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Autore: Davos    12/02/2017    4 recensioni
Il Cosmo, un luogo pieno di meraviglie e storia.
Le otto più potenti monarchie del Cosmo si affrontano tra loro per la pace, subordinati al Notaio.
La fiamma blu e bianca si sta accendendo, portando il sangue a nascere.
Genere: Avventura, Guerra, Introspettivo | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Violenza
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“Non oso accettare l’offerta.”
Gli Otto Troni stavano disposti in cerchio all’interno di quel grande campo roccioso noto a tutti come il Fulcro, un luogo ai confini del Cosmo, invalicabile e protetto da ogni emergenza.
Gli otto sovrani stavano seduti sui loro troni, ognuno fatto di materiale diverso.
Questi troni si ergevano sulle rocce, alti e secolari, ancestrali quanto il Cosmo.
Il Notaio, la figura più importante, la guida della pace tra i sovrani e i poteri del Cosmo, colui che si interpone tra tutte le forze per il bene della vita.
“Non intendo minimamente abbassarmi a tanto.”
I sovrani discutevano per la pace, ma solo discordia c’era nei loro cuori amari, specialmente nei cuori di chi nelle vene scorreva il sangue della stirpe di Sin. Tutto era iniziato con Sin, i troni e il Cosmo vivevano per causa di esso.
In un tempo remoto, in quella a tutti nota come Era Soppressa, esistevano due mondi circolari che si contendevano l’esistenza stessa, questi due mondi erano in guerra perenne da molto tempo, i loro nomi erano Bon e Sin.
L’Ultimo Principe di Sin, colui che è riconosciuto tuttora come l’ultimo sovrano di Sin, decise di chiedere la pace, firmando un trattato, trattato noto come le Carte di Sin, un accordo privato tra il sovrano e il popolo per l’ottenimento della pace.
“Io potrei suggerire l’idea di fare ad alzata di mano.”
L’Ultimo Principe fa convalidare l’accordo dal Cartografo, il notaio della famiglia imperiale. I troni nacquero nella mente dell’uomo giuridico, che colto da un’improvvisa emicrania, decise di affidare la sua idea di comando ad un amico: il Demiurgo.
Il Demiurgo si reca a Sin, dove sotto comando del principe anonimo, prende un pezzo di terra su cui costruire il tutto, quel pezzo di terra isolato e deserto sarà chiamato Fulcro.
“Io decido per me, scegliete voi prima.”
I primi quattro troni presero il potere degli elementi: quello di Legno, rappresentante il Vento, lo Spirito; quello di Marmo, rappresentante la Terra, la Forza; quello di Sale, rappresentante il Mare, la Calma; infine, quello d’Ossidiana, rappresentante il Fuoco, l’Astuzia.
Gli ultimi due, il Sale e l’Ossidiana, divennero noti come i troni gemelli, nati dalla stessa pietra e con lo stesso sangue.
Il Demiurgo fece anche gli altri quattro con le materie ancestrali dei mondi, terminando l’opera ed entrando tra i fondatori del Cosmo.
Sin e Bon smettono di esistere, spargendosi in lungo e in largo,dividendosi in tanti regni, regni insignificanti a guardare il potere degli otto. L’Ultimo Principe di Sin trasformò le Carte di Sin nelle Carte degli Otto, una costituzione ricca di leggi e regole, costituzione garantita da un personaggio neutrale: il Notaio.
“Io sono d’accordo, siete voi che non riuscite a vederne le prospettive.”
Infine, dopo tutto il tempo trascorso, furono scelti otto sovrani a cui affidare i troni, ma tra essi ci fu un caso particolare.
I nipoti dell’Ultimo Principe, Ason e Soan, furono scelti, rispettivamente, come detentori del trono di Sale e d’Ossidiana, aumentando ancor di più la valenza del significato dei troni gemelli.
Da quel momento molte cose cambiarono, tranne una, la Stirpe di Sin, i discendenti di Ason e Soan, continuarono a farsi la guerra, centralizzando su di loro l’esistenza stessa del Cosmo, portando l’odio contro le loro famiglie da parte di tutti gli altri detentori e popoli.
“Quindi a nessuno interessa quello che ho proposto?”
Il Notaio aspettava una risposta, non poteva più attendere certi bisticci tra i sovrani.
“Io ho già espresso la mia opinione, e se tutti sono d’accordo con me, allora possiamo tornare alle nostre case.”
Ason MXXXVI, detentore del trono d’Ossidiana, vestito nel suo abito reale con i colori della sua famiglia, stringendo il trono dalle mani, rispose maleducatamente al Notaio, unica persona in grado di fermarlo.
“Siamo tutti d’accordo sull’affermazione di Ason, può procedere a farci andare via.”
Il detentore del trono di Marmo, immerso nella sua grande barba rossa e nei suoi anelli dorati, si accingeva a posizionare la sua mole sul trono degli avi, cercando la giusta posizione per sedersi comodamente.
“Anche io lo sono, quindi potrebbe disfare qui la riunione.”
Sona CIX, detentrice del trono di Sale, elegantemente assunta nei suoi abiti bianchi e vellutati, allargava le mani verso gli altri sovrani, condividendo la sua opinione ma non i suoi pensieri.
“ Basta che io possa tornare a casa, quindi sto con gli altri.”
Gigi XIII V, detentore del trono Ligneo, arruffandosi i capelli e sbattendo i pugni sul trono, mostrava interesse per un argomento già spento nella sua mente.
“Allora dichiaro chiusa la riunione, potete pure tornare ai vostri mondi.”
Il Notaio firmò il foglio che aveva in mano e alzò il braccio in aria, in quello stesso istante gli otto sovrani sparirono in nuvole di fumo colorate verso altri luoghi.

Dopo lo spettacolare evento, il Fulcro tornò ad essere nebbioso e deserto, fisso scuro all’interno di quel piano così dritto e scoglioso. Il Notaio, fermo nella sua barba bianca, tornò in casa, nel suo rifugio, trovando una fredda accoglienza.
“Hanno accettato la mia proposta?”
L’assistente del Notaio, un ragazzo giovane e cupo, ma pieno di vita, rimaneva fermo a fissare la faccia del vecchio, aspettando in un momento successivo la risposta al quesito posto.
Il Notaio scosse la testa, perdendo tutta l’autorità dimostrata dinanzi ai troni.
“La tua idea non sarebbe stata accettata neanche se ci fossero stati degli stupidi a sedere sul trono, quello che hai proposto andava completamente fuori dagli schemi imposti dalla Carta degli Otto, e ogni cosa che non va bene non può passare.”
L’assistente non volle sentire altro, riprese i vecchi libri e tornò al suo lavoro. “Almeno vorrei che ci provassi a fare qualche sforzo di compiacimento nei miei confronti.”
Le scale di legno scricchiolarono inesorabilmente, producendo rumori fastidiosi e poco udibili.
“Io non voglio far cominciare una nuova Era, lo sai anche tu come funziona la giurisdizione del Cosmo, tutto deve essere rispettato come è stato scritto.
Se tutti noi andassimo contro le Carte degli Otto, i sovrani avrebbero già cominciato una guerra simile a quella tra Sin e Bon.”
“Bisogna verificare che non scoppi una guerra. Per favore, potresti scendere negli archivi e cercare il mandato numero ottantatre, devo guardare una cosa.”
L’Assistente prese la scopa e il secchio, scendendo le scale di legno fino alla porta scura, scomparendo nel nulla.
Il Fulcro era un luogo calmo e solitario, sempre ricoperto dal buio e illuminato dai mille corpi, abitato solo dai popoli autoctoni dal passato sconosciuto, guardie del Fulcro, e dai vari amministratori dei troni, succedutisi uno dopo l’altro in un circolo infinito di morte.
Durante la prima Era del Cosmo, il Fulcro era protetto ai confini da una vecchia organizzazione militare, sciolta dopo le gravi azioni del Cavaliere Pazzo, il nome dell’organizzazione era Scudo Cosmico,nota a tutti solamente come Scudo.
Varaf I, seconda detentrice del trono cubico, aveva deciso di fermare le ostilità tra Ason II e Soan II, dando a suo nipote, attraverso l’autorizzazione del Notaio, il comando dell’appena nato Scudo.
L’Alto Cavaliere, il nome affibbiato a Varaf, rispettò per anni il sigillo imposto sul suo esercito: non oltrepassare i confini, ma poi i successori, quelli sempre più vicini alla caduta, denigrarono il Notaio, arrivando a violare la prima regola imposta dalla loro costituzione. Il Comandante Cavaliere Exilon Za, noto come Cavaliere Pazzo, mandò a morte i suoi soldati, facendo uccidere i veterani per scopi malsani, arrivando a violare l’inviolabile e sancendo la fine dell’ordine.
Con la fine dell’ordine, il Notaio sancì la fine di un’Era, arrivando a definire il cambio generazionale storico del Cosmo.
“Se i detentori non si metteranno d’accordo, la guerra non sarà l’unico problema che affliggerà il Cosmo. L’Esercito Inferiore preme sempre di più, non si fermerà di fronte a niente, anzi, approfitterà della guerra per i suoi scopi.”
L’Assistente tornò con i documenti, ricoperti di polvere e cenere, appoggiandoli sul tavolo al centro della piccola stanza.
“Questi sono tutti i documenti legati al mandato numero ottantatre, ho guardato se ci fosse qualche annotazione o articolo, ma sembra che ci siano solamente questi fogli malconci e dimessi.”
Il Notaio toccò con le mani le bianche ceneri, leggendo con calma ogni minima lettera scritta sopra, poi si interruppe, guardò in faccia il giovane ragazzo e li allungò la mano.
Ravon, così si chiama l’assistente, prese la lente d’ingrandimento e la torcia dalla borsa del suo superiore, cedendole nelle mani tese. Il Notaio riprese a leggere con più velocità, non fermandosi per nessun motivo.
“Prepara un caffè, lavoreremo tutta la notte.”
“La dici facile, qui è sempre notte.”
“Allora vuol dire che lavoreremo per tutto il tempo necessario, vai a preparare il caffè.”
L’Assistente si mosse fuori dalla camera, lasciando il vecchio anziano a leggere i documenti.
“Che buono questo caffè.”
Il Notaio stava fermo, con la tazza in una mano e la lente nell’altra, mentre l’assistente teneva la torcia accesa e illuminata, cercando una pausa per bersi il caffè.

“Ecco qua!”
Il Notaio esultò di gioia, svegliando dalla dormiveglia Ravon, ormai caduto nell’onirico.
“Secondo quello che dice questo paragrafo, all’interno della trentaseiesima pagina del dodicesimo capitolo, le Carte degli Otto possono richiedere… ma stai annotando quello che ti dico?”
Ravon prese immediatamente il blocchetto degli appunti che teneva in tasca, scarabocchiando le parole appena dette.
“Dicevo, scrivi, che le Carte degli Otto possono richiedere l’attuazione e verifica di una nuova legge attraverso la conferma e l’accettazione anche di uno solo degli otto detentori, ma bisogna che questa conferma venga direttamente dalla bocca del detentore, coadiuvata con quella del Preside del Collegio Docenti e del firmatario della legge.”
“Cioè?” L’Assistente non capiva.
“Intende dire che basta solamente una conferma positiva da parte di uno degli otto per accettare una nuova legge, così da riuscire a rendere ufficiale una legge che potrebbe smontare completamente le Carte, in pratica abbiamo risolto il quesito.”
“ Va bene, ma…tu e il Collegio non andate molto d’accordo, o sbaglio?”
Il Notaio sbarrò gli occhi, non poteva credere di essersi dimenticato un fatto così visibile, eppure succedeva spesso di dimenticarsi dei rapporti privati con le altre autorità del Cosmo.
“Non voglio sentire parlare di quell’odiosa istituzione, spero di trovare qualche scappatoia per riuscire a fermare il conflitto improvviso.” L’Assistente prese tutti i documenti e li ripose negli archivi, lasciando solo in quel mare il superiore, spento tra gli abissi del profondo spazio, riflettendo sui quesiti della pace e della giustizia. Le stelle e i mondi distanti si muovevano in file, cerchiando le celesti sfere e muovendosi in direzioni concentriche lente e rilassanti, capaci di spegnere i neuroni e concentrare la propria domanda su cosa ci sia di sbagliato nella vita.
   
 
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