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Autore: Yusaki    04/03/2017    1 recensioni
"Terzo era un ragazzo di 19 anni, nato in primavera, allampanato e con la carnagione leggermente brunita di chi ama stare all'aria aperta. Il suo nome avrebbe anche potuto avere un senso, se non fosse che Terzo era sempre stato figlio unico."
Sono ormai mille anni che i Cavalieri Templari vagano alla ricerca del Santo Graal, un potente oggetto che contiene il "segreto" per salvare la Terra. Peccato che questo segreto sia stato letteralmente mangiato da un bambino... ma cosa dico? Questo è successo molto tempo fa, quando ancora la non-famosa Base 15 non era controllata da un dispotico ragazzino, quando ancora i Men in Black non consegnavano le pizze in bicicletta, e quando ancora l'Uomo Falena e il suo amico non avevano scelto per salvare il mondo lo sfortunato, improbabile, Terzo Otto.
Una storia che parla di complotti, distruzione, avanzate tecnologie che fanno le fusa... ma non di mostri, i mostri non esistono. Gli alieni invece sì, e portano ciabatte di peluche.
Genere: Avventura, Comico, Generale | Stato: in corso
Tipo di coppia: Het, Slash
Note: nessuna | Avvertimenti: nessuno
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Che dire, sono anni che non torno qui e... e... ed ecco che torno con una follia che parla di strani alieni e umani ancora più strani!
Però, sapete, un'opinione o una critica è sempre la benvenuta. <3 Buona lettura!
 



Capitolo 1: Augustus e la falena
 

«Perché, perché non arrivo mai in tempo?!» Mothman sbatté il pugno chiuso contro il tavolo, tremando. Augustus si fermò, i due grandi piatti sporchi di quella sera ancora in mano, e lo guardò con espressione profondamente addolorata. Gli faceva male vederlo così, gli occhi bassi e spalancati e le nocche bianche per quanto stava serrando le dita.

C'era stato un incendio quella notte, nel Canada Occidentale. In tv Augustus aveva visto le immagini del fuoco, che stendeva la sua fame distruttrice su tutta la foresta, consumando e uccidendo animali e persone; la conta delle vittime era purtroppo già alta, in quanto il luogo era frequentato da un gran numero di campeggiatori, ancora più del solito grazie alle splendide giornate di sole che si erano susseguite per tutta la settimana. Forse era stato addirittura uno di loro ad appiccare il fuoco per sbaglio, questo non potevano saperlo. Augustus aveva passato ore in apprensione, stringendo tra le mani la sua ridicola tazza natalizia piena di caffè, seguendo in televisione ogni speciale che trovava. Alla fine l'incendio era stato domato, e fu proprio quando gli ultimi carboni fumanti furono inquadrati da una giornalista agitata che la porta della sua casa si aprì.

Mothman era rientrato, fradicio per la pioggia che aveva cominciato a cadere da qualche ora sulla cittadina di Point Pleasant. Augustus gli era corso subito incontro, notando le ali di Mothman che pendevano flosce lungo la sua schiena. Doveva aver volato fin lì senza fermarsi. Augustus aveva chiuso la porta alle sue spalle, prima di stringere gentilmente le sue braccia e condurlo verso la sedia più vicina, sulla quale Mothman si era lasciato cadere senza una parola.

Augustus sapeva cosa affliggeva l'amico, ma sapeva anche che appena tornato dai suoi voli Mothman diventava come di pietra e si rifiutava di parlare o dare alcun segno di starlo ascoltando. Gli carezzò comunque una mano, appena un tocco comprensivo, prima di affrettarsi a spegnere la tv e mettersi a portar via i piatti di quella cena che, alla fine, aveva consumato da solo.

Era stato più o meno allora che Mothman era esploso.

«Va sempre così, sempre!» aveva gridato, con quella sua voce che sembrava l'ululare del vento. «Sono morte trentacinque persone. Trentacinque, Augustus!»

«Non è colpa tua» disse Augustus, posando i piatti e tornando da lui, inginocchiandosi per guardarlo in viso, che si ostinava ancora a tenere basso.

Gli occhi rossi di Mothman lo scrutarono. Mothman aveva degli occhi straordinari, del tutto dissimili da quelli umani; non vi era infatti bianco, né la pupilla, ma solo quel colore rosso e luccicante che ricopriva l'intero bulbo oculare. Erano occhi certamente grandi, anche se non esageratamente grandi, somigliavano un po' a quelli di un grosso gufo, anche per il fatto che raramente sbatteva le palpebre. Leggere in quello sguardo non era facile, ma Augustus conosceva Mothman da molto tempo e vedeva bene i suoi sentimenti nelle linee del suo viso.

«Tutto quel che faccio sembra non servire» disse Mothman, con voce un po' roca «Le mie visioni mi portano sulla scena poco prima che succeda, ma se provo ad avvertire qualcuno tutti scappano come se avessero visto...» fece una smorfia, forse rendendosi conto di quel che stava dicendo. Nonostante la situazione, le smorfie di Mothman erano sempre buffe, perché sottolineavano quanto poco abituato fosse all'espressività di un viso umano.

«Come se avessero visto l'Uomo Falena?» Augustus sospirò, «Mothman, il tuo aspetto è cambiato tantissimo in questi anni. Ormai sembri quasi un umano, ma i tuoi occhi, e le tue ali... noi siamo facilmente impressionabili» era una cosa di cui avevano già discusso innumerevoli volte. Ogni volta che succedeva qualcosa finivano lì: l'impossibilità di Mothman di comunicare con gli esseri umani a causa del terrore che essi provavano nel vederlo.

Mothman voleva aiutare, lo voleva davvero, ma Augustus sapeva che la trasformazione non si poteva spingere più di un certo punto.

Era cominciato tutto il 15 novembre del 1966. Due coppie stavano viaggiando tranquille, quando un bagliore rosso aveva attirato la loro attenzione. Quando si erano apprestati ad indagare una figura era sbucata dall'ombra. Enorme e con occhi rossi e luminosi, l'essere li aveva terrorizzati con la sua semplice presenza, facendoli scappare tra grida di terrore. I quattro erano ripartiti in macchina, cercando di seminare la creatura che rivelò però di avere due immense ali quando le spalancò per inseguirli. Solo alle porte della città l'essere desistette, e scomparve.

I quattro si precipitarono subito dallo sceriffo di quella cittadina, Point Pleasant, per raccontare l'accaduto. Normalmente nessuno avrebbe creduto a una storia tanto stramba, ma lo sceriffo conosceva quelle persone, sapeva quanto fossero per bene e il genuino terrore nei loro occhi lo convinse ulteriormente della veridicità della loro storia.

“Di due metri d'altezza, con terribili ed enormi occhi rosso vivo, e ali di falena” questa la descrizione che gli valse il nome di “Mothman, uomo-falena”. Altri videro il Mothman, negli anni successivi: al crollo del ponte di Point Pleasant, prima dell'esplosione delle centrali di Cernobyl, e durante l'attentato alle Torri Gemelle, e molti altri che non sono registrati.

Tutti divennero concordi nel pensare che l'uomo falena fosse presagio di sventure.

La verità era che Mothman prevedeva le sventure, si precipitava sul posto per trovare un modo di avvertire, spaventava accidentalmente tutti e finiva per ridursi nello straccetto di sensi di colpa che era anche in quel momento.

«Il sole sta sorgendo» constatò Augustus, «Dovresti andare a riposare, io credo che uscirò per fare un po' di spesa».

Mothman annuì in modo fiacco. Le sue ali erano ancora giù e sgocciolavano sul pavimento.

«Oh, Mothman» Augustus poggiò la fronte contro le sue ginocchia «stai facendo del tuo meglio, davvero. Dopotutto non tutto è andato perso, no? Ci sono state volte in cui hai sventato quelli che potevano essere gravi incidenti».

Di solito rimarcare i suoi successi lo rincuorava. Mothman era sempre felice di ricordare le persone che aveva salvato, così Augustus si mise ad elencarle allegramente. Non conosceva i loro nomi, ma conosceva i loro volti, che Mothman gli aveva descritto.

Alla fine riuscì a strappare a Mothman un mezzo sorriso. L'uomo falena si alzò, e anche Augustus fece lo stesso.

«Se non dovessi esserci al tuo ritorno...» iniziò Mothman, fermandosi sulla porta della camera da letto.

«Come sempre: non devo preoccuparmi e mi assicurerò di tenerti in caldo il pranzo» Augustus sorrise, rassicurante, e Mothman parve sciogliersi un poco. Quando sparì nella stanza da letto gli parve che fosse un po' più allegro.

«Asciugati prima di metterti a dormire!» gli gridò dietro Augustus. Si mise poi a porre rimedio al pasticcio d'acqua per terra. Ci vollero ben tre asciugamani con sorridenti facce aliene sopra prima che il pavimento tornasse com'era.

 

Augustus era un ragazzo piuttosto banale. Aveva capelli di un uniforme castano scuro, dal taglio molto ordinato, e occhi dello stesso esatto colore; era bassino, dalla corporatura fragile e con il tipo di viso delicato che ai tempi della scuola gli era valso più di uno stupido insulto. Sin da piccolo non veniva troppo notato dalla gente, abilità che aveva affinato nel tempo tanto che, all'attuale soglia dei diciotto anni, riusciva a passare del tutto inosservato.

Proprio per questo fu sorpreso di essere afferrato improvvisamente per una spalla mentre tornava dalla spesa con due filoni di pane in braccio e un sacchetto pieno nell'altra mano. Con uno strattone, si ritrovò in una stradina senza sbocco tra due case, un vicoletto buio che accoglieva solo alcuni bidoni dell'immondizia. Senza perdere la calma, seppur stringendo più forte le sue cose, si volse a fronteggiare il suo aggressore.

Si trovò riflesso negli occhiali scuri dell'uomo davanti a lui. Vestito di nero, elegante, quell'uomo sembrava assolutamente fuori posto in quell'ambiente angusto e poco pulito.

«Micheal?» Augustus riconobbe l'amico, che però si portò un dito davanti alle labbra, per dirgli di fare silenzio.

Micheal e lui non si vedevano quasi mai, anche se trovavano lo stesso il modo di comunicare. Era sempre pericoloso, però, visto che il governo non doveva sapere dei loro incontri. Se Micheal aveva deciso di arrivare direttamente a Point Pleasant doveva essere successo qualcosa di grosso e Augustus iniziò ad agitarsi pensando a catastrofiche notizie in arrivo e a Mothman, che forse era già partito senza aspettare il suo ritorno.

«Non ho molto tempo, ho guidato sin qui come un pazzo» disse infatti, e indicò una bicicletta nera che sostava triste contro il muro. Augustus si accigliò, chiedendosi come l'altro avesse potuto non farsi notare, un uomo elegante su una bicicletta...

Micheal però si chinò su di lui, il volto che sembrava impassibile dietro i grandi occhiali. Augustus vedeva ancora il suo riflesso, ora confuso e un po' spaventato, pallido per la mancanza di sonno.

«Augustus, so che sono passati quasi tredici anni ma... abbiamo trovato tuo fratello».

Augustus lasciò cadere la spesa, che andò a schiantarsi sui poveri piedi stanchi dell'Uomo in Nero.

  
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