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Autore: Balder Moon    13/02/2017    3 recensioni
Trama: In un futuro molto lontano il tasso di omicidi è diminuito del 70% perché è stata inventata una macchina, la ghosthunter machine, in grado di intrappolare gli ectoplasmi e di proiettarle come ologrammi.
Lavorare alla omicidi è una noia mortale e non è altro che pura procedura meccanica che i poliziotti non vogliono fare, così, il dipartimento di New York si trasforma in una piccola unità di venti persone tra novelli, agenti prossimi alla pensione e i puniti. È facile riconoscere quest'ultima categoria, sono quelli che hanno fatto un casino e vengono spediti alla omicidi per punizione e il detective Ford, insieme al suo androide Taylor, ne hanno fatto uno e bello grande.
Arresi all'idea di una carriera nella omicidi, una mattina come le altre, le due si recano sulla scena del delitto, ma questa volta non sarà come tutte le altre.
Genere: Generale, Introspettivo, Science-fiction | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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Note da leggere prima della lettura:
Da quando ho iniziato l’università sono andata in crisi con la scrittura: racconti rimasti nel pc, storie iniziare su EFP che sono in un pietosto stato di abbandono... però, ignorando la sessione e l'università, volevo continuare ad esercitarmi nella scrittura.
E questa storia non è un altro che un esercizio, un esercizio con molti clichè forse, che potrebbero farvi dire " beh, immaginavo una cosa simile", ma deve essere presa come tale! 
In ultimo, voglio ringraziare dauntlessbadwolf che mi ha dato qualche imput e l’architetto razionalista Le Corbusier, i brevi e appassionati incontri che abbiamo mentre studiavo per l’esame di storia dell’architettura mi hanno ispirato nella scrittura di metà di questo capitolo! 
Detto questo, vi auguro buona lettura!
Balder Moon

 

CAPITOLO I:  Nuova York – Ciò che accade prima della vera storia


Nuova York era magica  con i suoi ponti sospesi  fatti in puro acciaio, i grandi palazzoni da trenta piani e il verde che si perdeva a vista d’occhio.
Quando gli artisti avevano immaginato le città del futuro, l’avevano fatto pensando a gigantesche macchine tecnologiche.
Nessuno avrebbe immaginato che la ricetta della nuova città sarebbe stata composta da una città-giardino alla Howard, con un po’ di Villa Contemporanea di Le Corbusier mischiata alle Citta Nuova di Sant’Elia.
La storia di com’erano nate, era una storia che tutti imparavano da bambini, seduti nei banchi di scuola.
Circa  mille anni prima, l’inquinamento e lo smog avevano portato metà della popolazione mondiale a soffrire di malattie della pelle, forti crisi asmatiche e  altri problemi respiratori.  
Si diceva che in un giorno, una persona, respirando, fumava l’equivalente di duecento pacchetti di sigarette.
Enormi cappe di fumo coprivano il cielo al punto da non riuscire a comprendere se fuori fosse giorno o notte e si capiva che pioveva solo perché le piogge acide riuscivano a penetrare la forte cortina nera.
Poi, quasi come un racconto fantastico, una mattina il mondo si era svegliato diverso.
Animati da un desiderio di cambiamento, gli umani avevano deciso di rinunciare alle loro auto inquinanti, alle loro fabbriche tossiche e di riabbracciare quell’idea di vita primitiva, quasi selgavvia e costantemente a contatto con la natura. 
C’erano voluti cinquecento anni, ma, a metà del XXI secolo, il nuovo prototipo di città aveva iniziato a muovere i suoi passi: alle strade in asfalto erano stati sostituiti enormi boschi, alle piccole palazzine e ai grattacieli addossati l’uno all’altro, si erano sostituiti enormi palazzi a corte di venti o trenta piani, in un’ottica dove il costruito occupava solo 15% del suolo pubblico.
Ogni corte era autosufficiente e disponeva di asili, scuole, negozi dove poter lavorare e dove poter comprare i beni di prima necessità.
Il centro direzionale, con i suoi enormi palazzi in curtain wall si trovava sulla zona del porto e ospitava: il tribunale, la banca, gli uffici amministrativi, le ambasciate e gli hotel.
All’inizio degli anni tremila, gi uomini avevano compreso di non voler rinunciare alle comodità del millennio precedente, a quel magico mondo che era internet, ai cellulari, ai computer e alle automobili, ma si erano impegnati al massimo per creare un mondo che fosse eco sostenibile.
Da qui erano nate le prime auto ad energia solare, aerei che volavano grazie all’energia eolica, ma era la robotica aveva fatto enormi passi da giganti.
Erano nate macchine sempre più sofisticate, fino a realizzare il sogno di molti scrittori di film fantascientifici: gli androidi, creature robotiche rinchiusi in corpi umani che aiutavano gli uomini nei lavori noiosi e pesanti.
In mezzo a tutta quella modernità, inoltre, i cittadini di Nuova York non avevano voluto rinunciare all’idea dello stare insieme, così, ogni corte, era collegata all’altra tramite ponti, l’archetipo per eccellenza che unisce e non divide.
E così, a distanza di un millennio, Nuova York era una città  che sembrava sospesa in aria.
Gli enormi e massici piloni dei ponti si nascondevano tra i verdeggianti alberi, decorati da piante rampicanti selvagge che erano cresciute attorno ad essi.
Ma il fatto che Nuova York e altre mille città rappresentassero una stupenda utopia, non voleva dire che non avesse difetti, infatti, c’era un qualcosa che andava considerato: l’essere umano, anche se si era evoluto, anche se aveva imparato ad amare la natura come una sorella, era pur sempre l’essere umano.
Ladri, truffatori, assassini, liti che finivano male, persone troppo ubriache per fare le scelte giuste, partite che iniziavano come passatempi e finivano con scontri armati con la polizia… erano sempre lì, nascosti dietro all’angolo e pronti a ricomparire.
Fare il poliziotto a Nuova York era una faticaccia e la poliziotta Ford lo sapeva molto bene: si era iscritta alla scuola di polizia appena diciassettenne, quattro anni dopo era diventata  poliziotto e aveva fatto la sua gavetta: omicidi, buon costume e infine l’ufficio per il controllo del crimine organizzato, riuscendo a salire anche a grado di detective e permettendosi un androide personale.
L’uso degli androidi era limitato per legge. L’amministrazione di Nuova York e, in generale, dei Nuovi Stati Uniti, cercava in tutti i modi di evitare che la presenza delle macchine potesse diventare invadente.
Queste creature robotiche, dunque, venivano create con parsimonia, ad esempio, i poliziotti potevano averne uno solo quando diventavano detective.
L’androide di Ford si chiamava Taylor. Aveva l’aspetto di una bambola di ceramica ma la mente di una pazza.
Quando era stata progettata doveva essere andato qualcosa storto perché le mancava qualsiasi spirito di conservazione e finiva, puntualmente, col cacciarle entrambe nei guai.
Come quel giorno… Sapeva che sarebbero finiti nei casini nel momento in cui Taylor aveva inforcato la motocicletta di un povero ragazzo disorientato, urlando che erano della polizia e partendo in quarta.
Sapeva che sarebbero finiti nei casini nel momento i cui lei aveva preso la motocicletta dell’amico del ragazzo disorientato ed era partita all’inseguimento.
Eppure doveva essere un’operazione semplice: andare da quel piccolo spacciatore, arrestarlo, terrorizzarlo un po’ e farsi dire dove si trovava O’Shean, il mafioso irlandese che sembrava aver messo in ginocchio in negozi di mezza Nuova York chiedendo pizzi esagerati ai poveri commercianti.
Solo che Taylor doveva fare di testa sua e, nel momento in cui erano arrivati, aveva estratto la pistola minacciando di sparare. Come conseguenza erano scappati tutti via sospettato compreso.
Il ragazzo aveva rubato un'auto ed aveva cercato riparo nella zona nord della città, intrufolandosi nella vecchia industria York, la fabbrica che dava corrente a tutta la città. 
Immaginare cos’era accaduto una volta lì era facile e scontato: Taylor aveva raggiunto lo spacciatore, lo spacciatore aveva tirato fuori la pistola e ne era nato un terribile sconto a fuoco e, per un grande scherzo del destino, uno dei proiettili si era conficcato all’interno di un pannello solare.
Ogni  bambino era a conoscenza dell’imperfezione di quell’impianto: progettate come una serie di lampadine sull’albero di natale, se un pannello si guastava gli altri smettevano automaticamente di lavorare.
Con i loro proiettili, Taylor e lo spacciatore erano stati in grado di mandare l’intera città in tilt.
C’erano voluti tre giorni e l’aiuto di Nuova Chicago per riallacciare la corrente, tre giorni di inferno dove la polizia aveva lavorato nell’anarchia più totale e a ritmi serrati, soprattutto di notte, tre giorni che Ford e Taylor avevano passato chiuse in una cella, con Ford che malediceva il giorno in cui le era stata assegnata Taylor.
Quando  finalmente erano state libere di uscire, avevano incontrato il capo dipartimento mr. Banneth.
L’uomo odiava tanto gli androidi quanto adorava Ford, ma, d’altro canto, fino a quel momento, tutti l’avevano adorata: stacanovista, ligia al dovere, rispettosa delle regole, se non era per Taylor sarebbe stata la detective modello, ma quello che era successo nella fabbrica… quello nessuno l’avrebbe dimenticato. 
- Ford, Taylor – aveva detto l’uomo facendo segno di sedersi.
Non aveva l’aria felice e la vena che aveva sul collo, gonfia e quasi sul punto di esplodere, non presagiva niente di buono.
Le due ragazze avevano eseguito l’ordine e si erano sedute sulle scomode sedie in legno dell’ufficio.
- Allora, signore, la situazione è critica – aveva detto Benneth intrecciando le mani sulla scrivania – avete fatto un macello, un macello per la quale si dovrebbe andare in galera e gettare la chiave.
Ford aveva deglutito a vuoto, se aveva scelto la via della polizia lo aveva fatto per stare dall’altro lato del mondo, quello libero, quello giusto e no quello fatto da una cella due metri per due!
Avrebbe voluto chiedere se c’era la possibilità di evitare la galera, me la labbra sembravano essere incollate e non riusciva a dir nulla.
- Stavamo lavorando – disse Taylor, nella sua mente era convinta di aver agito per il meglio, quando tutti sapevano che non era così – e non si sa se è stato il proiettile della mia pistola o quello dello spacciatore a colpire per primo il pannello. 
Ed, effettivamente, era vero.
Si poteva sapere con precisione a quale pistola appartenessero i proiettili, ma neanche dalla memoria interna di Taylor erano riusciti a capire chi fosse stato il primo a sparare.
- E per questo siete state graziate – disse Benneth – non verrete espulse, ma sarete retrocesse.
- Ci metteranno a dirigere il traffico? – chiese ancora una volta Taylor.
- Temo di no, Taylor, ma hai stabilito un nuovo primato per la città: sarai il primo androide che servirà il dipartimento di Nuova York dalla sezione omicidi.
La creatura meccanica inclinò la testa, Ford si portò una mano sul volto e si lasciò ad un lungo sospiro esasperato.
La sezione degli omicidi era la più noiosa tra tutte le sezioni mai fondate.
Tutto era iniziato nel 2790, in nell’università di Birmingham, a Londra, in un tedioso giorno di dicembre. 
Un gruppo di giovani ricercatori, chiuso nel loro laboratorio di fisica,  era riuscito a dimostrare l’esistenza di una delle creature che tanto avevano affascinato programmi sul paranormale, film e libri: quella dei fantasmi. 
Questi ectoplasmi erano composti da una particolare materia che permetteva loro di essere invisibili all’occhio umano.
Questi ricercatori, affiancati da una corposa delegazione di scienziati provenienti da tutto il mondo, nei venti anni a venire si erano concentrati nella creazione di un modo per rendere quella materia da invisibile a visibile.
Il risultato era stata una macchina, chiamata, emblematicamente, ghosthunter machine.
All’inizio si trattava di una pesantissima struttra metallica che, al pari di un'aspirapolvere, risucchiava l’ectoplasma all'interno di una scatola, collegata ad un registratore e, da lì, il fantasma poteva registrare le risposte alle domande del poliziotto. Con il tempo e i secoli, la macchina aveva cambiato design: la scatola era diventata più piccola e la videocamere era diventato un braccialetto in grado di poter creare ologrammi.
Secondo una raccolta di dati del 2950, il tasso degli omicidi a Nuova York si era ridotto del 70%.
Come conseguenza, tutti avevano perso interesse nella sezione omicidi.
Il dipartimento contava poco più di venti persone tra novellini, poliziotti prossimi alla pensione e puniti. I puniti erano quelli che venivano retrocessi per aver fatto qualcosa di male.
I puniti erano loro due. 
L’idea di fare quello per tutta la vita rendeva la prospettiva della galera simile ad una vacanza alle Hawaii.
- E non c’è altra soluzione?– chiese Taylor , imperterrita.
Ford avrebbe voluto dirle che era stata fin troppo fortunata. Aveva solo cinque anni ed era troppo giovane per essere gettata via.
Qualcuno nella sezione meccanica del dipartimento le avrebbe dato un’occhiata, magari avrebbero fatto un backup, ma era sempre poco per il casino che aveva fatto.
Se si fosse trattato di un vecchio modello, probabilmente, avrebbero scelto di riciclarla e tante parti di Taylor sarebbero diventate componenti per computer, pezzi di televisioni e scatole di sardine.
La persona che si era rovinata la vita era lei, costretta per sempre a fare un lavoro che amava ma in una posizione che la rendeva insoddisfatta.
Si era rovinata la carriera e la pensione era ancora un miraggio lontano.
- Se vuoi, posso distruggerti a suon di calci e sprangate sui denti – rispose Ford.
Aveva aperto la bocca per dire tutt’altro, ma le parole erano uscire con rabbia  e senza che lei avesse potuto fermarle, ma era vero.
In quel momento l’avrebbe voluta ammazzare.
Sapeva che non l’avrebbe mai perdonata, che non l’avrebbe davvero perdonata. 
 

Note: 
Mi dispiace così tanto per aver postato un capitolo così piccolo e così tanto descrittivo, ma vorrei che lo pensaste come ad una sorta di prologo usato per impostare questo nuovo mondo.
Ringrazio in anticipo chiunque mi lascerà una recensione!
È la prima volta che mi avvicino a questo genere ( e non so neanche se definirlo fantascientifico, difatti il primo  è giallo ), ma spero siate pronti ad aiutarmi e a darmi consigli su come migliorare!
Vista l'ora tarda e la mia tendenza agli errori di battitura, nel caso voi ne notaste, vi prego di farmelo sapere!
Grazie ancora e alla prossima
Balder Moon
  
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