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Autore: MaryFangirl    17/02/2017    0 recensioni
Light Yagami, un adolescente normale...beh, non è normale per niente, è il figlio perfetto, lo studente perfetto, ha la famiglia perfetta ma la vita non ha significato per lui, ha sempre tentato di colmare il vuoto risultando il migliore in tutto ma nulla lo soddisfa...a causa, forse, di un segreto del suo passato.
Genere: Angst, Introspettivo, Sentimentale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Yaoi | Personaggi: Altri personaggi, L, Light/Raito | Coppie: L/Light
Note: Lemon, Traduzione, What if? | Avvertimenti: Non-con, Tematiche delicate
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Questa fanfiction è una traduzione, postata dopo aver ottenuto il consenso dell'autrice (richiesto e ricevuto tra i commenti della storia originale).
 
Titolo originale: Perfecto (la falsa autoestima)
Link storia originale: http://archiveofourown.org/works/6892234/chapters/15724069
 
Light Yagami era un ragazzo di diciassette anni, studiava in una delle scuole private più prestigiose di tutto il Giappone, oltre a questo frequentava lezioni speciali preuniversitarie serali, era educato e ben distinto, alto e svelto, i suoi capelli castani nonostante gli ricadessero sulle fronte erano sempre ben ordinati, non ne aveva uno fuori posto, era intelligente, di classe, serio...era l'alunno e figlio modello, chiunque avrebbe creduto che la sua vita fosse perfetta nonostante avesse pochi se non alcun amico, si isolava sempre dalla gente, non credeva che ci fosse qualcuno alla sua altezza da potergli offrire la propria amicizia, o almeno di questo si era convinto ma a volte, inconsciamente, semplicemente non voleva socializzare con nessuno e non gli risultava difficile vista la sua attitudine egocentrica e un po' arrogante che portava gli altri ad allontanarsi senza esitazione. Molte ragazze avevano fissato i suoi occhi, perché sì, bisognava accettare che Light Yagami fosse bello, i suoi capelli sembravano morbidi e facevano venire voglia di accarezzarli, il suo viso serio dimostrava fiducia in sé, la sua postura era sempre dritta e quei bellissimi occhi color miele facevano sospirare qualunque fanciulla ma, ovviamente, nessuna aveva mai confessato il suo amore e la poveretta che di tanto in tanto ci provava, riceveva un'occhiata di disprezzo da parte di quegli stessi occhi color miele e nonostante questo atteggiamento, nessuno lo odiava, a volte nessuno gli parlava ma lo rispettavano, era sempre il migliore in tutto, il migliore in qualunque materia, qualcuno avrebbe potuto pensare che chi era bravo in matematica non fosse molto abile nell'arte o nello sport o altro ma Light era il numero uno in qualsiasi corso a cui si iscriveva, suonava la chitarra, disegnava, giocava a tennis, era bravo in matematica, era perfetto in tutto; tutti credevano che Light Yagami avesse una vita perfetta, la sua abilità di essere il migliore sommato al fatto di essere il figlio del capo della polizia, Soichiro Yagami, portava la gente a invidiarlo, i ragazzi volevano essere lui e le ragazze volevano stare con lui anche se Light si limitava a ignorare tutti, facendo capire loro con disprezzo che nessuno era alla sua altezza.
 
 
Stava camminando verso casa, di ritorno dalla scuola, guardava di fronte a sé per vedere dove metteva i piedi ma in realtà non prestava molta attenzione a ciò che lo circondava, il suo viso non rifletteva alcuna emozione concreta, si limitava a camminare come un corpo senz'anima, giunse a casa e aprì la porta con la chiave, si tolse le scarpe ed entrò.
"Light! Sei tornato!" esclamò sua madre uscendo dalla cucina, posta di fronte all'entrata.
"Eh...ciao" rispose lui fingendo un sorriso.
"Bene. Dove sono?" chiese lei tendendo le mani dopo averle asciugate nel grembiule.
"Ah, sì" fece lui abbassando lo sguardo mentre cercava nello zaino, non poteva credere che invece di un 'Come stai?' avesse ricevuto tanta preoccupazione per dei semplici compiti.
"Eccoli" rispose sorridendo mentre porgeva alla madre dei fogli.
"Un'altra volta, voti perfetti" fece la donna sorridendo, era una donna bassa, magra ma il suo viso riportava alcune rughe e i suoi capelli erano castani come quelli del figlio.
"Sì, ovvio" rispose lui senza entusiasmo mentre iniziava a salire i gradini al lato dell'entrata, per dirigersi in camera sua.
"Non mangi?" gridò la madre dal basso.
"Ho già mangiato" mentì per poi chiudere la porta dietro di sé, sentiva dentro di sé una furia senza capirne bene la ragione, beh, conosceva la ragione. La ragione era che sua madre si preoccupava più di qualche semplice voto invece di chiedergli se a scuola fosse andato tutto bene, soltanto per darsi delle arie con le sue amiche di avere il figlio perfetto. Si diresse alla scrivania, appoggiata alla parete di fronte al letto, prese un foglio e una matita da un cassetto e cominciò a disegnare. Il disegno era ciò che preferiva fare, in realtà non aveva un'attività preferita, semplicemente era bravo in tutto ma appassionato a nulla, ma in quei momenti desiderava solo far scorrere i propri pensieri, avvicinò la matita al foglio ma la mano gli tremava impedendogli di disegnare, diamine! Capiva il perché era infastidito ma non si spiegava quella mole di rabbia, appoggiò il gomito dell'altro braccio sulla scrivania per appoggiare il capo sulla mano mentre con l'altra tentava di disegnare di nuovo, ma a causa dei tremori riusciva soltanto a scarabocchiare, si afferrò con forza i capelli facendosi leggermente male mentre cominciò a muovere con veemenza e rapidità la matita lungo tutto la pagina, macchiandola tutte e portando alla rottura della mina. Il respiro di Light era agitato quando avvertì una lacrima bagnargli la guancia, allora reagì.
"Calmati, Light, calmati" sussurrava mentre con entrambe le mani si afferrava i capelli. "Smettila di piangere, piangere è da deboli...tu non sei debole" continuava a dirsi, tirandosi i capelli nell'intento di sviare il dolore per far scomparire la furia che lo stava possedendo. "Calmati!" esclamò colpendo la scrivania col pugno.
"Light?" sentì un colpo alla porta e Light si sistemò rapidamente i capelli, riconoscendo la voce della sorella minore.
"Sayu!" rispose, aprendo la porta subito e sorridendo.
"Ho sentito un tonfo. Tutto bene?" chiese la sorella un po' timorosa.
"Eh? Sì, non preoccuparti" continuò sorridendo. "Mi è solo caduta una cosa"
"Va bene...puoi aiutarmi col compito di matematica?" chiese dopo alcuni secondi, sorridendo, ricordandosi il motivo per cui si era diretta verso la stanza del fratello.
"Sì, certo, entra..." le indicò Light facendo spazio alla sorella, entrambi si diressero alla scrivania, in realtà aveva pensato di dormire prima delle lezioni serali ma non poteva negare l'aiuto alla sorella, era una delle poche persone se non l'unica per la quale Light Yagami si preoccupava davvero, non teneva tanto nemmeno ai suoi genitori, il padre lavorava sempre e la madre sembrava solo badare a che Light continuasse a essere perfetto...l'argomento che Sayu stava trattando a scuola non era difficile, Light avrebbe potuto risolvere tutte le equazioni in quindici minuti ma voleva che Sayu capisse e non si rese conto dello scorrere del tempo.
"Light?" sentì fuori dalla porta, "non studi?" chiese la madre.
"Ah? Sì, certo" disse mettendosi in piedi, guardando che ora era prima di aprire la porta. "Sayu, domani continuo a spiegarti, va bene?" le sorrise, la sorella si limitò ad annuire sorridendo a sua volta prima di uscire.
Light cercò qualcosa fra le sue cose, era sempre attento all'apparenza. Doveva risultare perfetto, non gli piaceva che ci fosse qualcosa fuori posto, per le lezioni serali non doveva indossare un'uniforme in particolare, quindi optò per delle scarpe nere e jeans dello stesso colore, una camicia azzurra e una giacca bianca, radunò le sue cose e uscì di casa prima delle 18.
 
 
 
Stava tornando a casa, erano circa le 21, le lezioni duravano dalle 18 alle 20.30, le strade erano un po' deserte, stava passeggiando quando sentì qualcuno dietro di sé, automaticamente smise di camminare ma non sentì altro, si voltò discretamente ma riuscì solo a vedere quel punto illuminato tenuamente da un lampione, decisamente non gli piaceva, riprese a camminare tentando di accelerare il passo ma senza risultare troppo ovvio. A Light piaceva tenere tutto sotto controllo per rimanere tranquillo ma quella situazione era fuori controllo, fuori dal SUO controllo, aveva la sensazione che qualcuno lo seguisse ma non riusciva a vederlo e ciò lo metteva in svantaggio, quella persona poteva osservarlo ma Light no, senza rendersi conto la sua respirazione si era fatta più rapida e sperava solo di rientrare presto a casa.
"Light!" sentì un'esclamazione provenire da un'auto rossa che gli si accostò, Light non se n'era accorto per quanto era sommerso dai propri pensieri.
"Papà!" esclamò sorridendo, riconoscendo l'uomo dentro la macchina.
"Sali" gli indicò e Light accettò senza esitare.
"E' bello rivederti" commentò Light quando l'auto riprese a marciare, era da due giorni che né lui né Sayu lo vedevano perché rientrava dal lavoro molto tardi e usciva sempre molto presto.
"Stiamo lavorando a un caso speciale" commentò Soichiro, Light si limitò a sospirare appoggiando il capo al finestrino, preparandosi ad ascoltare il padre che parlava del lavoro. "Qualcuno sta uccidendo i criminali ma non riusciamo a capire in che modo"
"Ma se uccide i criminali, perché catturarlo? Cioè...è un bene, no?" fece Light senza molto interesse.
"Quello che fa rende anche lui un assassino, Light...quindi deve essere trattato come un criminale, ma non capiamo come riesca a uccidere, l'unico indizio che abbiamo è che uccide i criminali e muoiono tutti per attacco cardiaco" concluse Soichiro senza distogliere lo sguardo dalla strada.
"Ah, è quello di cui tutti parlano..." disse Light con gli occhi rivolti al finestrino. "Kira..."

 

  
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