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Autore: Canova    28/02/2017    1 recensioni
Raccontando la pessima figura che ho fatto oggi all’università, la mia migliore amica mi ha consigliato di scriverla a mo di rito esorcizzante, e considerando che forse di riti per esorcizzarmi dai momenti negativi o dalle brutte esperienze dovrei farne tutti i giorni, eccomi qui
Mi chiamo Nina Canova, e questa è la mia storia.
Genere: Comico, Introspettivo, Slice of life | Stato: completa
Tipo di coppia: Nessuna
Note: Raccolta | Avvertimenti: nessuno
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Per Un Maledetto Corso Di Francese


Poggiando la testa sul sedile inspiro profondamente dal naso perdendomi con lo sguardo fuori dal grande finestrino del treno. Per la prima volta in vita mia sono riuscita a fare tutto in tempo: truccarmi, fare colazione, portare fuori i cani, fare l’abbonamento mensile per il treno e riuscire a prendere il primo arrivato per Pisa Centrale, arrivando così in tempo alla mia prima lezione di Letteratura Italiana. Ma era tutto troppo perfetto per non finire in modo nettamente umiliante.
 
Guardo il mio orario, accuratamente stampato in formato mini e attaccato nell’ultima pagina della mia agendina, sono una maniaca del controllo e sapere di avere la mia vita scritta da qualche parte mi tranquillizza più di quanto crediate.
Letteratura Italiana alle 10:15 e dopo un’ora e mezza, a distanza di quindici minuti, ecco che affronterò la mia primissima lezione di Francese. C’è stato un acceso dibattito in casa mia sulla decisione di frequentare o meno il corso di francese per principianti come esame di “Lingua Straniera”. Sia mio fratello maggiore che, a suo tempo, mio padre, hanno avuto esperienze bruttissime con il francese, il primo a causa di una professoressa scialba e moscia e il secondo semplicemente a causa dell’odio nei confronti di quella lingua arzigogolata. Anche mia madre si era aggiunta alla lista dicendomi che fra tutte le lingue che poteva scegliere da imparare, il francese sarebbe sicuramente stata fra le ultime. Ma io no, combattiva e carica come un fucile da soft-air, mi ero imposta, dando giustizia a quella lingua raffinata e portando alla mia causa la motivazione che l’università è un’esperienza per arricchirsi personalmente e fare l’ennesimo corso di inglese, che conosco già a livello abbastanza elevato, sarebbe stato un vincere facile solo con lo scopo di levarsi di torno un esame che sarebbe potuto diventare divertente e interessante.
 
Quindi eccomi, lezione di Letteratura Italiana finita, parto con il mio google maps sul cellulare alla ricerca del palazzo in cui si tiene la mia prima lezione di Francese. Ah perché forse non lo sapete, ma a Pisa funziona così, non esiste un unico edificio con scritto “Facoltà di Lettere” dove la mattina entri, fai le tue lezioni, e poi esci e torni a casa, oh no, o meglio, esiste l’edificio della facoltà di lettere, ma le lezioni effettive di chi frequenta la suddetta facoltà sono sparse per vari palazzi pisani, e non sia mai che ti capitano due lezioni nello stesso edificio… troppo semplice.
 
Sudata e allo stesso tempo infreddolita dall’ambiguo tempo del mese di Febbraio, arrivo al fantomatico Palazzo Ricci, dove i ragazzi si muovono in branchi e l’atmosfera è riempita dal chiacchiericcio generale di chi sta entrando o sta uscendo da una lezione. Mettendo via il telefono che in modo imbarazzante stava ormai ripetendo con voce sensuale “Sei arrivato a destinazione” (che poi non ho mi capito perché le voci dei navigatori non solo devono essere femminili, ma anche suadenti e accattivanti) mi guardo intorno cercando la tanto ambita aula RM, aula che sul sito dell’università è stata assegnata al mio corso di francese. Facendomi strada cerco di arrivare al tabellone ove vi è illustrata la pianta dell’edificio, avvicinandomi con aria spaesata quando una ragazza mi ferma proponendomi volantini dall’ideologia politica sconosciuta, parlandomi animatamente di disastri e sfruttamenti che stanno avvenendo in qualche paese povero di cui io non afferro il nome. È infatti solo dopo qualche minuto in cui cercavo di carpire anche da lontano la piantina dell’edificio che mi rendo conto che la tipa mi stava parlando di stragi, e che quindi quel sorriso fintamente gioviale che mi ero stampata sul volto era un bel po' fuori luogo. E cortese, ma specialmente timida, come sono, figuriamoci se oso dirle che già stavo in crisi per trovare l’aula del corso di francese, che sarebbe cominciato a brevissimo, e che del suo soliloquio non avevo sentito assolutamente una mazza
-Se mi lasci il numero ti possiamo avvisare sui vari incontri e dibattiti- dice d’un tratto lei, portandomi di nuovo sulla terra
-Il numero?- chiedo adocchiando le scritte sul volantino che mi aveva appioppato, ma cosa vuole questa??
-No mi dispiace, sono restia a lasciare il numero di telefono, ma grazie lo stesso- provo a dire cercando di congedarmi
-Ma mica ti tartassiamo, è solo un avviso per ricordarti dei vari incontri- prova lei, incapace di capire che io lì a parlare con lei della Siria e dei bombardamenti, per quanto orribili, proprio non ci potevo stare, non in quel momento almeno!
-Guarda adesso devo proprio andare, tanto il volantino con le date ce l’ho! Grazie del tuo tempo- taglio io allontanandomi, dicendomi mentalmente che avrei fatto meglio a chiedere a qualche studente piuttosto che sostare ancora vicino a quella maledetta piantina.
 
Dopo varie domande in giro finalmente arrivo alla tanto ambita aula RM, con un sorriso soddisfatto mi faccio largo tra le persone trovando posto accanto ad una ragazza, la professoressa non è ancora arrivata e dimenticandomi della fatica appena passata comincio ad apparecchiare la mia postazione di astuccio, quaderno per gli appunti nuovo di zecca e il piccolo registratore. È solo dopo un pò che, tranquilla e beata, vedendo entrare nell’aula un uomo mi stranisco
-Ma a fare francese non c’era una professoressa?- chiedo alla ragazza accanto a me
-Ma qui non c’è francese, qui c’è storia contemporanea- afferma lei. Cazzo.
-Ah! Devo aver sbagliato aula, starno perché sul sito c’era scritto aula RM… va beh, vado, grazie mille- farfuglio cercando di mantenere finta calma, raccattando tutti i miei ciottoli più velocemente possibile mentre schizzo via da quell’aula.
 
Spaesata e sconfortata mi chiedo perché fare una lezione di francese debba essere tanto difficile, il problema a questo punto è proprio organizzativo, hanno fatto un casino con le aule! Sicura che la mia ultima spiaggia sia quella più sicura, mi appropinquo in portineria, dove una donna sulla quarantina vestita come una hostess mi accoglie con un’espressione parecchio scocciata
-Scusi il disturbo, stavo cercando l’aula dove si terrà la lezione di francese, sul sito c’è scritto RM ma in quell’aula c’è un’altra materia- dico con la voce remissiva e lievemente infantile che puntualmente mi esce quando parlo con persone più grandi di me
-Si nella RM c’è storia contemporanea, con Baltini giusto?- chiede lei. Ma che cavolo ne so io di Baltini?? Io manco devo seguirla quella lezione lì, ma mi ascolta? Mi limito a non rispondere sorridendo timidamente
-Controlliamo subito per francese- mi dice poi lei, cominciando a digitare roba sul suo computer. Ed ecco che dopo pochi minuti la risposta arriva, dalla voce gracchiata e scocciata della donna ma che in quel momento mi è parsa puro canto celestiale
-Aula 10, secondo piano in fondo-
 
Ah! Eureca! Aula 10 sei mia!
A passo svelto salgo le scale due a due sperando che la lezione non fosse già iniziata, già mi ci vedevo, trionfante nel mio corso di lingua straniera, la mia famiglia si sarebbe dovuta ricredere!
La fortuna pare essere dalla mia, la professoressa è in lieve ritardo e, non trovando altro posto, sono costretta a mettermi in prima fila. La cosa mi infastidiva un po', avevo già perso due lezioni della settimana prima e se la professoressa avesse cominciato a chiedere un riassunto delle lezioni precedenti avrei fatto la figura della scema che cade dal pero. Oh beh, mal di poco, infondo sono solo due lezioni, le dirò che sono stata male, infondo quanto avranno mai potuto fare in due lezioni??
La professoressa finalmente arriva, una donna con dei corti capelli bianchi e un visetto paffutello, saluta con un bel “Bonjour” e la mia carica aumenta nel constatare che quella doveva essere per forza l’aula di francese. La donna comincia a scusarsi per il ritardo, in italiano, dicendo che negli ultimi giorni è fuori fase a causa della forte malattia della sua cagnolina tredicenne, gli occhi della donna sembrano incontrare solo i miei mentre parla, ed è per questo che mi sento in dovere di manifestare con una faccia affranta il dispiacere nel sentire tale nefasta notizia. Cominciando poi ad apparecchiare nuovamente la mia postazione, quella giusta sta volta, pronta come mai ad imparare del sano francese.
Ma è quando la donna parte alla carica, cominciando a parlare in modo spedito e disinvolto, che la mascella mi cade sul banco, andiamo, mi sarò anche persa due lezioni ma non ci credo che in un corso di francese per principianti siano già arrivati a questo livello!
La donna continua a guardare nella mia direzione, ondeggiando gli occhi dal mio volto spaesato alla mia penna ferma, come ad incoraggiarmi a prendere appunti. E nel momento in cui avrei dovuto alzarmi e andare a dirne quattro alla portinaia hostess che non sapeva fare il suo lavoro, la mia timidezza mi prende in contro piede, mordendomi la lingua e intorpidendomi le gambe, lasciandomi immobile al mio posto, solo la mano si muove, per disegnare scarabocchi che dovrebbero far credere alla professoressa che io stia prendendo appunti su roba che, in realtà, non capisco per niente.
Che poi dire che non capisco per niente è dire troppo, il francese grazie a dio ha molte parole simili all’italiano e anche se non riuscivo a cogliere ogni parola, il senso di quel che diceva la prof mi era chiaro. Così butto giù il rospo, dicendomi che anche oggi imparerò francese domani, e rassegnandomi a seguire quella lezione di… di…
-Scusa ma questa non è la lezione il laboratorio di lingua francese?- chiedo alla mia vicina
-nono, questa è letteratura francese avanzata- dice lei tornando a scrivere, appunto, di letteratura francese avanzata.
Ma va beh, in quei minuti passati a disegnare cuoricini e ad annuire a caso alla professoressa che non poteva che guardare me, essendo io in prima fila, mi rendo conto che sono cose che capitano specialmente all’inizio, c’è di peggio dai.
 
 
E come se con quel pensiero mi fossi attirata addosso la sfortuna, la professoressa esordisce con un
-Tirate fuori i sonetti che vi ho mandato ieri per e-mail- portandomi a sgranare gli occhi. Dai, ma niente panico, fin qui tutto bene, chiedo alla mia compagna di leggere con lei e mi ritengo salva, che sciocca… Perché il panico mi brucia la pallida pelle quando d’un tratto la professoressa comincia a chiamare a leggere le strofe ad alta voce in ordine di postazione. Il sudore mi bagna la schiena come se un gavettone mi fosse appena esploso addosso, e adesso come faccio? Io che di francese non ho mai fatto niente! Io che sono qui per sbaglio e che sarei dovuta andare via, ma che mi sono vergognata perché sempre osservata dalla prof. per cui avevo mostrato compassione per la storia della cagnolina malata!
Le dita mi tremano quando la mia compagna finisce di leggere la penultima strofa, lasciando a me il compito di chiudere in bellezza
-A votre tour- dice la professoressa quando nota che io non parto a leggere. Azzardando la tipica mossa della gnorri io alzo il capo guardandomi intorno
-Moi?- chiedo tentennante
-Toi- dice lei sorridendo, ignara. Quando il silenzio mi circonda in modo opprimente e gli occhi della professoressa mi perforano la testa decido di essere vaga
-No professoressa scusi, non me la sento- dico pacata, tentando di colpire sulla sua tenerezza
-E perché mai? Siamo qui per imparare su!- mi sollecita con la sua “r” moscia che comincia a darmi fastidio
-No davvero, non ne sono in grado- tento ancora, sperando che per esasperazione la professoressa vada avanti a qualcun altro
-Cosa vuol dire che non sei in grado? Ma dai- dice ancora, testando la mia pazienza
-Professoressa non l’ho mai fatto, sarebbe la prima volta e sarei un disastro!- dico quindi io, pensando subito dopo che avrei potuto più semplicemente dire che non avevo voce, e forse me la sarei cavata senza figuraccia.
La professoressa sgrana gli occhi, mettendosi poi un’espressione colpita sul volto, come se finalmente avesse capito perché ero tanto restia a leggere e che forse lei non avrebbe dovuto insistere così tanto, costringendomi a svergognarmi. Ma invece che passare semplicemente oltre, la professoressa afferma
-Beh allora non capisco che ci fai qui, avresti dovuto cominciare a frequentare dal primo semestre- dice con voce accusatrice e giudicosa, chiamando poi a leggere il ragazzo dietro di me, umiliandomi davanti a tutti senza darmi la possibilità di rispondere. Le guance mi diventano ancora più rosse e ardenti, e sento la voglia di sotterrarmi quando la tipa accanto a me accenna un risolino.
 
Andando avanti con la lezione mi rendo contro che avrei potuto anche buttarmi e leggere considerando le capacità linguistiche di alcuni miei compagni, ma ovviamente essendo in prima fila, e quindi una delle prime a dover leggere, questo io non lo potevo sapere. Nel continuo della lezione la professoressa comincia a dispensarmi di traduzioni qua e là, come se mi stesse facendo un favore a perdere tempo per tradurre quel maledettissimo sonetto. Ma orgogliosa e testarda, comincio a trascrivere tutto, sotto ai cuoricini ovviamente, dimostrandole che riesco benissimo a stare al passo e che se io, che non ho mai fatto francese in vita mia, riesco a capire quello che quella befana dice con tanta altezzosità, vuol dire che infondo io a quella classe non avevo da invidiare nulla.
 
A fine lezione mi dirigo verso la stazione dei treni, massaggiandomi la pancia brontolante e ricordandomi che io per quella megera ho anche saltato il pranzo. Ma in quell’aula col cavolo che mi vedranno ancora, fosse una sfida più fattibile l’avrei anche accettata con orgoglio, ma tenere un esame su letteratura che non ho mai fatto in una lingua che non ho mai studiato mi pare davvero davvero troppo da fare per un mero orgoglio personale. Così mi dirigo a casa, nella mia piccola città toscana dove quell’atmosfera impegnata e pronta a giudicare sembra ormai lontana, godendomi poi una passeggiata con i miei cani super scodinzolanti e decisamente super attivi, che finisce appena prima del diluvio universale, e coccolandomi con dei sofficissimi quanto grassissimi pancake dopo cena. Perché infondo dopo tutto quel cupo tumulto, tutta quell'aspra bufera, era martedì grasso anche per me.
 
 
 
Angolo Autrice:
Questa storia è molto molto tratta da un avvenimento molto molto reale. Per adesso segnerò questa storia come una One Shot, ma magari un futuro (più o meno vicino)  potrei aggiungere dei capitoli sempre tratti da momenti fasti o nefasti della mia vita. Chissà J

   
 
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