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Autore: miryam19    23/02/2017    0 recensioni
Sentire il cuore che pulsa forte, il sangue che scorre più veloce. Ogni passo, ogni movimento possono essere un' arma a tuo favore oppure la tua condanna. Guardati alle spalle, potresti già essere con la schiena a terra...
Una scelta avventata può cambiarti la vita e nel caso di Eleonor può distruggerla. Rapita da una banda di pericolosi criminali, assassini senza rimorso, questa giovane donna, dovrà fare i conti con un mondo a lei completamente estraneo: una realtà in cui l'unica legge a dominare è quella del più forte, dove la pietà non esiste e così anche l'amore. Il coraggio e soprattutto la fiducia in sé stessa, saranno le uniche armi a sua disposizione per proteggere il suo corpo e soprattutto il suo cuore.
Potrà mai nascere l'amore dal male? La verità dalla menzogna? Vi assicuro cari lettori che questa storia vi terrà con il fiato sospeso fino alla fine se avrete la pazienza di continuare a leggere.
A voi "I due Volti della Rosa".
Genere: Azione | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
Capitoli:
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«Avevo undici anni, quando sono scappata da un orfanotrofio. Ricordo che in quei giorni diluviava costantemente e i tuoni si sentivano fin dentro le mura di quel vecchio edificio. I bambini si erano rifugiati sotto le coperte da un pezzo, mentre io preparavo il mio bagaglio. Si trattava di un piccolo zaino con due panini e una bottiglia d'acqua, niente di più. Non avevo qualcosa che potessi definire veramente mio, per questo non provai alcun rimorso nell'abbandonare quel posto. Qualunque inferno sarebbe stato meglio di quello. 
Devi sapere che io sono nata in quell'orfanotrofio e ho sempre odiato starci, anche perché prendere ordini non è mai stato nelle mie corde e di solito tutto si concludeva in una rissa o in un castigo. Si, possiamo dire, che non mi sono mai fatta degli amici laggiù. 
Comunque, una volta fuori, mi sono lasciata tutto alle spalle e ho camminato per ben tre giorni, finché non trovai una città che fosse abbastanza lontana e mi permettesse di non essere riconosciuta. Vivere per strada fu difficile all'inizio, ma era un piccolo prezzo da pagare confrontato alla libertà di cui potevo godere. 
Dopo due anni imparai a rubare per mangiare e a proteggere la mia zona da spiacevoli intrusi. Insomma avevo trovato il mio posto, o almeno lo considerai tale, finché non incontrai lui» la storia si arrestò di colpo. Ginevra manteneva uno sguardo fisso e distante, persa nei suoi stessi ricordi. 
Ci fu una lunga pausa e nessuno osò colmare quel silenzio.
«Cosa accadde dopo?» 
I suoi occhi incrociarono i miei e per un attimo vi lessi una profonda tristezza. 
«Stavo scappando dopo aver rubato un paio di mele da una bancarella al mercato, quando, svoltato un angolo, andai a sbattere contro qualcuno. Un uomo di circa una trentina d'anni, coi capelli lunghi, scuri e gli occhi color del sole, mi afferrò per le spalle, prima che potessi cadere»
«Ei piccola, dovresti fare più attenzione. Cosa stai combinando?» mi chiese con tono curioso, tutto coperto nel suo giaccone nero di marca. Aveva delle labbra rosa e sensuali e un naso ricurvo che non guastava affatto la bellezza del viso, anzi lo rendeva più enigmatico.
«Niente che ti interessi» esclamai seccata, cercando di superarlo. 
Lo sconosciuto mi bloccò la strada, circondandomi il polso con una mano nel tentativo di trattenermi. «Hai proprio un bel caratterino, come ti chiami?» 
«Che ti importa? Lasciami!» continuai a dimenarmi finché non mi restituì il braccio. Massaggiando la zona intorpidita, controllai la strada dietro di me. Se non me ne fossi andata subito, gli uomini in divisa mi avrebbero acciuffata. Erano settimane ormai che mi davano la caccia, aspettando solo un mio passo falso, per sbattermi in prigione. 
Intuendo che non avrei collaborato, lo sconosciuto abbassò gli occhi sulla frutta che era scivolata sul marciapiede.
«Sei una ladra» sembrava divertito dalla situazione «Se mi dici il tuo nome, prometto che ti aiuterò a non farti prendere»
Sbuffai, ma decisi di accontentarlo. «Ginevra»
«Bene, e quanti anni hai?»
«Tredici. Finito l'interrogatorio? Ora posso andare?» il mio tono scocciato, lo fece ridere più forte. Aveva una risata fredda che per assurdo fu la più bella e dolce che avessi mai sentito.
«Solo se mi dirai dove sono i tuoi genitori»
«Morti» dissi senza girarci troppo intorno. 
Arricciò il naso «Non dovresti essere in un orfanotrofio in questo caso? Magari qualcuno ti sta già cercando»
«Non fa per me» commentai alzando le spalle. 
«Sei fuggita dunque»
«E se anche fosse? Cosa vuoi da me? Io non ci torno là» gridai furiosa e feci per sorpassarlo.
Lui mi bloccò per la seconda volta.
Chinandosi in avanti, avvicinò il viso al mio orecchio «Ti faccio un'offerta piccola ribelle. Dammi la mano e vieni con me»
Aggrottai la fronte «Mi credi così stupida forse? Io non ti conosco»
«Hai coraggio e mi hai colpito. Questo è sufficiente per sceglierti»
«Perché dovrei crederti?» ammetto che fui molto tentata dalla sua proposta, anche se continuai a diffidare di tanta generosità.
«Io posso insegnarti a essere al di sopra degli altri, a comandare e a sottomettere chiunque tu voglia. Ti può interessare?»
«Sono tutta orecchie» era riuscito ad ottenere la mia completa attenzione.
«Seguimi» concluse, sollevando un angolo della bocca. Notando la mia espressione contrariata, mi rassicurò «Sta tranquilla, non ho intenzione di riportarti in quel postaccio, al contrario vivrai con me, a casa mia. Non ti farò mancare niente, e scommetto che ti piacerà molto». 
Non so cosa mi spinse ad andare con lui, ma quando si avviò lungo la strada, gli andai subito dietro, mettendomi al suo fianco. 
«D'ora in poi tu sei mia figlia per chi te lo chiede» chiarì.
«Perché dovrebbe importare a qualcuno?»
Lui scosse la testa «Credimi, questo sarà solo che a tuo vantaggio»
Quella risposta mi confuse «Ma tu chi sei» continuai a camminargli vicino, nonostante il suo passo fosse più veloce.
«Non qui, cara. Più tardi, saprai tutto».

Dopo quella risposta, mi chiesi se fosse ancora saggio seguirlo, ma quando mi offrì la mano, nulla mi trattenne dall'afferrarla. Fissai quella stretta tanto forte e quell'uomo così misterioso. Pensai che se non mi fossi trovata bene, al massimo sarei potuta scappare di nuovo, e anche quello sarebbe diventato “passato”. Non avevo idea di quanto mi stessi sbagliando» la rossa scosse la testa, sussurrando parole che io non potei sentire.
«Comunque, dopo una lunga passeggiata, lo sconosciuto mi portò a casa sua, dove rimasi per circa cinque anni. In questo arco di tempo, venni a conoscenza di chi fosse realmente quell'uomo e quale fosse il suo lavoro: si chiamava Daniel ed era a capo di una piccola gang chiamata la “Rosa Rossa”, in nome, come lui mi ripeteva spesso, del sangue versato dai soci per la libertà e la giustizia. Sapere la verità era pericolo per me, così Daniel mantenne la sua promessa e mi insegnò a combattere. Avevo molte potenzialità che lui ammirava e che mi incoraggiava ad intensificare ancora e ancora. Col tempo, divenni per lui come una vera figlia ed erano rari i casi in cui si separava da me, fatta eccezione per qualche questione d'affare urgente» a questo punto il timbro nella sua voce cambiò, si fece più tagliente e rancoroso «Un giorno, fu coinvolto in una sparatoria e non ne uscì vivo. Quella stessa mattina lo avevo avvisato che era un suicidio tentare un accordo diplomatico con un'altra gang, famosa per la tendenza al doppio gioco. Mi liquidò con una scrollata di spalle, assicurandomi che erano già state fatte promesse precedenti e che quindi non c'era nulla di cui preoccuparsi. Una stretta di mano e un'alleanza in più da sfruttare. Che stronzata! Non ci credetti nemmeno per un attimo. Cercava solo di tenermi nascosti i suoi progetti, come faceva sempre. Sai, questo era uno dei motivi principali per cui discutevamo molto nell'ultimo periodo. Io desideravo prendere parte alle missioni, ma Daniel non mi riteneva pronta per un simile passo. Anche quella mattina, lo pregai di farmi andare con lui e come risposta ricevetti il solito rifiuto, con l'aggiunta però di una promessa. Quando sarebbe tornato avremmo deciso insieme quale sarebbe stata la mia prima vera missione. Provai un immenso orgoglio, e una gioia che non mi sarei mai aspettata di sentire davanti a quella notizia. Ormai avevo già diciotto anni e combattere era il mio pane quotidiano. Poter mettere in pratica sul campo i miei addestramenti era per me l'incredibile» sospirò, assaporando il gusto di qualcosa che io non riuscì a comprendere.
«Attesi Daniel nella sala convegni fino a tarda sera, quando i suoi alleati, che all'alba erano partiti per accompagnarlo, tornarono senza di lui. Ricordo tutt'ora il loro ingresso nella stanza, con le teste chine e un espressione affranta dipinta sul volto. Tutte menzogne e inganni. Quegli uomini mi diedero la notizia della sua scomparsa come se fosse una novità di poco conto, e nonostante il dolore fosse accecante, a testa alta calai sul viso una maschera di pietra come mi era stato insegnato fare. Li ringraziai e aspettai che fossero usciti prima di cadere a terra in ginocchio. Sapere che non avrebbe mai mantenuto la sua promessa, che non l'avrei mai rivisto mi sconvolse a tal punto, da convincermi a fuggire di nuovo. Ritornai in strada, convinta di poter ricominciare da zero, ma ormai tutto era diverso. Non trovavo più gratificante quello stile di vita, era fin troppo semplice per i miei standard. 
Una parte di me, sperava che qualcosa cambiasse e così fu. Circa un mese dopo, quei pochi complici di mio “padre” mi rintracciarono e mi invitarono a tornare a casa. Una volta lì, mi informarono dell'eredità che Daniel mi aveva lasciato: ogni cosa che prima era sua adesso passava a me, terre, case, soldi. Ogni cosa in suo possesso, compresa la Gang della Rosa Rossa e una lettera. Presi l'occasione al balzo e mi trasferì in una delle sue tante ville. L'ultimo desiderio di Daniel era che io diventassi il capo della Rosa Rossa e che portassi a termine la guerra da lui cominciata. In suo onore accettai questo ruolo, ma lo feci solo per vendetta. Non avrebbe mai mantenuto la sua parola e questo era e rimane inaccettabile per me. La Rosa Rossa non esisteva più, la Rosa Nera era il futuro. Una cosa che devi sapere, sciocca ragazza, e che io non punto alla libertà o alla giustizia come Daniel, non ho i suoi ideali e non li ho mai avuti. Volevo essere più forte di chiunque altro, temuta e invidiata, e sapevo benissimo che per per diventare la migliore i soci di mio “padre” non bastavano, certi erano fuggiti e troppo pochi gli erano rimasti fedeli. Allora mi venne un'idea: decisi di fare esattamente quello che il mio caro Daniel aveva fatto per me. Riunì tutti i bambini che fui in grado di trovare, in strada e negli orfanotrofi, li portai qui e li addestrai. In poco tempo avevo formato la più grande gang mai esistita. La nostra fama ci precede e nessuno ha mai avuto il privilegio di incontrarci per poi avre abbastanza fiato da raccontarlo. O almeno, nessuno prima di te. Tu, sei l'unica eccezione fino ad ora, la sola sopravvissuta abbastanza» quando Ginevra smise di parlare, non ebbi la forza di mantenere quel contatto. Abbassai gli occhi, sforzandomi di non vomitare. Non sapevo quale reazione si aspettasse da me, ma se proprio ne avesse voluta una, sicuramente le avrei macchiato il pavimento.
«Allora cosa ne pensi?» mi domandò, scostando i lunghi capelli su una sola spalla. 
Mi portai una mano alla bocca per respingere un conato «Hai rapito dei bambini, li hai addestrati e ora sono i tuoi burattini. Come hai potuto fare una cosa simile, sapendo tu stessa, quanto fosse crudele questa vita? Dalla tua storia si capisce che hai sofferto molto, ma perché prendertela con degli innocenti? Quello che fai è sbagliato» mi alzai in piedi e sentii alle mie spalle, che anche il resto del gruppo mi stava imitando.
«Sei convinta che io sia un'assassina?» 
Annuì e le avrei spiegato anche le ragioni, se un colpo di tosse non ci avesse interrotte. Qualche risatina in sottofondo, mi fece capire che ai presenti la scena divertiva parecchio. 
«Capo, cosa ne facciamo ora di lei? Insomma, non possiamo lasciarla andare, sa troppe cose su di noi» 
Ginevra assottigliò gli occhi «Su questo hai ragione Amian, però, visto che ha dimostrato carattere per salvare la sua amica, sarebbe proprio uno spreco ucciderla. D’altro canto, a cosa potrebbe mai servirci? La legge è chiara e prevede la morte in casi come il suo».
Dopo aver riflettuto per qualche secondo il viso di Ginevra si illuminò e questo, come già avevo appurato, non poteva presagire nulla di buono. 
«Sai che ti dico ho preso una decisione»» con un gesto fece sì che tutti gli uomini nella sala mi accerchiassero, con la sola eccezione di Lukas, che le rimase a fianco «Ti sottoporrai ad un test e se sarai in grado di superarlo, ne io ne i miei fratelli toccheremo te o la tua famiglia. Ti lascerò libera di andartene se lo vorrai, oppure, di restare come membro della mia gang» 
Mormorii stupiti si propagarono nel salone, seguiti da fischi ed esclamazioni di disaccordo. Ginevra mi aveva offerto l'opportunità di entrare in quel girone e di riavere la mia libertà, ma, che cosa avrebbe voluto in cambio?
«Non voglio essere come voi. Io voglio tornare a casa mia» chiarì subito, prima che lei si mettesse in testa strane idee.
«Ne sei sicura? E davvero questo che desideri?» 
Annui con decisione «Di che genere di prova si tratta?»
«Un semplice rito di passaggio» disse, rivolgendomi un sorriso che poteva voler dire molte cose.
«E se non dovessi farcela?» dovevo tenere a mente anche questa possibilità, per quanto spiacevole e tragica potesse essere. 
Ginevra raddrizzò la schiena «Lo sai già», che tradotto in altri termini voleva dire "morirai".
Trattenni il fiato «Chi mi assicura che terrai fede alla tua parola? Che non proverai a raggirarmi?»  
«Se c'è una cosa di cui puoi star certa, ragazza, è che io non concedo una simile occasione senza rispettare i patti. Allora, accetti?» 
Nel prendere in considerazione tutti i pro e i contro, realizzai che mancava un tassello. Ginevra mi nascondeva qualcosa, ma se non avessi acconsentito a prendere parte a quell'esame, per me i giochi sarebbero finiti. 
In ogni caso tutto si sarebbe concluso con il mio decesso, quindi, perché non rischiare?
Magari se fossi riuscita a concludere questa cosa, il Capo avrebbe mostrato un po' di clemenza nei miei confronti.
Certo, e questi uomini sono tutti angioletti dentro. Eleonor rifletti per l'amor del cielo!”.
Quella voce mi stava mettendo in guardia e se fossi stata una persona saggia l'avrei ascoltata di più. Peccato che non ne avessi il tempo.
«Accetto, cosa devo fare?» per qualche motivo, mi sentii sconfitta già in partenza.
«Noi lo chiamiamo il “passaggio”, perché è così che i più giovani diventano parte integrante di tutto questo. Tralasciando i convenevoli, mia cara... Come hai detto di chiarmarti?»
«Eleonor» fu strano pronunciare il mio nome.
«Bene, Eleonor, ti presento il tuo sfidante» mentre sfiorava con malizia il volto di Lukas, provai una fitta allo stomaco. Era lui che dovevo mettere al tappeto? Sarebbe stato più facile far crollare un muro di cemento!
Iniziai ad indietreggiare, non appena il mio avversario fu invitato con un gesto del Capo a raggiungermi.
«Non temere» mi rassicurò Ginevra «Non alzerà un dito contro di te» 
La fissai confusa «A... Allora cosa vuole da me?» 
«Lui? Assolutamente nulla. La scelta spetta a te» 
Mentre i miei occhi si spostavano frenetici da Ginevra a Lukas, fu quest'ultima a fornirmi la soluzione all'enigma.
«Se ti avessi detto di sfidare uno dei miei seguaci più giovani, non avrebbe avuto senso offrirti questa opportunità. Sarebbe stato semplice, troppo, anche per una come te. Quindi, ho deciso di agire diversamente» puntò l'indice verso Lukas «Uccidilo e riavrai la tua vita» 
Spalancai gli occhi, stringendomi i gomiti con le mani «No, non si era parlato di ammazzare qualcuno» tentai di arretrare ancora di qualche passo, ma muri di muscoli impedirono ogni mio tentativo di spostarmi.
Ginevra incrociò le braccia al petto «Un patto è un patto, la sua vita per la tua»
«No» farfugliai disgustata. 
«Ti darò un incentivo Eleonor. Vorresti sapere chi ha ficcato una pallottola nella schiena della tua cara amica? Hai davanti il responsabile mia cara»
«Non ti credo» Ginevra stava mentendo, avrebbe potuto raccontarmi qualsiasi cosa per convincermi a commettere un omicidio.
Il capo tirò allora in causa una terza persona.
«Lukas?» 
L'uomo guardò prima il suo Capo e poi me «Sono stato io» ammise, impassibile.
«No, non è vero» 
Mi fissò negli occhi più intensamente di quanto non avesse fatto prima «Ho ucciso io Ludovica». 
Quando pronunciò quel nome, mi sentii come uno specchio che va in frantumi. Il colpo che ricevetti bastò a spazzare via ogni briciolo di coraggio che mi era rimasto. Le lacrime bagnarono il mio viso e senza che potessi fermarmi, iniziai a singhiozzare.
«La tua amica deve mancarti molto e presumo anche la tua famiglia. Se lo uccidi tutto questo finirà» Ginevra si alzò dal trono e con passo leggero, ci raggiunse al centro della sala. Si posizionò accanto a Lukas, e con delicatezza gli sfiorò una spalla. L'uomo si tolse la giacca di pelle lasciandola cadere dietro di sé. Aveva un torace molto più muscoloso di quanto credessi.
«Lui ti sta separando dalla tua vita. Non la rivuoi indietro?»
Riavere la mia vita? Certo che la volevo! Ma a un prezzo così alto? Lui stesso aveva ammesso la sua colpa, eppure non riuscivo a convincermene, perché io ero stata presente e non lo avevo visto impugnare l'arma. Come aveva fatto a sparare senza che me ne rendessi conto? 
Ginevra doveva aver rivolto un comando a qualcuno perché un altro uomo uscì dal gruppo, consegnandole un pugnale. Ginevra lo afferrò, osservandolo solo per un attimo prima di porgermelo. Si spostò rapida dietro di me e stringendomi in un abbraccio posizionò entrambe le mie mani sul pugnale, spingendo poi la punta dell'oggetto contro il corpo di Lukas, più esattamente all'altezza del suo cuore.
«Un affondo, ti serve solo questo» sussurrò al mio orecchio «Pensa alla libertà, Eleonor, alla tua amica. Se non fosse stato per lui sarebbe ancora viva. Puoi vendicarla, fare questo anche per lei».
Quando ebbe la certezza che non mi sarei spostata, il Capo mi superò, riprendendo il suo posto sul trono. 
Le mani mi tremavano, sudavo freddo e il cuore batteva all'impazzata nel mio petto. Il pugnale divenne pesante e scivoloso ed ero convinta che non sarei riuscita a reggerlo ancora per molto. Fui sul punto di mollare la presa, quando le mani di Lukas circondarono le mie per sostenerle. Spalancai gli occhi.  
Non si sarebbe opposto anche se gli avessi conficcato quella lama nella carne. Era pazzo! 
La tentazione di farlo non mi attanagliò come Ginevra sperava, e questo, mi diede la forza per capire che non era la cosa giusta. 
Io non sono un'assassina”. 
Fare del male a qualcuno per vendetta, non sarebbe stata la risposta. Non avrei riavuto indietro Ludovica e, probabilmente, non avrei più riconosciuto me stessa, se lo avessi ucciso.
L'unico dubbio che ancora mi rendeva insicura era il fatto che l'uomo davanti a me non cercasse nemmeno di convincere il suo capo a risparmiarlo. Ne una parola, o un segno di complicità. Nulla. Ginevra lo stava mandando allo sbaraglio e lui se ne stava lì, con l'aria più calma del mondo, ad aspettare. Mi faceva incazzare il suo atteggiamento. 
Raddrizzai meglio la presa sul pugnale, dando l'illusione di volerlo usare. La mia mossa convinse Lukas, che riportò le mani lunghe sui fianchi e chiuse gli occhi in attesa. Così facendo, mi convinse ancora di più che non volevo dargli questa soddisfazione, né a lui né a Ginevra.
«No, io non lo farò» lasciai che il pugnale scivolasse dalle mie mani senza opporre resistenza. Mentre lo fissavo cadere a terra mi sentii stanca, priva di energie. Sapevo che il mondo mi sarebbe crollato addosso da un momento all'altro, e io dovevo essere pronta ad affrontarne le conseguenze. 
Hai fatto una scelta Eleonor, non puoi più tornare indietro”.





 
   
 
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