hobby che veramente apprezzasse, ma il frenetico lavoro d'ufficio nel reparto reclami dell'azienda di frigoriferi in cui era impiegato non gli lasciava mai abbastanza tempo per praticarlo, se non la domenica.

Se Vincent sapesse ciò che si cela dietro alla pioggia festiva, si farebbe spostare il giorno libero di lunedì. Se il suo capo gli chiedesse il perché, non esisterebbe a mentire, dicendo che solo il lunedì può guadagnare col suo secondo lavoro di parrucchiere: tutti gli altri della sua zona sono chiusi.

Vincent entrò nel vialetto della sua piccola villetta, che suo padre aveva costruito quasi mattone per mattone, evitando le pozzanghere nei buchi lasciati dalle mattonelle mancanti del lastricato.

La pioggia insistente aveva trasformato il giornale in uno straccio bagnato. Vincent starnutì due volte, piegandosi sulle ginocchia: quando riaprì gli occhi notò la casella della posta stracolma di buste. "Ecco cosa mi ero dimenticato di fare ieri" pensò, trascurando di essersi scordato di dare l'acqua alle piante alla finestra, che però, grazie alla pioggia, si erano arrangiate senza di lui, come ogni fiore che si rispetti.

Buttò a terra il giornale, passato ormai quasi allo stato liquido, e cercò le chiavi sotto lo zerbino. Quando la sua mano toccò il metallo freddo, Vincent sobbalzò, ma le afferrò comunque, e le inserì nella serratura della cassetta: lo sportellino si aprì e le buste stipate dentro piovvero fuori a cascata, inzuppandosi. Maledicendo la pioggia e chiunque avesse inventato le cassette piccole, Vincent dovette abbassarsi di nuovo a raccoglierle. Le scrollò un poco, non ottenendo nulla di più che stropicciarle.

Una volta entrato in casa, i vestiti finirono direttamente nell'asciugatrice, le lettere sul termosifone e i capelli sotto il phon. In poche passate erano tornati alla loro ingestibile forma originale, Vincent si sentì abbastanza asciutto da permettersi una liquida tazza di tè. Riempì il bollitore e ne apprezzò, come sempre, la figura sul fornello. In pochi minuti l'acqua sarebbe stata pronta per un Earl Grey, e la sensazione di disagio che Vincent provava da ore sarebbe sparita. "È la pioggia, la maledetta pioggia" si disse, massaggiandosi gli occhi. Le sue orecchie aspettavano il fischio del bollitore, ma furono invece sorprese da un secco bussare alla porta principale.

Vincent fece una mezza piroetta, fronteggiando l'entrata. "Chi potrebbe essere con questa pioggia? Di domenica? A casa mia?". Vincent non ha troppi vicini che gli rompono le scatole: è un tipo riservato. Inoltre, quei pochi amici che ha abitano nella capitale, una cinquantina di chilometri più a sud; e nessuno di loro con quel tempaccio si sarebbe avventurato fin lì. Per quanto affetto un uomo possa provare per qualcuno, la nostra indole sempre più sedentaria ci impedisce di muoverci, soprattutto con il brutto tempo. Antonio Meucci e Alexander Graham Bell, per esempio, detestavano la pioggia: e fu così che nacque il telefono.

Un po' incerto, Vincent andò comunque ad aprire.

L’uomo in completo grigio che gli si parò davanti, invece, sembrava parecchio sicuro di sé. Era strano come la sua faccia non mostrasse nessun segno di fastidio, contando che stava proprio sotto la pioggia, senza ombrello né cappuccio. Certo, aveva una bombetta, ma sembrava assurdamente piccola - o forse era la testa dalla mascella squadrata a essere troppo grande per lei.

Gli occhi erano nascosti dietro un paio di occhiali da sole dalla montatura nera. L'utilità di questi ultimi era discutibile, vista la totale mancanza di luce solare, ma l'uomo sembrava quel tipo di persona totalmente a suo agio solamente con gli occhi coperti, e questo lo rendeva vagamente minaccioso. La corporatura ad armadio e il metro e novanta che caratterizzavano la sua figurina, contribuivano a renderlo simile a un pilastro di cemento armato, inamovibile e inesorabile.

Vincent si accorse di avere la bocca aperta solo quando un soffio di vento gli seccò la lingua: allora la chiuse, poi si ricordò dell'ospite inaspettato, che non aveva ancora accennato un movimento, e la riaprì, ma non riuscì a dare una forma concreta alle sue parole. Così meccanicamente richiuse la bocca, sentendosi terribilmente stupido, e sperò che il colosso davanti a lui prendesse l’iniziativa, impietosito. Tuttavia, l'uomo non sembrava per niente in vena di scambiare due chiacchiere. Passarono due minuti buoni a fissarsi, o almeno: gli occhi di Vincent danzavano freneticamente da parte a parte, mentre l'uomo lo fissava, anche se gli occhiali da sole non consentivano di seguire il suo sguardo.

Fu il fischio del bollitore a far riscuotere Vincent dalla sua trance: l'acqua per il tè rischiava di evaporare, pensò con gravità, e quindi decise di darsi una mossa.

Si schiarì la gola, pronto a parlare con lo sconosciuto con un tono cortese ma deciso. Il suo piano di mostrarsi un autorevole padrone di casa fallì, perché il suo movimento non sembrò turbare l'uomo, che rimase impassibile nella stessa posizione. Un'unica, solitaria goccia di sudore s'insinuò nel colletto della vestaglia di Vincent. Perché quel tipo non si muoveva? Qual era il suo problema? Intanto il bollitore fischiava sempre più forte, e quel suono gli faceva piangere il cuore: quasi nulla era per Vincent più importante del tè. Il disagio che provava davanti a quello strano pezzo di roccia continuava a bloccarlo, e per un attimo valutò l'opzione di sbattergli la porta in faccia e correre dal fornello: ma aveva l'inquietante sensazione che, se l'avesse fatto, l'uomo avrebbe scardinato la porta e lo avrebbe appeso per le caviglie al lampadario.

La disperazione portò il poveretto ad emettere un "ehm" a voce bassa, e fu allora che l'uomo-di-pietra prese vita, squadrandolo dalla testa ai piedi. Vincent s'immobilizzò come una lepre davanti ai fari di una macchina, preparato al peggio senza neanche sapere il perché.

L'uomo frugò all'interno della giacca, e nel terzo occhio di Vincent si formò l'immagine di un coltello… Ma, fortunatamente per lui, quello che l'uomo estrasse era una lettera, nera e stranamente asciutta.

Lo sconosciuto gliela porse con la stessa impressione imperturbabile, e Vincent allungò tremante la mano per afferrarla. Nello stesso momento in cui le sue dita toccarono la carta, l'uomo in grigio schiuse finalmente le labbra, rivelando una dentatura perfetta, e disse con voce incolore: "Ci dispiace molto." Poi si voltò e, senza fare il minimo rumore, si allontanò calpestando ogni singola pozzanghera del vialetto.

Vincent lo seguì shockato con lo sguardo, poi si ricordò del tè. Stranamente, però, non ne aveva più voglia. Si sentiva stanco, come se avesse appena fatto una corsa estremamente spossante. Non sapeva neanche chi fosse quell'uomo, cosa volesse da lui o chi l'avesse mandato. "Niente posta, di domenica" pensò, e in ogni caso quel tipo non sembrava un postino. Fissò la busta nera che aveva in mano, "Dev'essere scritto tutto qua". Sì, ma tutto cosa? Un concorso? E come mai l'uomo aveva detto "ci dispiace"? Ci? Noi? A chi? Era uno scherzo?

Vincent aveva un brutto presentimento. Era una strana domenica, indubbiamente. Rientrando in casa lasciò la busta nera sul mobile d'entrata: voleva prima distrarsi leggendo la posta "normale". Questa era perlopiù composta da bollette piene di file incomprensibili di cifre e di pubblicità piene di file incomprensibili di offerte. Si confuse ancora di più, e inoltre non riusciva a togliersi la lettera dalla mente. La guardò: nonostante fosse nera, sembrava emanare una certa luminescenza.

Finalmente afferrò un coltello da burro e la aprì. C'era solo un foglio all'interno, un normale foglio A4, bianco. Il contenuto della lettera era il seguente:

Gentile Signor Vincent Arthur Carter,

Oggi, domenica 3 novembre, il fiume Serve della cittadina di Quietwaters è straripato alle 6:32. I danni sono stati marginali, ma ci addolora informarla della morte di Bonnie Carter, che prima di spirare ha espresso la volontà di lasciare tutto al nipote, Vincent Arthur Carter. Le nostre ricerche hanno portato a lei, quindi la intimiamo di recarsi a Quietwaters il più presto possibile.

Sentite condoglianze,

Il Reparto Amministrativo Catastrofi & Calamità.

Due pensieri attraversarono la provata mente di Vincent: "Che razza di Reparto sarebbe?", e "Chi diavolo è Bonnie Carter?".

   
 
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