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Autore: queenjane    02/03/2017    3 recensioni
Una breve storia, un omaggio alla Principessa di Lamballe, amica di Maria Antonietta, forte e tenace, nelle avversità, nonostante svenisse, in gioventù, alla vista di un mazzo di violette. Buona lettura. P. s. Storia già pubblicata nel fandom di lady Oscar, con alcune variazioni.
Genere: Introspettivo, Storico, Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno | Contesto: Rivoluzione francese/Terrore
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Quando sono nata era l’8 settembre 1749, il giorno della Nascita della Vergine Maria, a Torino, mia città di Nascita, fervevano le preghiere e le luminarie, per la nascita della Madonna, non certo la mia.
Mio padre era Luigi Vittorio, principe di Carignano, un nipote del re Vittorio Amedeo II di Sardegna e della sua amante Jeanne de Luynes, mia madre Cristina d’Assia ..
Amata e vezzeggiata, istruita nelle lingue e nel ricamo, crebbi nel lussuoso palazzo dei miei avi, palazzo Carignano, che nel 1600 costruì Guarino Guarini, le estati passavano a Racconigi, luminose e dorate ..
 
Amavo leggere e sognare  e le violette, a volte, il solo vederle era una emozione, dicono che sia svenuta una volta nello scorgerle, ma ignorano che quel giorno seppi che dovevo sposarmi e lasciare la mia casa, quei fiori erano dinanzi a me come il ritratto del mio futuro marito, che era bello sul serio, sia sulla tela che di persona, al contrario del delfino Luigi Augusto, che sposò poi Maria Antonietta, come poi appurammo.
Bionda, agile e delicata, avevo grandi occhi azzurri, che sulle prime colpirono Luigi Alessandro di Borbone Penthiévre, prince de Lamballe, nipote del figlio legittimato di Luigi XIV, Luigi Alessandro di Borbone, comte de Toulouse, unico maschio rimasto al Duca di Penthiévre, il mio amato suocero.
 
Le nozze per procura il 31 gennaio 1767, poi il lento viaggio verso Versailels, mio marito .. era splendido e dissoluto, amava il gioco e le donne, tanto da  morire di una malattia venerea dopo un anno appena .
Era il maggio 1768, lo vegliai fino all’ultimo respiro, morì tra le mie braccia..
Vedova e ricca, rimasi in Francia, attraverso le nozze ero una principessa di sangue, godevo dell’affetto del Duca mio suocero e compivo le mie opere di carità e noblesse oblige, facendo celebrare messe su messe per l’anima immortale di Alessandro..


 
Nel 1771, durante le feste di Carnevale, organizzate da Madame Noailles, Gran Maestra della Casa, nei propri appartamenti ebbi la ventura di parlare con la delfina, lei aveva quindici anni e poco più, io ventuno.
 
Amiche, confidenti, le nostre espressioni variavano tra “mio cuore adorato” e “angelo”, come scriveva l’eroina di Rosseau, Julie d’Etange, quando scriveva alla sua cugina e confidente Claire, non a caso “ La nouvelle Héloise” era tra i miei testi preferiti.

Siamo stati amiche, complici, confidenti, nulla di più, anche se in seguito voci e libelli di torbido e laido stampo ci hanno attribuito cose turpi e immorali, senza fondamento, che eravamo lesbiche, baccanti, dividendo insaziabili uomini e donne.

Una amica, una sorella, che poi divenne Regina nel maggio 1774 quando  Luigi XV morì.
Mi nominò Sovrintendente  della Sua Casa, un posto di alto rango, il più alto per una dama di compagnia a Versailles, ma era solo forma, la sostanza della nostra amicizia era mutata, che nell’estate 1775 giunse Madame de Polignac, sua condifente, una approfittatrice.

Rimasi sola..
Anche Madame Polignac era nata l’8 settembre 1749, come me, una amara e curiosa ironia..

Fluivano i giorni e gli anni, avevo la mia carica, la religione, la compagnia di mio suocero, senza che mi sposassi, non più ..
E una passione, il mio caro amico/amante del mio seguito M. de Vapoulier, citato anche nel mio testamento del  1792 ( i suoi capelli erano oro e rame.. )

 
1789, in giugno morì il delfino Luigi Giuseppe, poi vi furono altri funebri eventi, la presa della Bastiglia, pareva ieri,  il tempo di Alessandro e del lutto, invece una fata aveva soffiato sulle candele..

Andai in  esilio, in quel di Aix, poi tornai, alle Tuileries, a un richiamo della mia Amica, unica leale rispetto ai principi .
Erano trascorsi pochi mesi dopo Varennes, la fuga sgominata di Luigi XVI, nella foresta delle Ardenne, da un banale M. Sauce, in italiano salsa, la mia Amica aveva i capelli bianchi e l’affanno nelle mani ..

Ho osservato le violette fiorire, stagione dopo stagione, chiedendomi quante altre ne avrei viste.

Io sono leale..
Ho fatto testamento e sono tornata.. 
La discesa dentro gli orrori, un gorgo senza fine,
nel mese di agosto 1792 hanno assaltato di nuovo le Tuileries, la Regina e la sua famiglia imprigionati.
Io  con loro ..
 
Ci hanno  separato.. cerco di impormi di non essere qui, ma in altri  luoghi, di non avere di fronte il Tribunale rivoluzionario e i suoi membri che cercano di farmi firmare sordide accuse.
Come il carcere, buio, privazioni, scarso cibo.
           
Nei primi giorni di settembre del 1792,  a Parigi e in altre città francesi ebbero luogo i  cosidetti "massacri di settembre”,
La folla travolse le difese di diverse prigioni nelle quali erano detenuti gli aristocratici, secondo i racconti, i carnefici si accanirono particolarmente sulla principessa di Lamballe, principalmente a causa della sua intimità con la regina, venne violentata da morta.
La donna fu trascinata all'aperto nel cortile della prigione, che sorgeva tra Rue de la Ballet e Rue de Sicile e, dopo un sommario processo,nel quale la principessa continuò a difendere la regina, fu sottoposta a torture  prima di venire decapitata con un coltello e squartata.

La testa mozzata della principessa venne issata su una picca e portata in corteo; per dare un “ultimo bacio ad Antoinette”alla rue Saint Antoine, in seguito, la detta testa  venne scaraventata su un tavolo di un parrucchiere per essere lavata, pettinata e incipriata in modo da farla riconoscere.
Qui, la famosa Madame Tussaud, giovane apprendista, fece il calco in cera del suo viso come maschera mortuaria.
 
La testa sopra il palo riprese lentamente il suo cammino, seguito dal suo corpo nudo trascinato sopra il selciato per le gambe, arrivando sotto le finestre della Torre del Tempio verso le 15, dove era detenuta Maria Antonietta con la famiglia.

La regina fu invitata a gran voce ad affacciarsi per dare l'ultimo saluto alla sua amica del cuore, ella però non vide mai il capo mozzato e informandosi di cosa stesse succedendo, appena apprese di cosa si trattasse da una guardia cadde svenuta.
La figlia  scrisse più avanti: "Fu la prima volta che vidi perdere il controllo a mia madre!".
 
I resti della principessa verso le 7 della sera vennero recuperati dal cittadino Jaques Poitel, il quale per ordine del Duca de Penthievre, ricco suocero della principessa, aveva pagato per riaverla, mescolandosi nelle schiere dei sanculotti ormai ubriachi; vedendo che i resti erano stati lasciati incustoditi in un cantiere del quartiere Chatelet a Parigi, li prese, fece richiesta ufficiale della testa alla Comune e li portò la notte stessa a VERNON.. ove furono sepolti vicino a un roseto bianco.
 
Luigi XVI affermò che la condotta serbata dalla principessa durante le disgrazie della famiglia  reale fu la migliore conferma che Antonietta non avrebbe potuto desiderare amica migliore.
Nel 1929, Pio XI  attribuì alla principessa di Lamballe la qualifica di martire  dichiarandola "venerabile".

 
   
 
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