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Autore: Naquar    03/03/2017    1 recensioni
Kyle riceve in eredità una deliziosa in un piccolo villaggio inglese, da parte di una parente deceduta anni prima
Genere: Horror | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het
Note: nessuna | Avvertimenti: Contenuti forti
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Dalla radio stavano trasmettendo l'ultima hit del momento; ascoltandola con vago interesse, Kyle
Messenger seguiva lo sfilare monotono della verde campagna inglese che andava alternandosi da
colline a campi coltivati, dal finestrino dell'auto.
Continuava a pensare a quello che era successo nel week-end precedente. Quel sabato mattina
aveva deciso di passare il tempo in completo ozio, nel suo piccolo appartamento: Owen era in turno
in officina e Meg, la sua ragazza, non sarebbe passata prima di pomeriggio, così si era steso sul
divano a leggere l'ultimo numero di una rivista di motori; più tardi davanti ad una pizza si sarebbe
guardato un film.
Erano quasi le dieci e mezza, quando il cellulare si era messo a squillare: non riconoscendo il
numero sul display, Kyle aveva pensato subito che fosse uno di quei venditori che vogliono rifilarti
qualsiasi cosa.
“Pronto?”
“Buongiorno, parlo con il signor Messenger?” domandò una voce gracchiante dall'altro capo del
telefono.
Kyle si mise a sedere. “Sì, sono io. Buongiorno.”
“Mi scuso per il disturbo: sono l'avvocato Dreaper, rappresento la signorina Dorothy Messenger,
sua zia.” si presentò l'uomo.
“L'avvocato di mia zia?” ripeté Kyle stupito.
“Sì. Le devo comunicare che la signorina Messenger l'ha nominata erede nel suo testamento.”
annunciò l'avvocato in tono tranquillo.
“Erede?” fece eco Kyle.
“Certo, lei è stato nominato erede universale, secondo le disposizioni della sua parente, quindi di
conseguenza ci sarà l'apertura del testamento.”
“Non...Non lo sapevo! Quando...Quando verrà aperto il testamento?” balbettò Kyle, passandosi una
mano fra i capelli: gli ci volle qualche secondo prima di riordinare le idee.
“Lunedì, alle due e mezza. Potrebbe andarle bene?”
“Sì.”
“Perfetto.” disse l'avvocato, e dopo aver dettato l'indirizzo dello studio si congedò.
Kyle rimase, con il telefono in mano, a chiedersi per un bel pezzo se fosse stato vero.
Il lunedì pomeriggio si presentò puntuale allo studio; la segretaria lo fece accomodare in sala
d'aspetto, annunciandogli che l'avvocato avrebbe tardato di qualche minuto.
Cercando di ignorare l'ansia, prese a sfogliare nervosamente una rivista. Gli venne da chiedersi cosa
mai sua zia gli avesse mai potuto lasciare in eredità: per quel che ne sapeva, Dorothy era persona
che conduceva una vita semplice e ritirata, non possedeva grandi ricchezze.
Dopo qualche minuto l'avvocato lo chiamò.
Archibald Dreaper era un ometto tarchiato, di bassa statura, con la faccia da topo e i capelli biondi
che andavano diradandosi, portava un paio di occhiali che gli scivolavano perennemente giù sul
naso.
Aveva una stretta di mano energica.
Fece accomodare Kyle su una poltroncina dall'aria scomoda. Lo studio non era molto grande dalle
pareti color beige, su cui erano appesi alcuni quadri e la laurea messa in una semplice cornice di
legno; la mobilia consisteva in un'antica scrivania di mogano e sulla destra un armadio in cui erano
riposti diversi faldoni.
Da sopra una pila di documenti, Dreaper prese una busta e l'aprì con un fermacarte d'argento, con
tutta calma.
Aprì il foglio, lo lisciò, poi si sistemò gli occhiali sul naso.
Letchworth Paradise, un villaggio non molto lontano da Londra. Inoltre, la signora ha predisposto
che lei si occupi delle pulizie e del mantenimento della villetta, ma non si preoccupi: ci sarà il
signor River a darle una mano e spiegarle ciò che dovrà fare, eccetera, eccetera. In caso lei dovesse
rifiutare, la villetta verrà messa all'asta e il ricavato devoluto in beneficenza. Allora?”
“Cosa?”
“Deve mettere una firma qui, se accetta.” rispose Dreaper senza battere ciglio.
Kyle firmò il documento senza esitare.
“Tutto a posto?” gli domandò Meg Dreadful, dal posto di guida, interrompendo il filo dei suoi
pensieri. Era una ragazza carina, con grandi occhi scuri dall'espressione furba che incorniciavano un
viso dai tratti regolari, teneva i capelli raccolti in una treccia.
“Sì, perché?”
“Non mi sembri particolarmente entusiasta.” osservò Meg, lanciandogli un'occhiata veloce.
“Sinceramente non me lo aspettavo.” ribatté Kyle, scrollando le spalle.
“In effetti, è davvero strano...”
“Be', sì, lo è: non la vedevo da tre anni e adesso scopro che mi ha lasciato casa sua!”
“E direi che siamo arrivati.” annunciò Meg.
Dal sedile posteriore, Toby, un cane di razza di beagle, che aveva dormito per tutto il viaggio,
sbadigliò.
Quando entrarono nel villaggio di Letchworth Paradise, lungo la strada principale, poterono
ammirare squisite villette di mattoni con giardino, alcuni negozi e più avanti un piccolo
supermercato.
“Perlomeno siamo comodi.” disse Kyle indicando il parcheggio del supermercato.
“Tu vuoi sempre comodo.” ribatté Meg con una risata.
“È questione di comodità.”
A quel punto Meg scosse la testa e lasciò perdere l'argomento.
Oltrepassarono la rotonda che portava l'uscita del villaggio, superarono una grossa curva che girava
a destra.
Poi, finalmente, videro la villetta.
Era un edificio a due piani con mattoni rossi a vista, un ampio giardino tagliato all'inglese che lo
circondava, diviso da un viottolo lastricato che fungeva da ingresso. Non mancavano azalee,
echinacee, elleboro e altri tipi di piante che erano sistemate con cura nelle aiuole; c'era persino una
siepe di bosso.
Sparsi qualche e là, come sembrassero i silenziosi guardiani della casa, c'erano vari nani da
giardino.
Un muretto di cinta bianco circondava tutto il perimetro della villetta.
I ragazzi scesero dall'auto, felici di potersi sgranchire le gambe, dopo tre ore di viaggio. Erano
partiti a Londra verso l'una del pomeriggio.
Kyle si mise ad armeggiare con le chiavi, finché non ne trovò una piccola che corrispondeva con il
cancelletto di ferro battuto.
Entrarono.
“Per essere una parente sconosciuta, tua zia è davvero generosa.” disse Meg con una punta d'invidia
nella voce.
“Questo puoi dirlo forte.”
“L'avvocato aveva detto che era graziosa, non che fosse...”
“...niente male.”
“Già.”
Rimasero ad ammirare il giardino per qualche istante. Dopotutto passare un po' di tempo lontano
dal lavoro e dalla caotica Londra, non sarebbe stata cattiva idea.
Kyle, con Toby alla calcagna, tornò alla macchina per scaricare i bagagli.
“Uh, che simpatico.” disse Meg inginocchiandosi a vedere un nano che spingeva una carriola,
vicino al muretto. Poi quando sentì Kyle chiamarla, lei lo raggiunse.
In quel momento, la piccola statua girò la testa a guardarli con un'espressione carica di odio.
   
 
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