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Autore: Antonio Militari    12/02/2017    0 recensioni
"Sa che cosa hanno in comune la maggioranza delle persone che commettono un omicidio?” Pausa quasi teatrale “quasi sempre non volevano commetterlo, e quasi tutti se ne pentono subito dopo” Altra pausa “Io non voglio commettere un omicidio”.
Joe S. Ramírez si ritrova improvvisamente catapultato in una realtà più grande di lui, dove tutta la sua concezione di morale verrà messa totalmente in dubbio da un'unica drammatica scelta.
La storia partecipa al contest I Peccati Capitali organizzato da Hannibal.L.
Genere: Drammatico, Introspettivo, Suspence | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: Non-con
Capitoli:
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La storia partecipa al contest I Peccati Capitali organizzato da Hannibal.L,
Ogni riferimento a persone o cose è del tutto casuale.
Le opinioni espresse all'interno della storia non rispecchiano necessariamente il pensiero dell'autore.

I
 
Freddo. Questa è la prima sensazione che lo avvolge, prima ancora di aprire gli occhi o di muovere un muscolo. Freddo, in particolare contro la guancia. Sbatte le palpebre lentamente cercando di resistere al dolore che la lama di luce gli provoca ogni volta che cerca di aprire gli occhi. Si muove lentamente cercando di alzarsi, o almeno di staccare la guancia da quel maledetto pavimento gelato. Ma che diavolo è successo?
Riesce a mettersi in piedi, ma deve appoggiarsi al muro per non cadere nuovamente, un muro che cede qualche centimetro sotto il suo peso. Imbottito? Perché si trova in una stanza con le mura imbottite? Tutto questo non ha senso. Si preme con forza la tempia sinistra che sembra esplodergli per il male che gli fa, mentre gli occhi non ne vogliono sapere di restare aperti.
Si appoggia al muro con le spalle, trovandolo comodo, e stupendosi per la stupidità di un tale pensiero. Deve fare mente locale: qual è l’ultima cosa che ricorda? Il freddo, ovviamente, ma questo dopo essersi svegliato. Prima? Che cosa ricorda di quello che è successo prima? Il mal di testa aumenta, mentre lui sa cosa è successo, ma non riesce a visualizzarlo: è come se lo avesse lì, davanti agli occhi, ma fuori fuoco. Ci rinuncia, ma solo per riprovarci più tardi, intanto ignora il dolore (o almeno fa finta di ignorarlo) e apre gli occhi per più di tre secondi. Li richiude e ripete l’operazione.
Dopo un eterno minuto, più o meno, riesce ad aprirli definitivamente, e quindi a guardarsi attorno. Non che ci sia molto ‘attorno’ da guardare: è una stanza stretta e corta, due metri per uno forse, alta poco più di due metri, totalmente rivestita di materiale morbido ad eccezione del pavimento, che sembra fatto in marmo bianco; oh, certo, il colore di quella stanza è, ovviamente, bianco, senza alcuna sfumatura.
Per prima cosa deve controllare il panico: non è certo un valido alleato in questo momento. Chiude nuovamente gli occhi e, ancora appoggiato alla parete, fa un bel respirone, cercando di fare mente locale. Si ricorda chi è? Certo: è Joe S. Ramírez, e fa il professore di Filosofia all’Imperial College, dove detiene una cattedra sperimentale. Si ricorda cosa è successo? No. O meglio, ricorda la serata passata fuori con qualcuno, che non riesce a mettere a fuoco, si ricorda della cena in un ristorante di lusso, e ricorda vagamente anche una proposta, che lo aveva tanto affascinato quanto spaventato, o meglio, terrorizzato.
Riapre gli occhi ed è calmo, per quanto la situazione lo permetta. si guarda attorno cercando qualcosa, qualcosa che, a rigor di logica, deve esistere per forza: una porta. Deve esserci una porta in questa stanza se è entrato, no? Non può mica essere stato teletrasportato lì dentro all’improvviso. Ma la porta non c’è: probabilmente una delle pareti (o il soffitto) si possono spostare totalmente, aprendo quindi la stanza. Forse si trova addirittura all’interno di un qualche tipo di container.
Sta ancora pensando a come abbia fatto ad entrare in quel luogo quando una voce gracchiante riempie improvvisamente l’aria “Joe Sentenza Ramírez,” Quanto tempo è che non sente il suo secondo nome? “Mi dispiace averla fatta aspettare, ma il suo collega ci ha messo più tempo ad accettare la situazione, nonostante si sia svegliato prima.” Bene, sono in due, probabilmente in luoghi identici, e c’è una terza persona che li controlla, con l’ausilio di qualche diavoleria tecnologica, probabilmente.
“Mi ascolti attentamente, signor Ramírez” può fare altro, per caso? “lei e il suo collega siete stati scelti con un’estrazione imparziale dall’elenco telefonico” appena torna a casa, lo giura dentro di sé, si fa togliere da quell’elenco “per partecipare ad una specie di… esperimento”. Cosa?
Dopo qualche secondo di silenzio, vedendo che la voce non continua, Joe decide di provare a parlare “Chi sei?”
“Chi sono non ha importanza, almeno non per ora. Le basti sapere che lei sta partecipando ad un esperimento ufficiale, che verrà registrato e pubblicato su riviste scientifiche, nel pieno rispetto del suo anonimato, ovviamente”. Ovviamente
“e se mi rifiutassi?” Temeva la risposta
“Può rifiutarsi, se lo desidera” cosa? “Ma ad alcune condizioni: non avrà diritto al premio di partecipazione, che ammonta a circa 2 milioni di euro” due milioni? “pari ad almeno 1,7 milioni di sterline” due milioni? “e non potrà parlare a nessuno di quest’esperienza, che comunque dimenticherà a seguito alla somministrazione di un farmaco, non avrà diritto ad alcun rimborso, e noi ci impegneremo a non chiedere a lei nessun rimborso per il tempo perso”.
Adesso Joe inizia a ricordare la cena nel ristorante di lusso, la ragazza sensuale con cui aveva mangiato e la proposta oscena e spaventosa che le aveva fatto: un qualche tipo di esperimento… e lui aveva accettato, evidentemente, almeno di conoscere qualche dettaglio in più. “Se lei, invece, dovesse accettare l’esperimento, come noi ci auguriamo, non potrà più rifiutarsi, e la cosa andrà avanti fino alla fine che a lei piaccia o meno. Non potrà tornare indietro fino a quando i nostri esaminatori non si riterranno soddisfatti” Sembra tipo un porno per scienziati, uno stupro scientifico sotto gli occhi di tanti occhialuti topi di biblioteca lì per ‘amore alla scienza’. Se avesse accettato sarebbe stato una specie di puttana, ma quale puttana viene pagata 2 milioni di euro?
“E in cosa consiste questo esperimento?”
“I dettagli li saprà solo se accetterà di partecipare, ma posso dirle, in via generale, che si tratta dell’attuazione pratica di uno dei più famosi giochi della matematica: il dilemma del prigioniero.”
In quanto filosofo, Joe conosce, ovviamente, il dilemma del prigioniero, dilemma che, tutto sommato, è veramente semplice: due prigionieri vengono interrogati separatamente, se uno dei due confessa, accusando l’altro, viene liberato, facendo finire in carcere il compagno, se invece confessano tutti e due, finiscono entrambi al fresco, con una pena leggermente minore, ma se tutti e due rimangono in silenzio subiscono il minimo della pena, di gran lunga inferiore agli altri casi già visti. La logica vorrebbe, apparentemente, che la scelta migliore, per i due, sia quella di rimanere in silenzio, ma questa non è la soluzione più razionale, e alla fine si tende sempre a scegliere di confessare, almeno secondo la teoria dei giochi.
Ai tempi dell’Università Joe aveva approfondito un poco questo affascinante gioco, e le sue varianti: è ovvio che, a prima vista, la scelta migliore è di non confessare, ma se l’altro non è abbastanza intelligente da capire che noi non confesseremo? O se ne approfittasse per fregarci e andarsene senza subire alcuna pena? Allora non sarebbe meglio confessare per evitare rischi? Alla resa dei conti, è ovvio, la scelta più vantaggiosa è quella di confessare.
“Se lei partecipa potrà avere i suoi 2 milioni di euro, a prescindere dal risultato dell’esperimento” Joe ci pensa un attimo, ma non troppo: d’altronde, quale puttana viene pagata 2 milioni di euro?
“D’accordo, facciamolo”
“Mi serve una sua affermazione ufficiale, con tono solenne” Joe soffoca una risatina, quindi tossisce appena e proclama, serio e impettito
“accetto ufficialmente di partecipare a questo esperimento”
“con tutti i rischi che comporta?”
“Quali rischi?” questo può essere preoccupante
“i dettagli li riceverà dopo, mi serve una sua conferma ufficiale” Beh, si tratta di una cosa ufficiale, no? Che gli può succedere di male? Scariche elettriche? Scariche elettriche nei coglioni? Sono comunque due milioni di euro, per Diana!
“Con tutti i rischi che comporta” Afferma solennemente, ignorando la forza performatrice delle parole che ha appena pronunciato.
 
Sono passati circa trenta minuti da quando Joe ha deciso di partecipare a quello strano esperimento, e ormai la palpebra minaccia di ricadere sull’occhio assonnato, probabilmente a causa dei resti di qualche sonnifero che, il giorno prima, alla cena, aveva accettato di farsi iniettare o sciogliere nel bicchiere, quando la voce meccanica torna a farsi sentire nella stanza “Buongiorno Joe, rieccoci qui” il tono è molto meno formale adesso “Adesso inizia ufficialmente il nostro piccolo gioco: come già spiegato si tratta di un banale dilemma del prigioniero, in una delle sue tantissime varianti. Come lei probabilmente saprà, il gioco prevede due giocatori, senza possibilità di comunicare tra di loro, che devono decidere tra due opzioni: confessare o non confessare. Ovviamente, nel nostro caso non dovrete confessare niente, ma dovrete scegliere, semplicemente, tra ‘avarizia’ o ‘generosità’; il perché di questi nomi lo capirà più avanti. Nel caso che lei scegliesse avarizia, e se il suo collega farà la stessa scelta, ve ne andrete da questa stanza, senza alcun vantaggio guadagnato: i due milioni di euro li riceverà lo stesso, ma faremo in modo, tramite tasse e cavilli di non farvene arrivare più di qualche centesimo”.
Ed ecco la prima fregatura.
“se lei sceglie l’avarizia e il suo collega la generosità, lei tornerà a casa con molto di più di due milioni di euro, per un ammontare che sfiorerà, se non supererà, il miliardo di euro”
Eccomi: sono la vostra puttana!
“Se lei dovesse scegliere la generosità e il suo collega farà la stessa scelta, lei se ne andrà con i suoi due milioni di euro, come pattuito, e quando dico due milioni di euro li intendo, ovviamente, già tassati: lei riceverà due milioni tutti interi” Wow… questo gioco è una figata! “se lei dovesse scegliere la generosità e il suo collega dovesse fare la scelta opposta” e prendersi quasi un miliardo, quindi “lei… beh, lei perderebbe la sua vita”.
Joe rimane un attimo di stucco, con un sorriso idiota ancora stampato sul volto. È normale, no? Soprattutto se ti hanno appena detto che stai rischiando la vita per uno stupido esperimento: altro che scosse elettriche ai coglioni!
“È uno scherzo, vero?” deve esserlo “Non potete farlo, vero? Credo che sia illegale, o qualcosa del genere, credo che vada sotto la voce… ‘omicidio’, o qualcosa del genere.”
“Mi spiace, signore, ma grazie al suo consenso nell’assumersi i rischi possiamo considerarlo una forma speciale di suicidio assistito, e come sa, l’ultima legge in materia…”
“suicidio assistito un cazzo! Io non ho nessuna intenzione di suicidarmi!”
“Signore, se lei non vuole suicidarsi le basta fare la scelta giusta, no? Non la stiamo mica uccidendo e basta!”
“Ma che cazzo di discorsi sono! Un esperimento scientifico non dovrebbe mica comprendere la morte al suo interno, neanche come opzione!”
“Signore la prego di rilassarsi, ormai non può tornare indietro, se si rifiuta di scegliere le verrà automaticamente assegnata la scelta meno vantaggiosa per lei”
“Bene, quindi mi sta dicendo che rischio di morire anche se non scelgo? Mi minaccia, per caso?”
“Io non minaccio nessuno! Espongo i fatti!”.
Ci vogliono altri trenta minuti, più o meno, perché Joe possa arrendersi alla situazione, lasciando che la voce meccanica continui a spiegare le regole “come le dicevo, questa è una versione modificata rispetto al normale dilemma del prigioniero, e la differenza sostanziale è questa: lei potrà parlare, in determinati tempi, che decideremo noi, con il suo collega, e riceverà inoltre delle informazioni utili per prendere una decisione, che le saranno svelate sempre quando decideremo noi, e saprà, infine, quali informazioni stiamo passando al suo collega. Le auguro una buona giocata e tutta la fortuna che le serve!”
   
 
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