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Autore: Justice Gundam    28/02/2017    6 recensioni
Secoli fa, nell'era dei miti e delle leggende, un grande eroe nacque tra i mortali: Ercole, colui che con le sue gesta avrebbe cambiato il corso della storia, e permesso agli uomini di opporsi al fato che li opprimeva. Questa è la sua storia...
Genere: Avventura, Fantasy | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: AU, Movieverse | Avvertimenti: nessuno
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Ercole - Storia di una leggenda

Note dell'autore: Eccomi qui, con un nuovo progetto che per molto tempo è rimasto in fase di sviluppo... e che ora ho deciso di mettere finalmente nero su bianco! Una storia epica ispirata a colui che forse è l'eroe mitologico più conosciuto di tutti - Ercole.

Come mai, vi chiederete voi, questa idea decisamente originale, e magari anche un po' fuori di testa? Beh... diciamo che ho sempre avuto una grande passione per i film peplum, i vecchi film di carattere storico e mitologico che andavano tanto negli anni Sessanta e Settanta... e così, dopo averne visto così tanti che ormai ne ho perso il conto, ho deciso di scrivere una storia che fosse una sorta di tributo a queste piccole perle del passato, film che si guardavano per passare qualche momento di spensieratezza e... perchè no, le ragazze magari li seguivano per rifarsi gli occhi con il fisico degli attori che recitavano in toga o a torso nudo!

Diciamo subito che mi prenderò parecchie libertà con la mitologia greca. Questa storia non vuole essere un trattato sulla mitologia, nè uno sfoggio di conoscenza, ma soltanto una storia avventurosa che mira a darvi un po' di emozioni! Quindi... non stupitevi se vedrete diversi elementi che non corrispondono a ciò che è avvenuto nel mito come lo conosciamo noi.

Dedico questa storia a tutti i miei amici, in particolare a f9v5, David Burger, Dark Legend Trainer, Seto Konowa, Farkas, Pikachu4Ever, ChibiRoby... e tutti gli altri! E una dedica la faccio anche agli attori che nel corso della storia dei peplum hanno interpretato, tutti con bravura, il noto personaggio della mitologia greca: Steve Reeves, Rock Stevens, Reg Park, Mark Forrest, Kirk Morris, Lou Ferrigno... e tutti gli altri che non posso elencare per mancanza di tempo e spazio!

A tutti i lettori, buon divertimento!  


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Introduzione

 

Lo Spazio che non è contenuto, ma che contiene tutto, è la personificazione primaria della semplice Unità. L'ignoto contenitore di Tutto, la causa prima sconosciuta.

Anticamente, nulla esisteva se non il Caos. Un vuoto senza forma, infinito, freddo, buio abisso, dove ogni cosa precipita senza fine e in ogni direzione, senza alcun possibile orientamento.

Dal Caos emersero i Protogenoi, le Divinità Primigenie: Gea, Dea della Terra;  Tartaro, un abisso sprofondato sotto la Terra; Nyx, Dea della Notte; Erebo, Dio del Buio; Etere, lo strato più alto e luminoso dell'atmosfera; ed Emèra, Dea del Giorno.

Gea generò un essere simile a lei, che la potesse avvolgere interamente - Urano, Dio del Cielo Stellato, che modellò l'universo come lo conosciamo. Da essi nacquero i primi esseri viventi - gli dei e i titani, coloro che avrebbero lottato per il predominio sull'universo.

Furono secoli di conflitto e di violenza, che proseguirono interminabili, finchè uno degli dei, il più forte, il più determinato, non prevalse. Zeus, figlio dei titani Crono e Rea, riuscì a sconfiggere i titani e a ricacciarli nel Tartaro.

I secoli a venire videro la nascita degli esseri umani. Creature piene di ingegno e di risorse nonostante la loro debolezza, essi riuscirono ad imporsi sugli animali e sulle bestie che popolavano il mondo, e divennero ben presto la razza dominante sulla Terra. Zeus e gli altri dei osservavano il progresso degli uomini, affascinati e al tempo stesso preoccupati. Quanto tempo ci sarebbe voluto prima che gli uomini, orgogliosi del loro potere, decidessero di seguire le orme dei titani e di soppiantare gli dei?

Questa preoccupazione si trasformò in autentico timore quando il titano Prometeo rubò il fuoco agli dei, consegnandolo agli uomini. Zeus punì Prometeo, e fece dono agli uomini del Vaso di Pandora, una magica giara in cui erano contenute tutte le essenze negative nel cosmo...

Il Vaso di Pandora venne infranto, infliggendo ogni sorta di male al genere umano... ma un'essenza, diversa dalle altre, si sparse a sua volta. La Speranza, ciò che permetteva agli uomini di continuare a lottare e credere in un futuro migliore; oppure ciò che li ingannava ed impediva loro di abbreviare le loro sofferenze.

L'era a venire sarebbe stata sempre più oscura...

Ma gli dei non avevano intenzione di abbandonare le loro creature a loro stesse...

 

**********

 

Il Monte Olimpo, la più alta montagna di tutta l'Ellade, il luogo dove gli dei avevano stabilito la loro dimora. Sulla cima di quella montagna, nascosti agli occhi dei mortali da banchi di nuvole che non si diradavano mai, sorgevano gli aurei palazzi degli dei, i seggi da cui essi decidevano le sorti e i destini degli uomini

In quel giorno che avrebbe probabilmente cambiato il corso della storia, gli dei erano quasi tutti riuniti nella saga del congresso, un ampio salone di marmo bianco,  riccamente decorato con oro, argento, colonne in stile arcaico, e grandi finestre da cui entrava la luce del Sole, creando degli spettacolari effetti di colore. I seggi erano disposti in un ampio semicerchio attorno alla postazione da dove Zeus faceva i suoi discorsi... un elevato palco di marmo che permetteva di tenere sott'occhio l'intero uditorio. La sala era alta ed imponente, sovrastata da un'immagine traslucida della Terra che, fluttuando sopra gli scranni, ruotava lentamente su sè stessa, imitando il movimento vero e proprio del pianeta. Strane piante dalle ampie foglie decoravano ulteriormente la grande sala, nella quale tutti i partecipanti avevano già preso posto L'unico ad essere assente era Ade, il dio dell'oltretomba, che mai saliva sull'Olimpo.

Seduti sui cuscini di raso che rendevano ancora più comodi i gradoni del sinedrio, gli dei attendevano in rispettoso silenzio che il loro sovrano cominciasse la sua arringa... e dopo qualche minuto di attesa, Zeus prese il suo posto al centro del sinedrio, alzando solennemente lo sguardo verso le tribune. Immediatamente, quelle poche voci che ancora si sentivano nella sala si smorzarono fino a zittirsi del tutto. Soddisfatto, Zeus annuì tra sè e fece silenzio per qualche istante.

"Fratelli miei." disse il Signore dei Nembi con la sua voce possente. Nonostante i lunghi capelli bianchi, con i baffi e la barba dello stesso colore, potessero dare l'impressione di una persona anziana, Zeus aveva il fisico di un culturista, con possenti bicipiti, il torace ampio a malapena nascosto dall'immacolata toga bianco-azzurrina che indossava, e un paio di gambe sode e robuste, calzate di un paio di sandali dorati. Appeso alla sua schiena c'era il suo scudo, Aegis, e sulla fronte portava un cerchio dorato nel quale erano incastonate sette gemme azzurrine e luminose a forma di fulmine - le Sette Folgori, il simbolo del potere di Zeus sui cieli e su tutti gli dei.

"Il Vaso di Pandora si è infranto." continuò Zeus. "E le forze del Male imperversano sul mondo."

"E' come avevi auspicato tu, Zeus." rispose la moglie di Zeus, Hera, da uno dei seggi più vicini. La regina degli dei aveva l'aspetto di una donna di mezza età, ma ancora florida, bella ed attraente, con lunghi capelli neri ondulati, e gli occhi verdi e dall'espressione forte e decisa, con addosso una tunica bianca scintillante e un paio di calzari argentati. In una mano, teneva un ventaglio di piume di pavone, con la quale si faceva lentamente aria, con espressione arguta e arrogante. "Sei stato tu a fare dono agli uomini dei mali del Vaso, affinchè non potessero rendersi pari a noi."

Zeus restò in silenzio per un po', prima di dare la sua risposta. "Comincio a credere che sia stata la scelta sbagliata, moglie mia." rispose, suscitando qualche mormorio di stupore tra le altre divinità. Era raro che Zeus ammettesse un errore... "Ho agito lasciandomi guidare dalla paura, e non ho pensato alle conseguenze del mio gesto. Ma adesso, mi rendo conto che il mondo degli uomini si troverà ben presto di fronte ad un bivio. La loro scelta potrà portarli verso la salvezza... o verso la distruzione."

"E' giusto che i mortali vengano messi alla prova, Zeus." continuò Hera. "Essi devono dimostrarsi degni dei doni che noi dei gli abbiamo fatto. E devono scontare la trasgressione di Prometeo, che ha voluto disobbedire alle nostre leggi."

"Sì, Hera ha ragione. E' giusto che i mortali se la cavino da soli." affermò Ares, il dio della guerra, un energumeno alto e muscoloso in tunica ed armatura di bronzo, armato di una lunga lancia e di uno scudo ovale.

Ma qualcuno decise che era il caso di far sentire un'opinione contraria... ed Atena, dea della saggezza nonchè sorella di Ares, fu la divinità che parlò in proposito. "Ma le forze del male sono così potenti ed oscure... e potrebbe essere che l'equilibrio non sia stato stabilito." affermò la dea dagli occhi lucenti. Alta, statuaria ed algida al tempo stesso, Atena indossava un'armatura bronzea che la rendeva ancora più impressionante, e i suoi lunghi capelli castani incorniciavano un viso pulito e forte al tempo stesso. Sulla testa, indossava un elmo dorato con il pennacchio rosso, e accanto a lei era appoggiata una civetta che osservava con espressione acuta l'uditorio...

Si sentì lo stridio di un'aquila, e un maestoso rapace dalle piume nere volò nella sala, appoggiandosi sul braccio che Zeus le stava porgendo. Tenendo con sè l'aquila come se fosse un innocuo piccione, il re degli dei si sfregò il mento barbuto con la mano libera, riflettendo su ciò che aveva sentito. Hera ed Ares avevano la loro parte di ragione, ma Zeus aveva comunque l'impressione che ci fosse bisogno di un modo per riequilibrare le sorti del pianeta. Nonostante le loro mancanze e la loro Hybris, gli esseri umani erano le forme di vita più ammirevoli che lui avesse mai visto in tanti secoli, e Zeus era convinto che fosse indispensabile concedere loro una giusta chance.

"Vogliamo ancora concedere altro ai mortali? Non li stiamo coccolando un po' troppo?" esclamò Poseidone, il dio dei mari e il più anziano di tutti gli dei olimpi.

Efesto, il dio della fucina, si pronunciò a favore di Atena... se non altro per far indispettire Ares, che lui odiava cordialmente. "In realtà, io penso che Atena abbia ragione." rispose il dio zoppo e dal volto grottesco, vestito di una giubba di cuoio rattoppato e con una incolta barba nera su mento. "Che cosa ci costa, dopo tutto? Io dico, diamo agli umani la possibilità di dare prova di sè. Non ci perdiamo niente."

"E poi, sarebbe interessante vedere come faranno." intervenne il messaggero Hermes dai sandali alati. "Sì, anch'io sono d'accordo con Atena. Concediamo ancora un piccolo aiuto ai mortali."

Zeus annuì in direzione degli dei che avevano parlato, poi restò ancora un po' in silenzio ad ascoltare quello che gli altri avevano da dire. Le opinioni, tra le varie divinità, erano alquanto discordanti, e passò un po' di tempo prima che il re degli dei potesse farsi un quadro completo delle opinioni dei suoi fratelli... ma alla fine, dopo un po' di animate discussioni, Zeus battè con forza una mano sulla superficie del palco, in modo da far terminare il chiacchiericcio.

"Ho ascoltato i vostri pareri. Mi sembra che sia evidente." affermò Zeus. "La maggior parte di voi pensa che sia giusto che ai mortali venga concesso un aiuto, in modo da bilanciare le forze positive e quelle negative. Ma resta il problema di come fare. Qualcuno di voi... ha qualche suggerimento su come posso fare, in modo che le forze del Bene e quelle del Male si equivalgano?" Atena alzò una mano con decisione, e Zeus si voltò verso la sua figlia prediletta. "Che cosa mi proponi, Atena, figlia mia?"

"La mia idea è questa, padre mio." rispose Atena. "Se non vuoi concedere più potere a tutti gli uomini... allora perchè non concedere il potere ad uno soltanto di loro? In modo che egli possa combattere a nome di tutti gli altri?"

Zeus annuì lentamente, riflettendo sulla proposta di Atena. Anche gli dei che si erano pronunciati a sfavore degli uomini sembravano non avere nulla da dire su questa idea.

"Interessante..." disse Zeus, quasi sussurrando. "Già... questa potrebbe essere una buona idea. Un uomo che sia più forte e più coraggioso di tutti gli altri esseri mortali... un eroe."

Zeus alzò una mano, e una sfera di luce si formò nel suo palmo, brillando come un sole bianco in miniatura mentre fluttuava verso il soffitto del sinedrio. "Il suo corpo sarà forgiato nelle fornaci di mille soli... un corpo in grado di sopportare ogni sforzo... ogni fatica... un essere creato dalla più nobile di tutte le energie... la luce!" esclamò.

Il globo di luce, come se avesse capito le parole di Zeus, cominciò a muoversi rapidamente attorno alla sala, svolazzando come una sorta di lucciola impazzita vicino ai seggi delle divinità, che si ritirarono lievemente in una sorta di timore reverenziale... tranne Hera, che gettò alla sfera di luce uno sguardo che esprimeva antipatia e sospetto.

La sfera di luce si sollevò, passando attraverso l'alto e splendido soffitto della sala dei congressi, e sfrecciò verso i cieli più alti, passandoli e raggiungendo il luogo oltre di essi in cui nessun mortale era mai asceso...

"Luce." Zeus ordinò. "Scendi sulla Terra, come se tu stessa fossi vita, ed infondi le tue energie nel corpo di un neonato."

La sfera di luce obbedì, scendendo a tutta velocità verso il mondo dei mortali, e raggiungendo il luogo che all'epoca era conosciuto come Ellade.

Là, nella città di Tebe, sarebbe nato il bambino che sarebbe stato conosciuto come il più grande degli eroi che mai abbiano calcato la terra...

Un grande destino lo attendeva...

 

oooooooooo

 

CONTINUA...           

 

  
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