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Autore: Galgith    19/02/2017    0 recensioni
Una procuratrice distrettuale, un investigatore privato, un caso di sicurezza nazionale.
Una coppia mal assortita in un intreccio di cospirazioni e pericolo. Lui, ex poliziotto della polizia di stato di Boston, lei, fredda avvocatessa dei tribunali americani. Un venditore di cosmetici un po' cascamorto li ha portati a conoscersi, una imminente crisi dietro le quinte della nazione li porterà a lavorare insieme. Che gli piaccia o no.
Genere: Azione, Suspence, Thriller | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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PROLOGO

Il doppio click del mouse era regolare, quasi quanto lo sbuffare dell’agente Darrel, ed entrambi si propagavano nella stanza come fosse l’urlo sommesso di un alpinista alla montagna.

Lo sguardo spento ed alienato da quell’azione ripetuta centinaia e centinaia di volte ormai lo aveva reso insofferente al suo lavoro, tanto che il tempo per lui scorreva lento e immutato ogni notte. Solo quando gli occhi perdevano leggermente il fuoco per via della stanchezza provata dal guardare quella ventina di schermi gli dava l’idea di esistere, e di non essere semplicemente un’altra telecamera di quel posto che aveva imparato ad odiare.

Era stato lui a chiedere un lavoro più tranquillo, ma sperava in un lavoro d’ufficio, non guardia di sicurezza notturna.

Premette un paio di volte il tasto sinistro del mouse per zoomare una zona qualsiasi della telecamera 17 e ancora due volte per far tornare l’immagine alla dimensione naturale, solo per fare qualcosa in quell’ennesima nottata di mortale far nulla.
Forse aveva ragione suo nipote: avrebbe dovuto comprarsi un game boy.

«Probabilmente con tutti i soldi che buttiamo dentro a quella macchinetta, siamo stati noi a pagare il college ai figli di chi la riempie ogni mercoledì.»

La voce dell’agente Burton fece tornare Darrel al mondo dei vivi, come se si fosse svegliato da un coma durato anni.

«Già…» rispose con la voce roca e flebile di chi si è appena alzato dal letto.

L’agente Burton era l’unica compagnia fornitagli, e ringraziava il cielo ogni giorno per questo, così da non essere l’unico sfortunato a dovere vivere quella lenta e lunga tortura. Era un ragazzo simpatico e molto cordiale per fortuna, qualcuno con cui poteva godersi il piacere di parlare per qualche ora dell’ultima partita degli Yankees e di quanto siano penosi in questa stagione. Meglio che niente insomma. Burton prese posto nella sedia da ufficio di fianco al collega e diede una rapida occhiata agli schermi

«Nulla di nuovo?»

«Come ogni volta che me lo hai chiesto negli ultimi quattro mesi…> disse quasi deluso.

Burton fece accogliere la sua schiena dalla scomoda imbottitura in stoffa della sedia, portando le braccia dietro la nuca, un gesto che era a metà tra il trovare una posizione semi-comoda e lo stiracchiarsi quasi di nascosto, come se il suo capo fosse li a guardarlo.

«Beh, meglio così. In fondo ci pagano anche se nessuno viene a disturbarci. Preferisco passare 6 ore a trangugiare il peggior caffé d’america e a guardare questo noiosissimo film ogni notte piuttosto che rischiare la pellaccia…non trovi?» chiese dopo una breve pausa guardando il collega con un mezzo sorriso ed un sopracciglio inarcato.

Darrel si concesse un mezzo sorriso, il primo della serata.

«Già…» rispose semplicemente.

Burton lo guardò senza trovare gli occhi dell’uomo seduto di fianco a lui. Dopo qualche secondo di attesa fece tornare la sua voce a dominare quel tombale silenzio.

«Sai perché le donne si pettinano i capelli con le dita quando sono ferme ad un semaforo rosso?»

Darrel sorrise al tentativo del collega di portare un po’ di umorismo in quella serata, pur sapendo che probabilmente la sua battuta non l’avrebbe fatto ridere, come tutte le battute che gli aveva detto sin da quando si erano conosciuti.

Ma comunque apprezzava lo sforzo.

«No, come mai?»

«Beh perché non hanno le palle da grattar- »

La frase venne interrotta innaturalmente, dopo un lieve rumore secco che entrò nelle orecchie di Darrel. L’agente di sicurezza si voltò verso il collega, trovando quello che una volta era un uomo vivo. Ora ciò che rimaneva era un corpo immobile disteso malamente sulla console con un buco dietro la nuca che proseguiva per il cranio fino a sfociare sulla fronte ed una macchia rossa su di un paio di schermi di fronte a lui. Non ebbe il tempo di girarsi per capire cosa stesse accadendo intorno a lui, che quel rumore secco e letale si fece sentire ancora.

Darrel cadde per terra, facendo scorrere involontariamente all’indietro la sedia, con un buco all’altezza della tempia destra molto simile a quello del collega, mentre il muro di schermi era diventato la tela di una macchia di Rorshack irregolare e tinta di rosso.

   
 
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