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Autore: sunflwr    03/03/2017    0 recensioni
Quando fu esausta, si fermò, nel parchetto poco distante dalla sua scuola, il quale era quasi sempre abbastanza affollato, e si sentì più sicura. Riprese fiato, e con calma riprese a camminare normalmente, guardandosi attorno, cercando qualche indizio di quel misteriosi bigliettini.
Tutto successe velocemente: una mano le tappò gli occhi, un’altra le posò un fazzoletto sulla bocca e poco dopo cadde in un sonno profondo.
Genere: Drammatico, Thriller, Triste | Stato: completa
Tipo di coppia: Het
Note: Lime | Avvertimenti: Tematiche delicate
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Happy birthday, Rachel!
 

Come ogni mattina, Rachel uscì di casa alle 6:30 in punto, per fare una corsetta; ma quella mattina poteva anche risparmiarselo, dato che era il giorno del suo compleanno, ma optò per il no, ed uscì comunque da casa.
 
Al ritorno dalla corsetta, andata come sempre a gonfie vele, vide poggiato sul tavolo della cucina, n bigliettino, piegato in quattro parti. Sobbalzò, e spaventata, si avvicinò prendendolo in mano. Lo aprì.
 
“Tanti auguri, tesoro!
Ci dispiace essere andati via così presto anche questa mattina, ma non potevamo fare niente.
Ti vogliamo bene, buon compleanno!”

 
Tirò un sospiro di sollievo. Da una parte fu dispiaciuta che i suoi genitori non fossero lì, ma era ormai  abituata alla loro assenza. Ma da una parte fu estremamente sollevata. Salì al piano di sopra per fare una doccia.
 
Perché mai avrebbe dovuto sentirsi sollevata da quel biglietto lasciato dai suoi genitori, pur essendo sia piaciuta se loro non erano lì?
Ogni anno, da quanto compì 12 anni, riceveva sempre un biglietto anonimo, un foglietto bianco, semplice.
 
“Tanti auguri, Rachel! Molto presto ci vedremo.”
 
Ogni anno, a quelle parole rabbrividiva. Chi poteva mai essere? Non di certo un ammiratore segreto o cose del genere. Ogni anno rimuginava su questa cosa, il giorno del suo compleanno, senza arrivare a conclusioni concrete. Ma quel giorno si ritrovò a pensare che, forse, l’uomo, o la donna, del mistero, si fosse finalmente arreso, o arresa. Sollevata da questo pensiero, tornò in camera e si vestì.
 
Scese le scale, fece per prendere lo zaino per andare a scuola, ma la sua attenzione si posò sul tavolo, dove appoggiato, c’era un biglietto, un foglietto bianco, semplice. Rabbrividì e subito prese il foglietto in mano, dirigendosi prima alla finestra, dove una volta data un’occhiata fuori, si accorse che non c’era nessuno, poi alla porta, dove dallo spioncino, vide anche lì, che non c’era traccia di nessun sospetto.
Aprì il foglietto.
 
“Tanti auguri, Rachel! Molto presto ci vedremo.”
 
Rachel rabbrividì di nuovo, ma decise di lasciar stare, avrebbe riferito, per l’ennesima volta, questa cosa ai suoi genitori; prese lo zaino e si diresse verso la scuola.
 
Durante il tragitto, ebbe l’impressione di essere osservata, così si fermò, si girò, ma non video nessuno. Accelerò il passo, spaventata, terrorizzata. Non vedeva nessuno dietro di sé, ma ciononostante, ebbe l’impressione di sentire dei passi.
Completamente terrorizzata, cominciò a correre, a tutta velocità, usando tutta la forza delle sue gambe, corse, corse a più non posso. Ma chi mai poteva essere?
Quando fu esausta, si fermò, nel parchetto poco distante dalla sua scuola, il quale era quasi sempre abbastanza affollato, e si sentì più sicura. Riprese fiato, e con calma riprese a camminare normalmente, guardandosi attorno, cercando qualche indizio di quel misteriosi bigliettini.
Tutto successe velocemente: una mano le tappò gli occhi, un’altra le posò un fazzoletto sulla bocca e poco dopo cadde in un sonno profondo.
 
Quando Rachel riaprì gli occhi, non riconobbe subito il luogo dove si trovava, c’erano dei tubi, credeva, da una parte una leva, dall’altra parte un tavolo, dall’altra ancora un cancello, e lei si trovò distesa su di una lettiga, polsi e caviglie legate strette, non poteva muoversi. D’istinto provò a gridare aiuto, ma dall’ombra un uomo, alto, snello, sulla quarantina, la fissò insistentemente, le labbra curvate in un sorrisetto malvagio e perverso. L’uomo misterioso si avvicinò a lei, prendendole il viso tra le mani. «Te l’avevo detto: un giorno ci saremmo incontrati.» una voce profonda, ma estremamente spaventosa. Rachel non poté nemmeno provare a replicare, che d’un tratto l’uomo era sopra di lei, le stava sbottonando i jeans e la camicetta, e stava abusando di lei. Rachel non fece altro che urlare e cercare di liberarsi, ma tutto fu inutile. Quell’uomo sconosciuto e spaventoso la stava violentando, senza motivo. Ma chi era? Cosa voleva da lei? Non poté darsi una risposta. Cominciò così a piangere e singhiozzare. L’uomo a quella reazione s’innervosì, tanto da estrarre una pistola calibro 38 dalla tasca e puntargliela alla tempia. L’uomo le ordinò di smetterla, li avrebbero sentiti, ma Rachel non gli diede ascolto, e ne pagò le conseguenze.
L’uomo sparò: Rachel giaceva nel sangue, mentre lui, si ritrovò seduto accanto a lei, a guardarla, a sussurrarle qualcosa all’orecchio, «Felice compleanno, Rachel.».
   
 
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