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Autore: Madame_Padfoot93    01/03/2017    1 recensioni
Quante volte ci è capitato di fare una figuraccia, o aver capito male qualcosa, o esserci capitato qualcosa che ci ha fatto urlare "Che vita di...popò!"?
A me tante, troppe volte. E qui vi racconto i miei pazzi, odiosi episodi in cui mi sono detta "Che vita demmer...!"
Buona lettura!
Genere: Comico, Demenziale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Nessuna
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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C.V.D.: Che Vita Demmer…!

 

...Quando prendi lucciole per lanterne.

 

Nello scorso capitolo vi ho parlato di quella mistica e sgradevole creatura che è il mio ex, simpaticamente chiamato Il Pirla. Ma purtroppo nella mia gggiovane vita ho incontrato esseri assai più inutili e spaventosi: quelli-che-prima-ce-provano-e-poi-ti-danno-il-due-di picche, detti anche “Dio Perché A Me?” (DPAM, per abbreviare...wow sembra un disturbo psichico!).

Il mio primissimo caso di DPAM è stato M., che noi sempre per convenienza chiameremo L’Indeciso. Conobbi L’Indeciso nel gruppo giovanile della mia parrocchia (si, quando ero ancora piccola e innocente frequentavo la parrocchia; ora...beh...lasciamo stare). Era un po’ più grande di me (ci levavamo circa quattro anni, ma lui era già maggiorenne e io appena quattordicenne; ai miei tempi i quattordicenni erano considerati ancora poco più che bambini, per dire…) e facemmo subito amicizia. Avevamo tantissime cose in comune: ci piacevano gli stessi film, seguivamo le stesse saghe (un giorno mi portò al cinema a vedere Harry Potter e L’Ordine della Fenice, pagando tutto lui), amavamo gli stessi autori; allo stesso modo avevamo tantissime cose che non ci accomunavano, come la musica: se lui prediligeva la musica classica ( suonava il pianoforte, awawaw ) io ero patita per la musica rock e cercavo, invano, di fargli ascoltare You Shock Me (All Night Long) e se non sapete di chi sia possa la vostra anima soffrire per l’eternità. Scherzavo, scherzavo. Ma è un classico e non sapere chi la interpreti (AC/DC) è davvero grave. Ad ogni modo cercavamo di superare queste divergenze: anzi, erano le cose che più ci piacevano nell’altro.

Insomma, io e L’Indeciso eravamo sempre più affiatati, finché un giorno un’amica comune mi disse: << Ma Madame P. , come fai a non accorgerti che L’Indeciso ha una gigantesca cotta per te? >> .

Da lì è scattato qualcosa in me: lui poteva avere una cotta per me, ma io? Io ero completamente, inesorabilmente, perdutamente stracotta di lui. Già lo vedevo come padre dei miei figli, per dire. E da quel momento ho incominciato ad aspettare, ed aspettare, ed aspettare, ed...insomma avete capito. Aspettavo che fosse lui a farsi avanti. Eravamo perfetti, eravamo una coppia a tutti gli effetti ma non effettiva, eravamo guardati dagli amici in comune con malizia e impazienza ( un giorno sentii un nostro amico sussurrare <<Ma quando si metteranno insieme quei due?>> e io non potevo che essere pienamente d’accordo). E io non ne potevo davvero più. Un giorno lo invitai ad uscire e ci recammo insieme nel corso principale della nostra città.

Ma lo vedevo spento, strano, assente. Cercavo di non darci peso, tuttavia la vocina dentro di me urlava Diglielo! Diglielo, prima che scappi! e alla fine:

<< L’Indeciso, tu...beh ecco...tu mi piaci. Mi piaci davvero tanto! >>

Lui mi guardò, con sguardo triste, dicendomi : << Lo so. >>

<< Oh, beh...dunque… >>

Io speravo, speravo davvero, con tutto il mio cuoricino palpitante che mi dicesse che mi amava, che era pazzo di me, che voleva stare con me...

<< Non possiamo stare insieme. Vedi io...io. Io provavo per te la stessa cosa. Tu mi piacevi davvero tanto. Ma nel frattempo mi piaceva anche La Stronza (*per me, in quel momento, era quello*) e quindi cercavo di capire quale delle due mi piacesse di più. E lei ieri mi ha esposto i suoi sentimenti per me e ci siamo messi insieme… Scusami Madame P. se ti ho illusa, non volevo. Non dovevo farlo, con una ragazza dolce come te. Troverai chi ti merita (*Dio come la detesto sta frase!*) >>

E mi lasciò lì, da sola, sulla panchina del parco, a piangere disperata. Mannaggia a me e alla bocca mia che poteva starsene zitta. Che vita Demmer…!

Ma ovviamente L’Indeciso non è stato l’unico caso di DPAM della mia tragicomica esistenza.

Si perché ce ne sono stati tanti, ma tanti, ma taaaanti altri. I più non ve li descrivo, poiché sono stati tutti più o meno uguali. Ma lui….aaah lui è la mia croce.

Per lui intendo G., che, sempre per convenienza, chiameremo Il Playboy dei poveri. E già potete capire di che tipo di personaggio stiamo parlando…

Cominciò tutto quando, una volta finito il liceo, entro a far parte di un nuovo gruppo di amici, tra cui trovo appunto Il Playboy dei poveri.

All’inizio non mi fa alcun effetto: è un bel ragazzo, ma non è il genere di tipo che piace a me. Dava subito l’idea di un donnaiolo incallito, uno di quelle che usava le donne solo per puri bisogni “istintuali” per poi sbarazzarsene nel più crudele dei modi. Insomma, un Playboy.

Passa del tempo e io mi intrattengo sempre più con questo nuovo gruppo di amici.

Una sera, dopo un compleanno, decidiamo tutti insieme di fare un giretto e io finisco in macchina, da sola (non vi preoccupate, non è successo nulla) con il Playboy. Il quale comincia a farmi un sacco di complimenti: Ma come sei simpatica! Ma quanto sei divertente! Anche a te piace questa musica: abbiamo gli stessi gusti. Sei davvero una bella ragazza! (pensate a questa sequenza di frasi come una cantilena, perché è così che ormai io la concepisco). E io, come l’allocca che sono ci casco, con tutte le scarpe. E puff: improvvisamente lui mi piace tantissimo. Credo che la colpa sia stata principalmente di quel suo bel faccino, di quegli occhi scuri, del modo in cui mi guardava: insomma mi sono sciolta.

Cominciamo così una sorta di relazione, che lui voleva mantenere ad ogni costo segreta. E io, in fondo, non ero troppo stupida: volevo un ragazzo che mi facesse divertire, una cosa non troppo seria. Lui usciva con le amiche, andava e tornava dall’Università, andava a feste dove c’era tanto alcool e tante, troppe ragazze. Ma io non ne ero molto gelosa e non mi dava molto fastidio. Fino a quando non vidi una sua foto in cui lui abbracciava un’altra ragazza, in maniera inequivocabile.

Saaaaaacrileggggio!

Da lì scattò la mia gelosia, che mi portò a sospettare, silenziosamente, di ogni sua mossa, di ogni suo spostamento: mi domandavo sempre con chi era, dove stava, se con lui ci fosse un’altra ragazza. Intanto lui mi nascondeva al mondo, mentre io cercavo di concretizzare la nostra...qualunque cosa fosse. Ormai quella relazione non mi soddisfaceva più: io volevo qualcosa di concreto, di tangibile, di stabile. Volevo una relazione seria, contraddicendomi completamente con quanto pensavo prima.

E un giorno, con calma e la serenità che solo una donna matura può avere gli dissi:

<< Playboy, io non voglio più tenere questa relazione all’oscuro. Voglio che i nostri amici lo sappiano, voglio uscire con te alla luce del sole, voglio… >>

<< Ma Madame P., di cosa stai parlando? >>

<< Vorrei una relazione seria. Tu mi piaci... moltissimo… e vorrei sapere se tu… >>

E lui mi rise in faccia. Si mi rise in faccia! Sto grandissimo stronzo. Scusatemi ma quando ci vuole, ci vuole!

<< Ma cosa hai pensato, sciocchina! Io non voglio legarmi a nessuna!sono un spirito libero. La relazione che avevo con te…beh...sai...era puramente per soddisfare i miei istinti (*le parole usate sono state altre, ma il concetto è questo, purtroppo*) ma tu, non hai voluto e quindi… Dai, sai come siamo fatti noi ragazzi!>>

E menomale che non mi sono spinta oltre con te, grandissimo…grrrrr…

Ovviamente gli tirai uno schiaffo talmente forte che quella sera, quando uscimmo con gli amici, aveva ancora le mie cinque dita stampate sulla faccia.

Magra consolazione!

E per ultimo vi ho lasciato una vera chicca: Il Webete (si ringrazia Nostro Signore Enrico Mentana per aver coniato codesto termine eccelso e mi scuso tanto per utilizzarlo, momentaneamente, in un’accezione leggermente sbagliata)!

Conosco il Webete su Internet, ovviamente: mi manda la richiesta di amicizia su Facebook e io l’accetto, colpita dal suo account con vari riferimenti a band e con foto del suo gruppo (si, ho un debole per i musicisti, in particolar modo per i batteristi).

Ha iniziato lui a parlarmi: mi manda un messaggio, a cui io rispondo, poi un altro, un altro ancora...finché non parliamo di tutte le cose che ci piacciono, dei nostri progetti, su ciò che vogliamo fare. Dice che mi vuole conoscere, che gli interesso tanto, che vorrebbe venire a trovarmi nella mia città o portarmi fuori per locali. Io ne sono molto lusingata, non solo perché è un bel ragazzo, ma anche perché sembrava davvero capirmi.

Tutto bello, meraviglioso… si… finché non scopro che è fidanzato!

Si perché alla mia richiesta di andarci a prendere un semplice caffè al bar dell’Università, si inventa mille scuse (tutte davvero poco credibili) fino a quando non lo incalzo:

<< Scusami, ma avevi detto che ti sarebbe piaciuto prendere qualcosa con me. Almeno conosciamoci di presenza...>>

<< Ma la smetti! Io sono fidanzato! >>

Perché a me? Perché devo beccarmi sempre io i deficienti?

Che Vita Demmer…!

 

 

Note Padfoottiane:

Ciriciao gente!

Ed ecco a voi il secondo capitolo della mia strampalata vita. Spero davvero che vi sia piaciuto e se avete voglia passate a vedere gli altri lavori.

Io vi mando un bacione e un grande

Ciriciao 

 

Madame_Padfoot

  
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